«La Russia venderà il suo gas alla Cina, ma a un prezzo minore»

by Eugenio Cipolla

fotoferrua_400x400Intervista ad Anna Zafesova

«Lì si stanno ammazzando per un futuro, che può essere illusorio, lontano, però si sono trovati un obiettivo. In fin dei conti l’Ucraina è riuscita a fare quello che nessun paese post-sovietico è mai stato capace: darsi un’alternanza democratica. Ci sono state transizioni non violente e si è passati a personaggi diversissimi tra loro. Insomma, gli ucraini si sono inventati un futuro. Certo, in Europa non si sta bene così bene, ma francamente c’è un posto dove si sta meglio?». Anna Zafesova, sovietologa de La Stampa, ha le idee chiare su quello che è successo in Ucraina in questi mesi. E’ con lei che Qelsi.it ha voluto approfondire tutto quello ciò che sta accadendo nell’ex paese sovietico. Compresi i retroscena e le possibili mosse di tutti gli attori protagonisti.

Partiamo dalla fine. Putin ha ritirato le truppe al confine con l’Ucraina. Che significato ha questa mossa? È un reale segnale di distensione o una mossa politica per presentarsi al vertice Asem di Milano con il coltello dalla parte del manico?
Parlare di coltello dalla parte del manico è un po’ prematuro. Si tratta certamente di una mossa politica, ma anche di una presa di coscienza di quelle che sono le sue possibilità. Con questo continuo braccio di ferro non si è andati molto avanti. Abbiamo visto come l’operazione di fine agosto delle truppe russe in Ucraina, che hanno ribaltato la situazione sul terreno, dove i separatisti erano in difficoltà e stavano capitolando, è costata parecchie perdite all’esercito russo, anche se ufficialmente non è stato mai ammesso. Si parla di divere centinaia di caduti russi. Si è visto come l’esercito russo, per quanto più potente e armato, abbia un potenziale piuttosto ridotto. Putin non è in grado di montare una vera guerra.
Quindi il famoso «se voglio arrivo a Kiev in due settimane» del presidente russo era un bluff…
No. A Kiev Putin ci sarebbe arrivato, anche perché ha contro un esercito meno armato e addestrato. Gli ucraini hanno perso il 60% del loro potenziale bellico in questa campagna militare. Tutto il loro arsenale è andato distrutto e ora lo stanno rimettendo in piedi anche grazie all’aiuto dell’occidente. Il problema di Putin, una volta arrivato a Kiev, era cosa faceva dopo. Gli americani insegnano. Occupare un paese non è così poi difficile, il problema è poi tenerlo. Questo tipo di soluzione avrebbe richiesto a Putin tante risorse, non solo economiche ma anche politiche.
Le sanzioni dell’occidente sono servite davvero? Non c’era modo di lavorare in altra direzione, evitando un danno economico alle nostre imprese, quanto a quelle russe?
Difficile dire se c’era un altro modo. Le sanzioni sono uno strumento che negli ultimi tempi viene usato molto, anche se in misura minore rispetto a quando si sanzionava Cuba, l’Iraq o la Jugoslavia. Oggi ci sono parametri diversi, i target vengono individuati molto meglio e si cerca di non colpire la popolazione. Per capirci, le sanzioni occidentali, sia quelle europee che quelle americane, non sono state in alcun modo dirette a peggiorare la situazione del russo medio. Erano dirette contro l’elites e contro gli snodi economici del sistema putiniano. Semmai sono state più dannose le controsanzioni che hanno colpito gli alimentari occidentali. Lì il russo medio ha avvertito sia un aumento dei prezzi delle merci, sia una certa difficoltà a reperire i prodotti. L’economia russa era in crisi già da prima per motivi estranei e indipendenti alla crisi ucraina. Le sanzioni hanno solo accentuato e accelerato questa crisi, mettendo in luce la fragilità del sistema economico di Putin. Molti russi pensavano che il proprio paese fosse una potenza economica in grado di competere con le economie occidentali, ma in pochissimo tempo si è scoperto che in realtà è molto più dipendente dai rapporti economici con l’occidente di quello che vorrebbero far credere.

C’è una dipendenza reciproca con l’Europa, insomma…
La logica del processo dell’Europa post-bellica era quello.
Quindi l’accelerazione dei rapporti commerciali con la Cina è legata a questa dipendenza dall’Europa?
Certamente. Però prima si tratta di scindere tra dipendenze. In un’alleanza tra Russia e Cina, la Russia non può che essere un partner minore e questo non piace tanto ai russi. La Cina è diventata il primo partner della Russia, un po’ come sta succedendo con tutti gli altri paesi. Ci sono diversi aspetti da analizzare in questo caso. Ai cinesi la cosa non dispiace. E’ da anni che guardano a un’alleanza con la Russia, un’alleanza che sia complementare. E per complementare i cinesi intendono che la Russia ha molto territorio e poca popolazione. Questa è una cosa che, però, preoccupa molto i russi.
Cosa li preoccupa di più nello specifico? 
L’idea che la presenza cinese, sia economica che fisica, diventi dominante. E questa è una cosa che sta succedendo già da tempo nell’estremo oriente. Per un paese come la Russia, molto diffidente rispetto al mondo esterno e con un’idea nazionalista alla base della sua politica, la cosa può essere percepita come molto pericolosa.
Però sta di fatto che gli accordi commerciali tra i due paesi vanno avanti…
Se guardiamo ai numeri, il contratto tra Russia e Cina dovrebbe partire dal 2018, anche se prima del 2020 difficilmente partirà. Questo perché stiamo parlando di prezzi e costi assolutamente astronomici. E ancora non si è capito quale parte verrà finanziata dai cinesi e quale dai russi. Si tratta di costruire da zero infrastrutture molto impegnative.

Quali saranno i prezzi in termini di fornitura di gas? 
Il prezzo del gas concordato in questo contratto è segreto, ma pare di capire, da fonti molto affidabili, che sarà un prezzo molto più basso rispetto a quello che oggi la Russia fa all’Europa. Per non parlare della mole della fornitura. Con la prospettiva migliore, i volumi saranno pari alla metà di quello che oggi la Russia fornisce all’Europa. Dopodiché circola questa idea che un giorno, una volta completati tutti i gasdotti, parliamo di cinque massimo sei anni, Putin girerà il rubinetto, spostando il gas russo dall’Europa alla Cina.
Questo nonostante si parli di un mercato non proprio elastico…
Esatto, diversi esperti dicono che un giacimento di gas, una volta scoperto, viene vincolato sin da subito a quello che sarà il paese o la zona consumatrice. Ad ogni modo l’Europa consuma sempre meno gas, sia per la crisi sia perché è in continua ricerca di fonti alternative. Le forniture di gas in Europa quest’anno sono state viste al ribasso. Negli anni successivi è molto probabile che scenderanno ancora. La libertà di manovra di Putin è molto più ridotta di quello che sembra. Se le sanzioni sono servite a qualcosa, sono servite a ricondurre Putin a un livello di maggiore realismo rispetto alle ambizioni che aveva.
Usa o Ue? Quale tra le due si è mossa meglio nella gestione della crisi ucraina? Quali sono state le loro mosse migliori e i loro errori?
Questa non è una partita calcio. Non si deve decidere chi ha giocato meglio, chi ha fatto più gol, tiri in porta o ha tenuto di più la palla. Questa è una situazione assolutamente inedita. Stiamo parlando di un paese, la Russia, perfettamente integrato nelle istituzioni internazionali. Per carità, un paese con le sue pecche, ma pur sempre un paese che aveva firmato un accordo di cooperazione con la Nato. All’improvviso, però, questo paese annette parte di un altro territorio dell’Europa. Per ricordare un precedente del genere bisogna andare molto lontano. Si tratta di un ribaltamento di tutti i rapporti post-guerra fredda.
Ecco, a proposito di rapporti post-guerra fredda, secondo te il Trattato di Pratica di Mare ha portato reali benefici nei rapporti tra Russia e Occidente?
Il trattato di Pratica di Mare è stato firmato in un’altra epoca. Stiamo parlando di una Russia che dopo il 1991 voleva diventare parte dell’occidente, parte del mondo civile, abbandonando le ideologie e uscendo dell’isolamento. Quel trattato è stato firmato in questa direzione. Era un Putin diverso quello, dove non si escludeva la nascita di un organismo di sicurezza europea che includesse sia la Russia che la Nato. Oggi è impensabile. E’ un discorso che è stato invertito dalla Russia.

Ma la Nato oggi non è un po’ anacronistica? Non rappresenta qualcosa di vecchio rispetto al tempo che stiamo vivendo?
Penso l’esatto contrario. La Nato in quest’ultimo decennio si è occupata di altro. E’ vero finita la contrapposizione tra i due blocchi ha trovato difficoltà nel reinventarsi. La principale operazione della Nato è stata in Afghanistan con la cooperazione della Russia. Dunque si può dire che la Nato non ha svolto una funzione antirussa negli ultimi anni, dopodiché paradossalmente oggi ha riacquistato una certa attualità. Questo perché quello che sembrava finito in realtà non è finito. Il mondo è cambiato molto meno di quello che tutti noi, russi inclusi, avevamo pensato.
Ci siamo illusi, per farla breve…
C’è stato un ribaltamento di tutto quello che era stato il tentativo del mondo post- comunista, dove si avrebbero avuto conflitti locali e minori, ma non antagonisti maggiori tra due sistemi che vogliono annientarsi. Che poi la Nato sia tornata al vecchio modello è vero, però è ancor più vero che stiamo parlando di una situazione molto grave, non di una crisi locale.
Quindi non è ancora tutto finito…
Ci sono state senz’altro una serie di cose irrisolte nella fase finale del comunismo. E’ una sorta di muro di Berlino a scoppio ritardato. Pensavamo fosse crollato e invece non è ancora finito tutto per una serie di motivi socio-economici. Se vediamo che oggi, anno di grazia 2014, in Ucraina si stanno abbattendo le statue di Lenin con la stessa foga del 1989, significa che c’è un processo in corso che non si è ancora concluso. L’Ucraina è in guerra per uscire dalla sfera di influenza della Russia. Non dobbiamo chiederci chi è stato più o meno bravo, semmai come mai una serie di situazioni siano state ignorate sia dagli europei che dagli americani.
Che hanno gestito la crisi in maniera differente…
A mio avviso questa crisi è stata gestita abbastanza bene sia dagli americani che dagli europei, anche se con profonde differenze. Tra gli Ue e gli Usa corre la stessa differenza che c’è tra una società pubblica piena di consiglieri e board e una società familiare dove il padre padrone prende la decisione e parte. L’Europa ha dato l’impressione di essere divisa, perché dentro vi sono più interessi. Le sanzioni Ue sono state molto più pesanti e hanno dato un colpo più brutale al Cremlino di quanto abbiano fatto quelle americane. E la gestione della Merkel della crisi è stata buona, per quanto sia stata accusata di essere filoputiniana.

La Russia di Putin può avere un ruolo nella coalizione anti-Isis?
La Russia può fornire appoggio militare, anche se in quelle aree non ha grandi carte da giocare. Le aveva in Afghanistan quando partì l’operazione contro i talebani nel 2001. Quanto può contribuire è difficile dirlo. Loro hanno detto più volte che l’islamismo militante è sempre stato un nemico. Di più, la Russia in questi anni si è imposta come baluardo contro il terrorismo islamico. Non so quanto la Russia, considerata la sua posizione attuale, voglia partecipare a questo tipo di coalizione, però c’è da dire che potrebbe rappresentare una via d’uscita dalla crisi ucraina. Potrebbe essere un’occasione per ricominciare a parlarsi. Questa crisi ha contribuito a rompere dialogo e cooperazione tra Russia e Occidente e, come accade nelle grandi litigate, tornare a parlarsi è faticoso. Può essere un’opportunità per trovare un pretesto, un terreno dove ricominciare, facendo finta che l’Ucraina non esista.
Che peso possiamo dare alle parole di Chodorkovskji, che si è in qualche modo fatto avanti per il dopo Putin? Se ovviamente ci sarà un dopo Putin…
Prima o poi ci sarà un dopo Putin. Non credo sarà eterno. Senz’altro vorrà continuare a comandare vita natural durante, anche perché ha costruito il suo potere, diventato definitivamente personale e autoritario, senza presupporre un’alternanza. Ormai si è avviato verso un regime personale a vita. Non so quanto le parole di Chodorkovskji rappresentino un’ambizione personale o un calcolo di probabilità. Se prima ci poteva ancora esser un’ipotesi di cambiamento democratico, come successe un paio di anni fa con opposizione e proteste di piazza, oggi quella speranza non c’è più. Che ci possano essere delle elezioni libere in Russia, dove Chodorkovskji possa prima candidarsi e poi vincere, è molto improbabile. La domanda da fargli è a cosa pensa. A una rivolta? A un golpe? Pensa di essere chiamato a guidare un governo di unità nazionale dopo una crisi? Mi sembra francamente un’ipotesi molto affascinante e romanzesca: l’ex oligarca detenuto che va al potere, spodestando il suo nemico storico. E’ più un romanzo di Ken Follett che una prospettiva politica.

Eugenio Cipolla | ottobre 15, 2014 alle 3:36 pm | Etichette: anna zafesovacinagasrussia | Categorie: MondoPolitica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-5BZ

Una Risposta

  • Una visione decisamente particolare che non tiene conto di aspetti particolari sia di Putin, sia della Russia.
    La sua visione della UE e degli Usa sembra molto idilliaca rispetto alla realtà, e schiva abilmente di parlare delle realtà ingiustificabili come la NATO.
    Sembra proprio ben preparata secondo gli schemi della Stampa o del Corriere o di Repubblica.
    Omette di accennare vagamente ai missili schierati in Polonia ed altre nazioni ex-comuniste, dalla Nato, in funzione “antiterrorismo” !! Già questo schieramento è indice di voler costringere altra nazione (Russia) ad accettare dettami altrui o compromessi economici.
    Nessuna nazione con orgoglio di esserlo accetterebbe una situazione così chiaramente vessatoria.
    L’Ucraina è solo un coacervo di entità nazionali varie che cerca una sua identità lontano dalla Russia di cui è figlia e madre storica.
    La ribellione alla influenza russa se può essere vista come slancio di autonomia, in realtà è uno slancio verso l’economia europea con tutto quel che ne consegue e con i sistemi “democratici” vigenti.
    Non per nulla il figlio di Joe Biden è presidente di una società ucraina per lo sfruttamento del gas …proprio nella zona oggetto di combattimenti.
    Anche questo fatto indica chiaramente dove e come si cerca di arrivare economicamente e politicamente.
    Putin e la sua mano dura è solo un tentativo di arginare uno strapotere economico che cerca di strangolare il mondo con banche ed affaristi che usano le armi per imporre una supremazia che sta finendo: quella degli Usa, con 4 trilioni di debito nelle banche più in vista !

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