Alfio Krancic sulla deriva “politicamente corretta” della satira italiana e la giusta difesa di Dieudonné

Segnalazione Quelsi

by Helmut Leftbuster

KRANCICAbbiamo avuto il piacere di incontrare e conoscere Alfio Krancic, (giornalista, vignettista e firma satirica de il “Secolo d’Italia”, “L’Indipendente” e “Il Giornale”) a Latina, quest’estate, in occasione della presentazione del suo ultimo libro “La Grande Invasione”. Non ci è stato difficile riconoscerlo e avvicinarlo data la sua simpatica fisionomia spiritosamente riportata nell’autocaricatura della copertina del libro, e verificarne personalmente quella cordialità ed empatia umana mediamente assenti in molti umoristi “di regime”, per intenderci, quelli strapagati per evitare di ridicolizzare i potenti secondo i loro veri difetti, anzichè secondo innocui diversivi idonei più a lisciarne il pelo che non a perpetrare l’antica arte di Pasquino.

Ebbene, è proprio “il coraggio” il tema su cui abbiamo deciso di far vertere l’ottica di questa nostra intervista a Krancic; coraggio che già dal titolo del libro, “La Grande Invasione”, si evince dall’uso di un termine – invasione – messo al bando della storia, tranne che per definire le “malefatte” degli antichi Romani o dei Crociati.
E visto che sulla copertina è raffigurato proprio un Alfio crociato, inizieremmo con un argomento che mette a confronto le due civiltà che da sempre si sono contese le sponde del Mediterraneo: quella cristiana e quella islamica.

Vedendola dal punto di vista dell’addetto ai lavori, cosa Le dice, Alfio Krancic, il “sense of humor” dei nostri contendenti d’oltresponda quando pensano di far sorridere il loro pubblico parlando di “decapitazioni”?
Lascerei perdere Dieudonné. E’ un comico “fuori testo”. Mi pare di ricordare che in passato abbia preso posizione a favore di Gheddafi contro gli jihadisti di Bengasi e si sia schierato a favore di Assad. Credo che la sua uscita sulle decapitazioni fosse ironica. Ma, forse, questa ironia non è stata colta.

Perdoni il volo pindarico, e consenta di catapultarci dalla copertina alla retrocopertina, ove definisce il “pensiero unico politicamente corretto” come il nuovo mostro partorito dal totalitarismo, ed il Suo libro “una puntura di spillo al buonismo, ideologia terminale del progressismo”: come è possibile che quest’establishment post-sessantottino sia riuscito a drogare così tanti italiani e per tutti questi anni?
E’ un lavoro che dura da tanti anni. Diciamo da secoli. Un’infezione che parte da lontano e che si chiama Rivoluzione. Un filo rosso che parte dalle ghigliottine e dall’illuminismo e che attraverso varie tappe giunge fino a noi. Ridendo e scherzando, nel racconto anti-risorgimentale della Compagnia dell’Imperatore, spiego il mio punto di vista. Un punto di vista reazionario se vogliamo, ma fondato su elementi di verità.

Andando avanti di questo passo, pensa che la censura del “Pensiero unico” riuscirà a mettere le briglie anche alla satira, o il “castigat ridendo mores” continuerà ad essere l’extrema thule della libertà d’espressione?
Temo di sì. Il futuro che ci attende sarà orwelliano. Guai a chi uscirà dalle linee guida del politicamente corretto. Questione di pochi anni.

Veniamo al libro: ogni racconto ha la forma di una novella nella quale Lei, storpiandone i nomi, anima personaggi attuali in ambientazioni presenti o passate facendogliene combinare di tutti i colori. Sinceramente è talmente divertente e originale lo schema narrativo che sarebbe difficile anche per i Suoi più accaniti detrattori tacciare la Sua satira di essere parziale, nel senso che rende buffi proprio tutti, segno che l’intelligenza e la creatività non hanno colore politico; però il concetto di “invasione” resta il comune denominatore del tutto, mi pare…
Sicuramente. L’invasione è l’elemento cardine dei nostri tempi. Un fatto epocale e unico. Unico perché nella nostra storia non si è mai vista un’invasione sponsorizzata e supportata dagli invasi. A questo proposito vorrei rivendicare la primogenitura della battuta nella quale si dice che “non si è mai visto prima di ora un esercito e una marina che invece di difendere i confini, si dà da fare per aiutare gli invasori”. Siamo alle comiche finali.

A pagina 13 affronta il tema della comunicazione e di facebook: cosa pensa di questa interazione mediatica? Può servire a far capire alla gente qualcosa di ciò che sta accadendo all’Italia?
Credo di sì. Ho visto che qualcuno inizia ad aprire gli occhi.

In Italia trasmissioni di Rai 3 come quelle con le Dandini o le Littizzetto o la recente “Gazebo” passano per satiriche, sebbene siano asservite al politicamente corretto più diabetico: sfottere gli aspetti fallici di Berlusconi, fare la caricatura a La Russa o a Salvini. Ma come può la satira essere politicamente corretta? Non è una contraddizione in termini?
Salverei alcune puntate dell’Ottavo Nano della Dandini. Ci sono alcuni personaggi interpretati da Corrado Guzzanti strepitosi. Non necessariamente politici. Il resto, tipo Gazebo, non lo considero satira, ma una lagna.

Da professionale osservatore della fisiognomica umana, come spiega dal punto di vista antropologico che a sinistra amino pervicacemente la bruttezza (soprattutto femminile) e detestino la bellezza in tutte le sue forme? 
L’amore per la bruttezza è un lascito del sessantottismo. E’ curioso. Prima i regimi totalitari comunisti nelle loro manifestazioni artistiche o pubbliche cercavano di veicolare un tipo di bellezza proletaria che esprimesse forza, coraggio, determinazione. Basterebbe vedere certi documentari propagandistici o certe opere pittoriche esaltanti quei regimi. Il “realismo socialista” andava in questa direzione. Il “Brutto è bello” trionfa con il sessantottismo. Dalle fabbriche e dai campi i rivoluzionari vanno a cercare i loro modelli di bellezza fra i malati di mente, fra gli asociali, fra i marginali, fra i tossici.

Ha fiducia nello spirito provocatorio e contestatario delle nuove leve creative? Nella musica e nel teatro del panorama italico ci sono artisti come gli Ianva che nel brano “La Mano Di Gloria” ricordano come anche i potenti siano fatti di “carne, sangue, ossa e frattaglie” ; o come i Deviate Damaen che nel “Valzer del Retrogrado” sbeffeggiano la deriva sessantottina e modernista come imbolsimento fisico e intellettuale dei giovani. Che cosa si sentirebbe di raccomandare, soprattutto a questi ultimi, per tenere viva la fiamma della propria autodeterminazione mentale?
Spes ultima dea. Certo, nutro sempre la speranza che un giorno tutto questo possa cambiare, tuttavia questo mio intimo desiderio cozza contro le oscure e visioni del Kali-Yuga o quelle del Ragnarøkkr che mi hanno sempre affascinato e che però, come tu sai, non lasciano vie d‘uscita. Forse anche per questo che sono cristiano.

Helmut Leftbuster | settembre 25, 2014 alle 9:42 am | Etichette: alfio krancicpoliticamente correttosatira | Categorie: Cultura e Informazione | URL: http://wp.me/p3RTK9-5uO

 

 

 

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