Passerella mediatica della Boschi in Congo.

 

 

Segnalazione Quelsi

 

by Riccardo Ghezzi

 

 

NEGRETTOC’è chi lavora e chi si prende i meriti. Non è un luogo comune, perlomeno in politica. Dietro al miracolo della premiata ditta Renzi-Boschi, che con la loro bacchetta magica sono riusciti a far arrivare in Italia i bambini congolesi adottati che aspettavano da mesi un aereo che li portasse nella loro nuova terra promessa, c’è un fitto lavoro diplomatico avviato dal precedente governo, quello di Enrico Letta.

 

 


La propaganda mediatica che ha ricordato i tempi gloriosi dell’Istituto Luce, con tanto di foto pubblicate su facebook e twitter da parte del premier Matteo Renzi e del ministro Maria Elena Boschi, è ancora negli occhi di molti italiani. In tanti non hanno apprezzato l’uso strumentale delle immagini dei bambini, ancor meno le foto patetiche che ritraggono il ministro prediletto Boschi in posa mentre un bambino è intento a fargli una treccina. Roba degna della propaganda dei tempi andati, mancava solo qualche inno struggente come “Ti saluto vado in Abissinia”.

Ed in effetti di questo si è trattato: un’operazione mediatica e nulla più. Forse proprio in virtù di questa esigenza è stato scelto il ministro che vanta la migliore presenza scenica: Maria Elena Boschi, la più amata e desiderata dagli italiani. Non poteva essere che lei, la principessa d’Italia (e di Albania? O del Congo) a far salire sull’aereo quei teneri bambini da portare nello Stivale.
Questa è la propaganda. Ma in concreto cos’hanno fatto Renzi e la Boschi per quei bambini congolesi, oltre a prendere un aereo? La risposta è semplice: nulla. Hanno semplicemente goduto dei frutti del governo precedente.

Non che l’esecutivo Letta sia stato un fulmine di guerra, per carità, tant’è che pure su queste colonne lo scorso 2 gennaio abbiamo stigmatizzato la scarsa credibilità internazionale dell’Italia, visto che all’epoca c’erano 26 famiglie bloccate in Congo da ben 50 giorniin attesa che si risolvesse la spinosa questione delle adozioni. Pure la mediazione del ministro Kyenge, di origini congolesi, si rivelò un buco nell’acqua. E allora è stato il premier Enrico Letta a prendere in mano la situazione, telefonando al primo ministro della Repubblica Democratica del Congo, Matata, il 24 dicembre, vigilia di Natale. E combinando un incontro con una delegazione di funzionari del ministero degli Esteri e dell’ufficio del ministro per l’Integrazione, che è poi effettivamente avvenuto il 26 dicembre.
Nonostante i nostri strali di gennaio, quell’incontro è stato un successo, in quanto terminato con la promessa da parte del primo ministro congolese a velocizzare il riesame delle adozioni, disponendo addirittura che i casi italiani fossero verificati per primi.

Qualche giorno dopo una missione di funzionari della Repubblica Democratica del Congo è giunta a Roma per avviare le verifiche. E le famiglie italiane hanno pure potuto decidere presso quale struttura, in Congo, i loro bambini adottati venissero ospitati, in attesa dello sblocco delle pratiche.
Insomma, l’Italia era riuscita a passare davanti a Francia, Belgio e Stati Uniti. E, coi tempi della burocrazia congolese, le pratiche si sono risolte relativamente presto: 5 mesi dopo.
Nel frattempo, però, è cambiato il governo. Nuovo premier Matteo Renzi, nuovo ministro Maria Elena Boschi. Telecamere, sorrisi, complimenti tutti per loro. Ma il merito è stato del governo Letta.

Riccardo Ghezzi | giugno 2, 2014 alle 9:13 pm | Etichette: adozioni congoboschicongoGoverno lettaletta,renzi | Categorie: ItaliaPolitica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-4J6

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