In Ucraina sembra aver vinto il nazionalismo antirusso

Segnalazione Quelsi

by Eugenio Cipolla

ucraina-elezioni«I risultati preliminari delle elezioni in Ucraina riflettono chiaramente le aspirazioni europee del suo popolo e il desiderio di pace e prosperità». Quando l’altro giorno sono iniziati ad arrivare i dati sui risultati delle elezioni legislative in Ucraina, Gianni Pittella, eurodeputato del Pd e capogruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, ha commentato così. A ruota è seguito Fabrizio Cicchitto di Ncd, che tra l’altro è il presidente della Commissione Esteri alla Camera:«In Ucraina alle elezioni proporzionali hanno vinto Poroshenko, i moderati e gli europeisti». A completare il quadro ci ha pensato Josè Manuel Barrosso con un tweet:«In Ucraina si è consumata la vittoria della democrazia e di un programma di riforme europee». Insomma, secondo Pittella, Cicchitto e Barroso, come per la maggior parte dei quotidiani italiani, tedeschi e francesi, gli ucraini hanno scelto l’Europa, perché bella, prosperosa e moderna. Ma sarà veramente così? Hanno realmente vinto gli europeisti alle legislative di domenica? E’ difficile dirlo senza un’accurata analisi del voto e senza spiegare chi sono gli attori protagonisti in campo.

Il clamoroso flop dei sondaggi

C’è da dire anzitutto che i sondaggisti ucraini questa volta hanno toppato alla grande. Le previsioni della vigilia, infatti, si sono dovute scontrare con l’amara realtà dei numeri e con le scelte, sicuramente impulsive, di un elettorato molto mobile e sensibile a certi richiami. Anche se c’era da aspettarselo, visto che la percentuale di indecisi si aggirava attorno al 30%. Il Blocco Poroshenko, formato dal presidente ucraino e da Vitali Klitschko, ex pugile e attuale sindaco di Kiev, è andato ben al di sotto delle previsioni, raccogliendo il 21% (contro il 30% pronosticato dai sondaggi). Chi ha pagato lo scotto delle previsioni sono stati anche il Partito Radicale del populista antirusso Oleg Lyashko, che prima del voto era dato intorno al 12%, ma nelle urne ha raccolto appena il 7%, e Batkivshchyna (Patria), il partito di Yulia Timoshenko, l’eroina della rivoluzione arancione, che è riuscito a superare lo sbarramento del 5% per un soffio, nonostante i sondaggi prevedessero un risultato nettamente migliore.

Al contrario, le sorprese sono state tre. A partire dal Fronte Popolare del Primo Ministro uscente Arsenij Yatseniuk, capace di raccogliere il 22% dei consensi (contro il 7% pronosticato alla vigilia), diventando così la prima forza del paese. Assieme a lui c’è anche Somopomich diAndrij Savodij. Il sindaco di Lviv, roccaforte del nazionalismo ucraino antirusso, è riuscito a creare dal nulla un movimento che si è attestato al terzo posto, con un sorprendente 11%. Anche il Blocco d’Opposizione di Sergei Liovochkin, ex ministro del deposto presidenteViktor Yanukovych, ha fatto la sua figura: 9,3%.

Chi entra in Parlamento, chi resta fuori, le trattative

I partiti che entreranno in Parlamento, dunque, sono sei: Blocco Poroshenko, Fronte Popolare, Samopomich, Blocco d’Opposizione, Partito Radicale e Batkivshchyna. Almeno per quanto riguarda la quota del 50% dei seggi assegnati grazie a una legge proporzionale con sbarramento al 5%. Fuori sono rimasti il Partito Comunista (per la prima volta nella storia dell’Ucraina), gli ultranazionalisti di Svoboda e i neonazisti del Pravij Sektor. L’altro 50% dei 450 seggi del Parlamento ucraino, invece, viene assegnato in base a un sistema uninominale secco. Ed è qui che si porrà il prima problema per la futura maggioranza “filo-UE”, perché la metà dei 225 seggi assegnati con questa sistema ha visto eleggere molti candidati indipendenti (la maggior parte dei quali manovrati da oligarchi e poteri forti). Difficile per ora decifrare le loro intenzioni. Anche se sicuramente non ruoteranno attorno all’amore sviscerato per l’Europa.

E’ con l’uninominale, comunque, che Petro Poroshenko ha salvato il suo potere di contrattazione politico in vista della formazione del nuovo governo. Lì l’aggregazione moderata e riformista del presidente ucraino è riuscita a ottenere oltre 60 seggi, contro gli appena 15 delFronte Popolare. La maggioranza relativa alla Rada è quindi saldamente nelle mani del partito del presidente con circa 125 seggi. Segue il Fronte popolare con 80. Per avere la maggioranza assoluta, necessaria per poter formare il nuovo governo (225+1), sarà obbligatoria un’alleanza. Ma questa vedrà la luce solo dopo l’insediamento del Parlamento, la formazione dei gruppi Parlamentari e un’adeguata spartizione delle poltrone. Molto probabilmente ilBlocco Poroshenko esprimerà il primo ministro. Si parla di Volodymyr Groismann, delfino del presidente ucraino e attuale ministro dello Sviluppo Regionale. E anche qui è troppo presto per mettere la parola fine, perché Arsenij Yatseniuk, forte di un risultato inaspettato, vorrà certamente dire la sua, ottenendo il massimo numero di poltrone e incarichi.

Un paese profondamente diviso

Nonostante i risultati, che hanno visto stravincere i partiti filo-occidentali, l’Ucraina politicamente e culturalmente rimane un paese diviso, anche se in minor modo rispetto al passato. A testimoniarlo ci sono i risultati del Blocco d’Opposizione. E’ vero, il 9,3% a livello nazionale dice poco, ma, guardando nel dettaglio, questa forza politica, nata sulle ceneri delPartito delle Regioni di Yanukovych, è riuscita ad affermarsi in ben cinque Oblast (l’equivalente delle nostre Regioni): Dnipropetrovsk, Luhansk, Donetsk, Zaporizhia, Kharkiv. Apparentemente nulla rispetto alle dieci Regioni a testa che si sono aggiudicati il Blocco Poroshenko e il Fronte Popolare, ma se consideriamo che in Crimea, e in buona parte dei distretti di Luhansk e Donetsk, non si è votato, il risultato sarebbe potuto essere più ampio.

Un problema in più per Poroshenko, perché la presenza di una corposa minoranza russofona e russofila all’interno del paese espone l’Ucraina ai repentini cambiamenti d’umore di Vladimir Putin. Il presidente russo ha fatto della protezione delle minoranze russe nei paesi stranieri un leitmotiv: Kazakhstan, Bielorussia, Estonia, Moldavia. Lo Zar non ha mai escluso di poter allungare la mano verso i fratelli russi all’estero in caso di difficoltà o spinte separatiste. Ed è impensabile che non continui a farlo in futuro dopo la Crimea.

Un voto per l’Europa o un voto contro Putin?

Dunque, chi ha vinto realmente? A dispetto di quello che dicono la stampa, i commentatori politici e i burocrati di Bruxelles, a vincere in Ucraina è stato il nazionalismo di matrice antirussa. Dei sei partiti entrati in Parlamento, tolto quello di Poroshenko, sempre incline alla trattiva con Vladimir Putin, e il Blocco d’Opposizione, naturalmente filorusso, ce ne sono ben quattro i quali leader infilzerebbero volentieri la testa dello Zar su una picca.

A partire da Arsenij Yatseniuk, il quale è riuscito a guadagnare consensi spingendo sul pedale del nazionalismo antirusso e dello scontro a tutti i costi con la Russia con l’appoggio decisivo dell’oligarca Igor Kolomoisky. E’ stato proprio Yasteniuk a proporre, a inizio settembre, la costruzione di un muro al confine tra Russia e Ucraina. E lo ha fatto lo stesso giorno in cuiPetro Poroshenko, in Bielorussia, annunciava un accordo con Putin il cessate il fuoco nel Donbass. Ed è stato sempre lui, dieci giorni dopo, ad attaccare Putin, accusandolo non voler prendere «solo le regioni di Donetsk e Luhansk, ma l’intera Ucraina, eliminandola come Stato Indipendente».

Dietro di lui c’è Yulia Tymoshenko. Condannata a sette anni di prigione durante la presidenza di Viktor Yanukovich, l’eroina della rivoluzione arancione, ormai sulla via del tramonto politico, non ha mai nutrito alcuna simpatia per Putin. Anzi. A marzo 2014, quando l’FSB, il servizio segreto russo, ha reso pubblica una sua intercettazione telefonica, nessuno si è sorpreso per il linguaggio forte usato dall’ex premier:«Sparerei in fronte a Putin con un mitra». Cosa che, con tutta la volontà europeista di questo mondo, ha fatto di lei un’antirussa a tutti gli effetti.

Anche il suo braccio destro Oleg Lyashko, capo del Partito Radicale, non è da meno. Ex deputato di Batkivshchyna, nelle cui liste era stato eletto parlamentare nel 2006, dopo l’espulsione dal partito della Tymoshenko è diventato in poco tempo l’alfiere della crociata anti-Putin, riuscendo a strappare consensi a un partito radicato ed estremista come Svoboda. Durante la campagna delle presidenziali di maggio, Lyashko ha fatto tappezzate tutto l’Ovest dell’Ucraina, in particolar modo Lviv, con giganteschi cartelli in cui prometteva «morte agli occupanti». Qualche mese dopo ha concretizzato il suo nazionalismo antirusso creando assieme ad altri ultranazionalisti il battaglione di volontari Azov, uno tra i più importanti di coloro che combattono contro i filorussi nell’est del paese. Per capire la portata del battaglione Azov, basti pensare che persino Amnesty International è intervenuta a riguardo, denunciando le azioni violente di Lyashko e dei suoi alleati.

Per finire c’è Andriy Sadovyy, sindaco di Lviv. Una città dove non è visto di buon occhio nemmeno parlare russo. E’ lì che Stepan Bandera, icona del nazionalismo ucraino, durante la seconda guerra mondiale proclamò la Galizia stato indipendente, facendosi nominare governatore. E lì che Stepan Bandera formò due gruppi armati antirussi: l’OUN e l’UPA. Ed è praticamente impossibile che Sadovyy possa essere considerato un amico della Russia. Soprattutto per ciò che propone: rafforzamento dell’esercito e un confine tecnologicamente attrezzato contro la Russia. Altro che voglia d’Europa.

Eugenio Cipolla | ottobre 30, 2014 alle 7:05 pm | Etichette: elezioni ucrainaucrainaue | Categorie: MondoPolitica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-5GQ

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