Lo scandalo della responsabilità civile dei magistrati

 Segnalazione di Maurizio-G.Ruggiero

http://ilgarantista.it/2014/10/23/buemi-ce-un-pezzo-di-pd-al-servizio-dei-pm/Cronache del garantista – 23 ottobre 2014

Buemi :«C’è un pezzo di Pd al servizio dei Pm»

di Errico Novi

 buemi

«Voglio far uscire i magistrati dalla loro campana di vetro. Non perché ce l’abbia con loro. Semplicemente devono rispondere dei loro errori come tutti. Come il chirurgo sospeso al millimetro più in qua o più in là del taglio lasciato dal suo bisturi». Il senatore Enrico Buemi non fa l’avvocato. È un imprenditore, non ha nulla a che vedere con il mondo della giustizia. Ma è un socialista, innanzitutto. Uno dei pochi parlamentari eletti dal Psi di Riccardo Nencini, grazie all’accordo con il Partito democratico.

Buemi è uno che quando parla di Giuliano Vassalli dice «il compagno Vassalli». E si è messo in testa di riportare in vita la legge sulla responsabilità civile dei giudici voluta dallo storico Ministro socialista. O meglio, di riproporla in modo che, dopo 26 anni di finzioni, possa essere applicata davvero.

La proposta di cui Buemi è firmatario (insieme con Nencini e con l’altro senatore Psi Fausto Longo) è stata emendata martedì scorso dal Governo, durante l’esame della commissione Giustizia di Palazzo Madama.

Buemi ha minacciato di dimettersi da relatore del provvedimento. Ieri c’è stato un incontro con il Ministro Orlando. Una mediazione. «Mi ha ribadito la sua disponibilità ad accettare subemendamenti», dice il senatore socialista, «Orlando mi ha detto che ci sono i margini per cercare un accordo, innanzitutto tra i senatori della maggioranza. Gli ho risposto che però non possiamo permetterci di far fare alla responsabilità civile un passo avanti e due indietro».

Lei dice che Vassalli fu sabotato: perché?

Non voglio fare la sua fine. Scrisse una buona legge, poi gli imposero il filtro di ammissibilità, all’ultimo momento. Con quel trucco è stato tradito un referendum proposto dai radicali e votato dalla stragrande maggioranza degli elettori. E il nostro ordinamento si è consegnato a 26 anni di prese in giro.

In che senso?

Sa quante azioni sono state proposte contro lo Stato da cittadini che si ritenevano danneggiati da decisioni di un giudice? La bellezza di 410 azioni. Sa quante volte il magistrato è stato giudicato colpevole? Solo 7 volte. E da quanto riferito da Via Arenula al Presidente della Commissione Giustizia del Senato Francesco Nitto Palma, la rivalsa dell’amministrazione nei confronti del giudice responsabile è arrivata a conclusione solo una volta. Una volta, in 26 anni, su 410 cause. Qualcosa non va, o no? Che dice? […] il problema non è il Ministro… Il Ministro deve avere posizioni di mediazione. Ma nel suo partito c’è una componente che sta lì a rappresentare le posizioni dell’Associazione magistrati, ormai è chiaro.

Sta dicendo che una parte del Pd risponde direttamente ai pm?

Sono schierati chiaramente a difesa degli interessi della magistratura. Che vuole una riforma della responsabilità civile dalle polveri bagnate.

Ci spieghi nel dettaglio.

Partiamo dalla legge Vassalli. Quella normativa stabilisce che un giudice può essere chiamato a rispondere di un suo atto per dolo o colpa grave. Sul dolo siamo tutti d’accordo, tanto non si verifica mai. Il punto è la colpa grave. Secondo la Vassalli questa ricorre, tra l’altro, in caso di ’grave violazione di legge determinata da negligenza inescusabile’. Giustissimo. Poi però a quella normativa imposero all’ultimo momento il filtro di ammissibilità. Delle 410 azioni di cui le dicevo sa quante hanno superato indenni questo filtro? Appena 35. Meno del 10 per cento.

Con la sua proposta questo filtro di ammissibilità viene eliminato.

E se per questo anche nella versione del Governo. Ma questo passo avanti è contraddetto da due indietro. Perché l’emendamento del Governo modifica proprio quel passaggio della Vassalli in cui si definisce come caso di colpa grave anche la negligenza inescusabile. Lo sostituisce con la frase: ’Costituisce colpa grave la violazione manifesta della legge’.

E così è peggio?

Sì, perché non ci sono quelle due paroline magiche, ’negligenza inescusabile’.

Cosa vuol dire?

Che se ci sono le due paroline il giudice non può sempre cavarsela dicendo ’scusate, mi sono distratto’. Non può dirlo quando la sua disattenzione è inescusabile perché magari l’avvocato della parte lesa gli aveva fatto notare un dettaglio normativo che avrebbe dovuto spingerlo a una decisione diversa, e lui, il giudice, se n’è fregato. […]

Ma non è che il problema vero è un altro? E cioè che nella sua proposta si definisce colpa grave anche il discostarsi immotivato da sentenze della Cassazione?

In effetti anche su questo c’è stato un emendamento del Governo, che vincola il giudice ad aderire solo alla giurisprudenza comunitaria. Il che è indispensabile per evitare sanzioni milionarie da parte dell’UE. Ma a giudizio del sottoscritto, di Forza Italia e persino di una parte del Pd, è necessario che il giudice debba spiegare perché non tiene conto di sentenze della Suprema Corte. Non diciamo che deve per forza attenersi. Diciamo soltanto che, se decide di non farlo, deve spiegare perché.

Secondo l’Anm così l’interpretazione della legge viene impedita.

E no. Così si impediscono sentenze fantasiose. Così un giudice che pretende di affermare che il bianco è nero deve spiegare come fa. […]

Senatore, ma alla fine perché l’Anm si impunta tanto? Tanto non paga l’assicurazione?

Lasci perdere, questo è un altro scandalo. In 26 anni le assicurazioni hanno solo lucrato: hanno incassato i premi senza pagare quasi mai per i danni procurati dai giudici. 

Ma allora la premura verso l’Anm è solo un ossequio a Sua Maestà?

No, questa feroce resistenza è un danno contabile, altro che.

Una Risposta

  • Lettera aperta di Buemi a tutti i parlamentari di Camera e Senato

    SULLA RESPONSABILITÀ CIVILE DEI MAGISTRATI LE COSE STANNO COSÌ

    30 OTTOBRE 2014 – “cari colleghi, in tre note al parere espresso il 29 ottobre 2014, il C.S.M. mi gratifica di ben tre citazioni, sebbene nessuna di esse lusinghiera: sarei l’artefice del tentativo di introdurre la responsabilità diretta dei giudici nell’ordinamento italiano.

    Il parere fa riferimento al testo del disegno di legge da me depositato il Senato un anno fa, quando già da due anni navigava per le aule parlamentari l’emendamento Pini alle varie leggi comunitarie che si succedevano nel tempo: un emendamento che, col voto favorevole della Commissione referente, prendeva spunto dalle condanne italiane a Lussemburgo per proporre la responsabilità diretta del giudice, secondo il meccanismo previsto per tutti i pubblici funzionari dall’articolo 28 della Costituzione. Si trattava di un orientamento tutt’altro che minoritario, se a voto segreto in Aula alla Camera ha addirittura registrato un’approvazione di un ramo del Parlamento –

    Per circoscrivere la portata di questo orientamento, il mio disegno di legge n. 1070 – confermato l’impianto della legge Vassalli, fondato sulla responsabilità indiretta – limitava la responsabilità diretta a due casi di assoluto ed evidente sviamento dal corretto uso del potere giurisdizionale: disattendere la consolidata giurisprudenza della Cassazione nell’interpretazione del diritto (salvo il caso di ignoranza inescusabile, p. es. per improvvidi cambi di giurisprudenza) e negare in Cassazione il diritto al rinvio pregiudiziale su un punto qualificante del diritto dell’Unione.

    Ricordo, a chi l’avesse dimenticato, che il primo caso di condanna italiana avvenne perché i giudici di Cassazione disattesero quello che, per loro, è obbligo e non facoltà, cioé investire Lussemburgo sull’interpretazione del diritto europeo, quando lo chieda una parte; anche qui, per non essere dirompente, limitai la responsabilità diretta al solo caso in cui gli “ermellini” ignorino una richiesta che trovi daccordo sia le parti private che il pm.

    La Commissione giustizia, con un voto che mise insieme PD e Movimento 5 stelle mentre ero in missione per conto della Commissione antimafia, respinse l’articolo 1, che limitatissima questa responsabilità diretta introduceva. Mi adeguai, nella veste di Relatore, alle decisioni della maggioranza, e proseguii nella parte successiva delle proposte del disegno di legge assunto a testo base, cioè quelle di snellimento e maggiore efficacia della responsabilità indiretta. Mi adeguai fino al punto di proporre il parere che invitava a stralciare dalla legge comunitaria l’emendamento Pini; in Aula su questo il Governo ci chiamò addirittura ad un voto di fiducia.

    Non credo, quindi, di essermi dimostrato insensibile alle esigenze della mediazione e del compromesso, che sono proprie della vita politica e della procedura parlamentare. Quando il Governo presentò il suo disegno di legge, a votazioni già iniziate in Commissione, fui proprio io ad invitare tutti a tener conto della sostanza delle proposte del ministro Orlando, anche se formalmente non era più possibile congiungerle all’iter già in corso.

    Ma la vita parlamentare implica mediazioni con altri modi di vedere l’interesse generale, legittimati dal voto popolare; non con le istanze corporative, di chi fa della sua professione non un’occasione per contribuire al benessere del Paese, bensì un fortilizio dentro il quale difendere rendite di potere consolidate. Ad esempio, proponiamo l’obbligo di motivare la sentenza, quando ci si discosta dalle Sezioni Unite della Cassazione; per l’ANM, invece, il precedente non vincola, anche contro la relazione dei Saggi nominati dal Capo dello Stato nella primavera del 2013.

    Secondo il parere approvato, “l’istituto della responsabilità civile non può essere utilizzato per mettere pressione ai magistrati al fine di aumentare la diligenza del singolo e la qualità della giurisdizione”. Mentre la sfida della modernità mette pressione al Paese, la corporazione non vuole che si incrementi la qualità del servizio giustizia con la minaccia di pagare i danni: peccato che questa minaccia funzioni da sempre per i medici e gli ingegneri, che dispongono soltanto di organi di governo autonomo del loro ordine professionale. La magistratura vanta invece un organo di autogoverno e, mi pare, oggi si può apprezzare come la differenza non sia di poco conto.

    Nel giorno in cui con il deposito di un ricorso al TAR si mette in dubbio la stessa regolarità della composizione dell’organo CSM – che in autodichia ha escluso un componente, evidentemente non omologata alla lottizzazione partitica e probabilmente espressiva, su questi delicatissimi temi, di una posizione indipendente – si pone con urgenza non solo la questione della riforma della responsabilità civile, ma quella della riforma del Consiglio Superiore della Magistratura”.

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