“A difendere i cieli d’Italia”. Storia dell’aeronautica di Salò

 

Segnalazione Quelsi

 

by Girolamo Minotto

 

CIELI D ITALIACaccia allarmi!” risuonava negli aeroporti dell’Italia settentrionale, ogni qual volta una formazione di bombardieri alleati veniva avvistata all’orizzonte. Per oltre un anno e mezzo (8 settembre 1943-25 aprile 1945) l’Italia fu teatro di cruente battaglie combattute a terra e nel cielo.
Se molto si sa della guerra che vide contrapposti angloamericani e partigiani agli eserciti tedesco e italiano repubblicano, meno si conosce di coloro che, a bordo di aerei FIAT e Messerschmitt, cercavano di arginare le ondate di bombardamento su città e poli industriali.
“A difendere i cieli d’Italia” (Eclettica Edizioni, coll. Ciclostile, 2014) del giornalista ternano Marco Petrelli dà spazio alla testimonianza di chi, quelle battaglie in quota, le ha combattute non per il fascismo, ma per “difendere i cieli d’Italia” dall’aviazione nemica.

Petrelli, perché parlare oggi dell’Aviazione Repubblicana?
Sono sempre stato affascinato dalle pagine meno note della Storia e quella dell’Aeronautica della RSI è una vicenda militare e umana della quale, a quasi settant’anni dalla fine della guerra, ancora si sa ben poco.
Lo studio è cominciato quasi per caso. Di fronte ad un caffè, una collega d’università mi aveva raccontato di un parente, pilota della Regia Aeronautica e poi della RSI. Non si era sbottonata oltre, né chiesi io di più. Quel nome, tuttavia, cominciò a comparire in testi e articoli di genere, ma le informazioni non erano mai sufficienti.
La curiosità mi stimolò a cercare i colleghi del militare. Ne trovai alcuni che mi parlarono del pilota, ma anche di loro.

Perché hanno voluto raccontarle la loro storia?
Attendevano, forse, che qualcuno si interessasse all’ANR. Non era protagonismo, ma desiderio di condividere ricordi che il tempo rischiava di cancellare. Non cercavano la gloria, solo un modo per uscire da un oblio nel quale erano caduti dopo il ’45.
Oblio?
Erano stati militari dell’Asse, avevano volato per la RSI alleata della Germania nazista. E’ vero, di fronte alla devastazione delle bombe venne naturale a dei piloti tentare di abbattere le fortezze volanti: da soldati, avevano giurato di proteggere il Popolo e la Nazione. La buona fede c’era, mancò invece la comprensione, a fine conflitto, di un Paese intero che in settant’anni non è mai stato capace di chiudere i conti con il proprio passato.

Ma lei cercava un altro…
Spesso cercando un tesoro se ne trova più d’uno. La ‘caccia’ all’ufficiale scomparso mi aveva spalancato le porte dei ricordi di persone non comuni, ma di grande umiltà che, senza retorica, mi hanno permesso di conoscere un intero capitolo di storia dimenticata”.
Ha poi rintracciato il ‘suo’ uomo?
Sì. Deceduto vent’anni fa.
Quindi non ne parla?
Al contrario, ne scrivo dando voce ad un familiare, anch’egli in Aeronautica.

Storie che si intrecciano…
Storie di uomini, perché questo furono i piloti di Salò e anche i piloti di oggi: professionisti che, comun denominatore delle mie ricerche, mi hanno mostrato sobrietà, discrezione, un profilo basso, un’assoluta modestia. Scelte e capacità, come la nobiltà, non si ostentano. In ‘A difendere i cieli d’Italia’ scrivo di un piccolo mondo antico che il destino (e un caffè al bar) mi ha permesso di conoscere.

Il libro:
“A DIFENDERE I CIELI D’ITALIA – Racconti e testimonianze dei piloti dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana” di Marco Petrelli (Eclettica Edizioni, coll. Ciclostile, settembre 2014, pp. 125).

Girolamo Minotto | settembre 30, 2014 alle 8:04 pm | Etichette: a difendere i cieli d’italia,aeronauticaaviazione | Categorie: Cultura e Informazione | URL: http://wp.me/p3RTK9-5wV

 

3 Risposte

  • Al proposito ricordo anche il libro “Uomini di un tempo” scritto da Giuseppe Rocco ,in cui si racconta proprio di un ufficiale d’aviazione che fu preso e massacrato da partigiani , nonstante avesse difeso i cieli del nord Italia con un velivolo Aermacchi Veltro (l’ultimo sfornato dalla Aermacchi di varese.
    Di questo velivolo eccezionale ne abbiamo un esemplare al museo Scienza di Milano.
    Erano uomini di un tempo, con dei valori ora pressoche’ sconosciuti.
    Conobbi personalmente anche un altro pilota italiano che comando’ gli Stuka. Suo padre, eroe della I guerra mondiale fu trucidato a Rimini dai partigiani , in odio alla divisa militare.
    C’e’ tanto ancora da scrivere sulla storia italiana, cosi’ come sulla storia della Chiesa che i papolatri ad oltranza vogliono ignorare per coltivarsi beati nell’orticello dell’ignoranza…colpevole !

  • Ci tengo a precisare che non e’ mai esistita la Repubblica di Salo'( dispregiativo usato dalla vulgata resistenziale) ma la Repubblica Sociale Italiana. Come non ci si riferisce a coloro che ne hanno fatto parte con il termine dispregiativo di repubblichini(usato anche questo dalla stessa vulgata).Ma bensi’ di combattenti repubblicani che hanno onorato l’impegno preso con l’alleato dopo il vergognoso tradimento dell’8 settembre 1943 e combattuto sotto i labari della R.S.I. Soldati dell’Onore che han combattuto “per il sangue contro l’oro”.

  • Bene, Crociato, giusto !
    Allora puntualizziamo anche il fatto che fu per merito dei combattenti RSI che si scoprirono gli orrendi macelli delle foibe !
    Fu infatti duurante la guerra che nei contrattacchi eseguiti dai bersaglieri e dalla Decima Mas, che i civili avvertirono i soldati del probabile massacro nel paese liberato momentaneamente.
    Se non ci fossero stati i contrattacchi dei soldati RSI mai nessuno avrebbe potuto dimostrare la realta’ delle foibe come tombe di centinaia, ciascuna, di civili italiani !
    Che si sappia e si porti il doveroso onore e rispetto a quei soldati !

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