Congelati i beni dell’oligarca russo, ma per noi danni sette volte maggiori

 

Segnalazione Quelsi

 

by Eugenio Cipolla

 

OLIGARCA RUSSOTre ville, un appartamento in Sardegna, un albergo a Roma, quote societarie e conti correnti bancari. Beni per un valore di 30 milioni di euro sono stati sequestrati ieri mattina ad Arkadij Rotenberg, 63 anni, oligarca russo amico di Putin, la prima “vittima” colpita in Italia dalle sanzioni Ue nei confronti della Russia a causa della guerra in Ucraina. Compagno di judo del presidente russo, Rotenberg è l’imprenditore che si è aggiudicato quasi tutti gli appalti per le Olimpiadi invernali di Sochi dello scorso febbraio. Un fedelissimo di Vladimir Vladimirovic, insomma.

 

 

Interpellato dall’agenzia di stampa russa Interfax, il diretto interessato non è sembrato affatto sorpreso, ma ha commentato la vicenda con un pizzico di amarezza e anche un po’ di rabbia. «L’azione delle autorità italiane è illegittima e assurda. Sono sotto sanzioni da alcuni mesi e non mi sorprende più nulla. Sono però sorpreso dal fatto che, in questo caso, si parli di immobili, che non ricadono sotto le sanzioni».

Ma al di là di questo, al di là del merito delle decisioni adottate dallo Stato italiano su input di Bruxelles, il riflesso sull’economia italiana sarà decisamente peggiore. Perché le perdite subite dall’Italia in questa assurda guerra delle sanzioni sono sette volte superiori al valore dei beni congelati all’oligarca russo Rotenberg. A denunciarlo, nell’indifferenza generale, è stata la Coldiretti, che da settimane si affatica in stime, appelli e grida d’aiuto, senza ricevere ovviamente alcun tipo di supporto.

«Le contromisure attuate dalla Russia, in vigore dal 7 agosto, con il divieto all’ingresso di una lista di prodotti agroalimentari che comprende frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, costano all’Italia – spiega la Coldiretti – quasi 200 milioni di euro all’anno. Peraltro alle perdite dirette si sommano quelle indirette dovute al danno di immagine e di mercato provocato dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in italy, ma anche la possibilità che vengano dirottati sul territorio nazionale i prodotti agroalimentari di bassa qualità di altre nazioni che non trovano più uno sbocco nel Paese di Putin».

I settori più colpiti a causa dei perduranti atti di tafazzismo italiano sono «l’ortofrutta per un importo di 72 milioni di euro esportati nel 2013, le carni per 61 milioni di euro, latte, formaggi e derivati per 45 milioni di euro». Tra coloro che hanno pagato maggiormente ci sono i consorzi di Parmigiano Reggiano e Grano Padano (per circa 15 milioni di euro), già duramente colpiti dai danni del terremoto in Emilia di due anni fa. «Le tensioni politiche – secondo Coldiretti – si sono in realtà estese agli scambi anche a prodotti non colpiti direttamente dall’embargo ma sui quali pesa l’incertezza di nuove misure restrittive».

In questo quadro già di per sé desolante s’inserisce anche l’allarme lanciato dal Centro Studi di Confindustria, che nel report “Scenari economici” di settembre ha analizzato le conseguenze devastanti che lo scontro russo-ucraino avrà sulle esportazioni italiane. Nel 2014 la perdita si aggirerà intorno a 1,5 miliardi di euro. Solo nei primi sei mesi dell’anno i flussi di export verso l’Ucraina e la Russia sono scesi dell’11,3% rispetto allo stesso periodo del 2013, con un calo dell’8,9% verso la Russia e del 25,6% verso l’Ucraina.

Se questa flessione dovesse mantenersi costante anche nella seconda metà dell’anno le perdite saranno ingenti: 950 milioni verso la Russia e di 480 milioni verso l’Ucraina. «E’ verosimile che l’export italiano nei due paesi – ha scritto Csc – sarebbe cresciuto a tassi vicini a quelli del biennio precedente, + 7,4% e +7,7% verso la Russia e +5,5% verso l’Ucraina». Le ragioni di questo calo sono attribuibili al clima di incertezza che si è determinato «in Russia e Ucraina a causa del conflitto e che si rifletto in atteggiamenti conservativi dei consumatori che frenano gli acquisti dei beni finali e delle imprese». Ma a questo si è aggiunto «un irrigidimento dei controlli burocratici alle frontiere e qualche forma di boicottaggio non ufficiale per i prodotti provenienti dall’Ue». Numeri pesanti, ma soprattutto lontani da quelli stimati dal governo, che attraverso il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, a inizio settembre aveva assicurato che le perdite delle aziende italiane erano stimabili al massimo «sui cento milioni di euro».

Eugenio Cipolla | settembre 23, 2014 alle 5:37 pm | Categorie: MondoPolitica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-5u0

 

Una Risposta

  • Questi semplici dati sarebbero sufficienti, in una nazione con governo degno di essa, a revocare ogni embargo cretino adottato per compiacere la politica Usa !Ma poiche’ l’Italia e’ nazione a sovranita’ limitata a causa di politici incostistenti, la situazione andra’ avanti fino alla distruzione o fino a che il popolo intero si sollevera’ nella disperazione.

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