Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

 

http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1025BastaBugie n. 42 dell’8 agosto 2008

 

FINALMENTE SVELATO IL VERO SHAKESPEARE: È CATTOLICO

di Rino Cammilleri

 

SHAKESPEAREInsomma, è sicuro: il maggiore poeta e drammaturgo di lingua inglese di tutti i tempi (e che nella cultura anglosassone occupa il posto che ha per noi Dante) era cattolico. Un libro di Joseph Pearce (intervistato dall’agenzia Zenit.org il 14 luglio 2008) lo dimostra inequivocabilmente. The Quest for Shakespeare: the Bard of Avon and the Church of Rome [Indagine su Shakespeare: il bardo di Avon e la Chiesa di Roma] (questo il titolo) non è comunque una novità, essendo stato preceduto da Shadowplay: the hidden beliefs and coded politics of Shakespeare [Teatro d’ombre: convincimenti religiosi nascosti e cifrari politici in Shakespeare], di Claire Asquith. «Esiste una schiera di illustri studiosi di Shakespeare che sono arrivati alla conclusione che il Poeta era cattolico», dice Pearce.

 

 

Ma la sua fede è rimasta nascosta per il semplice motivo che il cattolicesimo ai suoi tempi era fuorilegge. E lo fu praticamente fino al XIX secolo. Furono oltre settantamila i cattolici uccisi in Inghilterra per la loro fedeltà al Papa. Che Shakespeare fosse cattolico lo sapeva bene anche Elisabetta I, ma la di lui discrezione le consentiva di tollerarlo.

Erano del pari tollerati, benché cattolici, il compositore di corte William Byrd e il Conte di Southampton, non a caso benefattore di Shakespeare. Di quest’ultimo, «la famiglia della madre era una delle famiglie cattoliche più note in Inghilterra e diverse cugine di Shakespeare erano state giustiziate per il loro coinvolgimento nei cosiddetti complotti cattolici. Il padre di Shakespeare era stato multato in quanto cattolico e così anche la sorella Susanna».

L’impronta cattolica è, nelle opere del Poeta, giudicata «evidente» da Pearce, anche se, date le circostanze, espressa «in modo circospetto». Strano posto l’Inghilterra protestante: tutti i suoi maggiori letterati (da Wilde a Tolkien) erano cattolici.

 

 

 

http://www.zenit.org/it/articles/shakespeare-era-cattolico – Agenzia Zenit – 14 luglio 2008

 

Shakespeare era cattolico?

Intervista allo scrittore Joseph Pearce

di Carrie Gress

NAPLES, Florida (USA), lunedì, 14 luglio 2008 (ZENIT.org).- William Shakespeare era cattolico? Secondo lo scrittore Joseph Pearce vi è una serie di elementi che porterebbe a rispondere affermativamente.

In questa intervista rilasciata a ZENIT, Pearce parla del suo ultimo libro, “The Quest for Shakespeare: The Bard of Avon and the Church of Rome” (ed. Ignatius Press), in cui ripropone elementi della vita delle opere di Shakespeare, che ne dimostrerebbero la fede cattolica.

 

Il libro “Shadowplay: The Hidden Beliefs and Coded Politics of Shakespeare” di Clare Asquith è noto soprattutto per aver avanzato l’ipotesi che William Shakespeare fosse cattolico. Vi sono stati altri nella storia che hanno sostenuto la stessa idea?

Pearce: Esiste una schiera di illustri studiosi di Shakespeare che sono arrivati alla conclusione che il Poeta era cattolico. Dopo il lavoro pionieristico di Richard Simpson del XIX secolo, la convinzione che Shakespeare fosse un credente cattolico ha ricevuto conferme dal successivo lavoro investigativo accademico degli studiosi. Tra questi ultimi figurano il padre gesuita Herbert Thurston, Mutschmann e Wentersdorf, John Henry de Groot, Ian Wilson, un’altro gesuita, padre Peter Milward, Hildegard Hammerschmidt-Hummel e ovviamente la citata Clare Asquith.

 

Come mai questo elemento della vita di Shakesperare è passato così inosservato agli occhi di tanti studiosi, che lo hanno definito al di sopra della religione, di una sorta di umanesimo laico o di un ateismo illuminato?

Pearce: Negli ultimi anni anche gli studiosi sono stati costretti a prendere atto del crescente numero di elementi di prova che dimostrerebbero la cattolicità di Shakesperare, anche se molti rimangono in un ostinato rifiuto.

Il motivo per cui la fede cattolica di Shakesperare è rimasta nascosta è ascrivibile ad una combinazione di fattori. Anzitutto il fatto che il cattolicesimo, ai tempi di Shakespeare, era fuori legge. Per questo motivo tutti i cattolici dovevano mantenere segreta la loro fede.

Il secondo motivo per cui la cattolicità del poeta è rimasta largamente ignota nei due secoli successivi alla sua morte è dovuto alla tendenza anticattolica del mondo intellettuale di quel periodo. In terzo luogo, gran parte degli elementi inconfutabili non sono venuti alla luce o non sono stati correttamente intesi se non fino a poco tempo fa.

Infine, l’idea che Shakespeare fosse un umanista laico o un ateista è dovuta ad un’interpretazione soggettiva da parte di critici d’arte laici che hanno voluto vedere riflessi, nelle sue opere, i loro pregiudizi personali. Queste letture erronee sono state sconfessate dall’evidenza storica che dimostra che Shakespeare era un cattolico credente.

Da britannico cattolico, quali elementi di novità è riuscito a raccogliere su ciò che ha definito il puzzle della vita cattolica di Shakespeare?

Pearce: Ritengo che la mia posizione di cattolico britannico mi abbia aiutato molto nella ricerca sul carattere cattolico di Shakespeare. Conosco la storia del mio Paese e mi sono sentito molto “a casa” nel periodo di Elisabetta I e di Giacomo V, che è oggetto del mio libro.

Il valore principale del mio libro è che esso raccoglie il gran numero dei diversi elementi di prova, nelle pagine di un unico volume. Prima della mia pubblicazione di “The Quest for Shakespeare” era necessario leggere separatamente numerose opere per poter assemblare insieme tutti i pezzi del puzzle. Ora tutti i pezzi sono disponibili in un’unica fonte.

Per quanto riguarda gli elementi di novità, credo che il mio libro offra una visione inedita dei fatti. Forse la più evidente differenza fra il mio lavoro e quello della gran parte degli altri studiosi sul carattere cattolico di Shakespeare è la tesi in cui sostengo che egli era considerato un cattolico “sicuro” dalla Regina Elisabetta e dal Re Giacomo e che la sua cattolicità non era ignota ma era tollerata dalle autorità.

 

Quali elementi di cattolicità è possibile trovare nella sua famiglia?

Pearce: Che la famiglia di Shakespeare fosse devotamente cattolica e praticante è ampiamente dimostrabile. La famiglia della madre era una delle famiglie cattoliche più note in Inghilterra e diverse cugine di Shakespeare erano state giustiziate per il loro coinvolgimento nei cosiddetti complotti cattolici. Il padre di Shakespeare era stato multato in quanto cattolico e così anche la sorella Susanna. Anche la scoperta di un testamento spirituale firmato dal padre di Shakespeare conferma inequivocabilmente la sua fede cattolica.

 

L’accoglienza delle sue opere presso la Corte della Regina Elisabetta non sono prova che egli avesse abbracciato la religione di Stato anglicana?

Pearce: Molti noti cattolici, considerati “sicuri” dalla Regina, avevano accesso alla Corte. Tra questi vi sono William Byrd, il compositore di Corte, che era un noto cattolico, e il Conte di Southampton, benefattore di Shakespeare, che era tra i favoriti della Regina, nonostante fosse cattolico. Il fatto, quindi, che le opere di Shakespeare fossero recitate per la Regina non significa che egli non potesse essere cattolico.

 

Lei sostiene che la vita di Shakespeare oscillava costantemente fra convenienza e convinzione. Cosa intende dire? È un aspetto che emerge anche nelle sue opere?

Pearce: La tensione di questa “oscillazione” in cui Shakespeare cercava di esprimere le sue convinzioni senza rischiare di trovarsi incriminato emerge con evidenza nella tensione intrinseca delle sue opere. Sebbene il carattere cattolico sia evidente, esso viene sempre espresso in modo circospetto. E proprio questo elemento di circospezione e ambiguità è il motivo di una così frequente diversa interpretazione da parte della critica laica. Il cattolicesimo, quindi, è certamente presente nelle sue opere, ma solo una lettura critica autentica potrà portare alla luce l’intera ricchezza della morale cattolica di cui sono intrise.

 

 

Joseph Pearce

 

Dall’opera su Shakespeare di Joseph Pearce (londinese, classe 1961, transitato nel 1989 da posizioni politiche ultranazionaliste britanniche, razziste, orangiste e protestanti al Cattolicesimo, con evidenti simpatie tradizionaliste) sono state tratte tredici puntate televisive, andate in onda sull’emittente cattolica statunitense EWTN, a partire dal maggio del 2009:

 

http://en.wikipedia.org/wiki/The_Quest_for_Shakespeare

 

In seguito Pearce ha pubblicato anche: Through Shakespeare’s Eyes: Seeing the Catholic Presence in the Plays [Visto con gli occhi di Shakespeare: osservando la presenza cattolica nelle sue opere teatrali]. San Francisco: Ignatius Press. 2010.

 

 

 

 

 

http://www.tempi.it/william-shakespeare-era-cattolico-solo-cos-si-spiega-la-sua-opera#.VCMbP1c09BkTempi – 27 settembre 2011

 

«William Shakespeare era cattolico»:

solo così si spiega la sua opera

 

di Carlo Candiani

 

«Shakespeare è sempre stato un mistero e chi non vuole compromettersi, lo analizza soltanto dal punto di vista poetico, che è bellissimo, profondissimo, ma non è tutto quello che l’autore aveva da dire. Le prove di uno Shakespeare cattolico ricostruiscono quasi completamente il puzzle della sua esistenza». Parla a Tempi.it Elisabetta Sala, autrice di L’enigma di Shakespeare.

 

 

 

William Shakespeare torna a far discutere. Il regista di film catastrofici, Ronald Emmerich, ha presentato la sua nuova pellicola, dove ipotizza uno Shakespeare “immagine” del vero scrittore, un aristocratico di quel tempo, costretto a stare lontano da ambienti teatrali. Molto più seriamente, esce nelle librerie L’enigma di Shakespeare (Edizioni Ares), un corposo saggio dove si prova che “Il Bardo” fosse un cattolico. Cosa cambia allora, nella biografia del grande poeta e scrittore? Elisabetta Sala, autrice del saggio, risponde a Tempi.it: «Cambia assolutamente tutto. Il fatto che Shakespeare potesse essere cattolico non è una novità, non è una mia scoperta; era già stato intuito nell’800. Ma questa corrente critica è stata messa immediatamente a tacere, perché agli inglesi sarebbe costato tantissimo venire a patti con questa realtà: per gli anglicani vuol dire perdere quasi il loro eroe nazionale».

 

Il Bardo” cattolico, dunque, non avrebbe potuto essere sottomesso alla chiesa scismatica di Enrico VIII…

Certo, anche perché la dissidenza religiosa era sinonimo di dissidenza politica. Il cattolico non riconosceva il sistema elisabettiano, in tutta la sua brutalità. È difficile accettare la professione religiosa di Shakespeare, da parte inglese, perché è considerato da sempre “l’anima” di quel periodo culturale. Riconoscere la cattolicità del grande autore, per gli inglesi, vuol dire accettare le radici cattoliche dell’Inghilterra, che prima dello scisma erano fortissime. Insomma, una scoperta sgradita, ma avvalorata da prove importanti.

 

Queste prove danno una luce nuova alla produzione letteraria di Shakespeare?
La cattolicità dell’autore fa emergere nelle sue opere tracce di dissidenza politico–religiosa. Si staglia la figura di un intellettuale che non si allineava con il sistema di potere. Il mio saggio è una rilettura dell’intero canone e fa emergere temi ricorrenti in modo inequivocabile: non è ancora uscito un saggio che sostenga, contraddicendo gli studiosi cattolici, che Shakespeare sia stato un anglicano o quantomeno un sostenitore del regime.

Quindi, oltre alla biografia, cambierebbe anche la critica letteraria?

Shakespeare è sempre stato un mistero e chi non vuole compromettersi, lo analizza soltanto dal punto di vista poetico, che è bellissimo, profondissimo, importantissimo, ma non è tutto quello che l’autore aveva da dire. Doveva evadere la censura di quel tempo e così la sua poesia risulta spesso complessa e ricca di simboli, anche criptica in alcuni punti, dovendo sostenere un linguaggio che non era solo poetico. La sua costruzione letteraria è “a strati”.

 

Che cosa significa? Può fare un esempio?

Shakespeare era abituato a scrivere “a strati” perché le sue opere dovevano compiacere tutte le classi sociali che andavano a teatro. Amleto, per esempio, lavora su diversi livelli: per i popolani poteva essere una specie di thriller, una detective story: riuscirà il nostro eroe a smascherare l‘assassino? Quindi, una storia di vendette. Poi c’era il livello romantico, una tragica storia d’amore, argomento assolutamente popolare. Per gli studenti universitari, per i ricchi borghesi, c’era il livello dell’intrigo politico e ciò si allacciava molto bene a un livello allegorico: quando Marcello declama il suo famoso “C’è del marcio in Danimarca”, nessuno pensa alla Danimarca, è un riferimento all’Inghilterra elisabettiana, un aspetto politico che poteva essere pericoloso, se esplicito. C’è lo “strato” filosofico, l’espressione del problema esistenziale per eccellenza, a partire dal celebre soliloquio, “to be or not to be”, ma non solo quello, tutta la trama è intessuta di temi esistenziali.

 

E poi arriva il Bardo cattolico…

Arriva il livello in cui si racconta la perdita dell’antica fede (la figura del padre di Amleto), che è poi quella cattolica, religiosità che permea tutta l’opera shakespeariana. Se teniamo conto di tutto ciò, la lettura ne guadagna molto in profondità.

 

Come mai, da anni, si pubblicano teorie sulla vita di Shakespeare? Alcune mettono in dubbio addirittura la sua esistenza storica, altre scommettono sulle sue origini italiane.

È triste dirlo, ma chiunque dica una cosa nuova su Shakespeare, e come dicevo la mia non è nuova, rischia di fare fortuna. E se è storicamente provato che il poeta è esistito, la sua vita rispetto ad altri suoi contemporanei è avvolta in un mistero, si intuisce che la sua opera è particolare, mai spiegata fino in fondo. Ma le prove di uno Shakespeare cattolico ricostruiscono quasi completamente il puzzle della sua esistenza.

 

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/12/visti-lontano-shakespeare-criptocattolico_PRN.shtmlIl Sole 24 Ore – 23 dicembre 2009

 

Shakespeare era un cattolico segreto

di Elysa Fazzino


Tre misteriose firme sulle pagine di un libro di pellegrini potrebbero dimostrare che William Shakespeare era, in segreto, un cattolico e trascorse alcuni anni in Italia. Il drammaturgo avrebbe frequentato il Venerable English College di Roma, un seminario per la formazione dei sacerdoti cattolici inglesi. Lo afferma padre Andrew Headon, vicerettore del College, che ha organizzato una mostra per documentare le origini e lo sviluppo del cattolicesimo in Inghilterra. Ne dà notizia la stampa britannica, in particolare l’Independent e il Times.

Nel libro c’è la firma di “Arthurus Stratfordus Wigomniensis” del 1585, un’altra di “Gulielmus Clerkue Stratfordiensis” del 1589. Secondo il vicerettore, la prima scritta si può decifrare come “(il compatriota) del (Re) Arturo da Stratford (nella diocesi) di Worcester” e la seconda come “Guglielmo l’amanuense di Stratford“. Una terza scritta del 1587, “Shfordus Cestriensis“, secondo Headon può significare “Sh (akespeare di Strat) ford (nella diocesi di) Chester”.

Le tre firme appartengono ai cosiddetti “anni perduti” di Shakespeare: non si sa nulla di lui tra il 1585, quando lasciò la sua città natale, Stratford, e il 1592, quando iniziò la sua carriera come drammaturgo a Londra. Secondo padre Headon, è molto probabile che in quegli anni Shakespeare visitò Roma come cattolico clandestino.

Il libro di pellegrini è conservato negli archivi del seminario per ragioni di sicurezza, ma le pagine con le tre firme “shakespeariane” sono state riprodotte per la mostra, situata nella cripta del Venerabile Collegio Inglese, che divenne un rifugio per i cattolici perseguitati durante la Riforma. L’esposizione ricrea l’atmosfera clandestina di quel periodo e documenta i viaggi segreti di molti cattolici inglesi a Roma e quelli che fecero i gesuiti da Roma all’Inghilterra «per difendere la loro fede nonostante le minacce di arresti, torture e martirio».

In un recente libro, scrive il Times, una biografa tedesca di Shakespeare, Hildegard Hammerschmidt-Hummel, ha scritto di «essere arrivata alla conclusione che Shakespeare era cattolico e che la sua religione è un elemento chiave per capire la sua vita e il suo lavoro». Chi appoggia questa tesi sostiene che opere come Romeo e Giulietta e Misura per misura sono ricche di pensiero e rituali cattolici, con ritratti positivi di preti e monaci e invocazioni della Vergine Maria.

Cinque delle sue 37 opere sono situate in Italia, altre cinque completamente o parzialmente a Roma e tre in Sicilia.

La mostra al Venerabile Collegio Inglese di Roma, “Non Angli sed Angeli“, resta aperta fino al luglio del 2010.

 

 

 

 

 

 

http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=print&sid=1506Il Timone n. 29, gennaio 2004

 

Shakespeare cripto-cattolico

di Maurizio Blondet

 

Cattolico, non ebbe il coraggio del martirio nell’Inghilterra anglicana. Eppure protestò contro un potere pubblico che violentò le coscienze, togliendo loro la speranza dell’aldilà. Nell’Amleto.

 

«Io ebbi la mia prima educazione tra uomini di una religione afflitta e oppressa, usi al disprezzo della morte e affamati di un immaginario martirio». La religione cui allude il grande poeta inglese John Donne (1572-1631) è la cattolica. La fa nel 1610 in Pseudo-Martyr, uno scritto che la Corte applaudi come “antipapista”. Ma in cui Donne sosteneva che i cattolici inglesi, se facevano giuramento di lealtà al Re, non venivano meno alla loro lealtà a Roma.

Un libello dolorosamente ambiguo, con cui Donne capitolava. Ancora tre anni prima aveva rifiutato di farsi apostata ma, dopo una vita di miseria ed emarginazione, vedovo con nove figli, cedeva alle pressioni del Re Giacomo, aprendosi con quello scritto la carriera di Cappellano reale e predicatore della religione di stato, l’anglicana.

Nella ‘libera” Inghilterra di Enrico VIII e di Elisabetta prima, la persecuzione anticattolica ebbe una ferocia sistematica, quasi sovietica. Il fratello di Donne andò in carcere per aver nascosto un prete, e vi morì. Era la sua una generazione cresciuta nei terrori della clandestinità. Bambini svegliati di notte perché un giovane pallido, venuto dalla Francia, stava vestendo i paramenti sacri nello studio paterno preparandosi a celebrare la Messa proibita; bambini che assistettero ad esecuzioni di parenti; preparati dai genitori ad un “immaginarlo martirio” che era fin troppo probabile.

L’Inghilterra mise a morte 70 mila cattolici. Alti aristocratici, fino ad allora frivoli cortigiani, furono capaci di britannico eroismo, come il Conte di Arundel, San Filippo Howard. Il brillante Edmund Campion, delizia della Corte, si fece sacerdote “perché l’Inghilterra non restasse senza il Sacrificio”, votandosi consapevolmente al patibolo.

I più professarono in segreto, circondati dal sospetto dei vicini, nel timore di delazioni. Un secolo dopo la morte di William Shakespeare, nella sua casa, fu trovata nascosta tra le travi del soffitto una professione di fede firmata dal padre del commediografo, John: era un testo che San Carlo Borromeo aveva preparato apposta per gli europei che resistevano alla persecuzione protestante nel loro Paesi, e diffuso da gesuiti itineranti. Il fedele segreto lo firmava e doveva pronunciarlo in punto di monte, davanti a testimoni, per morire da cristiano. Si sa che il padre di William non partecipô mai alle funzioni anglicane, accampando scuse: i vicini sospettavano l’intera famiglia di essere “papista”.

Sul cripto-cattolicesimo di William Shakespeare s’è scritto molto, e in modo non conclusivo. Ma appartenne alla stessa generazione di John Donne, quella che, senza il coraggio del martirio, visse con l’anima spezzata. Lacerazione spirituale e politica: il tormento di mancare di lealtà civile e l’incubo della dannazione eterna.

In Inghilterra il protestantesimo non fu, come in Germania, un moto popolare: era calato dall’alto, per ordine di Stato. L’apostasia veniva sentita, da un popolo ancora medievale e placidamente cattolico, come se fosse «il giorno del giudizio finale» (Amleto, atto III, scena IV).

Fatti apocalittici sconvolgevano l’Inghilterra, quasi retribuzione dell’apostasia. Una generazione vide sparire due dinastie, i Tudor e gli Stuart, in climi da tragedia greca. in Shakespeare ricorre come un incubo (in Amleto e nel Riccardo Terzo) il caso di una Regina che sposa in nozze impure l’assassino del suo Re e primo sposo. Era un fatto reale: Maria Stuart aveva risposato nel 1566 il Conte di Botswell, che solo tre mesi prima aveva ammazzato suo marito, Lord Darnley. Maria era cattolica e morì da cattolica, ma non era una santa: e quel matrimonio ripugnante certo indebolì la risolutezza di molti fedeli. La nemica di Maria, Elisabetta, che si fece chiamare (per propaganda) la Regina Vergine, morì resa demente dai rimorsi per aver fatto decapitare il Duca di Essex, suo favorito, di trent’anni più giovane di lei: la voce popolare diceva che era suo figlio. Essex aveva capeggiato una misteriosa rivolta cattolica, subito fallita, forse per rivendicare il suo diritto alla successione.

«Qui si spezza un nobile cuore», disse il Duca di Essex alla sentenza di morte. La stessa frase pronuncia Orazio, il fedele amico, sul morente Amleto, altro Principe che non può essere Re.

Senza conoscere questo clima di persecuzione e di orrore, Amleto resta un enigma. Ma il pubblico di Shakespeare intendeva al volo l’attore che impersonava il luttuoso Principe danese, quando proclamava: «C’è del marcio in Danimarca», o ancor più precisamente ad Ofelia: «La Danimarca è un carcere». L’allusione reticente, salvezza nei tempi sovietici, era già nota allora.

Amleto lotta contro una misteriosa insurrezione interiore, deve fingersi pazzo in un regime in cui non si può dire la verità; fra il pubblico, molti dovevano riconoscervi la propria lacerante esperienza intima. Rileggete il celebre monologo “essere o non essere”: «Se sia più nobile tollerare gli oltraggi… O impugnare le armi contro un mare di dolori e, affrontandoli, finirli? […] Chi sopporterebbe gli oltraggi degli oppressori, le contumelie del superbi, le cabale della legge, l’insolenza del governanti, i vilipendi che il merito paziente soffre dall’abbietta ignoranza, quando un ferro basterebbe per darsi quiete? Cosi la coscienza ci rende codardi…».

Tutto diventa chiaro, se si intendono queste parole come una protesta disperata contro un potere pubblico che ha spezzato le coscienze, togliendo loro la speranza persino dell’aldilà. È a suo modo la professione, reticente e lancinante, di una fede “oppressa ed afflitta”, da parte di un grande inglese che non ebbe il coraggio del martirio. Shakespeare, nostro fratello.

Shakespeare era cattolico