di Mariano Maugeri
 
 
flavio-tosi-stefania-villanova-4L’ingegnere elettronico veronese Sandro Sandri, una volta tosiano di ferro, ex presidente di Veneto Innovazione e per due anni assessore alla Sanità, si prende una pausa di riflessione prima di rispondere alla seguente domanda: da chi è stato nominato l’attuale assessore alla Sanità del Veneto, il geometra Luca Coletto da Isola della Scala, in provincia di Verona, ex assessore provinciale catapultato sulla poltrona più bollente della Regione?
 
 
 
 
Le risposte potrebbero essere tre. Luca Zaia, governatore del Veneto e nemico giurato di Flavio Tosi, lo stesso Tosi, che dal 2005, da quando il Doge Galan lo nominò al vertice dell’ambitissimo assessorato, ha sempre preteso e ottenuto che dopo la sua dipartita alla volta di Palazzo Barbieri, la sede del Comune di Verona, quella poltrona fosse riservata soltanto a uomini (o donne) di provata fedeltà alla sua causa, infine Stefania Villanova, compagna di Tosi, capo della segreteria organizzativa prima del marito e di tutti i suoi successori in quel ruolo: Francesca Martini, poi diventata deputato, Sandro Sandri e infine Luca Coletto.
Dopo qualche secondo, Sandri scoppia in una risata: «Bella domanda» dice con un esercizio neppure così scontato di autoironia. L’ex assessore tosiano aveva anche qualche pregio in più: sapeva far di conto. E quando legge nel bilancio regionale il valore della spesa sanitaria, che allora, nel 2008, ammontava a 7,5 miliardi (ora è di 8,5), scatta come un grillo. «Qui bisogna fare economia senza aspettare un secondo di più». Sandri monta sull’auto blu e macina, ricorda, 110mila chilometri all’anno. Spesso in compagnia della Villanova, che con i predecessori di Sandri non disdegnava di chiedere uno strappo, diciamo così, agli autisti delle auto in livrea. Racconta Sandri: «Viaggiare con me era un conto, l’auto è attribuita all’assessore per esclusivi impegni istituzionali».
Stefania non sempre lo ascolta. E del resto può pure permetterselo. È lei la gran cerimoniera che introduce Sandri nel sancta sanctorum della sanità veneta,lei che convoca i direttori generali di Ulss e i presidenti, ancora lei che organizza meeting, riunioni e vertici. Sandri, che alla scadenza della legislatura non fu più riconfermato in quel ruolo dalla coppia Villanova-Tosi, sorride: «Spesso era facile nutrire qualche dubbio su chi fosse l’assessore tra noi due».
È un modo elegante di dirlo, ma a vigilare su quella montagna di miliardi dal 2005 in poi c’è sempre stata la compagna di Tosi, che più avanti molla il marito ma non è mai stata sfiorata dal desiderio di allontanarsi da uno dei quattro assessori regionali alla sanità, in qualche caso persino opzionandoli, visto il legame di amicizia che la unisce alla moglie dell’assessore Coletto. Uno dei risultati dello strapotere tosiano sulla sanità regionale l’ha tracciato una relazione della Corte dei conti di qualche anno fa. Scrivono i magistrati contabili nella loro relazione del gennaio 2011: «La rete ospedaliera di Verona è oggettivamente ridondante rispetto al panorama regionale e nazionale. L’effetto di un’offerta eccessiva di posti letto lo si riscontra nel tasso di ospedalizzazione e nei costi assistenziali». Affermazione vera a metà, perché lo strangolamento dei conti provocato dalle rate sempre più alte del project ha costretto pure i veronesi a qualche limatura. Nulla di più. Del resto, a Venezia c’è sempre Stefania l’assessoressa a tutelare le buone ragioni dei veronesi con annessi e connessi, prima di tutto la poderosa macchina di consenso elettorale. La spregiudicatezza, insieme all’empatia, sono qualità innate dell’ex consorte del sindaco di Verona.
Come sia arrivata a quell’incarico è cosa nota. Senza concorso e senza laurea, passa con una miracolosa delibera di giunta cucita su misura da un contratto di sesto livello da 30 mila euro all’anno a uno di dirigente “pro tempore” che ne vale il triplo. Franco Bonfante, il consigliere regionale del Pd, reo di aver fatto notare con tutta la delicatezza del caso quanto fosse inopportuno un ruolo ottenuto in forza di legami familiari, si becca una delle 70 querele, molte a spese del Municipio di Verona, sventagliate contro chiunque osasse criticare la coppia regale.
Ognuno cerca di arginare il potere della signora Tosi come può. Galan, per esempio, piazza dietro la scrivania di segretario generale della Sanità Giancarlo Ruscitti, ingaggiato poi da Giovanni Mazzacurati come sponsor istituzionale per convincere il sindaco di Padova Flavio Zanonato a sostenere la costruzione del nuovo ospedale di Padova. Zaia, dal canto suo, lo rimpiazzerà con Domenico Mantoan, un ex medico militare ed ex direttore generale della Ulss di Thiene, gradito sia al governatore sia a Flavio Tosi. Dieci anni di potere ininterrotto non sono un giro di giostra. Ma ora l’ex signora Tosi sente nell’aria le avvisaglie del crepuscolo. L’anno prossimo si vota per eleggere il nuovo governatore e il consiglio regionale. Nel dubbio, alla luce dell’avanzata poderosa del Pd, ha presentato domanda alla Ulss 4 di Thiene, il suo paese natale, per un posto di assistente amministrativo presso la direzione generale. I candidati sono 11 e l’assessoressa, prima della selezione finale per titoli, risulta in coda alla graduatoria. I sindacati di base fremono. E la buttano sulla massima evangelica: vuoi vedere che gli ultimi saranno i primi?