I debiti PA restano, le imprese chiudono ma Renzi fa il turista negli Usa

 

Segnalazione Quelsi

 

by Rosengarten

RENZI SALUTAIeri era il 21 di settembre, giorno in cui i cattolici festeggiano San Matteo. Il premier Matteo Renzi ha festeggiato il suo onomastico andando in vacanza negli Usa. Ma ieri era anche la data che, in un plateale intervento da Vespa a Porta a Porta, il nostro Presidente del Consiglio aveva indicato come il termine ultimo perchè si completassero i pagamenti alle pmi (piccole-medie imprese) dei beni e servizi resi negli ultimi due anni, o prima, alle PA (Pubbliche Amministrazioni), cioè enti locali, uffici, ospedali, scuole e quant’altro. Un impegno che si è rivelato solo l’ennesima promessa tradita da Renzi, pronunciata ben sapendo di non poterla mantenere. Ma Renzi si sa, è un annunciatore, un convinto assertore del “vorrei, ma non posso”, un sofista raffinato di quelli, tanto per intenderci, che adotta la logica che “i ricchi son felici”, per cui chiunque sia felice per lui è anche è ricco. Uno di quelli secondo il quale tutti gli italiani stanno per diventare milionari : basta che uno non si compri una Ferrari da 250mila euro, uno yacht da 2,5 milioni di euro ed un appartamentino a San Babila da 800mila euro, ed eccola là che ti ritrovi in tasca oltre 3,5 milioni perchè non li hai spesi. Non sono facezie queste, ma la logica insensata con cui Renzi ritiene di potere risolvere i problemi del Paese.

Secondo calcoli precisi della CGIA di Mestre, all’appello dei crediti da sanare nei confronti delle pmi mancano la bellezza di 25 miliardi di euro. Per cui mentre Renzi sta in vacanza per una settimana girovagando con moglie ed amici al seguito a nostre spese tra la California e New York, a causa delle insolvenze dello Stato, cioè le sue come capo dell’esecutivo, continuano a morire 108 imprese al giorno, come risulta dal fatto che nei primi 8 mesi del 2014 sono scomparse 25.760 imprese industriali e commerciali, ovvero circa 4,5 imprese l’ora. Chi arriverà in fondo nella lettura di questo articolo sappia che quando avrà finito in Italia ci sarà un’azienda in meno. Questo è il dato misurato e verificato. A chi ne ha richiamato l’attenzione sulla drammaticità della situazione in atto, Renzi ha risposto stizzito mettendosi a recitare sul confortevole (per lui) palcoscenico del Tg2 per replicare così alle accuse: “Tutti coloro che devono avere soldi dalla Pubblica Amministrazione possono averli iscrivendosi al sito del Ministero dell’Economia. I soldi ci sono, il 21 settembre l’impegno è stato mantenuto”. Una falsità che per l’appunto sposa il sofismo secondo il quale chi è felice è pure milionario.

Se andiamo a spulciare nelle disponibilità liquide sul conto corrente del Ministero dell’Economia in effetti delle disponibilità ci sono. A gennaio 2014 c’erano in cassa 57,8 miliardi, poi saliti a 92 a maggio ed addirittura ad oltre 105 miliardi a giugno. Miracolo renziano? No, solo il frutto di debiti, perchè per avere quella grande massa di denaro a disposizione, Renzi ha contratto prestiti a basso interesse che hanno portato l’indebitamento italiano a 2168 miliardi, ovvero al 132 % del Pil. Questo dopo che i governi Prodi e Berlusconi si erano efficacemente adoperati per anni, sino al 2010, per contenere l’indebitamento sotto il 110 % del Pil, varando misure severe, ma che confrontate con quelle lacrime e sangue di Monti, poi non “ammorbidite” dal duo Letta-Renzi, erano fiori. Peraltro, questi soldi NON POSSONO arrivare alle pmi per due ovvie ragioni: la prima è la lentezza della burocrazia, per cui mentre un’impresa creditrice langue in attesa di un rimborso, cioè non produce e licenzia, cresce già il credito successivo che così non viene mai ripianato. La seconda è che se, poco poco, lo spread ritorna attorno a quota 250, ecco che i soldi ora in cassa serviranno ad evitare in un orizzonte temporale a brevissimo e breve termine di doversi finanziare a tassi più elevati di quelli correnti per pagare i bond a scadenza, pena una pesante penalizzazione degli interessi da corrispondere che pesano maledettamente sul bilancio dello Stato. Insomma, i soldi ci sono, le disponibilità eccedono le normali necessità di pagamento delle PA, ma non si possono indirizzare alle pmi perchè da un momento all’altro, se aumenta il costo del denaro, si devono utilizzare questi fondi per saldare gli insoluti dello Stato evitando di incorrere in interessi che non sarebbero sostenibili. Con questo bizantinismo, Renzi cerca di fare per benino il compitino a casa datogli dalla Merkel e dall’Ue, che è quello di non sforare il 3 % nel deficit di bilancio, il tutto mentre Hollande e Rajoy sforano tranquillamente il 4 % senza che nessuno si azzardi a rimproverare loro nulla. Insomma, niente male per il nostro premier che tra i tanti interventi “annunciati” aveva inserito pure quello di volere andare a Bruxelles “a battere forte forte i pugni sul tavolo”.

Una riprova incontrovertibile della propria malafede da “sindrome di annuncio” ce la fornisce Renzi stesso, che ha fatto diffondere una nota in cui sostiene che “tutti i soggetti che hanno un debito verso la PA sono oggi, grazie all’accordo tra Governo, banche e CDP (ricordiamo che i fondi della Cassa depositi e prestiti sono soldi dei risparmiatori postali, cioè soldi nostri, ndr), in condizione di essere pagati “. Poi si aggiunge: “Lo Stato si è messo nelle condizione di pagare tutti i debiti. E dunque è corretto sostenere che la sfida di liberare risorse per pagare tutti i debiti PA è vinta. Rimane quella di semplificare e imporre efficienza a tutta la pubblica amministrazione”. Come a dire : “io i soldi li ho trovati; se poi non riuscite a farvi pagare, voi da me che volete?”. Ora a noi pare che la sfida sarà vinta solo quando le pmi saranno state effettivamente pagate, perchè dire che i soldi ci sono, ma le procedure di pagamento no, nulla cambia per gli imprenditori, perchè continuano a non essere pagati come quando i soldi non c’erano. Con l’aggravante che, come abbiamo accennato, in effetti i soldi ci sono, ma non possono essere utilizzati perchè devono rimanere disponibili per altri pagamenti dello Stato, evitandogli ulteriori indebitamenti a più alto interesse che farebbero precipitare il deficit di bilancio, cosa che farebbe infuriare la Ue e la Merkel.

Ma non è tutto. All’accusa partita dagli imprenditori che lamentano comunque uno scoperto di 20-25 miliardi nelle farneticanti dichiarazioni di Renzi sui pagamenti alle pmi, il premier ha replicato, e non scherzava, che “lo Stato non è in grado di avere una fotografia certa dei debiti cui deve fare fronte, ma tutti i soggetti che hanno un debito verso la PA sono oggi in condizione di essere pagati. Anzi, mi correggo, non tutti perché rimane fuori una cifra che oscilla tra i due e i tre miliardi, che rischia di farci sforare il 3%; vincolo europeo che noi intendiamo onorare e rispettare”. Una dichiarazione che fa a pugni con la logica: come fa il Capo del Governo a dichiarsi certo di poter pagare se neanche è in grado di stabilire a quanto ammontano le esposizioni debitorie delle PA? Come li fanno i conti, con la tombola? E poi, quell’arrendevole sottomissione ai desiderata della Comunità considerati prioritari rispetto alla soluzione delle urgenze del Paese la dicono lunga sui reali intendimenti e la linea tenuta da questo governo, al di là di ogni altra considerazione.

In effetti, la situazione precaria dei conti pubblici richiederebbe l’adozione di opportune strategie finanziarie per onorare al meglio gli impegni senza ricorrere ad ulteriori indebitamenti, senza ridurre livello e qualità dei servizi erogati alla collettività, senza introdurre altre tasse a cittadini spremuti come limoni. Come sostengono valenti economisti, di questi tempi il finanziamento monetario del deficit, come fanno Usa, Giappone e Regno Unito che dispongono di moneta nazionale, è il minore dei mali ed il migliore dei rimedi attuabili. Di recente, anche in Europa, di fronte allo spettro della deflazione, il tabù dello stampare moneta è venuto meno, solo che ai buoni propositi manifestati la Bce e Draghi non hanno dato alcun pratico seguito per dare sollievo ad economie agonizzanti come la nostra. Bisognerebbe battere i pugni sul tavolo, ma il “putto annunciatore sempre in TV” non lo fa o non lo sa fare, che poi è la stessa cosa. L’alternativa credibile alla stampa di euro sarebbe di uscire dalla moneta comune per riappropiarsi della lira: ma ce li vedete Renzi ed il PD con i loro codazzi di catto-comunisti e di ultra-proletari che escono dalla Comunità sbattendo la porta?

In questo bailamme, con le presunte riforme da varare che incombono sul Parlamento e l’art. 18 che balla Renzi che fa? Va in America. Ufficialmente Renzi ci va per sbigare affari di Stato. Infatti, dapprima visiterà la Stanford University, dove per arrivarci è stato scortato, li abbiamo contati in TV, da 80 agenti in motocicletta e da un interminabile teoria di Suv neri con i vetri oscurati della polizia di San Francisco. Poi il premier farà un salto a New York dove rappresentanti da tutto il mondo sono in trepida attesa di pendere dal suo labbro per sapere cosa fare per tappare il buco dell’ozono. Giovedì poi, sempre al Palazzo di Vetro, parteciperà all’Assemblea Generale dell’ONU nella quale, se prenderà la parola, state tranquilli che di tutto potrà parlare, ma non accennerà nè ad un’accusa, nè a mezza protesta contro l’India, i cui rappresentanti gli siederanno accanto nell’ordine alfabetico in cui sono disposte le delegazioni, la quale da quasi trenta mesi tiene sequestrati due nostri soldati che agivano nel quadro delle misure antipirateria varate dalle Nazioni Unite senza che sia stata formalizzata alcuna accusa contro di loro, in flagrante violazione dei diritti fondamentali dell’Uomo.

Prima di arrivare a New York Renzi completerà il suo giro turistico californiano visitando la Silicon Valley dove incontrerà, si suppone per scattare dei selfies da mostrare agli amici per vantarsi e suscitarne l’invidia, vip che ricoprono ruoli chiave nel mondo dell’hi-tech della costa pacifica : il direttore finanziario di Apple Luca Maestri, che ha il merito anche di parlare italiano, così come Diego Piacentini numero due di Amazon, ed il finanziere Doug Leone di Sequoia Capital, originario genovese ed accanito tifoso del Grifone genoano, al quale Renzi porterà la testimonianza dell’importante vittoria conseguita ieri sulla Lazio. E poi Dick Costolo di Twitter, Marissa Mayer di Yahoo e forse Larry Page di Google.

La cosa più scandalosa e grottesca di questo Renzi Usa Tour 2014 non è che non si capisca il senso e l’obbiettivo di questi incontri non programmatici, ma solo di cortesia (gli americani ci stanno ancora ringraziando per averli scoperti con Colombo, ndr), e nemmeno l’incontro conclusivo con i vertici di Fiat-Chrysler a Detroit in programma venerdì, in cui gli faranno comprendere (forse) perchè la Fiat se ne andrà dall’Italia. Il Renzi che non paga le pmi, che non riduce le tasse, che elargisce elemosine per rilanciare consumi che neanche si muovono di un tantino, incontrerà una comunità di giovani talenti italiani che si sono formati negli Usa e che ora lungo la West Coast sono fortemente impegnati negli start-up, cioè nell’avvio di preziose iniziative imprenditoriali. Una comunità quella italiana che opera nell’hi-tech nell’area di S. Francisco che conta oltre 5mila persone, stando alla stima del console Mauro Battocchi. Tra quelle persone, giovani imprenditori in erba che racconteranno a Renzi come trattenere i cervelli in Italia: meno burocrazia, più meritocrazia, una giustizia che funziona, un Paese meno sclerotico, capace di offrire più opportunità a tutti. Chissà come gli risponderà Renzi, che si tiene sul groppone il 50% dei giovani disoccupati senza concedere loro nemmeno una speranza, che sopprime le province senza cancellarne nemmeno una e che riesce a pagare le pmi senza dare loro neppure un euro.

Rosengarten | settembre 22, 2014 alle 2:12 pm | Categorie: Politica ed Economia | URL:http://wp.me/p3RTK9-5tN

 

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