John-Henry WestenSegnalazione di Corrispondenza Romana

(su Rossoporpora) Intervista a John-Henry Westen, direttore del sito ‘LifeSiteNews’, uno dei più popolari nel mondo anglosassone, con mensilmente quasi 4 milioni di visite  – Amarezza, confusione, scoraggiamento tra quella maggioranza di cattolici praticanti nordamericani (minoranza tra i cattolici anagrafici)  che si battono per vita e famiglia – Accanto al card. Burke almeno altri 10 porporati, quasi tutti i vescovi africani, metà di quelli nordamericani…

Qualche giorno fa abbiamo dato (ampio) conto delle richieste (certo legittime) al Sinodo di Wir sind Kirche/Noi siamo Chiesa/We are Church. A Roma però in questi giorni ci sono anche esponenti di altri movimenti, quelli impegnati quotidianamente nella difesa e promozione strenue della dottrina sociale della Chiesa in materia di vita e famiglia. In un’ampia sala gremita perlopiù da cattolici italiani (con diversi sacerdoti e religiosi), abbiamo ascoltato l’altra sera due di loro, invitati nella sede di piazza Santa Balbina dall’associazione “Famiglia Domani”: John Smeaton, direttore dell’associazione britannica “Society for the Protection of Unborn Children” (che ha svolto un’appassionata e impressionante relazione su quanto succede in Gran Bretagna) e John-Henry Westen, direttore del popolare sito nordamericano LifeSiteNews. A quest’ultimo abbiamo posto ieri alcune domande sulla prima parte del Sinodo.

Signor Westen, squillano le trombe e rullano i tamburi, che accompagnano la “gioiosa macchina da guerra” del Sinodo sulla famiglia. Siamo appena a metà del primo di due Sinodi sulla famiglia e senta un po’ che cosa esce da qualche schieratissimo fiato massmediatico tra i meglio informati di cose vaticane (da marzo 2013): “E’ ormai chiaro che la tendenza generale dell’assise sinodale sta gettando le basi per favorire un possibile accesso ai sacramenti per i divorziati risposati. (…) La via aperta da percorrere nel tempo appare ora in tutta chiarezza. E senza marce indietro”. Da altri fiati storicamente schieratissimi: “Standing ovation” per l’intervento dei coniugi Pirola (leggi tra l’altro accoglienza in famiglia per il compagno di un figlio), “gelo generale” per l’intervento del cardinal Burke, “gelo generale” anche per l’intervento del cardinal Müller, “che ha utilizzato i tre minuti canonici unicamente per attaccare tre padri sinodali: Kasper, Baldisseri e Forte”. Sono spunti significativi di cronaca che, signor Westen, non penso suscitino il Suo entusiasmo alla fine della prima settimana di Sinodo. Però prima di sentire le Sue considerazioni in materia spieghi ai nostri lettori che cos’è Life Site News, quanti utenti conta e chi sono… 

Life Site News è un portale nordamericano in inglese, che si batte per la difesa della vita e della famiglia. Pubblichiamo venti-venticinque articoli al giorno. Abbiamo anche un sito in spagnolo e uno in portoghese, ma quello in inglese è nettamente predominante. Ogni mese abbiamo una media di quasi 4 milioni di visite…

Chi sono i visitatori? 

Persone che condividono la nostra battaglia per la vita e la famiglia. Molti sono cattolici, parecchi altri sono protestanti. Ci sono anche ebrei, come il mio amico rabbino Yehuda Levin, portavoce dell’Alleanza rabbinica statunitense, che mette in guardia con forza i padri sinodali da eventuali cedimenti: Sarebbe molto pericoloso per i cattolici, per i protestanti, per tutti i cristiani, per gli ebrei,per tutte le religioni, per l’intero mondo. 

Come si configura in materia di famiglia il mondo cattolico nordamericano? 

Direi che c’è una minoranza molto attiva che sostiene, per farci capire, le ‘aperture’ del cardinale Kasper; un’altra minoranza – pure molto attiva – che resta fedele alla dottrina sociale della Chiesa; una maggioranza che non prende posizione e non si interessa più di quel tanto della questione.

E tra i cattolici praticanti? 

Non c’è dubbio che qui noi siamo in maggioranza. I miei lettori pensano che non pochi padri sinodali abbiano idee confuse su teologia e pastorale. Giustamente si chiedono: ma si può ammettere alla comunione chi si è sposato, ha divorziato e si è risposato? La risposta della maggioranza dei cattolici praticanti nordamericani è no, non si può.

Perché non si può? 

Nel Vangelo di Matteo (19, 3-6) si legge, dopo che i farisei avevano chiesto a Gesù se un uomo potesse ripudiare la propria moglie: “Non avete letto che il Creatore fin da principio maschio e femmina li fece  e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà alla propria  moglie e così i due diventeranno una carne sola”?. In modo che non sono più due, ma una sola carne. Perciò quello che Dio ha congiunto, l’uomo non separi”.  Ammettendo alla comunione i divorziati risposati, si cambierebbe la dottrina, anche se diversi padri sinodali dicono di no. Si cambierebbe solo la prassi, insistono. Ma, se si cambia la prassi, i riflessi sulla dottrina sono inevitabili.

C’è inquietudine tra quella parte di cattolici nordamericani che si battono per la vita e la famiglia? 

Sì, molta. C’è smarrimento. C’è amarezza. C’è demotivazione. C’è allarme. Qualcuno è veramente disperato: Ma chi ce lo fa fare di difendere la famiglia come unione indissolubile di uomo e donna, aperta alla procreazione dei figli? Quando si legge e si sente il cardinale Kasper, si può pensare che egli si discosti inequivocabilmente dalla dottrina cattolica. Quando Kasper prospetta l’ammissione dei divorziati risposati alla comunione, parla contro le parole di Gesù nel Vangelo. Eppure, secondo la dottrina cattolica, queste persone sono in uno stato di peccato grave. Non solo: se dovessero ricevere la comunione, sarebbe un sacrilegio, si autocondannerebbero. E’ misericordia questa di condannare spiritualmente i divorziati risposati, facendo loro credere che in fondo con un po’ di penitenza sono a posto tanto da potersi comunicare durante l’Eucaristia? E’ assurdo…

Per quel che lo conosciamo, sicuramente è da escludere che il cardinale Kasper li voglia mandare all’inferno… 

Però c’è poco da fare: questa è la conseguenza del suo atteggiamento. Che è condiviso negli Stati Uniti da una minoranza ‘progressista’, convinta che Kasper, del resto sostenuto dal Papa, rappresenti la vera Chiesa. Come ho già detto prima, è anche vero che la maggioranza dei cattolici nordamericani, quelli che vanno a messa forse solo per Natale, non si interessa molto della questione.

Da quel che è trapelato – ad esempio dal cardinale inglese Vincent Nichols – sembra che una delle relazioni di coppie laiche abbia suscitato caldi, vivi consensi e per taluni addirittura una standing ovation. E’ quella dei coniugi provenienti dall’Australia, Ron e Mavis Pirola, di cui da parte dei massmedia si è evidenziato che hanno portato come esempio di buona evangelizzazione l’accoglienza in una famiglia di amici del compagno del loro figlio. 

Come ha osservato il cardinale Burke il caso è molto delicato, ma l’accogliere in famiglia il compagno di un figlio omosessuale pone gravi problemi in materia di coerenza con la dottrina cattolica. I genitori dovrebbero spiegare al figlio che l’atto omosessuale è dannoso per la salute spirituale e anche per quella fisica, come del resto rileva il National Healt Interwiew Survey (l’ente federale statunitense che segue statisticamente dal 1957 la salute e i comportamenti della popolazione) nel suo rapporto di luglio 2014 (Sexual Orientation and Healt Among U.S )E’ un preciso dovere dei genitori di informare i figli e di impedire che in famiglia si registrino atti omosessuali. Anche perché figli e nipoti potrebbero pensare che ormai tutto è lecito in materia e seguire magari solo per imitazione la stessa strada.

I fautori dell’accoglienza in famiglia e in comunità parrocchiale sostengono che dev’essere la misericordia a prevalere… 

Allora Le faccio un esempio personale. Sono un padre di otto figli, sei maschi e due femmine. Qualche anno fa uno di quelli più piccoli si è avvicinato per giocare sul ciglio di un burrone. L’ho subito richiamato. E lui: Ma no, papà, è così bello! Mi piace! E io: Vieni subito qui, è pericoloso!  E lui: No, no, mi piace tanto! E io:Devi venire subito, è pericoloso! Quando l’ho ricondotto in zona tranquilla, strillava che ero cattivo e non gli volevo bene. Invece proprio perché gli volevo bene gli ho impedito di giocare sul ciglio del burrone. Per il caso senz’altro delicato evocato dai coniugi Pirola, anche lì i genitori dovrebbero avere il coraggio e la responsabilità di dire ‘no’, tu non puoi portare in famiglia il tuo compagno, devi pensare alla tua salute morale e fisica e noi non vogliamo la tua rovina! Lo stesso che per la famiglia, vale per la parrocchia, “famiglia delle famiglie”: sarebbe di scandalo grave affidare compiti educativi, direttivi, di lettura durante la messa a persone in stato oggettivo di peccato grave. Dobbiamo sapere dire ‘no’, proprio in nome del principio di misericordia che consiste nel cercare di salvare le anime dei fratelli in stato di peccato grave e in questo caso anche i loro corpi.

Nella prima settimana di Sinodo si sono levate voci forti e chiare anche in favore della coerenza con la dottrina cattolica vigente in materia in famiglia… 

Possiamo ben dire: Deo gratias per il card. Burke, Deo gratias per l’arcivescovo nigeriano Kaigama, Deo gratias per il vescovo ghanese Osei-Bonsu, Deo gratiasper gli altri cardinali che hanno pubblicato recentemente i loro saggi in difesa della dottrina cattolica e per tutti quelli (cardinali e vescovi, ad esempio il card. Pell) che si sono pronunciati in tal senso nella prima settimana del Sinodo. Noi, come coalizione di 15 organizzazioni internazionali coordinate in Voice of the family, abbiamo chiesto e chiediamo a tutti i padri sinodali di difendere la famiglia e dunque di proteggere i nostri figli. Lo ripeto: proteggere i nostri figli e il futuro della società.

Lei pensa che in ogni caso le voci citate siano minoritarie? 

Difficile dirlo, ma è certo che si cerca di emarginare soprattutto il card. Burke, anche se gli si è dato l’incarico di presiedere uno dei circuli minores linguistici. Guardiamo però chi domina largamente sia nella Commissione per il Messaggio che in quella per la Relazione finale…sono blindate! E’ vero che nel Sinodo ci sono diversi altri che la pensano come lui, almeno un’altra decina di cardinali che l’hanno detto esplicitamente, criticando i contenuti dell’agire del card. Kasper. Poi quasi tutti i vescovi dell’Africa, quelli del Medio Oriente…

E i vescovi nordamericani? 

Penso che siano divisi a metà.

Le Sue previsioni per la seconda settimana di Sinodo? 

Presumo di essere realista. La confusione è tale sotto il cielo sinodale che è difficile essere ottimisti. Non credo che si riesca quest’anno a parlare con una voce sola, forte e chiara, in modo che ciò possa essere di beneficio per i cattolici e per il mondo, senza tradire o indebolire la dottrina cattolica.