Segnalazione Quelsi

by Riccardo Ghezzi

Immagine 1Un imprenditore contribuisce a fondare quella che diventerà una delle più importanti internet company d’Italia, poi arriva la prima bolla dell’internet e due banche importanti entrano nel capitale. Le cose peggiorano rapidamente finché nel 2002 la società è costretta a chiedere l’autofallimento.
Cosa è successo in realtà? La sentenza di primo grado del tribunale di Trani dà la colpa ad Antonio Manno, l’imprenditore di cui sopra, condannandolo a 4 anni di reclusione per dissipazione del patrimonio sociale. Era il 2007.
Il 2 Maggio del 2013 il tribunale di appello di Bari invece assolve Manno con sentenza inappellabile.
Una storia di banche, tra cui la “prezzemolina” Mps, e malagiustizia. Una “farsa e tragedia del nostro Paese”, come la definisce lo stesso Manno sul suo blog.
E’ lui a raccontarci la sua storia.

Antonio Manno, Lei è stato assolto in Appello dal reato di bancarotta fraudolenta. Può raccontarci in breve la Sua vicenda?
Sono stato uno dei primi imprenditori dell’internet in italia nel 1994, la mia impresa seguì la lenta crescita della nuova tecnologia fino allo scoppio della prima bolla. Nel capitale entrarono due banche, la MPS e la BPBari. Nel 2002 fu dichiarato fallimento per i debiti contratti a causa degli investimenti pubblicitari necessari alla quotazione in borsa e all’abbandono da parte delle banche. Una di queste, la MPS, creò anche una società parallela con lo scopo di appropriarsi per intero del know how. Ma questa è la bella notizia, la brutta è che dopo circa sei anni fui condannato per bancarotta fraudolenta, incredibilmente il Tribunale di primo grado di Trani assolse i componenti delle banche socie addossando a me tutta la responsabilità (si veda capro espiatorio).
Finalmente pochi giorni fa sono stato assolto definitivamente dal Tribunale di Appello di Bari con la trasmissione degli atti di accusa nei confronti del componente della Monte dei Paschi di Siena. Sulla carta sarei nelle condizioni di richiedere un risarcimento milionario, peccato che il reato dovrebbe essere prescritto. Ma per chi fosse interessato a leggere la vicenda per intero consiglio vivamente di leggere il mio post dove è spiegato tutto nei dettagli, è veramente una vicenda emblematica dei mali del nostro Paese.

Quanto tempo ha impiegato ad avere giustizia?
Dodici anni per avere giustizia considerando anche la beffa di aver visto riscontrata la verità senza poter essere risarcito, anche se una piccola speranza la conservo ancora.

L’assoluzione non è servita a restituirLe ciò che Le è stato tolto. Si è dovuto ricostruire una vita. Ora di cosa si occupa?
Certo che mi sono dovuto ricostruire una vita, ovviamente sono dovuto andare all’estero dal momento che in Italia ero considerato poco più che un truffatore. Sono stati anni durissimi ma che mi hanno costretto ad approfondire tematiche come l’economia e la politica, ho scoperto la Scuola Austriaca di Economia e gli scritti di Ludvig Von Mises che mi hanno fatto arrivare fino al Cile, dove ora vivo e dove ho contribuito a fondare un luogo specialissimo che si chiama Exosphere (http://exosphe.re), un incubatore d’imprenditori che provengono da ogni parte del mondo in cui ho potuto mettere a frutto tutte le lezioni che ho mio malgrado imparato dalla vita, la vicenda della mia internet company in primis.

La Sua è anche una storia di banche e, in qualche modo, malagiustizia. Si sente tradito da questa Italia?
Non è di tradimento che si deve parlare ma di vera e propria fase terminale di un sistema economico-politico: banche come centro di potere fine a se stesso senza nessun apporto reale al territorio, come la politica parassitaria interessata solo alla sopravvivenza di un apparato burocratico semplicemente mostruoso, il provincialismo dell’invidia e della paura di rischiare e puntare su se stessi. L’Italia come terra non può che essere amata, è il sistema economico-politico che la sta lentamente distruggendo fino alla fine.

Quanto è difficile fare impresa in Italia?
Oggi è praticamente impossibile fare impresa in italia: tasse, regolamenti, banche ottuse e corrotte, mostruoso sistema parassitario burocratico, assenza di propensione al rischio, provincialismo, supponenza. Come si fa a fare impresa in Italia? Solo pochi eroi ci riescono ancora.

Nel post pubblicato sul Suo blog, in cui racconta la vicenda, Lei scrive di avere “un grandissimo alleato : internet, proprio la rete di comunicazione che ho contribuito a diffondere nel mio Paese”. Cosa può fare internet per Lei?
Senza internet non avrei potuto rispondere alle Sue domande, non avrei potuto raccontare la verità sul mio blog, sarei stato semplicemente dimenticato. Quando fui condannato, il Corriere della Sera riportò la notizia a quattro colonne, ovviamente neanche un cenno della mia assoluzione. Ecco, grazie ad internet finalmente centri di potere come il Corriere della Sera sono praticamente morti.

Qui la storia di Antonio Manno: http://antoniomanno.blogspot.com/2014/10/renaca-vina-del-mar-chile-5-ottobre.html

Riccardo Ghezzi | ottobre 15, 2014 alle 10:32 am | Etichette: antonio mannobancheBPBari,magistraturamalagiustiziamps | Categorie: Dall’Italia | URL: http://wp.me/p3RTK9-5BS