Renzi, i mille giorni e la giustizia barocca

 

Segnalazione Quelsi

 

by Cristina E. Rapisarda

 

RENZI MONONEURALEL’Italia è in recessione e l’Istat, per la prima volta dopo 55 anni, annuncia la deflazione. Il premier Renzi intanto sorride e sguazza gaudente, tra un gelato e l’altro, in mezzo a tweet e hashtag sempre più fantasiosi. Tra questi ecco comparire la tanto agognata riforma della giustizia. Qualcuno potrà obiettare che ci siano problemi più urgenti, come la disoccupazione e la povertà che cresce, ma rendere certo il diritto è di primaria importanza per incentivare economia e aziende.

 

Se le imprese infatti non hanno certezza di recuperare i proprio crediti insoluti, si innesca un circolo vizioso per cui i soldi non incassati non vengono reinvestiti e l’impresa in crisi di liquidità licenzia personale o riduce la produttività. I ritardi della giustizia civile (con una media di 1.210 giorni per recuperare un credito) costano ogni anno alle aziende 2,3 miliardi di euro. Mica poco.
E allora ecco che Renzi rilancia sul tavolo del Consiglio dei Ministri: in 1000 giorni dimezzare l’arretrato civile, favorire il ricorso all’arbitrato, intervenire sulla responsabilità civile dei magistrati (“chi sbaglia paga”) e portare la durata media di un processo civile di primo grado da tre anni ad uno solo. Senza dimenticarsi di ridurre la chiusura estiva dei tribunali da 45 a 20 giorni. Ce la farà il nostro salvatore? Ai posteri l’ardua sentenza, di certo sappiamo solo che, alla data del 30 giugno 2013, erano quasi 9 milioni i processi pendenti tra civili e penali.

Altro punto importante della prospettata riforma è la reintroduzione del reato di falso in bilancio, che, secondo le parole del Ministro Andrea Orlando, dovrà prevedere una pena da 3 a 8 anni per le società quotate, insieme all’introduzione del nuovo reato dell’autoriciclaggio.

Il consigliere politico di FI ed europarlamentare Giovanni Toti parla di intervento piuttosto timido sulla responsabilità civile dei magistrati, colpita qui in via indiretta tramite la rivalsa dello Stato su di loro, mentre il Ministro Orlando sottolinea che si potrà parlare solo di “negligenza” e non di “errore inescusabile” da parte dei giudici. Dopotutto i giudici, tanto quanto i medici, hanno in mano la vita delle persone. Bisognerebbe ricordarlo a qualcuno.

E sulle intercettazioni? FI e NCD chiedono sia vietata qualsiasi pubblicazione dei testi delle telefonate, siano essi anche solo degli stralci, ma Renzi ribatte dicendo di non voler mettere “bavagli” a nessuno e di voler limitare la pubblicazione solo a conversazioni di rilevanza penale. Così, mentre si attendono i vari gradi del giudizio, un pur sempre presunto innocente (fino a sentenza passata in giudicato) si vedrà sbattere virtualmente in piazza vizi e virtù personali, relazioni sentimentali o preferenze culinarie, con tanto di accorato e perpetuo addio a privacy e reputazione.

I sette provvedimenti sono stati presentati lo scorso 29 agosto in Consiglio dei Ministri, ma come effettivamente si presenterà alla fine la tanto decantata riforma è uno di quei classici misteri all’italiana.

Cristina E. Rapisarda | settembre 2, 2014 alle 7:17 pm | Etichette: crediti impresegiustizia,orlandorenziresponsabilità civile magistratiriforma giustizia | Categorie: Giustizia e Società | URL: http://wp.me/p3RTK9-5lX

 

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