Via libera alle adozioni gay, ovvero quando il parlamento cede il passo alla magistratura

 

UN GRAVE E INQUIETANTE PRECEDENTE A ROMA, CAPITALE DELLA CRISTIANITA’:

 

Quando la divisione dei poteri è un optional delle pseudo-democrazie….e vince la lobby omosessualista. A rimetterci? Il diritto naturale e, per conseguenza i bambini. Al loro bene non pensa nessuno?

 

Segnalazione Quelsi

 

by Andrea Asole

 

MAMME SURROGATECon una sentenza, il Tribunale dei minori di Roma consente a una coppia omosessuale di Udine di tenere in affido una bambina, figlia naturale di una delle due, avuta grazie alla procreazione assistita: in altre parole, una delle due donne ha avuto la figlia in provetta e oggi il tribunale con la sua sentenza ha riconosciuto anche all’altra donna la patria potestà.
Senza entrare nel merito di una questione spinosa e destinata a dividere gli italiani in pro e contro, il fatto grave non è che si sia permessa l’omogenitorialità (o meglio, è grave o non grave a seconda delle posizioni etiche di ciascuno) peraltro solo in caso di presenza di un figlio biologico di uno dei due genitori, ma, a prescindere da come la si pensi, che a regolamentare la materia sia intervenuta di forza la magistratura ordinaria.

La circostanza è allarmante per due ragioni:
1) la magistratura de facto ha creato un precedente giuridico in una materia non regolamentata dal Parlamento, pertanto tutti i casi analoghi a questo prenderanno sicuramente spunto da questa sentenza (si potrebbe inoltre aggiungere che questa sentenza viola le attuali disposizioni in materia di adozione, ma questo è un altro discorso) e quindi la magistratura ha praticamente legiferato al posto del legislatore naturale che è appunto il Parlamento;
2) il tribunale dei minori di Roma ha potuto colmare a piacimento questo vuoto legislativo, comportandosi quindi come organo politico, proprio perché il Parlamento è stato negligente nell’analizzare la questione: Camera e Senato potevano pronunciarsi a favore o contro, ma avevano il dovere di regolamentare una materia tanto delicata senza lasciare iniziativa alla magistratura, considerato anche il fatto che il dibattito su matrimoni e adozioni gay di questi tempi è tornato fortemente in auge. Insomma, è il Parlamento stesso ad aver creato i presupposti affinché venisse scavalcato nelle sue prerogative e competenze.

Che la magistratura entri a gamba tesa nella vita politica non è una novità in Italia, grazie alla magistratura c’è stato il terremoto politico più grande che si ricordi ossia Tangentopoli, e sovente i giudici fanno leva sul dubbio di costituzionalità per arrivare davanti la Corte Costituzionale e abrogare o peggio annullare del tutto leggi. C’è da dire però che il Parlamento casi del genere dovrebbe evitarli: se non si può evitare che la magistratura tenti di abrogare le leggi col dubbio di costituzionalità, faccia almeno tutto il possibile affinché il nostro Stato resti ancora uno Stato di diritto dove le leggi le fa il Parlamento, possibilmente fornendo anche una interpretazione autentica, e il potere giudiziario si limiti a far applicare le norme decise da chi detiene il potere legislativo, altrimenti il rischio di degenerare in una dittatura dei giudici potrebbe diventare reale.

Andrea Asole | agosto 30, 2014 alle 8:02 am | Etichette: adozioni gaymagistratura,parlamento | Categorie: Giustizia e Società | URL: http://wp.me/p3RTK9-5ko

 

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