Marino, sindaco di Roma: “Mi attirano le droghe. Dopo aver visto gli Stones sarebbe difficile dire ai figli di non utilizzarle”

Segnalazione Quelsi

by Emanuele Ricucci

Elezioni Roma - Conferenza stampa di Ignazio MarinoRoma è la Capitale, la nebbia di Ganja e distruzione dell’etica morale sessantottina è evaporata da un pezzo. Roma è malata. È malata di degrado ed insicurezza, di paure e tasse, di violenza. È fuori controllo, dal Lungo Tevere notturno, al centro ubriaco, alle periferie tra storie di stupri ed aberrazioni mentali. Una coltellata al cuore per gli italiani, oltre che per i romani, per lo splendore secolare di quella meraviglia che fu Caput Mundi ed oggi al massimo può assurgere a Caput Cloacae. Ma Roma ha un sindaco eletto, ha una “guida” dalla sinistrorsa e chiara appartenenza politica. Roma che non è neanche più la sua lontana ombra, si autogestisce nel traffico infinito, mentre Ignazio Marino, il piddino più confuso che ci sia, se ne frega e rilancia. “Devo dire che mi sono molto interrogato quando abbiamo avuto in città i Rolling Stones, perché dicono di aver utilizzato qualunque sostanza e vedendo il batterista, che ha quasi 75 anni, suonare per due ore e mezza senza interruzioni con un’energia fisica incredibile, diventa poi difficile dire ai propri figli che non le devono utilizzare”. Queste le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Marino ai microfoni di “Un giorno da pecora” su Radiodue e riportate da Libero. “Sono fortemente attirato da qualunque sostanza stupefacente ma non ne ho mai utilizzata nessuna perché, dal punto di vista medico, ho paura che possano fare male”, prosegue il (poco) divertente genovese.

Viste le condizioni in cui è ridotta la Capitale non verrebbero dubbi su questa passione curiosamente adolescenziale del Medico Chirurgo genovese, perché questa è la sua vita, la sua originaria professione. Deliri d’avanguardia progressista, quelli di Marino il piccolo Sessantottino, che contribuiscono a fare a pezzi quel sacro esempio che dovrebbe viaggiare in ogni vicolo della Capitale, tra i piccoli delle periferie romane, che dovrebbe combattere col carisma e con il senno di una guida, gli eserciti di zombie da eroina (“a Roma, 50mila persone tra i 13 e i 48 anni dipendenti da questa sostanza – Rapporto Ceis di Don Picchi) cocaina e nuove sostanze (“Tre ragazzi su cinque, a Roma, hanno provato almeno una volta le nuove droghe sintetiche, che rappresentano oggi il 70% del consumo nel mercato italiano. Percentuale in costante aumento con 108 nuove sostanze psicoattive introdotte in Europa”) che ogni giorno cadono tra le fitte maglie di quelle stesse “drogucce” che riesumano dalla noia dell’esistenza, cadaveri preistorici e muffi, danno brio ad anime piene di rughe, ringalluzziscono qualche anziano signore come Jagger e la sua banda, offrendogli, magari, qualche erezione a sorpresa. “Il primo contatto con la droga avviene in età sempre più precoce, poiché è venuto completamente a mancare un orientamento alla prevenzione“, così puntualizza il rapporto del Ceis di Don Picchi che dal 2011 ha intervistato più di 9500 adolescenti tra i 12 (dodici!) e 18 anni. Manca un orientamento alla prevenzione. State sereni, da oggi il Sindaco di Roma ed il suo pantagruelico sorriso di gioiosa vitalità, contribuiranno a sovvertire dati che purtroppo riguardano tanti, troppi figli della Capitale, di questo paese.

Emanuele Ricucci | ottobre 1, 2014 alle 10:59 am | Etichette: droghemarinoroma | Categorie: ItaliaPolitica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-5×2

 

 

2 Risposte

  • Mi dica centro anti-blasfemia, chi ci mettiamo?
    Trascrivo uno scritto del grande Giovannino Guareschi: “Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla intatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più, ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede. Ogni giorno di più uomini di molte parole e di nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri. Uomini di ogni razza, di ogni estrazione, d’ogni cultura».
    Salviamo il seme…
    Oremus
    Fabio

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