Ragazze madri o madri singole, veicolo d’immoralità e loro odierna supertutela parassitaria da parte degli Stati*

 Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

MAMMA SINGLEPenso che tu vorresti diventare una meravigliosa mamma singola.

Certamente la “madre singola” non dev’essere messa al bando o punita penalmente o civilmente, ma aiutata sul piano della carità ed anche economicamente (per esempio  con un modesto finanziamento erogato da apposite associazioni, per il mantenimento del bambino e per farla regolarmente sposare, in modo che possa mettere ordine nella vita sua e del bambino).

Tuttavia la ragazza-madre o cosiddetta “madre singola”, per il modo abnorme nel quale è tutelata oggi in molti Stati, rappresenta un ulteriore, gravissimo fattore di crisi del matrimonio e della vera famiglia.  Si tratta di donne che ormai non si sposano per principio visto che lo Stato mantiene i loro bambini dando loro, oltre ad un mensile, casa, automobile e tutto il resto, vacanze incluse, del tutto gratis; contribuendo sempre per ogni figlio, fino ai diciotto (o sedici o quattordici) anni d’età. 

* Da un articolo del professor Paolo Pasqualucci, pubblicato su Riscossa Cristiana del 18 giugno 2014.

Attorno ad una così ben retribuita “madre singola” gravitano spesso interi parentadi senza bisogno di trovarsi un lavoro e non di rado “partners” successivi. 

La maternità extramatrimoniale diventa così una professione a carico dello Stato, una nuova forma di parassitismo sociale, a spese dello Stato e del debito pubblico.

Nell’estate del 2011 scoppiarono in alcune grandi città inglesi, nell’arco di una settimana, impressionanti ed inspiegabili fenomeni di teppismo su vasta scala, con incendi, devastazioni e saccheggi, morti e feriti.  Dei centinaia di giovani temporaneamente arrestati, si scoprì che la maggior parte proveniva da “famiglie” costituite da “madri singole”.

Nel Regno Unito i figli nati fuori del matrimonio sono ormai il 47,3%, il 30,5% in Irlanda, il 55,8% in Francia, il 23,4% in Italia mentre la media europea è del 39,5% (Corriere della sera del 28 luglio 2013, p. 25 – dati del 2011).

Esatto. I benefici di una dipendente includono anche

la tata per la cura del bambino gratuita e senza spese.

 

Una Risposta

  • Non condivido l’articolo. Mi spiego.
    Innazitutto non stiamo parlando dell’Italia.
    Poi, se non si conosce il sistema debitocratico, allora può sfuggire anche un fattore “critico” e sostanzialmente “cristiano e cattolico”: la sussidiarietà.
    L’atteggiamento ostile dell’autore dell’articolo verso chiunque desideri avere un figlio e qualunque Stato voglia farsene carico oltre a non essere Cattolico è anche farneticante. Potrei arrivare a dire, viste le circostanze in cui siamo relegati noi cattolici, che alla fine è addirittura onorevole la “guerra delle gravidanze” indetta dal mondo musulmano per conquistare il mondo.
    Il parlare di questo post, infatti, sembra pieno di accredine e non è degno di un cristiano.
    E’ ovvio che il problema esiste, ma è legato alla formazione e al sostegno delle famiglie nel loro ordine naturale, però. Infatti, mentre le famiglie potrebbero beneficiare di un sussidio passivo (ossia detrazione e detassazione), le ragazze madri, che spesse volte non possono produrre reddito, hanno bisogno di un “aiuto” vero e proprio.
    E’ vero, con ciò si corre il rischio di incentivare la formazione di famiglie acefale, senza padri. Ma qui la responsabilità è nostra, e soprattutto del nostro genere maschile, ostile ad una forma di società di stampo matriarcale (e direi persino di stampo “mariano”) e del primato della mascolinità e della sudditanza della donna alla oramai sempre più prepotente presenza maschile. Infatti, quale donna non si affiderebbe volentieri anche sottomettendosi al proprio uomo se questi fosse fedele alla sua missione? Gli uomini di oggi sono arroganti, usano il soldo come strumento di potere, surrogato di benevolenza, prepotenza, ricatto. E sono la maggioranza, mentre restano primule rarissime i veri uomini.
    L’autore dell’articolo sembra ripercorrere il tracciato della cultura islamica là dove la donna deve marcatamente appartenergli fino all’insindacabile giudizio e diritto di vita e di morte. Nessuno donna occidentale, potendolo fare, cadrebbe mai in questa logica. Qui non si tratta di asseverare di appartenere ad una società postsessantottina o peggio ancora frutto della Rivoluzione Francese. Qui si tratta solo di adoperare il buon senso.

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