Ilva-gate: l’imputato nomina assessore il co-imputato Pentassuglia (PD)

Segnalazione Quelsi

by Rosengarten

CATTOGAYAncora una bruttissima ed avvilente pagina di storia quella scritta a Taranto da una sinistra volgare, perfida, corrotta e litigiosa che da nove anni spadroneggia apparentemente incontrastata nella città jonica ed in tutta la Puglia nonostante i continui moniti e gli allarmi lanciati dalla Corte dei Conti che denuncia puntualmente da anni un malgoverno generalizzato della Regione, basato su corruzione, sprechi, clientele, mantenimento di privilegi, incuria e devastazione dell’ambiente e della cosa pubblica.

Un modo di fare che ha in dispregio i diritti dei cittadini, ma soprattutto delle fasce più deboli dei malati, dei meno abbienti, dei disoccupati, degli emarginati, dei pendolari e soprattutto dei giovani costretti ad emigrare, cui vengono sottratte risorse vitali a favore di un flusso di denaro destinato ad alimentare corruzione e clientelesmo. Un modo di gestire la cosa pubblica che è ormai divenuto il connotato identificativo della sinistra nazionale da Monza a Siena, da Milano a Venezia, ma che in Puglia è stato elevato a sistema dallo Zar Nicola II che lo vorrebbe esportare in tutta la penisola.

I fatti. Giovedì 9 giugno si è svolta davanti al Gup Gilli di Taranto l’udienza per decidere circa il processo a seguito dell’inchiesta Ilva-gate a carico di 53 soggetti, 50 persone fisiche tra le quali Nicola Vendola, presidente della Regione Puglia, accusato tra l’altro di concussione aggravata in merito alle attività dell’Ilva, ed il consigliere regionale del PD Donato Pentassuglia. Tra gli altri accusati di vari reati che vanno dall’abuso d’ufficio, alla concussione ed alla truffa aggravata si segnalano l’assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro (IdV), l’ex consigliere regionale, oggi deputato Sel, Nicola Fratoianni, l’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva (PD), oltre ovviamente a tutto il gotha dell’Ilva, cioè i Riva, l’ex presidente Bruno Ferrante, due ex direttori dello stabilimento tarantino Luigi Capogrosso ed Adolfo Buffo e uno degli uomini-chiave della vicenda, l’ex responsabile delle Relazioni Istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà. Le tre società imputate sono l’Ilva in primis, con la Riva Fire e la Riva Forni elettrici, tutte del gruppo Riva. Nella circostanza il giudice non ha potuto prendere alcuna decisione di merito in quanto la difesa del gruppo Riva ha presentato istanza di rimessione del processo ad altra sede diversa da Taranto, richiesta a seguito della quale si è in attesa di una decisione della Corte di Cassazione, per cui l’udienza preliminare è stata rinviata al prossimo 16 settembre.

Sul fronte Ilva, a Fabio Riva, ancora latitante a Londra, al fratello Nicola, entrambi figli del defunto patron Emilio Riva, all’ex public relations man Girolamo Archinà e ad altri viene contestata l’associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele suoi luoghi di lavoro, alla corruzione, al falso ed all’abuso d’ufficio. L’altro fronte su cui sono raccolti gli imputati è quello della politica tarantina e chiama in causa nomi eccellenti, a parte quelli di Vendola e di Pentassuglia, come l’allora presidente della Provincia Gianni Florido, accusato di concussione in concorso con l’assessore provinciale Michele Conserva e quello del sindaco Ezio Stefàno, imputato per omissione d’atti d’ufficio perché è vero che presentò un esposto contro l’Ilva denunciando i danni arrecati all’ambiente, ma poi nulla fece per impedirli pur avendone la possibilità di farlo. Per i magistrati la sua fu solo una perfida finzione con la quale sperava di precostutuirsi un alibi nel caso si fosse messa male con l’inchiesta Ilva. Poi c’è la Regione Puglia, nella persona del governatore Nicola Vendola da Terlizzi, imputato per concorso in concussione con Fabio Riva, l’avvocato Franco Perli, Luigi Capogrosso e Girolamo Archinà, con l’accusa di aver condotto a miti consigli il direttore dell’Arpa, l’agenzia ambientale pugliese, Giorgio Assennato, subordinando la sua conferma a direttore all’ammorbidimento dei toni (controlli) sull’Ilva. Per l’assessore Lorenzo Nicastro, il parlamentare Nicola Fratoianni, i dirigenti regionali Davide Pellegrino, Antonello Antonicelli, Francesco Manna è scattata l’accusa di favoreggiamento per aver coperto Vendola durante gli interrogatori svolti dalla Guardia di Finanza. Inoltre, è emerso che l’ Archinà, avrebbe goduto della complicità del presidente della commissione ambiente Donato Pentassuglia accusato pure di favoreggiamento.

Tutto ciò premesso, mentre si attende che i magistrati decidano circa la loro sorte, che fanno lo Zar di tutte le Puglie e Pentassuglia, l’uomo indicato nelle carte processuali come “colui che copriva le azioni illegali dell’Ilva assicurando al gruppo Riva connivenze e coperture politiche”? Si sono messi a collezionare prove e documenti che li scagionino? No. Si sono dimessi per ragioni di opportunità? Ma neanche per sogno. Il primo, lo Zar, resta attaccato all sua poltrona e tanto per cercare di dimostrare una sua tardiva sottomissione a quelli del PD ha nominato uno di loro, per l’appunto Pentassuglia, assessore regionale alla Sanità. L’uomo del PD prenderà possesso della sua nuova carica dal 1° luglio prossimo, ed andrà a sostituire l’assessore dimissionario Elena Gentile (PD) neo-eletta al Parlamento europeo. Tutti personaggi della sisnistra locale e nazionale, tutta gente per la quale non c’è limite all’impudenza od alla vergogna: più li accusano e più loro, invece che dimettersi, accumulano cariche e privilegi con la speranza che ciò, con l’allargarsi del giro di favoritismi e di connivenze, li renda invulnerabili, inattaccabili, impunibili.

Riteniamo di poter rassicurare quelli che credono che noi si stia calcando un po’ troppo la mano con giudizi esagerati e chiaramente di parte, riportando quello che dell’Ilva-gate e di Vendola scrive un giornale al di sopra di ogni sospetto, la rivista Micromega, organo autorevole dell’intellighenzia sinistrorsa ed indiscusso polo ideologico dell’ortodossia del post-comunismo italiano, vestale dei valori socio-politici cui si richiama indiscriminatamente l’intera sinistra nazionale. Parole condivise e riprese in un apposito articolo dalla Repubblica, l’organo ufficile dei radical-chic italiani e della vampiresca imprenditoria rossa d’assalto. Scrivono i compagni di Micromega:

“….(omissis)…Insomma, l’affare Ilva-Taranto è “cosa” della sinistra italiana. Avviluppata, incastrata nell’Ilva-gate, compromessa e non ancora pronta a cambiare strategia, secondo quanto si evince dagli ultimi eventi sulla questione stessa. Secondo quanto riportato dalle intercettazioni e nei decreti del Gip, si desume che le forze politiche implicate nel processo dovevano per forza di cose essere consapevoli di ciò che si stava giocando dentro l’Ilva e hanno tuttavia continuato a rischiare molto pur di proteggere la produzione dello stabilimento e quella che si ipotizza essere stata l’associazione a delinquere messa in piedi dagli esponenti del Gruppo Riva e da una parte della dirigenza. Il numero di cariche politiche coinvolte, non colpevoli fino a prova contraria, ovvero fino al terzo grado di giudizio (quando ad essere accusati si tratta dei loro sono garantisti, ndr), è sufficiente a far capire quali fossero i profitti da capogiro che l’industria doveva continuare ad assicurare. La produzione di acciaio a tutti i costi è stata voluta fortemente da quegli stessi partiti che hanno governato e contribuito all’abbandono della città. Taranto ha portato sulle proprie spalle non solo il peso della strategia nazionale dell’acciaio, ma anche quello del fallimento delle istituzioni, il cui compito sarebbe dovuto essere quello di proteggere i cittadini.

“Disegno criminoso” è la descrizione che il Gip Todisco usa per indicare ciò che avvenne (e forse avviene ancora) dentro l’Ilva e dentro i palazzi tarantini, baresi e romani. E’ accaduto tutto al fine di proteggere chi ha lavorato contro la città e contro la sua gente. L’Ilva ha goduto di grande favore, oltre che presso la politica anche presso le banche. Come sono arrivati i profitti dei Riva nei paradisi fiscali che hanno ospitato, e ospitano forse tuttora, quelle somme importanti sottratte all’azienda e finite nelle casse della famiglia, che avrebbero potuto essere usate per le bonifiche? Se non ci fossero stati Sel ed il Partito Democratico a proteggere l’Ilva, forse qualcosa sarebbe stato diverso…(omissis)”.

Se lo dicono loro c’è da crederci. Ma questo è niente; leggete cosa arrivano a dire dell’ex compagno Vendola, ex perchè nei suoi confronti ora è partita l’operazione di scarico e tutti si precipitano a sinistra a prendere le distanze dal sempre più isolato e decadente Zar:

“La politica (Sel e PD, ndr) sul banco d’accusa. La politica che fa e disfa leggi e decreti, che ferma la magistratura ed entra nel merito di decisioni prese con tecnici nominati dal Tribunale di Taranto per garantire il sequestro. La politica (si badi bene, si parla sempre e solo della sinistra, ndr) che vuole proteggere il padrone, contro i diritti di cittadini ed operai. L’accusa per il Presidente della Regione Puglia Vendola è di concussione con i vertici dell’azienda: la Procura di Taranto, infatti, gli imputa di aver esercitato pressioni sui vertici dell’Arpa Puglia e in particolare sul suo direttore Giorgio Assennato, affinché ammorbidisse l’azione di controllo verso l’Ilva (in merito esistono chiare intercettazioni, ndr). Il Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, eletto con i voti di tutta la sinistra e parte del DS (in lizza contro il candidato ufficiale dei DS Giovanni Florido, ndr) risponderà invece di omissione di atti d’ufficio e di non aver dato corso, in qualità di prima autorità sanitaria della città, alle denunce in merito all’inquinamento causato dall’Ilva.

L’inchiesta Ambiente Svenduto è nata nel 2009 (quando lo Zar era sul trono da 4 anni, ndr), a seguito delle numerose denunce delle associazioni ambientaliste di Taranto, che dal 2007 (lo Zar era sul trono da due anni, ndr) hanno lavorato affinché il muro di omertà che cingeva l’Ilva potesse essere scalfito.

Nel 2007, Peacelink, sulla base del registro europeo Eper, denunciava che oltre il 90% della diossina nazionale veniva prodotto a Taranto. Nel febbraio del 2008, la stessa associazione faceva realizzare delle analisi sul pecorino prodotto da aziende locali i cui capi di bestiame (poi abbattuti) pascolavano vicino allo stabilimento: la diossina ed altri inquinanti erano presenti in maniera troppo importante in quel formaggio. Ma come mai servirono delle analisi commissionate da un’associazione per far venire a galla ciò che le istituzioni e la politica avrebbero dovuto sapere? Perché erano stati taciuti i risultati dei rapporti sull’inquinamento della città? (Già perchè? Tanto più che ancora qualche mese prima dello scoppio dell’Ilva-gate Vendola si affannava a sostenere, dati alla mano poi rivelatisi falsi, che in Puglia il tasso di diffusione dei tumori era di gran lunga il più basso d’Italia, e che nessuno è mediamente più longevo dei pugliesi? ndr)…(omissis) Taranto diventa l’unica città in Italia dove la vita media della popolazione non aumenta, ma diminuisce. …(omissis)

Nel 2012 il governo (di sinistra, ndr) ha ideato il primo decreto Salva Ilva. Nel 2013 ne è seguito un altro, teso a salvare il gruppo Riva e a mettere in regola una maxi-discarica interna allo stabilimento, la Mater Gratiae, buco nero senza autorizzazione che è costato l’arresto del Presidente della Provincia di Taranto Florido (il candidato sindaco del DS, poi PD, trombato dalla sinistra più radicale rappresentata da Stefàno) e sul quale si racconta che la camorra nasconderebbe rifiuti radioattivi. ..(omissis)… Il 6 febbraio di quest’anno è diventato legge (ancora un governo di sinistra, ndr) il Ddl cosiddetto ”ILVA/Terra dei Fuochi”, una norma che fa storia nella giurisprudenza perché rappresenta un attacco al bilanciamento dei poteri sancito dalla Costituzione ed una contrapposizione netta al diritto comunitario europeo. Perché questa legge (tutta roba nata in seno al PD, ndr) autorizza l’Ilva a non attuare il 20% delle prescrizioni Aia e quindi a contravvenire al diritto europeo che le regola attraverso le direttive. ..(omissis)…

Nell’attesa dell’inizio del processo, della messa a norma dello stabilimento o del suo smantellamento, della concretizzazione di una visione del Governo (Renzi, ndr) che al momento sembra mancare totalmente, nell’attesa dell’avvio dei lavori previsti in un Piano Ambientale che rappresenta un’offesa a Taranto, la città aspetta. ..(omissis)…La città che giovedì assisterà al Processo della Sinistra (rinviato a settembre, ndr), al fallimento conclamato di una classe politica che ha tutto compromesso e svenduto. Probabilmente 50 persone e 3 società saranno processate. Ma quando inizierà, quando si svolgerà, come avverrà, il processo ai partiti che hanno visto e taciuto (cioè a PD e Sel ed ai loro alleati Verdi, Rifondazione e via cantando, ndr)?

Chi ha governato a Taranto, a Bari, a Roma non poteva non sapere, bastava guardare. Che adesso abbandonino la scena e lascino il governo della città, la risoluzione dei problemi a chi vuole davvero impegnarsi per il futuro e portare la città fuori dal guado”.

Sin qui Micromega. Chi sarebbero questi ultimi “possibili salvatori” di Taranto Micromega non lo dice apertamente, ma tolta la sinistra ed i suoi servili alleati ne rimango pochini di partiti e di personaggi capaci di rimettere insieme i cocci fatti dallo Zar di tutte le Puglie e dai suoi degni seguaci della sinistra moderata, radicale e barricadera. Il problema esistenziale per loro, certo non per noi, è che quei partiti e quei personaggi in grado di salvare la Puglia stanno tutti a destra. Persino quelli di Mocromega e della Repubblica alla fine, dopo qualche comprensibile attimo di smarrimento, se ne sono accorti.

Rosengarten | giugno 27, 2014 alle 2:05 pm | Categorie: ItaliaPolitica ed Economia | URL:http://wp.me/p3RTK9-4Tj

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