Segnalazione Quelsi

by Eugenio Cipolla

G20 SUMMIT IN THE MEXICAN CITY OF LOS CABOS«Nei 10 anni di presidenza Ue non c’è stata una giornata di calma, ma ora che il mio mandato sta per scadere posso dire che lascio un’Europa più forte e non più debole. L’ultimo decennio è stato probabilmente il periodo più difficile dell’ultimo secolo per l’Europa. Non solo perché c’è stata una crisi costituzionale con i referendum in Irlanda e Francia, ma anche per la crisi finanziaria e quella politico-militare tra Russia e Ucraina. Ma l’Ue non ha ceduto»». Quando l’altro giorno Josè Manuel Barroso, presidente uscente della Commissione Europea, ha pronunciato queste parole nel corso di una lectio magistralis all’Università Suor Orsola Benincasa a Napoli, in molti hanno strabuzzato gli occhi.

Europa più forte? Che non ha ceduto? Ma quale film ha visto Barroso? Impossibile dirlo. Di certo che oggi l’Europa non è affatto più forte, ne’ dal punto di vista politico ne’ da quello economico. Partiamo da quest’ultimo, anche se in realtà, per analizzarlo, basterebbe una sola parola: Grecia. Il fiore all’occhiello “dell’Ue più forte” è proprio il paese ellenico. Qui la disoccupazione viaggia alla “velocità” 27-28%, il debito pubblico è al 174% del Pil, mentre tre cittadini su cinque vivono in condizioni di povertà. Nell’eurozona, comunque, non se la passano meglio. In Francia, Spagna, Irlanda, Italia, Portogallo, Slovacchia e Cipro si registrano tassi di disoccupazione a doppia cifra e gli ultimi dati sull’economia tedesca, una volta locomotiva d’Europa, non sono del tutto incoraggianti. Si fermerà molto presto anche questa.

Dal punto di vista politico, poi, per l’Europa è un vero disastro. Anzitutto perché in tutti questi anni non si è ancora riusciti a creare una politica di difesa comune. Ogni paese ha un suo esercito che risponde agli interessi della nazione di appartenenza. E questo è un aspetto molto limitante nell’immagine dell’Unione Europea, che paga uno scotto non indifferente rispetto a paesi come Usa, Cina e Russia, i quali non sono hanno eserciti molto più grandi e ben equipaggiati, ma negli anni hanno continuato a investire nel settore della difesa (tutto il contrario di ciò che hanno fatto in UE).

Ciò rende l’Europa un satellite degli Stati Uniti, un’entità incapace di essere indipendente, incapace di prendere da sola delle decisioni importanti dal punto di vista geopolitico. Prova evidente è la questione delle sanzioni alla Russia. Il 2 ottobre, durante un discorso agli studenti della Kennedy School of government ad Harvard, il vicepresidente Usa Joe Biden ha spiegato in questi termini la vicenda della sanzioni alla Russia:«Abbiamo dato a Putin una scelta semplice: rispetta la sovranità dell’Ucraina o affronta conseguenze sempre più pesanti. Questo ci ha permesso di mobilitare i maggiori paesi sviluppati del mondo per far pagare alla Russia un prezzo reale. E’ vero che non volevano farlo. Ma ancora una volta è stata la leadership americana e il presidente degli Stati Uniti che ha insistito, spesso quasi svergognando l’Europa per costringerla a resistere e a prendersi il contraccolpo economico».

Parole che pesano come un macigno sull’immagine dell’Unione Europa nel mondo, parole che ci consegnano l’immagine di una Unione Europea sempre più inutile al benessere e alla pace dei 503 milioni che vi abitano. Altro che più forte, come sostiene Barroso. L’Ue ormai è un’istituzione sempre più pletorica che ha perso il contatto con la realtà.

Eugenio Cipolla | ottobre 13, 2014 alle 4:01 pm | Etichette: europarussiaueusa | Categorie:MondoPolitica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-5Bj