MGR WILLIAMSON: A BISHOP IN HIS OWN STORM!

                                                                                            di don Floriano Abrahamowicz

MONSStrano!? Paradosso!? Mgr Fellay e Mgr Williamson cioè “l’estrema destra” e “l’estrema sinistra” di quella che fu la Fraternità San Pio X sono assaliti da tantissime domande a riguardo della chiesa conciliare. Sono domande che ci si poneva sin dai tempi del concilio: che cosa sta succedendo nella Chiesa? Ma può un Papa, un concilio insegnare qualche cosa che contraddice il magistero infallibile della Chiesa? E se non è solo uno (come Ario o Lutero) ma se la maggioranza dei prelati avallano questi errori? Se dunque la collettività dell’episcopato non professa più integralmente la fede cattolica, possono essere considerati ancora cattolici? O cessano di esserlo, come era il caso dei protestanti anche se rimanevano nelle chiese, portavano gli abiti sacerdotali, celebravano perfino la liturgia come prima? Tante sono le domande alle quali si aggiungeva quella molto grave: ma sono ancora valide le nuove consacrazioni episcopali? tutte domande, anche quest’ultima che poi noi seminaristi, in seminario studiammo… Le risposte ci furono date. La non identità tra “chiesa ufficiale” e chiesa visibile fondata da Gesù Cristo ci fu insegnata. Infine la necessità di dichiarare al grande pubblico queste realtà, “senza urtare, con tatto”, Mgr Lefebvre lo chiedeva. Intanto che i suoi sacerdoti riflettessero, mantenendo pubblicamente il dubbio che i “papi conciliari” lo fossero, procedette legittimamente alle consacrazioni episcopali del 1988.
Risolvendo il dubbio che i “papi conciliari” non sono papi; assimilando e comunicando ai fedeli che la chiesa conciliare non è la chiesa fondata da Gesù Cristo; che le nuove consacrazioni episcopali sono invalide, il dovere si impone di non avere nessun rapporto ecclesiale con la “chiesa ufficiale”
Ora né il liberale Mgr Fellay, né il grande antiliberale Mgr Williamson hanno seguito le orme del venerato fondatore.

Ecco perché le domande i fedeli non le fanno a chi ha dato la risposta, ma ai Monsignori Fellay e Williamson.

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Nel periodo in cui Mgr Lefebvre si accingeva a consacrare quattro vescovi per la sua Fraternità, il valente Arcivescovo usava chiedere l’opinione in proposito ad alcuni amici che lo visitavano. Una di queste risposte è stata immediata: “Senz’entrare nel merito della vostra decisione episcopale, sembra certo che, così come Voi agite da leone, da quanto si sa della vostra nidiata interna, non c’è d’aspettarsi che la comparsa di quattro gatti confusi!”

Monsignor Lefebvre avrebbe voluto contraddire quella battuta burlesca, ma ha potuto solo esprimere un sorriso amaro; probabilmente già prevedeva cosa sarebbe successo. Non per altro aveva visto passare la Sua Fraternità e Seminari per tante crisi profonde. La trasferta in blocco da Albano a Ecône; poi, quando ha dovuto lasciare la direzione a Rickenbach per assumere personalmente la guida del Seminario di Ecône, a causa di gravi disguidi nel suo insegnamento. E poi il tradimento dei monaci di don Gérard del Barroux. Insomma, delle tempeste interne che lo tenevano preoccupato quasi quanto a causa di quelle planetarie. Di positivo c’è stata solo l’adesione negli anni Ottanta del Vescovo Antonio de  Castro Mayer di Campos, che però, proprio allora veniva allontanato dalla sua Diocesi. Io sono testimone della sua lotta per mantenere il suo popolo e sacerdoti nella Tradizione della Chiesa contro le novità del Vaticano 2º. Ma quanto può durare tale resistenza se quasi tutti sono aperti al tradimento in seguito al tradimento dei suoi preti, quale Rifan, oggi vescovo conciliare e bergogliano?

Tante defezioni hanno falcidiato la Fraternità, come quella, importante, dei sacerdoti in America del Nord, che volevano giustamente la definizione dell’Arcivescovo riguardo all’autorità romana. Quella di cui più tardi avrebbe scritto:

« La chaire de Pierre et les postes d’autorité de Rome étant occupés par des antichrists, la destruction du Règne de Notre Seig­neur se poursuit rapidement à l’intérieur même de son Corps mystique ici­ bas, spécialement par la corruption de la sainte Messe, expression splendi­de du triomphe de Notre Seigneur par la Croix : «Regnavit a ligno Deus», et source d’extension de son Règne dans les âmes et dans la société. »

Non voleva che si ammettesse questa realtà allora e Williamson gli era rimasto fedele in questo silenzio. Ma adesso si capisce che da ex anglicano, già avendo avuto re e regine come capo della sua chiesa, era un tanto indifferente, come lo è ancora, alla persona che rappresenta come Vicario, Gesù Cristo in terra. Eppure il Signore ha voluto il Pontefice Romano come Suo unico rappresentante, conferendogli il potere extraordinario della infallibilità su questione di Fede e di Morale. Perciò prega per Pietro e successori, affinché la loro fede non venga meno (Lc 22, 32). Per Mons. Williamson, nel suo ultimo commento «eleison» (374), quel che esiste è solo l’infallibilità della Chiesa. Vediamo.

  • “Per molti sedevacantisti, se si accetta che qualsiasi Papa conciliare sia stato veramente Papa, si può essere solo liberali, e se si critica il sedevacantismo, si starebbe promuovendo il liberalismo. Ma non è così! Perché no? Perché entrambi fanno lo stesso errore di esagerare l’infallibilità del Papa. Perché? Forse perché entrambi sono uomini moderni che credono più nelle persone che nelle istituzioni? E perché si dovrebbe trattare di una caratteristica degli uomini moderni? Perché, a partire più o meno dal protestantesimo, le istituzioni hanno sempre meno cercato realmente il bene comune, mentre hanno sempre più guardato ad un certo interesse privato come il denaro, cosa che naturalmente diminuisce il nostro rispetto per loro. Per esempio, degli uomini buoni hanno impedito per un po’ che la marcia istituzione della banca moderna avesse immediatamente tutti i suoi effetti cattivi, ma i marci banchieri alla fine hanno dimostrato che l’istituzione della riserva bancaria frazionaria e delle banche centrali era, di per sé, cosa malvagia fin dall’inizio. Il Diavolo è nelle strutture moderne, grazie ai nemici di Dio e dell’uomo. Quindi è comprensibile che i cattolici moderni abbiano la tendenza ad avere troppa fiducia nel Papa e troppo poco nella Chiesa, e in questo sta la risposta a quel lettore che mi ha chiesto perché non scrivo sull’infallibilità nello stesso modo in cui lo fanno i classici manuali cattolici di teologia. Questi manuali sono meravigliosi a loro modo, ma sono stati scritti tutti prima del Vaticano II, e tendono ad attribuire al Papa un’infallibilità che appartiene alla Chiesa. Ad esempio, in questi manuali si tende a presentare il culmine dell’infallibilità come una solenne definizione del Papa, o del Papa col Concilio, ma in ogni caso del Papa. Il dilemma liberal-sedevacantista è la conseguenza e, per così dire, il castigo per questa tendenza a sopravvalutare la persona e a sottovalutare l’istituzione, perché la Chiesa non è solo un’istituzione umana.”

Un testo veramente incredibile venuto da un vescovo. Quindi, per lui sarebbe una tendenza meritevole di castigo credere che il Papa, secondo insegnato dai classici manuali cattolici di teologia sia l’oggetto primo dell’infallibilità voluta dal Signore per il Suo Vicario? Come se l’infallibilità della Chiesa non fosse quella continuata e confermata dai Papi nel loro Magistero anche Ordinario. Ma l’«incoerenza» qui, per non dire altro, non si limita a questo, si estende grottescamente a quest’allusione all’ errore degli «uomini moderni che credono più nelle persone che nelle istituzioni»! Ma se è proprio lui che, malgrado descriva altrove la falsa chiesa del Vaticano 2º, crede che non si è liberali «se si accetta che qualsiasi Papa conciliare sia stato veramente Papa». In altre parole lui non avrebbe un pensiero liberale ma cattolico credendo che «che qualsiasi Papa conciliare sia stato veramente Papa» anche se ha demolito la vera Chiesa a favore di quella falsa del Vaticano 2º, descritta altrove! E ciò non sarebbe credere più a un uomo che all’istituzione divina nata da Dio proprio per l’opposto: confermare nella vera Fede e condannare le falsità contrarie.

Insomma, questo «vescovo tradizionalista» riflette fedelmente la situazione gattesca di quanti continuano ad appartenere alla chiesa conciliare perche conviene credere in «papa» Bergoglio! Per una disanima più completa delle sue inezie si legga in spagnolo: http://radiocristiandad.wordpress.com/2014/09/15/osko-mons-williamson-ve-lo-que-nadie-vio-jamas/

Ricordiamo, allora, a proposito della sua consacrazione quanto spiegato da Papa Pio XII nell’Enciclica «Ad Apostolorum Principis sepulchrum» (19.o6.58):

Il Primato della Chiesa di Roma

«È ben nota, infatti, la solenne definizione del Concilio Vaticano: «Fondandoci sulle chiare testimonianze della Sacra Scrittura, e in piena armonia con i precisi ed espliciti decreti sia dei Nostri predecessori, i Romani Pontefici, sia dei Concili generali, rinnoviamo la definizione del Concilio ecumenico di Firenze secondo la quale tutti i fedeli debbono credere che “la Santa Sede Apostolica e il Romano Pontefice esercitano il primato in tutto il mondo; che il medesimo Pontefice Romano è il successore di san Pietro Principe degli Apostoli, è il vero vicario di Cristo, il capo di tutta la Chiesa, il padre e il dottore dei cristiani che a lui, nella persona di san Pietro, è stata affidata da nostro Signore Gesù Cristo la piena potestà di pascere, reggere e governare la Chiesa universale”. «Pertanto insegniamo e dichiariamo che la Chiesa Romana per divina disposizione, ha la potestà ordinario di primato su tutte le altre, e che tale potere di

giurisdizione del Romano Pontefice, di carattere veramente episcopale, è immediato; e che i pastori e i fedeli, di qualunque rito e dignità, sia singolarmente presi, sta tutti insieme, sono tenuti al dovere di subordinazione gerarchica e di vera obbedienza verso di essa, non soltanto nelle cose della fede e della morale, ma anche in quelle che si riferiscono alla disciplina e al governo della Chiesa, diffusa nel mondo intero; talché,

conservata così l’unità della comunione e della fede col Romano Pontefice, la Chiesa di Cristo sia un unico gregge sotto un unico sommo pastore. Questo è l’insegnamento della verità cattolica, dal quale nessuno può scostarsi senza perdere la fede e la salvezza» (Vaticano I, Sess. 4, cap. 3. – Cf sopra, nn. 362-363).

Da quanto vi abbiamo esposto consegue che nessun’altra autorità, che non sia quella del Supremo Pastore, può revocare l’istituzione canonica data ad un vescovo; nessuna persona od assemblea, sia di sacerdoti sia di laici, può arrogarsi il diritto di nominare

vescovi; nessuno può conferire legittimamente la consacrazione episcopale se prima non sia certa l’esistenza dell’apposito mandato apostolico (C.I.C., can. 953.). Sicché, per una siffatta abusiva consacrazione, la quale è un gravissimo attentato alla stessa unità della Chiesa, è stabilita la scomunica «riservata in modo specialissimo alla Sede Apostolica», in cui ipso facto incorre non solo chi riceve l’arbitraria consacrazione, ma anche chi la conferisce. (Decreto della Suprema Sacra Congregazione del Santo Officio, 9 aprile 1951 (AAS 43 [1951] 2

17s).

Ecco quel che crede il cattolico che segue il vero Papa capo della vera Chiesa.

La consacrazione episcopale, senza l’esistenza dell’ «apposito mandato apostolico» è abusiva e illecita, a meno che, come nell’ atto di consacrazione compiuto da Mgr. Lefebvre, si ponesse legittimamente il dubbio che un qualsiasi papa conciliare non sia «veramente Papa». Perciò non c’era un vero Papa per emettere il legittimo mandato apostolico nella Chiesa in pericolo.

In quell’occasione c’era il Vescovo “co-consacratore” Castro Mayer che ha proclamato a voce, a chi volesse sentire, che in quel momento non c’era veramente un Papa, così prestando dolorosamente la sua testimonianza cattolica. Ma don Williamson ancora non l’ha capita! Anzi, accusa, usando tutto l’opposto di qualsiasi logica, chi l’ha capita pure per lui! A cominciare dal compianto emerito Vescovo Antonio de Castro Mayer.

Che Dio abbia pietà di questa misera generazione che non sa quel che dice né quel che fa!

38 Risposte

  • Mgr Williamson, e non solo, dovrebbe fare attenzione a quanto ricorda bene, ma applica male, l’erudito P. Giovanni Cavalcoli, OP, in una Lettera al Prof. De Mattei, sul libro “Apologia della Tradizione” – del 7.12.2011 (pubblicata da «Riscossa Cristiana»). L’erudito Dominicano comincia per dire che iel Vaticano 2º ha: “distinto la funzione giurisdizionale (pastorale) da quella dottrinale, correggendo una precedente opinione diffusa tra i teologi, la quale riconduceva la seconda alla prima, col rischio di svalutare la funzione magisteriale, giacchè se il magistero pastorale può sbagliare, la funzione magisteriale, in quanto attinente in vari modi e gradi alla dottrina della fede, è infallibile. Per questo Lei avrebbe dovuto giudicare quell’opinione teologica alla luce del Concilio e non viceversa [tenendo il Vaticano 2º come vero Concilio ecumenico]. Inoltre, perché un insegnamento dottrinale conciliare sia infallibile, come risulta dall’Ad tuendam fidem, non è necessario che esso sia dichiarato tale, ma è sufficiente che si tratti di fatto di materia di fede o come sviluppo della Tradizione o come esplicitazione di un dogma già definito o come dottrina connessa col dato di fede o dedotto da un dato di fede. Il che appunto è il caso delle dottrine del Concilio (Vaticano 2º). Per questo non è giusto dire che esse non sono “infallibili”. Se per infallibili si intende, come si deve intendere, “vere”, esse sono assolutamente infallibili. (!)
    Così, né l’erudito Padre, né il Professore, si accorgono d’essere incappati nel giusto metodo per giudicare l’ortodossia del Vaticano 2º, che va nel senso contrario a quelle conclusioni, già contraddittorie tra loro. Infatti, un Concilio è ecumenico e «infallibile» in materia di Fede se il suo magistero si accorda alla Tradizione e non perché si dichiara tale. In altre parole un concilio è ecumenico e affidabile perché si accorda alla Fede trasmessa dalla sacra Tradizione e non perché la giudica e aggiorna (con un «magistero vivo») alla luce dello stesso «concilio» (Vaticano 2º). Ciò è quanto detto da Cavalcoli a De Mattei: “Lei avrebbe dovuto giudicare quell’opinione teologica alla luce del Concilio e non viceversa”. Ecco il punto che spiega la giustezza della posizione di Mons. Antonio di Castro Mayer sull’impossibile quadratura di esso nella Tradizione e per conseguenza della nullità dell’«autorità giurisdizionale (pastorale)» del V2 e dei suoi «papi conciliari», in opposizione dottrinale obiettiva alla luce della Fede di 20 Concili ecumenici e 260 Papi, Fede che giudica un concilio e non viceversa, questione ben ricordata da Don Floriano.

  • A me risultava però che Mons. Lefebvre avesse consacrato i quattro vescovi avendo ravvisato uno stato di necessità, peraltro previsto dal CIC, non perché ritenesse che la Santa Sede fosse vacante. Ciò risulterebbe dai discorsi pubblici, non da quelli privati, di cui ciascuno può dire ciò che vuole…

  • Confermo il parere di Benedetto. Considerare la Chiesa in fase di sedevacantismo, significa combattere contro una non-realtà. Ubi Petrus ibi Ecclesia, anche se Pietro dovesse essere peccatore e traditore come lo è l’attuale pontefice. Anzi, ché sarebbe di molto più colpevole in questo caso. La Vergine a La Salette e a Fatima ha parlato dell’apostasia che arriverà sino al vertice della Chiesa. E chi è il vertice se non il Papa? Oseremo criticare la Madre di Dio?

  • Lo stato di necessità non può essere giustificato da altro che dall’incompatibilità dei «papi conciliari», seguaci e promotori degli errori ed eresie del Vaticano 2º, con l’autorità giurisdizionale. Essi sono in opposizione dottrinale obiettiva alla Fede di 20 Concili ecumenici e 260 Papi. Nessun cattolico deve seguire un vertice eretico o apostata, decaduto «ipso facto» da ogni autorità nella Chiesa. E chi dovrebbe essere al vertice se non il Papa? Questo stabilisce il CIC in base al Diritto divino fondato sulla Fede rivelata. Come intendere in altro modo la visione simbolica del Terzo Segreto di Fatima – la morte del Papa con tutto il suo seguito cattolico – più chiara nel 1960, quando a Roma regnava un modernista massone? A La Salette e Fatima furono anticipati segni di questa realtà presente, che il fedele riconosce nella Fede della Chiesa, non dalle apparenze della pseudo realtà conciliare, che si conferma sempre più deviata e deviante.

  • La condotta iniqua di un amministratore, ad esempio un sindaco condannato, non cancella la validità e la legittimità della sua gestione – dico: provvedimenti, delibere – perché l’istituzione, nel nostro caso la Chiesa, è al di sopra per connotazione divina espressa e gestita, nella realtà terrena – la Chiesa militante – da strutture codificate ed accettate. I papi postconciliari, che ritengo indegni e non santi, sono, tuttavia gestori ed affidatarii di questa realtà. Come al servo infingardo, ad essi sarà chiesto conto e ragione del mancato raddoppio del talento e a noi l’impegno di far presenti gli errori che non sarebbero tali se non esistessero i responsabili. Che cosa dovremmo dire di quelle Messe celebrate da preti sospesi a divinis? Invalide o illegittime? Esse sono valide ma illegittime, come recita il CJC. Tale analogìa si attaglia perfettamente anche a questi indegni, ma validi papi.

  • Abbé Hervé Belmont
    “Impresa Mons. Williamson, ogni genere di demolizione”
    (Martedì 4 marzo 2014)

    http://www.quicumque.com/article-entreprise-williamson-m-g-r-demolition-en-tout-genre-122822777.html

    In cinque recenti articoli del suo blog Kyrie eleison, mons. Richard Williamson ha intrapreso un compito che oltrepassa manifestamente le sue competenze teologiche e che dà a pensare sulla sua adesione alla dottrina cattolica; infatti egli porta al loro parossismo i falsi principi professati e messi in opera nella fraternità San Pio X.
    Egli ha l’intento di confutare i sedevacantisti – diritto che nessuno gli contesta – senza nemmeno rendersi conto che l’origine separatista del suo episcopato è mille volte più problematica, poiché una tale origine è esplicitamente condannata dalla Chiesa, e costituisce un “attentato contro l’unità della Chiesa” dixit Pio XII. Checché ne sia e indipendente da ciò, la diatriba williamsoniana fallisce totalmente, per la semplice ragione che torna a negare la dottrina cattolica e a svuotare il senso dei testi dogmatici per renderli inutili : essa non può essere che falsa e nefasta.
    ***
    Si sa che io apprezzo poco questa parola sedevacantismo, in quanto fa credere che designi un principio che presenti dei tratti originali e che i suoi partigiani vogliano promuovere e vedere perdurare. La realtà è il contrario : l’affermazione che la Santa Sede è vacante di ogni autorità pontificale è una conclusione (conclusione che rimane all’interno dell’intelligenza delle fede) che i sedevacantisti desiderano veder finire al più presto (per vie fondamentalmente sovrannaturali, conformi alla costituzione della Chiesa); è una conclusione che li rattrista ma che credono indispensabile riconoscere per professare la fede cattolica nella sua integrità e per non alterare la dottrina della Chiesa.
    Se Mons. Williamson si fosse avveduto di ciò, si sarebbe posto dal punto di vista dell’atto di fede e della dottrina che la Chiesa professa di se stessa, invece di lasciarsi andare a un naturalismo che gli fa moltiplicare i sofismi (vale a dire i ragionamenti che hanno un’apparenza di saggezza ma che sono ingannevoli ed erronei). Mi accontento di menzionarne qualcuno.
    «La questione [dei papi conciliari] non è di primaria importanza. Se essi non sono stati Papi, la Fede e la morale cattoliche con le quali io devo “attendere alla mia salvezza con timore e tremore” (Cfr. Fil. II, 12), non cambiano di uno iota. E se essi sono stati Papi, non posso obbedire loro nella misura in cui si sono allontanati da questa Fede e da questa morale, perché “dobbiamo obbedire a Dio prima che agli uomini” (Atti, V, 29).» (Commento CCCXLI, 25/01/2014).
    Ecco un paragrafo che non manca di impressionare chiunque abbia a pensiero la salute della sua anima… ma che in realtà non è che un grossolano sofisma. Giacché ecco la fede cattolica : «E dichiariamo, affermiamo, stabiliamo che l’essere sottomessi al Romano Pontefice è, per ogni creatura umana, necessario per la salvezza.» (Bonifacio VIII, bolla Unam Sanctam, 18 novembre 1302). Dissociare la salute eterna dalla sottomissione al Sovrano Pontefice, è ingiuriare Gesù Cristo che ha fondato la Chiesa su San Pietro e i suoi successori, e perdere le anime.
    Invocare gli Atti degli Apostoli («bisogna obbedire a Dio più che agli uomini») contro il Sovrano Pontefice, non manca d’impressionare tutti coloro che voglio obbedire soprattutto a Dio, ma è in realtà un grossolano sofisma. Giacché ecco la fede cattolica : «Proprio al contrario, il divino Redentore governa il suo Corpo mistico visibilmente e ordinariamente mediante il suo vicario sulla terra» (Pio XII, Mystici Corporis, 29 giugno 1943). Dissociare l’autorità del Sovrano Pontefice dall’autorità di Gesù Cristo, o pretendere che obbedire al Papa sia semplicemente «obbedire agli uomini», è ingiuriare Gesù Cristo che ha comunicato la sua propria autorità a San Pietro e ai suoi successori, e perdere le anime.
    E così Mons. Williamson decide di richiamare di sfuggita sant’Agostino alla riscossa, attribuendogli il principio : in dubiis libertas. Non solamente l’attribuzione è falsa [1], ma addirittura sant’Agostino riterrebbe che il dubbio, in materia di dottrina e d’azione, non genera libertà ma la necessità di cercare più intensamente la verità. Il dubbio non è un bene desiderabile (cosa che potrebbe giustificare la libertà che gli si attribuisce) ma una carenza dello spirito, alla quale si deve rimediare – se ciò può essere l’oggetto di una ricerca virtuosa.
    Forte di ciò, Mons. Williamson intraprende una demolizione sistematica del Magistero della Chiesa: il Magistero ordinario e universale non esiste più, poiché egli vuole intendere ordinario in un senso triviale, ed intende universale in un senso esplicitamente scartato dal (primo) concilio del Vaticano ed adottato dal magistero post-conciliare [2]. I giudizi ex cathedra del sovrano Pontefice non esistono più, poiché essi devono fondarsi (pretende egli) sul magistero ordinario e universale (che non esiste più); egli sostiene questa pretesa in contraddizione con la definizione del (primo) concilio del Vaticano che precisa che «queste definizioni del Pontefice romano sono irreformabili per se stesse e non in virtù del consenso della Chiesa».
    Questa demolizione continua mediante la confusione dell’ordine della conoscenza e dell’ordine dell’essere, mediante la confusione tra l’infallibilità e l’inerranza [3]; mediante la pretesa di fare della conformità alla Tradizione una condizione dell’infallibilità del magistero, quand’essa ne è la conseguenza [4] etc.
    Non c’è più magistero, più obbedienza, più unità, più gerarchia… più niente. Svuotare il dogma cattolico dall’interno, alterando le nozioni che Dio e il Magistero della Chiesa utilizzano per rivolgersi all’intelligenza umana, ciò ha un nome nella storia delle dottrine : ciò si chiama modernismo. Modernismo nel senso preciso del termine, tale quale lo forgiò san Pio X. Non utilizzo il termine nel senso mondano, né nel senso che s’incontra nelle polemiche condotte dagli ignoranti : ma proprio nel senso di distruzione dell’intelligenza della fede.
    Non c’è più Chiesa cattolica, non più. Giacché, come bouquet finale, pensando di « volgersi verso l’altezza e la profondità di Dio Stesso», ecco che Mons. Williamson ci svela il fondo del suo pensiero : dopo sette secoli, la Chiesa cattolica s’è posta a rimorchio dell’umanità che volge le spalle a Dio; la Chiesa è su una brutta china, e, per compensare o camuffare ciò, essa rinforza l’infallibilità del Magistero. Ed ecco una fine teologia, un profondo amore per la Chiesa! Il cavaliere Williamson si ritrova, attraverso i secoli, solo a combattere in maniera efficace ed adeguata «l’eresia universale del liberalismo». Ma a quale prezzo!
    Ci siamo ridotti ad un triste livello. Kyrie eleison, è il caso di dire e di ripetere senza posa : Signore, abbi pietà di noi.

    NOTE:
    [1] Spesso si vede qua o là attribuire a Sant’Agostino l’adagio : «In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas», unità nelle cose necessarie, libertà in quelle dubbie, carità in ognuna. Ora questa formula è introvabile in Sant’Agostino. In realtà, essa è dovuta al protestante Peter Meiderlin (Rupertus Maldenius) (22 marso 1582 – 1 giugno 1651) a proposito delle controversie tra protestanti.
    Riferimento : Joseph Leclerc s.j. in Recherches de sciences religieuses, tomo LII-3 pag. 432 (1964). Cf Esprit et Vie (ex Ami-du-Clergé) del marzo 1973, pag. 98 (copertina).
    Ipotesi : è il titolo dell’opera [Paraenesis votiva pro pace ecclesiæ ad theologos augustanæ confessionis] da cui è tratta questa frase che l’avrebbe fatta attribuire a Sant’Agostino – ma per una grossolana confusione, giacché «Augustanæ Confessionis» non designa le «Confessioni di Sant’Agostino» ma la «Confessione di Augusta», manifesto dottrinale del protestantesimo luterano.
    È del resto difficile attribuire questo testo a Sant’Agostino, per poco che ci si rifletta. Non avrebbe certo fatta nessuna difficoltà per «in omnibus caritas», anzi al contrario. Ma la distinzione tra «dubiis» e «necessariis» rileva una grande differenza : non solamente queste sono due nozioni che non sono dello stesso genere (una compete alla conoscenza, l’altra all’essere), ma anche tra le due c’è da una parte tutto il «probabile» e dall’altra il «sicuro contingente». E poi ci sono cose dubbie che si possono (o anche che di devono) lasciare come sono, mentre ci sono dubbi che si ha il dovere di toglier via : quando ne va dell’onore di Dio, della validità dei sacramenti, della condotta da seguire secondo giustizia, di ciò che è necessario alla comprensione della fede e della parola del Magistero.
    In realtà, questa distinzione non ha senso che nell’ottica del libero esame protestante : laddove la Bibbia non patisce divergenza alcuna di interpretazione, necessità e unità. Il resto è rigettato nel dominio del dubbioso e del libero, essendo ciascuno giudice di ciò che è necessario e di ciò che è dubbio.
    [2] Concilio del Vaticano, Dei Filius, Denzinger 1792 [300140ed.it.]: «Inoltre, con fede divina e cattolica, si deve credere tutto ciò che è contenuto nella parola di Dio scritta o tramandata, e che la Chiesa propone di credere come divinamente rivelato sia con un giudizio solenne, sia nel suo magistero ordinario e universale». Il senso dell’espressione Magistero ordinario e universale è precisato negli interventi e rapporti ufficiali della Deputazione della fede, incaricata di esplicitare ai Padri prima degli scrutini il senso esatto di ciò che andavano a definire. La Deputazione rinvia alla Lettera apostolica di Pio IX Tuas libenter del 21 dicembre 1863 : «Infatti, anche se si tratta di quella sottomissione che si deve prestare con un atto di fede divina, tuttavia questa non deve essere limitata a quelle cose che sono state definite con espliciti decreti dei Concili e dei Pontefici Romani e di questa stessa Sede Apostolica, ma deve essere estesa anche a quelle cose che, per mezzo del magistero ordinario di tutta la Chiesa diffusa sulla terra, sono trasmesse come divinamente rivelate» Denzinger 1683 [287940ed.it.]. Universale indica in questa espressione l’universalità della Chiesa insegnante, il Papa e i vescovi subordinati. Il Magistero universale è quindi il potere d’insegnamento della Chiesa esercitato dal Papa e l’insieme dei vescovi attualmente viventi. Esso è ordinario perché ha luogo mediante modalità di esposizione, e non mediante modalità di giudizio solenne.
    Ecco però che Mons. Williamson vuole intendere ordinario nel senso in cui lo si impiega nell’espressione triviale : ciò, non è ordinario! ed è ciò che aderisce al senso post-conciliare della parola universale, ossia l’universalità nel tempo e non semplicemente nello spazio – diacronico e non semplicemente sincronico (Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede allegata alla lettera apostolica Ad tuendam fidem di Giovanni-Paolo II, 18 maggio 1998).
    [3] Questa confusione gli era già stata segnalata nel 1979 dal R. P. Guérard des Lauriers (Cahiers de Cassiciacum, n°2, novembre 1979, pp. 88-91) ed io stesso gli avevo mostrato ch’essa rende vana l’infallibilità del Magistero della Chiesa, tanto quella del Papa che quella della Chiesa insegnante in tutta la sua estensione : si era nel corso di un ritiro, al momento di prendere congedo, il 20 (o 21 ?) novembre 1979, da Écône.
    [4] Questa pretesa, non solamente distrugge l’infallibilità del Magistero, ma rende impossibile la stessa fede cattolica. Si veda http://ddata.over-blog.com/xxxyyy/0/18/98/43/La-foi-est-infrangible/A-5-Ruine-de-la-foi.pdf ed anche http://www.quicumque.com/article-la-sainte-eucharistie-et-le-nouveau-jansenisme-75355722.html.
    [5] Durante questi cinque articoli, si assiste ad una ripetuta invocazione, incantatoria, della lotta contro il liberalismo. A dispetto della dottrina, a dispetto del Magistero, a dispetto dell’essere storico della Chiesa. Tutto ciò non manca d’essere inquietante.
    Si conosceva un «antiliberalismo» il quale permette di giudicare e di denigrare il proprio prossimo. Si conosceva un «antiliberalismo» il quale permette di immischiarsi in tutti gli affari del prossimo. Si conosceva un «antiliberalismo» il quale permette di occultare situazioni matrimoniali irregolari, di cancellare gravi deviazioni morali o di fare come se gravi censure fossero state assolte («l’elemosina antiliberalista copre una moltitudine di peccati»). Ora si ha un «antiliberalismo» che si nutre di modernismo… Il carattere comune di questi «antiliberalismi» è che essi non definiscono mai cosa sia il liberalismo. Eppure è di qui che occorre cominciare se si vuole guardarsi da lui e combatterlo veramente.

  • Bene, se sono validi papi, occorre obbedire loro (in alcuni, limitati casi, potrebbe infatti intervenire il fattore dell’ignoranza invincibile) .
    La condotta morale del singolo individuo è di secondaria importanza: ci sono stati, purtroppo, pessimi Papi dal punto di vista della condotta, ma del tutto in linea con i precetti cattolici rispetto alla fede.
    Se ritenessi questi Papi cattolici, non criticherei pubblicamente e sistematicamente i loro comportamenti per non aggravare le conseguenze dei loro scandalosi atti e cercherei di interloquire privatamente con l’interessato e/o stretti collaboratori.

  • Caro Federico: ritenere un papa illegittimo ma valido non significa accettarne la manifesta erronea dottrina per atto di obbedienza. Il profeta Ezechiele fa dovere del fedele di ammonire chi sbaglia, così come Gesù (Mt. 18, 15/20) ne fa un imperativo. Lo stesso CJC riconosce il diritto del fedele di muovere contestazioni. Nella fattispecie: dato per certo che, nel prossimo Sinodo, la Gerarchia cancellerà le regole evangeliche col legittimare le unioni illegali e peccaminose, ciò non comporta l’obbligo di obbedire in quanto soltanto un Concilio dogmatico che deliberi in tema di fede – e quindi in unità col Papa – è investito di autorità. Un Sinodo – e qui sta il trabocchetto – non è necessariamente investito dalla Spirito Santo. Un papa indegno, d’accordo, ma valido a cui si può anche disobbedire.

  • Egregio Prof. Pranzetti, probabilmente scriverò cose ovvie e che Lei dava già per scontate, ma ci tengo a fare qualche precisazione.
    Se c’è PALESE contrasto col DEPOSITUM FIDEI (RIVELAZIONE) o con qualche DOGMA già definito, si rifiuta anche ciò che definisce un CONCILIO DOGMATICO o una dichiarazione EX CATHEDRA: Dio non si contraddice!
    Cristo stesso ha definito il matrimonio indissolubile, non esite Autorità che possa cambiare questo, come ci ha ricordato Pio XII.
    Con Bergoglio dobbiamo essere pronti a TUTTO, se il Sinodo non lo dovesse soddisfare potrebbe anche fare ciò che moltissimi ritengono impossibile: usare il Magistero Straordinario per vincolare tutti i fedeli a negare l’indissolubilità del matrimonio!
    Affinchè un Concilio sia dogmatico non basta che venga DICHIARATO tale e affinchè un DOGMA dichiarato ex cathedra sia vero non basta il rispetto delle 4 regolette: il prerequisito ESSENZIALE (compreso nel termine “definire” (la definizione è un atto esplicativo, non creativo o abolitivo) e spesso dimenticato) è che il DOGMA può solo CONFERMARE la RIVELAZIONE: le 2 fonti del dogma sono la Scrittura e la Tradizione!
    Inoltre, essendo i dogmi immutabili, nessun papa e nessun concilio possono abolirli o modificarli.

  • Diego carissimo: credo che diciamo le stesse cose. Il mio pensiero si riassume nel comando di San Pietro: “Bisogna obbedire a Dio prima che agli uomini”. Quand’anche papa Bergoglio dovesse usare il magistero straordinario per imporre la sua visione di un matrimonio dissolubile, non gli è dovuta obbedienza proprio per quanto lei osserva, e cioè il contrasto con Depositum Fidei, Tradizione e Vangelo. Le dirò che io non ritengo santi i due papi conciliari recentemente canonizzati poiché li reputo in antitesi con i predetti fortilizi della fede. Il problema, credo, consiste nella personale visione: sedevacantista o apostolica. Tutto qui il problema.

  • Leggendo ora i commenti al mio articolo mi accorgo che probabilmente non sono stato chiaro, poiché le inezie e contraddizioni che ho segnalato nello scritto di Mgr Williamson, che rasentano il ridicolo, non sono state percepite da tutti.
    Esse sono essenzialmente due: – la sua visione, da vescovo, di cosa sia l’Autorità Apostolica di Vicario di Cristo del Sommo Pontefice; – quello di accentrare questa in modo personale e poi attribuire tale errore a dei «sedevacantisti liberali».
    Per la prima questione ho esposto la posizione cattolica del Concilio Vaticano (inutile ripetere 1º e unico ecumenico vero), ricordata da Pio XII. Posizione divina, specialissima nel mondo umano, dove si cade spesso nella sua riduzione a un capo di stato, che nel caso degli anglicani, hanno senza fiatare sostituito quella del Papa per quella di un re quale Enrico 8º e poi anche per delle regine. A rinforzare l’unicità della posizione del Papa vi è la nota dell’infallibilità assicurata dalla preghiera di Gesù per Pietro e successori, che rende la Chiesa da loro confermata infallibile. Naturalmente, questa posizione di rappresentanza di Gesù Cristo – solo Capo della Chiesa -, è impersonata da un uomo, ma supera l’umano, per cui il cattolico può riconoscere un vero papa per quello che la onora nella Fede, per cui ha ricevuto tale Carica immediatamente da Dio e non dai cardinali, né dalla Chiesa. Ecco il problema della mentalità de Mgr Williamson e di altri che ho focalizzato, nel suo contrasto con quella di chi riconosce oggi la Sede vacante dal Papa cattolico e apostolico voluto dal Signore e individuato dalla Chiesa. A questa, luce il dilemma di una visione sedevacantista o apostolica è completamente invertita poiché è proprio per assicurare la certezza della continuità apostolica che un cattolico non può accettare uno che la inverte in nome di tale titolo, che la mentalità liberale e democratica attribuisce a quell’uomo, nonostante le sue libere scelte religiose davvero protestanti ed ecumeniste. Ecco il tema sollevato qui e che richiede una presa di coscienza, non succube dell’illusione della falsa realtà di un papa capo esecutivo.

  • Pure san Paolo era un fariseo persecutore, e S. Agostino un libertino, e s. Ignazio un soldataccio, e E. Zolli un rabbino, il buon ladrone un assassino, il santo cardinal Newman un anglicano, e A. Ratisbonne un ateo. Tutti noi, prima del battesimo eravamo condannati. Che vuol dire? Non è vero che si fa più festa in cielo per un peccatore convertito che per 99 giusti? Carissimo Arai: per quanto degenerata sia oggi la Chiesa e mal rappresentata dalla gerarchia, vive tuttavia. Ubi Petrus ibi Ecclesia.

  • La vera Chiesa non può essere ‘degenerata’ poiché perennemente ‘Santa’. Il ‘fattore umano’ può essere variabilmente in linea con tale standard – il Capo e l’Anima, assieme al Corpo Mistico che vivificano, sono comunque inattaccabili dalla corruzione. Un vero Papa non può sistematicamente insegnare dottrine erronee in materia di fede e morale. La constatazione oggettiva della sede vacante è l’unica posizione veramente cattolica. La Chiesa e il suo magistero rimangono indefettibili e infallibili, e la visibilità della stessa non è venuta meno: “Visibility primarily signifies the capability of being perceived […] by any of the 5 senses [and] by the intellect because of the sensible qualities adhering in that object. Hence the division into MATERIAL and FORMAL visibility […] In other words, we maintain that the Church of Christ is formally visible, [and this] of course does not mean that all will actually recognize it as such; THOSE BLINDED BY PASSION AND PREJUDICE can no more recognize the true Church than the Pharisees of old could recognize its Divine Founder. The man who closes his eyes cannot even see the sun in its noonday splendor (Berry, E. Sylvester. The Church of Christ. Oregon: Wipf & Stock Publishers, 1955 (Imprimatur), pp. 36-37. Mi scuso per la mancata traduzione dell’originale).

  • Carissimo Luciano: la chiesa che oggi è rappresentata da una gerarchia degenerata non è la Chiesa del Signore che vive nella Fede dove Ubi Petrus ibi Ecclesia. Il fato che si vorrebbe che non fosse così è soltanto un sentimento piantato in aria, come quello dell’americano Ferrara che non resiste a nessuna considerazione cattolica. Si è visto nella discussione col P. Cekada, dalla quale prendo questa citazione dello stesso P. Sylvester Berry:
    – PATENT ABSURDITY: Sedevacantism “can only be dismissed as patently absurd,” because it assumes that most Catholics adhered for five decades to an imposter pope and episcopacy. This would “make a mockery” of the promise of Christ to his Church. (pp. 10-11, 9) …
    – Mr. Ferrara’s opening argument is circular: Sedevacantism is absurd because it is absurd. Maybe this works in a Jersey courtroom, but in the science of Catholic theology, you cite teachings of recognized authorities if you want to be taken seriously.
    So to Mr. Ferrara’s unproven assertion that it is “absurd” to believe that the overwhelming majority of Catholics might one day end up adhering to a false pope, we respond with the teaching of the theologian Father Sylvester Berry:
    “The prophecies of the Apocalypse show that Satan will imitate the Church of Christ to deceive mankind; he will set up a church of Satan in opposition to the Church of Christ. Antichrist will assume the role of Messias; his prophet will act the part of Pope, and there will be imitations of the Sacraments of the Church. There will also be lying wonders in imitation of the miracles wrought in the Church.” (The Church of Christ, 119)

  • Carissimo Matteo: la scarsa e ridotta visibilità della politica italiana, ed europea, ad esempio, non comporta necessariamente, e per niente, un vacantismo di governo. I governi ci sono, ma non funzionano. Così anche la Chiesa: gerarchia opaca, ma Essa, la Chiesa, è qui e continua anche con un piccolo gregge. Il concetto di sede vacante annulla tutte le vostre battaglie a pro della Tradizione. Filippo IV il Bello fu un pessimo re, ma gli storici non considerano il suo un periodo di “Vacatio imperii”. Bergoglio è pessimo papa, come pessimo è l’emerito transfuga, ma essi sono nella linea di successione apostolica.

  • Esiste una profonda differenza tra i ‘cattivi’ cattolici e gli eretici. Bergoglio e predecessori, a partire da Roncalli, non possono essere definiti cattolici. Questo è il nocciolo della questione. E’ una constatazione di fatto, ottenuta formulando un semplice giudizio dettato dalla ragione illuminata dalla fede (chiaramente non ancora de iure…). Il candidato moralmente turpe, ad es. Rodrigo Borgia/Alessandro VI, ma integro dal punto di vista della fede, può aspirare alla carica petrina e ricevere il potere giurisdizionale (essenza del papato). Il candidato eretico non è semplicemente in grado di divenire legittimo e valido Papa (cfr. Pio XII, Mystici Corporis, 22-23). Cristo non promise l’assenza perpetua di una situazione di sede vacante all’interno della Chiesa: ma promise la cattolicità dell’individuo validamente insediato come capo visibile della Chiesa.
    La dialettica del ‘cattivo padre’ finisce per favorire i nemici della Tradizione. I ‘frutti’ di questa mentalità testimoniano circa la nefasta natura dell’albero che si ostina a produrli.

  • His Excellency, just like the Neo-SSPX, makes use of dishonest argumentation. Before we analyze his arguments, I show an exemple of such a dishonesty, describing a conversation with a Neo-SSPX priest about the invalidity of the new sacraments. Several scholastical arguments have been advanced to prove this (in English, mainly explained in the books of Omlor and Coomaraswamy, which arguments have never been properly answered to this day, let alone refuted). The Neo-SSPX dishonestly pretend that these arguments do not exist and never mention them on their website. When this was pointed out to a Neo-SSPX priest (whose name I do not mention out of charity) he replied that a valid pope could not promulgate invalid rites for the sacraments. This is true, I replied, but then why you do not accept them all? He answered by stating that they are harmful to the faith. But in the meantime Catholic Theology says that valid popes cannot validly promulgate sacramental rites that are either invalid, or heretical, or harmful to the faith, so the Neo-SSPX seems to forget about two-thirds of this teaching, in order to bend the rules (dishonest logic, again). As an aside, if the new “sacraments” are invalidly promulgated, as some from the recognize-and-resist camp think (and this is a minority, since vast the majority seems to accept them lock, stock and barrel), what guarantees their validity? Sooooo … in order to stay on the “golden middle way” (recognize-and-resist), they distort Catholic Theology (and/or make use of dishonest logic).
    Likewise, ignoring the fact that the Newchurch has a different religion is a classic exemple of the famous “ignoring the elephant in the middle of the room sindrome”.
    We will show exemples of this type of reasoning in His Excellency’s letter.
    »Conversely, for many a sedevacantist if one accepts that any of the Conciliar Popes has really »been Pope, then one can only be a liberal, and if one criticises sedevacantism, then one is »promoting liberalism. But not at all!
    Is this meant to suggest that if some sedevacantists are this, then their whole position is disproved? This would be a dishonest conclusion. Following the same line of reasoning, as some priests of the Neo-SSPX do, that sedevacantism leads to conclavism. We say although some sedevacantists turned into conclavists, this does not mean that all sedevacantists are bound to follow the same course at some point, unless they end up acceting the conciliar “popes”. By the same token sedevacantists can say that sedeplenism leads one into the conciliar “church”. Afterall a greater percentage of sedeplenists end up going over to the Novus Ordo sect, then sedevacantists becoming conclavists, yet still, would this be an honest conclusion? Pulling out some non-representative exemples (as in every camp there are some ‘kooks’, even in ours) to prove their point is not a valid argument either (and the Neo-SSPX has done this repeatedly). Actually, we do not acuse sedeplenists of liberalism, but of intelectual dishonesty.
    »For, firstly, the Solemn Magisterium’s snow-cap on the Ordinary Magisterium’s mountain is its »summit only in a very limited way – it is completely supported by the rock summit beneath the »snow. And secondly, by the Church’s most authoritative text on infallibility, the Definition of the »truly Catholic Council of Vatican I (1870), we know that the Pope’s infallibility comes from the »Church, and not the other way round.
    The Church is supposed to be UNDER tthe pope, so isn’t this a rather “democratic” view, where power comes from below? And we are the liberals!? One must twist his mind into a pretzel to believe this hogwash. And unfortunately the Vatican Council has never been properly adjourned. Otherwise they would have perhaps addressed the issue of the Ordinary Magisterium as well, with respect to papal infallibility.
    »When the Pope engages all four conditions necessary for ex cathedra teaching, then, says the »Definition, he possesses “that infallibility which the divine Redeemer willed his Church to enjoy in »defining doctrine.”
    We agree. But how about the Ordinary Magisterium, which, according to the Neo-SSPX can err? (Heresy, anathema sit!!!) Is the “erring” Ordinary Magisterium supposed to support the infallible Extraordinary Magisterium?
    »But of course! Where else can infallibility come from, except from God? …. If they are infallible, »the infallibility must come through, but from outside, their humanity, from God, who chooses to »bestow it through the Catholic Church, and that infallibility need only be a momentary gift, for the »duration of the Definition.
    Again, according to this, popes have nothing to do with the Ordinary Magisterium.
    »Therefore outside of a Pope’s ex cathedra moments, nothing stops him from talking nonsense »such as the new religion of Vatican II.
    Of course. But in that case popes can lose their authority.
    »Therefore neither liberals nor sedevacantists need or should heed that nonsense, because, as »Archbishop Lefebvre said, they have 2000 years’ worth of Ordinarily infallible Church teaching »by which to judge that it is nonsense.
    What nonsense? Nonsense is the whole “recognize and resist” position according to which one can have his pope and disobey him whenever deemed necessary. (Talk about ‘have your cake and eat it’ or ‘riding the fence’! Btw, ‘riding the fence’ has never taken anyone anywhere.) They are “sifting” the “pope’s” teaching, and, in addition some of them accuse us of sifting the “pope”. The SSPX position used to be that one has to accept that part of the the “pope’s” teaching which Abp. Lefebvre approves. But we can ask: while they claim that sedevacantism is anti-traditional, since did not exist before V2, what do they have to say about “pope sifting”, or “surrogate pope” (Abp. Lefebvre)? They dishonestly defend their position by bringing up exemples of some bad popes, who ordered morally reprovable things. Sedevacantist apologists reply to this that while you can disobey some particular orders if they are immoral, one is bound by the Magisterium of the Pope. There is a difference here that recognize-and-resisters sweep under the rug by rejecting the new “mass” and some of the new sacramental rites (which are part of the Ordinary Magisterium). In conclusion, sedevacantism is more logical and more honest then the fence sitting, pope sifting, recognize and resist position, as judged by “2000 years of infallible Church teaching”.
    To finish, let me make a personal observation. Why do sedeplenists always attack the sedevacantist position and not the other way around? If they think they are smarter than us, I am happy for them, but why do they not leave us alone (and as a “byproduct”, they mislead many people of good will in the process)? I seem to detect some insecurity here. Maybe deep inside they know that we are right but do not possess the guts to adopt our position. (We agree that such is the reason why so many Protestants attack Catholicism rather than the other way around, so the situation here is pretty similar.)
    To His Excellency I reply that if he can compare sedevacantists to liberals, likewise I can compare recognize-and-resisters to liberals, since both argue dishonestly (and ignore or misrepresent the counter-arguments they cannot refute).
    To the “recognize and resist” camp, sifting a “pope’s” teaching, instead of saying a clear “yes” or “no” (in the former case they have accept the new “mass” and “sacraments”, while in the latter they have to become sedevacantists as the “golden middleway” is proven to be contradictory) I suggest to recall the following verse (Apoc 3:15-16):
    Scio ópera tua: quia neque frígidus es, neque cálidus: útinam frígidus esses, aut cálidus: sed quia tépidus es, et nec frígidus, nec cálidus, incípiam te evómere ex ore meo.
    (I know thy works, that thou art neither cold, nor hot. I would thou wert cold, or hot. But because thou art lukewarm, and neither cold, nor hot, I will begin to vomit thee out of my mouth.)
    »Kyrie eleison.
    Yeah, indeed. Kyrie eleison. I couldn’t agree more.

  • Sig. Luciano, scusi ma è un gravissimo errore applicare le regole del Magistero Perenne della Chiesa (ad esempio sulla Sede Vacante in caso di pubblica eresia) alle regole della politica. Il primo è l’arte del Vero, infallibile ed eterno. La seconda è l’artte del possibile. Ciò non toglie che in determinati casi esistano autorità illegittime anche in politica.
    Bergoglio, come i suoi predecessori fino a Roncalli e tutti i chierici in comunione con loro (particolarmente coloro che manco sono chierici perché ordinati o consacrati dopo la riforma) non sono nella linea della successione apostolica perché hanno abbandonato la Fede trasmessa da Cristo agli Apostoli.

  • Caro Matteo: la Chiesa non è soltanto un’istituzione divina, ma, come il suo fondatore, spartisce una doppia natura e quella umana, appunto, è umana e perciò legata a schemi umani che, li si chiami come dir si voglia, sono analoghi a quelli di qualsiasi potere terreno. Non c’entra affatto la differenza tra Vero e possibile. In quanto alla linea della successione apostolica, essa risente anche della componente umana – l’uomo che diventa papa. Indegno e transfuga dalla Fede e dalla Tradizione, è tuttavia scelto da un conclave regolare. Un papa eretico non interrompe la successione perché il collegio cardinalizio, riconosciutolo tale, lo dovrebbe dichiarare decaduto e rieleggere il successore. Se ne faccia una ragione.

  • Luciano mi perdoni ma il can. 188 del Codex del 1917 non dice così. Inoltre la ridotta visibilità della Chiesa Cattolica non ci permette di affermare la legittimità dell’elezione. Per questo parliamo di drastica riduzione della visibilità della Chiesa. Si può, altresì parlare anche dell’irregolarità del conclave, perché composto da chierici decaduti dalla Fede e, quindi privi d’autorità ma vestiti da cardinali. La decadenza dall’Autorità va constatata ispo facto ex art. 188 del Codex e non dichiarata.
    Quando Dio vorrà, metterà le cose apposto, come meglio deciderà. Il Magistero e non noi, ci dà i mezzi necessari per risolvere la questione, per ora “senza bisogno di dichiarazione alcuna”. L’indefettibilità è salvata dal “piccolo gregge rimasto fedele”, ovunque si trovi nel mondo. L’ortoprassi politica non è applicabile alle leggi della Chiesa. Se ne faccia una ragione.

  • «La Chiesa non è soltanto un’istituzione divina, ma, come il suo fondatore, spartisce una doppia natura e quella umana, appunto, è umana e perciò legata a schemi umani che, li si chiami come dir si voglia, sono analoghi a quelli di qualsiasi potere terreno.»
    Ecco una mezza verità ingannevole se non è presa nel suo giusto ordine poiché qui l’umano è ordinato al divino e mai viceversa come ci cascano molti. Ciò perché anche nella linea della successione apostolica deve prevalere sempre il Vero sul possibile, la Fede sull’eresia, affinché questa risalga al Vero Capo della Chiesa che è Gesù Signore.

  • Certo, caro Daniele, l’umano è subordinato al divino, ma non cancellato, tanto è vero che Gesù Dio, pur potendo permettersi ben altro, si sottopose alla legge umana andando a farsi censire a Bethleem, pagando la tassa con la moneta estratta dal pesce. Il piccolo gregge, di cui sopra (Matteo)sarà quello, secondo la vergine di Fatima, che unitamente al papa, resterà fedele. Ma se non c’è successione apostolica, chi lo guiderà? Non mi si dica che sbaglia la Vergine, spero.

  • Guardi Luciano che tutta la giusta testimonianza del piccolo gregge sulla realtà della Sede attualmente vacante è proprio nel senso di veder ristabilito quest’ordine umano subordinato al divino. Esso è incompatibile con gli errori ed eresie venute dal liberalismo ecumenista del Vaticano 2º e i suoi «papi». Essi sono radicalmente contrari all’apostolato di conversione, perciò alle ragioni di Nostra Signora a Fatima. Dal Signore, attraverso Sua Madre, abbiamo avuto il pegno che ci farà riconoscere il vero Papa cattolico dell’unica vera successione apostolica: quello che compirà la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria per la conversione della Russia. Da dove verrà? Non mi si dica che sia impossibile al Signore, spero. Intanto a noi spetta testimoniarLo nella Fede integra e pura.

  • L’indefettibilità non si limita ad una mera ‘continuità nel tempo’. Una gerarchia di facciata che altera sistematicamente e SOSTANZIALMENTE il depositum fidei (a causa della piena adesione al CVII) non rientra nelle promesse del Salvatore perché offende, tra le altre cose, la ragione umana. A causa dell’assenza di un legittimo successore di Pietro viene meno IN ATTO la Chiesa gerarchica: ma Essa permane a livello potenziale. “Il Papato, tolto il Papa, si trova nella Chiesa solo in una potenza ministralmente elettiva” (Gaetano, De comparatione auctoritate Pappae et Concilii, n. 210). Dunque, durante la vacanza della sede, la Chiesa mantiene la potenza elettiva del nuovo pontefice ed è, a propria volta, tra gli altri fattori da prendere in considerazione, da quest’ultima mantenuta in essere. Di conseguenza la successione apostolica non viene meno durante la sede vacante e la perennità della successione nel primato deve anzitutto intendersi come continuità morale: “Si tratta di una successione che deve durare continuamente fino alla fine dei secoli. E’ SUFFICIENTE, evidentemente, una CONTINUITA’ MORALE, che non è interrotta durante [la sede vacante]” (Zapelena, T. .De Ecclesia Christi, pars apologetica. Gregoriana, 1955, pp. 315-16).
    Pensare diversamente porterebbe, per fare un esempio estremo, ad accettare anche il Dalai Lama come capo visibile della Chiesa; Bergoglio è un eretico/apostata modernista, non un cattolico: appartiene a una scuola di pensiero, a una filosofia, che non ha nulla a che fare con il cattolicesimo. Mi vergogno quasi a ripetere ciò che persone certo più esperte e competenti di me sostengono e dimostrano da decenni: coloro i quali hanno perduto (o non hanno mai posseduto) la fede cattolica non possono essere a capo della Chiesa cattolica.

  • Non mi va di citare autori “umani” i quali dicono e scrivono ciò che vogliono dire. Io, per sostenere la mia tèsi, mi avvalgo del Vangelo, della Sua Parola. “Sarò con voi sino alla fine dei tempi” vuol dire che Cristo guiderà la Chiesa anche, e soprattutto, se il suo primo pastore è eretico – come lo sono tutti i papi postconciliari. Non fu sedevacantista la Chiesa durante la vicenda di Pietro pro/ebrei a cui S. Paolo si oppose, ma si trattò di un pastore che in quel periodo stava fuori dell’ortodossìa senza perdere il primato. Il sedevacantismo è una Non-Categoria, logica oltre che ontologica, he annulla tutte le resistenze all’errore.

  • Autori umani? Guardi che è dal Vangelo stesso che si conosce che nessun vero pastore può essere eretico e perciò anatema. Si veda, in speciale, Galati 1, 9 e II Giovanni 1, 10, ma anche tutto il discorso di Gesù sui falsi cristi, da non lasciarsi ingannare da essi. Paragonare l’ipocrisia materiale di Pietro, presto corretta, con mezzo secolo di perversione dei «papi conciliari» è abnorme. Allora tenersi questa falsa chiesa conciliare sarebbe d’obbligo! È davvero strano che molti siano più impegnati a difendere l’autorità di eretici che la testemonianza a favore della vera autorità che manca per confermare la vera Fede nel mondo.

  • I paragoni sul tentativo di Pietro di accettare il modello ebraico, abbondano sempre nei difensori accaniti del modello “papa eretico”.
    Ben scrive Arai che il paragone con i 50 anni di perversione dei papi conciliari, non regge !

  • “L’errore contestato da Paolo a Pietro fu un errore di condotta pratica non di dottrina, come vide già Tertulliano sentenziando col suo stile tacitiano: Conversationis fuit vitium, non praedicationis (De praescr., 23). Pietro non aveva rinnegato nessuno dei principii dottrinali stabiliti nel concilio di Gerusalemme; tuttavia in pratica non si comportava conforme ad essi, credendo in buona fede di evitare con quel suo contegno urti e contrasti. Gli antichi protestanti che adducevano l’episodio di Antiochia come prova della fallibilità dottrinale del papa di Roma cadevano in un palese errore storico; per di più confondevano l’infallibilità del maestro che insegna con l’impeccabilità del cristiano che opera, ignorando forse anche che il papa di Roma si confessa dei suoi peccati ed errori come qualunque altro cristiano cattolico” (Giuseppe Ricciotti, San Paolo Apostolo, 1946, § 368).

  • Caro Arai: quando parlo di “autori umani”, mi riferisco, ad esempio, a Ricciotti, ai vari teologi, agli studiosi e non agli evangelisti. Cerchi di comprendere le parole tra virgolette diversamente mi sembra che lei sia per la polemica spicciola ed immotivata fatta di controaffermazioni eccessive. In quanto a san Paolo, la sua opposizione fu di dottrina e non di pratica ad onta di quanto dice Tertulliano, di cui sappiamo poi la deriva.

  • Caro Luciano, per «polemica spicciola ed immotivata fatta di controaffermazioni eccessive», lei intende ritenere abnorme non accetare il suo paragone dell’ipocrisia materiale di Pietro, presto corretta, con mezzo secolo di perversione dei «papi conciliari»; o che per lei tenersi questa falsa chiesa conciliare come cattolica sarebbe d’obbligo?
    Ho capito: lei vuole avere l’ultima parola, anche dicendo cose simili per accusarmi d’essere polemico. Ci pensi; posso non esserlo in un caso così lamentabile?

  • Inserisco un commento fatto al proposito di un film che “non si doveva fare”. Ovvero quella strage partigiana che non si doveva raccontare. Ribadisco la’…

  • Aggiungo anche che i paragoni con i governi che ci sono anche se non governano, oltreche’ essere priva di analogia con il governo della chiesa (come ha scritto bene Arai) e’ di fatto priva di fondamento perche’ nell’esempio italiano si evidenzia la mancanza totale di legittimita’ di governi insediatisi a comandare ove non potrebbero. Non solo, ma sempre per restare nel campo italiano, secondo la definizione della Consulta costituzionale, il sistema adottato dai partiti da 20 anni ad oggi sarebbe privo di legittimita’, quindi nessuno dei premier e dei presidenti, nonche’ ministri ecc. sarebbe stato legittimato a legiferare ! Siamo governati da almeno 20 anni da governi illegittimi…Ricorda proprio la situazione della Chiesa, per la quale non si vuole mai ricordare che un consesso di cardinali elettori miscredenti od apostati NON e’ in grado di eleggere un papa valido poiche’ non ubbidienti alla ispirazione dello Spirito, bensi’ di quell’Altro spirito di cui il cristiano conosce i disegni criminosi.

  • Mi chiedo se anche il sig. Prenzetti si senta di rientrare nel genere “autori umani”. In caso affermativo, sarebbe da far notare che pretendere che il Papa insegnando si contraddica in dottrina è una possibilità esclusa in assoluto non dal Ricciotti ma dal Concilio Vaticano I, con il quale il teologo Ricciotti – per quanto autorevole – ha però di nuovo il merito di convenire; non però il sig. Pranzetti che interpretando da sé e all’apposto il testo Biblico… alla maniera dei protestanti (come ancora dice il Ricciotti)… si mette contro proprio il dettato della “Dei Filius”. Voce umana anche questa?

  • Signor Johannes, la Verità è preesistente e conosciuta: se un “papa” parlando ex cathedra contraddicesse il DEPOSITUM FIDEI (la cui difesa è la ragione per la quale il Papa è assistito dallo Spirito Santo) o il Magistero precedente (Dio non si contraddice) avremmo la prova certa (DOGMATICA) che la sede è vacante, infatti NESSUN Papa può sbagliare ex cathedra, quindi colui che dovesse sbagliare ex cathedra NON è Papa!
    Concorda con ciò?

  • Ovviamente si, purché, oltre che riconoscere che l’infallibilità magisteriale sia condizione della conformità alla Tradizione e non viceversa (come ripete l’Abbé Belmont), si riguadagni all’infallibilità magisteriale anche il Magistero ordinario universale – come insegna la Chiesa – e non i soli pronunciamenti ex cathedra. Per cui almeno dalla ratificazione della Dignitatis Humanae, e poi giù giù lungo la riforma liturgica, disciplinare, le nuove canonizzazioni, etc., si ha ragione di sostenere che la S. Sede non può che considerarsi formalmente vacante.

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