Grande Medio Oriente, i piani USA fanno acqua da tutte le parti

 

Segnalazione Quelsi

 

by Antonio Scardone

 

 

MEDIO ORIENTELa strategia geopolitica dell’arco di crisi, pensata dall’ex consigliere per la sicurezza nazionale USA Zibigniew Brzezinsky, sembrerebbe dare i suoi frutti, ma se si opera un’analisi un po’ più approfondita dei risultati ottenuti dagli USA e dalle risorse finanziarie ed umane che l’America ha dovuto sacrificare, essa diventa sempre più un boomerang. La strategia in questione è il frutto dell’omonima teoria geopolitica e consiste nella destabilizzazione di una immensa area geografica, che gli USA chiamano Grande Medioriente, e nel controllo quasi totale dell’Europa in generale, e di quella dell’Est in particolare, da ottenere allargando ad est l’UE, con l’ombrello militare della Nato. Dopo il crollo del muro di Berlino, e la conseguente dissoluzione del comunismo, il mercato Eurasiatico, che sappiamo essere il più grande del mondo per quantità di capitali finanziari, materie prime, forza lavoro, intelligenze, si è riaperto ai processi di scambio commerciale e l’eventuale integrazione delle sue quattro grandi macro aree economiche, quindi Unione Europea, Russia, India e Cina, data la complementarità dei rispettivi sistemi economici, toglierebbe agli USA il primato mondiale nei settori economico, finanziario e militare.

Le direttrici di marcia di questa teoria geopolitica sono due, ed entrambe prevedono, seppur in modo diverso, l’avanzata verso est della sfera di influenza politico-economico-militare degli USA, basandosi su quella che secondo Brzezinsky sarebbe la scacchiera eurasiatica.
La prima direttrice di marcia è quella Europea, essa, dopo il crollo del comunismo e la dissoluzione dell’URSS, prevede l’ampliamento massimo ad est dell’Unione Europea, da operarsi sotto la tutela militare della Nato, una delle alleanze politico militari guidate dagli USA stessi.
La seconda direttrice di marcia, parallela alla prima, è quella della destabilizzazione politica controllata del Grande Medioriente, una regione che nella concezione americana comincia in Mauritania e finisce in Pakistan, attraversando tutto il Magreb, tutto il medio oriente storico (chiamato Vicino Oriente dagli Americani), tutte le repubbliche centro asiatiche ex sovietiche, più il blocco Pakistan-Afghanistan.

L’espansione politica, economica e militare americana in queste direttrici di marcia permetterebbe agli USA di tenere sufficientemente separate le economie delle quattro macro aree eurasiatiche e conseguentemente di conservare il primato mondiale, economico Finanziario e militare.
Della direttrice Europea e della Crisi Ucraina ci occuperemo successivamente, per ora ci limiteremo ad analizzare la situazione nella direttrice sud, o del Grande Medio Oriente, che è anche quella dei giacimenti degli idrocarburi.
Gli USA negli ultimi 24 anni hanno fatto quattro guerre in questa direttrice, due in Iraq, una in Afghanistan (che come abbiamo visto si trova lungo l’antica via della seta) ed una contro la Libia di Gheddafi.
La motivazione principale ovviamente è stata quella di far cadere capi di stato divenuti scomodi, per sostituirli con dei perfetti esecutori di ordini americani; il disegno però si sta rivelando molto più complesso di quanto il Pentagono pensava. Gli USA sono sempre visti come il Satana Bianco da larghissima parte del mondo musulmano, e continuano a dover impiegare risorse militari, finanziarie ed umane per cercare di raggiungere i loro obiettivi.
Operando la destabilizzazione controllata del Grande Medio Oriente, assumendo il ruolo di arbitro assoluto delle contese, L’America pensa di poter controllore il mercato mondiale del Petrolio e dei suoi derivati, ed ipotecare quello del Gas Naturale, poiché l’aumento della domanda di materie prime da questa regione, da parte dell’Unione Europea, ridurrebbe in automatico l’acquisto di queste dalla Russia, e ciò rallenterebbe quell’integrazione economica Eurasiatica che per gli USA sarebbe letale.

Il gas libico, quello egiziano, iracheno, quello di Azerbaijan Turkmenistan altro non sono che la materia prima da far viaggiare verso l’Europa attraverso un grande gasdotto chiamato Nabucco, che gli USA vorrebbero veder realizzato al posto dell’italo-russo South Stream. La Siria di Bashar Al Assad è la nazione che deve ospitare il passaggio del gas libico ed egiziano, che va ad unirsi a quello medio orientale e centro asiatico in Turchia, per poter risalire l’Europa attraverso i Balcani.
Per raggiungere questo obiettivo sono state fatte le guerre in Serbia, Afghanistan ed Iraq; rimuovendo Milosevic dalla Serbia, nessuno si sarebbe opposto al passaggio del Gasdotto Nabucco nei balcani, lo stessa vale per Bashar Al Assad (che mai farebbe un danno ai Russi facendo passare il Nabucco dalla Siria), mentre Saddam Hussein, Gheddafi e Mubarak sono stati fatti fuori perché non avrebbero mai messo il gas naturale delle loro nazioni al servizio degli americani, in chiave anti-russa. L’Afghanistan invece, pur non avendo materie prime, andava conquistato per controllare la via della seta, ed essere usato, a causa della sua elevata altezza media, come base logistica operativa per evitare l’entrata delle repubbliche centro asiatica nell’Unione Economica Eurasiatica di Putin, e nel trattato di sicurezza collettiva, che è un’alleanza politico militare a guida russa. Una Russia aperta ai processi di scambio internazionale fa paura, pertanto bisogna impedirle di ricostruire lo spazio geopolitico sovietico seguendo il modello economico capitalista; per tale motivo Brzezinsky sostiene che Putin voglia ricostituire l’URSS. L’Unione sovietica però presuppone il comunismo, cosa di cui i russi non vogliono più sentire parlare, Putin vuole altro, ed è ciò che spaventa gli USA.

MEDIO ORIENTE 2

La foto mostra i tracciati dei gasdotti South Stream e Nanuccoo, il primo è Italo Russo ed è in blu, il secondo è in Rosso.

Relativamente al Nabucco dobbiamo osservare che i giacimenti che dovrebbero rifornirlo sono in Iraq, Turkmenistan, e come si vede nel tratto che passa in Siria, c’è una parte del gasdotto che, passando anche in Giordania, arriva da Libia ed Egitto.
Riuscire a realizzare il Nabucco al posto del South Stream vuol dire obbligare l’Europa a comprare le materie prime energetiche dal Medio Oriente, e ciò andrebbe a danno della Russia; l’Europa però, piegandosi a questa logica, si priverebbe della possibilità di esportare i propri manufatti nel mercato russo che, essendo in forte espansione ha una elevata capacità d’acquisto. Il Nabucco metterebbe in grossa difficoltà Italia e Germania, noi ed i tedeschi infatti siamo i principali partner commerciali della federazione russa, comprando gas e petrolio da loro ci apriamo la strada alle esportazioni di agro alimentare e tecnologia, elettronica ed informatica per la Germania, meccanica per l’Italia.

Il Nabucco è senza dubbio lo strumento più efficace attraverso il quale rallentare o addirittura impedire l’integrazione economica tra Europa e Russia, e se si vede bene il suo tracciato, esso ha una direzione SUD Nord che va a chiudere il passaggio da Est ovest dei gasdotti Russi verso l’Europa. Esso costituisce una linea di separazione netta tra l’Europa e la Russia, peccato per gli USA però che la Turchia di Erdogan, che è la cerniera eurasiatica per antonomasia, abbia deciso di passare alla politica cooperativa con la Russia. La Turchia fa parte del consorzio South Stream, ed ha concesso alla Russia l’uso delle proprie acque territoriali del mar Nero, per far costruire ed adagiare sul fondale dello stesso la parte off shore del gasdotto, che sarà realizzata dall’italiana Saipem. Quando fu firmato l’accordo per il South Stream (2003), da Berlusconi, Putin ed Erdogan, l’Unità titolò: “La banda del Tubo”, a Washington non possono non tenere conto di questo atteggiamento di Berlusconi.

Le guerre che si combattono in Ucraina ed in medio oriente altro non sono che focolai generati dalla “guerra mondiale del gas“, che USA e Russia stanno combattendo senza esclusioni di colpi, per la conquista del mercato europeo del gas stesso. Chi la vincerà? Ovviamente è solo questione di tempo, perché grazie al lavoro fatto nello scorso decennio da Schroeder e Berlusconi, questa guerra l’ha già vinta Vladimir Putin.
Il Grande Medio Oriente per gli USA è importantissimo perché ricchissimo di materie prime da impiegare nella guerra del gas contro il Cremlino.

Antonio Scardone | agosto 29, 2014 alle 12:45 pm | Etichette: gasnabuccorussiasouth streamusa | Categorie: MondoPolitica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-5kk

 

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