Mosca minaccia moda e auto importate

 

ZARMalgrado le rassicurazioni di Petro Poroshenko – la tregua del 5 settembre regge, anche se tra grandi difficoltà, e il 70% delle truppe russe sarebbero state richiamate oltre il confine ucraino – l’Unione Europea ha deciso: a partire da venerdì entrerà in vigore un nuovo pacchetto di sanzioni. E gli Stati Uniti si allineano: «Oggi ci uniamo alla Ue» ha detto Barack Obama.

 

 

Una decisione a cui Mosca risponderà «in modo adeguato», è stata la prima reazione russa, affidata al portavoce del ministero degli Esteri Aleksandr Lukashevich. Nel mirino della Russia, ha detto il consigliere economico del Cremlino Andrei Belousov confermando minacce già espresse nei giorni scorsi, potrebbe finire l’import di auto usate dalla Ue, ma anche «altri prodotti dell’industria leggera, alcuni capi tessili».

Le nuove misure europee, cui si sono allineati anche gli Stati Uniti, bloccheranno l’accesso ai mercati dei capitali europei alle compagnie russe di proprietà statale sul fronte dell’energia e della difesa. I grandi nomi circolati nei giorni scorsi erano quelli di Rosneft (che ha quote nel capitale delle italiane Pirelli e Saras), Gazpromneft e Transneft, le grandi compagnie russe del petrolio che vedranno sempre più limitate le possibilità di cooperazione con i grandi gruppi stranieri nello sviluppo di tecnologie specializzate, nel campo della ricerca energetica. A rischio progetti miliardari: le major europee e americane non potranno più assistere la Russia nell’esplorazione e produzione petrolifera in acque profonde o nell’Artico, e nello sviluppo di progetti relativi allo shale oil.

Una decisione che conclude un dibattito difficile, perché i Paesi Ue avevano posizioni diverse sull’opportunità di alzare ancora la pressione nel momento in cui sia il presidente ucraino che Vladimir Putin si dicono soddisfatti per la tenuta del cessate il fuoco. Tra i 28 ambasciatori riuniti a Bruxelles ha prevalso l’idea che sia meglio non abbassare la guardia, in modo da trasformare questa fragile tregua in un piano di pace permanente. Consapevoli delle ripercussioni negative sulle rispettive economie, gli ambasciatori definiranno le condizioni per cui queste nuove misure – ed eventualmente le precedenti – possano essere sospese.

Il grande timore è che Mosca possa sentirsi ora svincolata dal rispetto del cessate il fuoco. Mercoledì il Cremlino aveva lanciato due segnali: da una parte riducendo i flussi di gas alla Polonia, oggi inferiori del 45% alla media. Un modo per contrastare la decisione di Varsavia di aiutare l’Ucraina invertendo parte delle proprie forniture di gas russo, come stanno facendo anche Slovacchia e Ungheria. Da inizio giugno Kiev non riceve più gas dalla Russia. Giovedì anche la tedesca E.On ha registrato un calo dei flussi.

Dall’altra parte, Putin ha attaccato la Nato accusandola di servirsi della crisi ucraina «per resuscitare se stessa»: e la Russia è pronta a rispondere, ha chiarito il presidente russo. Aggiungendo di essere determinato a mantenere la capacità di deterrenza nucleare del proprio Paese per poter far fronte alle crescenti minacce alla sicurezza. Putin parlava in seguito al test – riuscito – di un missile intercontinentale “Bulava”: proprio alla vigilia della ripresa di negoziati a Mosca tra russi e americani sul Trattato Inf, pietra miliare nella storia del disarmo. Trattato che Washington ha accusato Mosca di violare

 

 

Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-09-11/la-ue-approva-nuove-sanzioni-russia-colpiti-giganti-petrolio-134918.shtml