Sopportare con troppa pazienza le ingiurie fatte a Dio è cosa empia

 

San Tommaso d’Acquino S. Th., I-II, q. 136, a. 4, ad 3um

 

Luciano Gallina

Arcade Treviso

 

 

 

S.E. Mons. Gianfranco Agostino Gardin

Vescovo della Diocesi di Treviso

 Ai Sacerdoti (quasi tutti) e alle parrocchie

della Diocesi di Treviso

 

Arcade 18-10-2014

 

Ho ricevuto per e-mail dalla segreteria del CENTENARIO DI S. PIO X, di un convegno su S. Pio X promosso dal Lions Club e dal Rotary Club di Montebelluna con il patrocinio del Comune di Montebelluna che si terrà sabato 25 ottobre p.v. a Montebelluna.

 

 

 

Il primo pensiero è stato: ma la Curia, i sacerdoti e il Vescovo in primis, anziché intervenire per bloccare tale iniziativa, promuovo tale convegno? Non conoscono lor Signori chi sono Lions e i Rotary? Cosa avrebbe detto e soprattutto cosa avrebbe fatto il Don Sarto, il Mons. Sarto, il Card. Sarto, S.S. Pio X, se la massoneria avesse organizzato con convegno su S. Pio V?

 

Lor Signori, sono a conoscenza che i Rotary e i Lions, sono “la massoneria di serie B”, ma non per questo meno satanica di quella di “serie A”?

 

Vi ricordate che il GOI[1] e il B’nai B’rith[2], si sono congratulati con l’elezione a “vescovo di Roma” di Bergoglio? A voi puzza questo atteggiamento?

 

Un mio conoscente (che sente puzza di zolfo), ha inviato ad un signore non italiano con cui ha rapporti di lavoro e che appartiene alla massoneria, il seguente quesito:

 

Ho fatto una scommessa (la posta in palio e’ un caffè?) con delle persone che Bergoglio e’ di grado 33, gli altri dicono che al massimo arriva a 30°.

 

PER FAVORE SAI DIRMI CHI HA VINTO IL CAFFE’?

 

Ecco la risposta:

 

 

 

Caro Tizio,

 

E’ possibile che un Papa sia solo del 30° Grado? dovrebbe essere assolutamente del 33° Grado.

Su 115 Cardinali, penso, che dovrebbero essere 33 con il 33° Grado, Così la tradizione consiglia.

Se Bergoglio fa’ parte di questa oscura setta di cospiratori, mangia santi e caca diavoli, sgozzapreti, ammazza bambini, ammazza mosche, che fanno soldi a palate, ect ect allora io mi trasformerò in

transexual dato che qualcuno pregherà per me in quanto noi siamo scomunicati.

 

Un abbraccio

M G 32°. 

 

Il signore che ha ricevuto la risposta, mi ha detto che per la prima volta si è firmato con il grado.

 

 

Ognuno potrà trarre le proprie conclusioni.

 

 

In allegato degli articoli che trattano della massoneria e il comportamento dei Papi di una volta.

 

 

 

SIA LODATO GESU’ CRISTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Massoneria: Natura e Scopo

 

Da effedieffe

Edward J. Cahill 10 Ottobre 2011

 

Pubblichiamo la traduzione di La Massoneria Natura e Scopo, titolo originale Freemasonry: its character and purpose, del reverendo Edward J. Cahill, S. J. (1868–1941) professore di Church History and Social Science presso Milltown Park, in Irlanda, third level College, riconosciuto dalla National University d’Irlanda, per lo studio di Teologia, Filosofia e Spiritualità. Nel 1926, in occasione della prima celebrazione della Festa di Cristo Re, fondò la League of the Kingship of Christ, il cui obbiettivo era quello di garantire l’applicazione della dottrina sociale della Chiesa nel suo Paese tramite l’organizzazione di convegni e la pubblicazione di libri e di pamphlet. L’organizzazione avrebbe proseguito la sua attività grazie al grande sacerdote ed intellettuale cattolico Denis Fahey (1883-1954).

 
Tra le opere di Cahill menzioniamo:

The Abbot of Mungret, a play in 4 acts

Freemasonry and the anti-Christian Movement

The Framework of the Christian State

The Truth about Freemasonry

The Catholic Social Movement

Rural Secondary Schools

Ireland and the Kingship of Christ

The Oldest Nation in Europe

Ireland as a Catholic Nation

Irelands Peril

Capitalism and its Alternatives

Freemasonry and the Anti-Christian Movement

La Massoneria Natura e Scopo è un valido strumento per conoscere la setta, definita da monsignor Meurin, nel 1892, «la sinagoga di Satana». Il disvelamento della sua natura[3] [un’ampia maggioranza di disinformati, sprovveduti, curiosi, ambiziosi, una minoranza di malvagi, feriti in profondità dal peccato; gli uni e gli altri guidato dai giudei, a loro volta guidati da Satana; questa è la piramide – capovolta – del male] e del suo obbiettivo [la distruzione della Chiesa cattolica e della società edificatasi attorno alla sua dottrina ed ai suoi insegnamenti, la civiltà europea] è l’arma principale per disarticolare la terribile trama del male, che sta distruggendo, anche nel nostro Paese, una ignara umanità, e lasciare così gli ebrei ad operare in prima persona col loro padre, il diavolo (Giovanni VIII, 46).

Il testo del reverendo Cahill è completato da una nota conclusiva, che attualizza la situazione dei rapporti Chiesa-Massoneria, all’anno 2000, riassunta nelle ultime pagine del volume Chiesa e Massoneria, di Suchecki Zbigniew, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana e da un’appendice, composta da testi che interpretano alcuni passi del libro dell’Apocalisse.

 

Massoneria: Natura e Scopo

 

La Massoneria, figlia delle tenebre, è fondamentalmente segreta. La sua segretezza non sta semplicemente e principalmente nel fatto che i suoi iscritti sono in parte sconosciuti e i suoi piani e le sue attività vengano tenuti nascosti al pubblico. La sostanziale natura dell’organizzazione, i suoi veri scopi e il suo insegnamento filosofico e morale sono tutti avvolti nel segreto ed ignoti perfino alla grande maggioranza dei suoi membri. Vengono totalmente rivelati tali misteri solo a pochi eletti (kadosh), appartenenti a cerchie ristrette, e la cui mentalità ed i cui principi morali sono ritenuti sufficientemente in accordo con gli ideali massonici.

Per i ranghi e gli affiliati dell’arte massonica (corporazione) tutte queste realtà vengono velate in allegorie e simbolismi; gli aderenti però per molto tempo non solo non conoscono il vero significato di essi, ma dai simboli stessi vengono deliberatamente fuorviati. Con questi metodi molti vengono indotti a prestare il loro nome ad un’istituzione ed a promuovere delle iniziative delle quali, se conoscessero tutta la verità, si tirerebbero indietro inorriditi. Per cui, ad ogni stadio dell’iniziazione massonica il candidato rinnova gli empi giuramenti di segretezza e tale inviolabile segretezza viene inculcata come un fondamentale obbligo massonico in ogni settore (grado) dell’organizzazione e dell’attività della società.

Difatti, è parte integrante del giuramento di primo grado la promessa esplicita di «nascondere, occultare e mai rivelare una parte o parti dei segreti e misteri della Massoneria già noti al candidato, o che potrà, in qualsiasi modo, apprendere in qualsiasi momento, nel futuro». Questo giuramento, che è costantemente ripetuto e rafforzato prima di qualsiasi iniziazione ad un grado superiore, è riconfermato con l’aggiunta di penalità, come quella seguente: «di avere la gola tagliata da orecchio a orecchio, la sua lingua strappata alla radice, ed il suo corpo sepolto nella rude sabbia del mare, distante la lunghezza di una corda dalla sponda e dal punto della bassa marea»; od ancora: «di aver il suo cranio aperto e la materia cerebrale esposta ai raggi brucianti del sole di mezzogiorno».

Tuttavia un’associazione non può, come pure una singola persona, nascondere permanentemente la sua vera natura. Questo è vero in modo particolare per una società come l’Ordine massonico (i suoi membri sorpassano il milione), che ha portato avanti per secoli le sue attività, delle quali esistono innumerevoli atti ufficiali e documenti pubblicati. Di conseguenza, non pochi ricercatori cattolici hanno potuto studiare sistematicamente la Massoneria, basandosi sull’abbondante materiale accumulato nel corso degli ultimi due secoli e sono riusciti a sollevare, almeno parzialmente, il velo che la copriva ed a metterla allo scoperto così che, chi lo desidera, può conoscerne la vera natura e analizzare il tessuto della sua segreta organizzazione. Inoltre, fin dall’inizio, i Papi, con l’infallibile acume che lo Spirito Santo loro conferisce, videro chiaramente e denunciarono senza mezzi termini, l’immorale malvagità della massoneria ed i suoi piani contro il Regno di Cristo in terra.

Essenza della Massoneria

Dal sorgere dell’Ordine massonico, quasi tre secoli fa, il mondo si è trovato di fronte ad un terribile fenomeno precedentemente sconosciuto, classificabile come movimento popolare, avvertito fortemente, in varia misura, in quasi tutti i Paesi civilizzati. Alcuni lo chiamano Liberalismo; altri Movimento anti-cristiano; mentre altri ancora, specialmente gli scrittori cattolici dell’Europa continentale, la denominano «Rivoluzione» (massonica sottinteso). Le sue attività e metodi variano col variare delle circostanze nelle diverse nazioni. Nei Paesi di cultura cattolica, dove gli antichi princìpi cristiani rimangono profondamente radicati nel tessuto sociale, il progresso della «Rivoluzione» è di solito segnato da rivolte violente, come successo in Francia, Portogallo, Italia, Spagna e nelle colonie spagnole, secondo il motto massonico «Ordo ab Chao», cioè rompere l’ordine con la rivoluzione, facendo il caos, e poi metter ordine secondo i progetti massonici; e questo in un alternanza continua e voluta, nei tempi stabiliti.

Negli Stati protestanti, già parzialmente scristianizzati, il processo di disintegrazione, incontrando poca resistenza effettiva, è più silenzioso, sebbene, di solito, i suoi effetti siano più radicali e completi. Ma, a dispetto delle differenze di razza, cultura, clima e di condizioni economiche incontrate, la natura e gli orientamenti della «Rivoluzione» rimangono sempre gli stessi: irrequieta, dispregiativa, materialistica e irreligiosa. Diffonde le sue idee e i suoi principi in tutte le classi sociali, incluse idee pervertite di libertà e di eguaglianza, incompatibili con la vera prosperità e pace sociale, ma che ispirano nei creduloni l’infondata speranza di soddisfare tutti i loro desideri tramite la distruzione. Una guerra persistente viene direttamente o indirettamente mossa contro le virtù e i princìpi su cui si fondano la società: religione, obbedienza, pietà domestica e sacrificio.

Vengono messe da parte le tradizionali istituzioni che sono sorte nella società europea sotto l’influenza della Cristianità. La famiglia non è più vista come il nucleo fondamentale sul quale è costituita la società umana. Il matrimonio, legame che tiene insieme la famiglia è sottratto al controllo della Chiesa e considerato un semplice contratto umano liberamente rescindibile dalla volontà delle parti. Il diritto alla proprietà privata, che è la base della vera libertà, viene contestato.

Il principio cristiano che la famiglia, lo Stato, così come ogni singola persona, siano soggetti alla legge di Dio, viene definitivamente accantonato ed il costume naturale di organizzare la società ed il governo senza far riferimento alcuno alle leggi ed ai voleri di un Essere Personale Supremo – mai praticato nemmeno dalle nazioni pagane dell’antichità – è stato adottato anche in nazioni dove gli abitanti sono prevalentemente cattolici. Ogni forma di educazione religiosa viene eliminata dall’istruzione giovanile, il cui controllo è stato usurpato da uno Stato senza Dio; in parecchie nazioni viene condotta una prevenzione attiva contro tutte le religioni organizzate, specialmente contro la Chiesa cattolica.

La filosofia che pervade tutte le idee di questo movimento è il Naturalismo, nel quale tutto il soprannaturale viene rigettato e disprezzato. Il Naturalismo, filosofia base della Massoneria, non si deve confondere con la Legge Naturale, che, rettamente intesa, è una parte della legge divina e la base necessaria del soprannaturale. Il termine Naturalismo ha un significato prevalentemente negativo e vuol dire il completo rifiuto ed il disprezzo del soprannaturale, cioè della dottrina della grazia divina, del peccato originale e della redenzione. I sacramenti, la Chiesa, il peccato, la vita ultraterrena (vita dopo la morte), il sacerdozio, sono scartati come vane superstizioni o elucubrazioni cerebrali, oppure condannati come invenzioni di coloro che vogliono imporre sui popoli un giogo di schiavitù. La Massoneria è il centro, la forza guida, in effetti, l’anima di tutto questo movimento anticristiano e antisociale (probabilmente il più distruttivo e innaturale, che il mondo non abbia mai conosciuto).

Questo è l’insegnamento dei Papi riguardo alla Massoneria. Leone XIII, nella sua grande enciclica sulla Massoneria, l’Inimica vis (1892) parlando della guerra condotta dal regno di Satana contro la virtù e la verità, prosegue dicendo che i capi di questa guerra non sono nient’altro che l’associazione ben organizzata e capillarmente diffusa denominata «I massoni». Di seguito, nella stessa enciclica, dice che gli scopi e gli obiettivi della Massoneria sono: il completo ribaltamento dell’intero ordinamento religioso del mondo, sgorgato, come frutto, dalla vita e dall’insegnamento cristiani; viene sostituito dal puro Naturalismo che esclude completamente l’Unigenito Figlio del Dio Vivente, Gesù Cristo Signore, risorto e vivo, operante oggi nel suo Corpo, l’Unica Santa Chiesa Cattolica, nelle sue Membra, gli uomini, e soprattutto nei suoi discepoli. Con questa descrizione della finalità della Massoneria concordano le più autorevoli definizioni e spiegazioni della corporazione massonica stessa, contenute nelle dichiarazioni di capi massonici indiscussi e riconosciuti dalla larga maggioranza.

Infatti, i riti massonici inglesi ed americani definiscono la massoneria come «un particolare sistema morale velato dallallegoria e manifestato dai simboli». Inoltre il manuale universale della Massoneria tedesca (Allgemeines Handbuch der Freimaurerei), generalmente accreditato presso i massoni come il migliore e più autorevole manuale delle associazioni, descrive così la Massoneria: «linsieme delle attività di uomini, strettamente uniti tra loro che, impiegando forme simboliche mutuate soprattutto dallarte edile e dallarchitettura (non solo), lavorano per il benessere dellumanità, lottano moralmente per nobilitare se stessi e gli altri; perciò promuovono una lega universale dellumanità che essi già da ora realizzano e mostrano su piccola scala» e aspirano a renderla globale e onnipresente con potenza.

Per capire la portata di queste definizioni di Massoneria è opportuno tenere presente che i massoni presentano il loro sistema e la loro filosofia di vita come una religione «che rende luomo completo dal punto di vista dellintelligenza e della moralità, cosicché niente più possa venir proposto per soddisfare le esigenze dellanima umana». Una fonte autorevole ed universalmente riconosciuta della Massoneria, A. G. Mackay, dichiara che la massoneria può essere meglio definita come «una scienza impegnata nella ricerca della verità divina». Da tutto ciò noi deduciamo che la Massoneria è una corporazione salda e compatta di uomini che professano un tipo particolare di moralità, di credo e che (come la Chiesa cattolica, dicono) stanno lavorando con il preciso scopo di diffondere i loro princìpi morali e la loro dottrina presso tutta la razza umana.

Noi desumiamo, inoltre, che la loro etica e dottrina filosofica sono peculiari, differiscono chiaramente dal sistema cristiano su cui è fondata la civiltà tradizionale europea; e che tutto ciò è celato allo sguardo superficiale e non accorto della gente. Secondo gli ideali cristiani, la morale, così come i diritti e i doveri sociali, è fondata sulla relazione dell’uomo con Dio e sull’insegnamento e l’esempio del Nostro Dio e Signore Gesù Cristo, Re dei Regnanti e Signore dei Signori, Condottiero e Giudice supremo e assoluto della Storia. Nella filosofia massonica, dove, come implicito nella definizione sopra riportata, tutto è celato allo sguardo della gente comune e presentato sotto forma di simboli e di allegorie, la virtù umana e la moralità sono completamente indipendenti da Dio e dalle leggi di Cristo, del quale ignorano e negano la natura divina.

Di conseguenza la Massoneria si oppone diametralmente, per la sua essenza stessa, al Cristianesimo e tende a distruggere l’ordinamento cristiano della società. Siccome solo la Chiesa cattolica rappresenta pienamente il Cristianesimo, il Cattolicesimo è il principale oggetto dell’odio della massoneria ed il suo effettivo oppositore. E ancora, se il clero cattolico è l’elemento centrale e coesivo dell’organismo sociale cristiano, la parola d’ordine massonica, come si può facilmente capire, diventa «Le clericalisme, voilà lennemi» (I sacerdoti! Ecco il nemico). Bisogna recepire tale idea centrale in modo chiaro, se si vuole capire la natura ed il funzionamento della Massoneria, in tutti i suoi vari aspetti e nelle molteplici fasi.

Il solvente ed il distruttore di tutto ciò che la cristianità ha edificato e prodotto è la moderna Contro-Chiesa. Anche qualora la Massoneria, secondo le circostanze, renda onore, a parole, alla cristianità e al Sacro Nome del Nostro Redentore, tuttavia nella sua intima essenza rimane sempre in contrapposizione a Lui e alla sua missione sulla terra. L’intero sistema massonico ha un’incessante corrente di lotta e di antagonismo nei confronti della Chiesa cattolica, permeando e influenzando tutto l’insegnamento, le iniziative e le cerimonie della Massoneria in questo senso. Gli ideali della Chiesa vengono messi in ridicolo, il suo insegnamento viene distorto e i suoi ministri e religiosi, quando si presenta l’occasione, vengono calunniati e perseguitati. Soprattutto i punti centrali delle fede cattolica e dei suoi misteri, quali l’Incarnazione, la Messa ed i Sacramenti vengono caricaturati in modo blasfemo e fantasioso nei rituali ed negli insegnamenti massonici.

«Il genio della massoneria» scrive il fratello Buch, un noto scrittore massone statunitense, «ed il genio di Roma costituiscono la più completa antitesi possibile ad immaginare. In nessun altro luogo, fuorché nella Massoneria, si trova con tale forza la negazione completa e il ripudio totale di ogni affermazione prodotta dal clericalismo (‘cattolicesimo’). Quanto prima il mondo verrà convertito alletica della Massoneria, tanto più e tanto prima il mondo ripudierà ogni principio ed ogni asserzione del clericalismo romano» (Cattolicesimo).


La condanna papale

Da tutto ciò che è stato detto si può facilmente capire la veemente insistenza con la quale la Chiesa ha condannato la Massoneria. La prima di queste condanne fu pronunciata da Papa Clemente XII nel 1738. In questo documento il Papa dopo avere descritto i caratteri generali della setta massonica proseguiva dicendo «perciò noi ordiniamo fermamente e in virtù della santa obbedienza a ognuno e a tutti i fedeli di Cristo, che nessuno, con qualsiasi pretesto, si iscriva, propaghi o sostenga le suddette società conosciute come Massoneria e altrimenti denominate; che sia iscritto, affiliato o prenda parte alle loro attività, o che li assista o dia loro in alcun modo consiglio, aiuto o favore, pubblicamente o privatamente, direttamente o indirettamente, da sé o per mezzo di altri in qualsiasi modo sotto pena di scomunica nella quale si incorre per tali atti senza ulteriori dichiarazioni da parte Nostra. Lassoluzione da tale pena non potrà essere ottenuta da nessun altro ad eccezione che da Noi stessi, o dal Nostro successore, il Pontefice Romano da ora in poi, eccetto nellora della morte».

Sin dal tempo di Papa Clemente, cioè durante gli ultimi tre secoli, la Massoneria è stata scomunicata da almeno nove Papi diversi ed è stata condannata direttamente o indirettamente, praticamente da ogni Pontefice che si è seduto sulla cattedra di San Pietro. Nel Codice di Diritto Canonico pubblicato nel 1917 si legge: «Tutti coloro che iscrivono il loro nome nella setta dei massoni o in associazioni simili che complottano contro la Chiesa o le legittime autorità civili incorrono, per questo fatto, nella pena della scomunica, la cui assoluzione è riservata solamente alla Santa Sede». Inoltre, i fedeli devono essere ammoniti dal contrarre matrimonio con coloro che hanno aderito ad organizzazioni condannate dalla Chiesa. I massoni, anche se nominalmente cattolici, devono essere trattati come eretici e viene esplicitamente affermato che i membri della setta massonica devono essere privati del funerale cristiano a meno che abbiano mostrato segni di pentimento prima della morte.


La Struttura Massonica

La doppia personalità

La Massoneria ha, per così dire, una doppia personalità. C’è la Massoneria esterna, con personale, organizzazione ed attività più o meno apertamente manifeste. Tale Massoneria pubblica i suoi riti, tiene le sue feste, redige i suoi calendari, sovvenziona i suoi orfanotrofi, le sue scuole, ecc. Oltre a questa, c’è quella che noi chiamiamo la massoneria interna o esoterica, che costituisce il vero cuore e anima dell’associazione e dove predomina linfluenza ebraica.

La massoneria esterna ostenta tolleranza, liberalismo nella religione e umanitarismo; comprende moltissimi membri che non conoscono gli scopi, le attività e neppure l’esistenza della struttura interna. Alcuni membri delle cerchie esterne sono uomini ricchi ed influenti che fungono da utili figure di richiamo per promuovere il prestigio della corporazione massonica e per dargli un’immagine di moderazione, anche se in realtà esercitano poca influenza sulle sue attività e sono semplicemente strumentalizzati dalle cerchie interne. Luigi XVI di Francia, così come Maria Antonietta, erano appartenenti alla (stessa) corporazione massonica che poi determinò la loro esecuzione. Così anche in Inghilterra ed in Irlanda personaggi altolocati, membri della famiglia reale, hanno di volta in volta occupato, in apparenza, le cariche più alte dell’Ordine.


La struttura amministrativa esterna

Quando una persona entra a far parte della Massoneria viene prima di tutto accolta in una loggia di apprendisti. Quando la sua mente viene giudicata sufficientemente ricettiva della «luce massonica» l’adepto viene iniziato ad una loggia di compagni massoni. Dopo un ulteriore periodo di prova e di osservazione egli sarà, se giudicato soddisfacente, promosso ed iniziato ad una loggia di maestri. Ogni massone può fare parte di qualsiasi loggia di grado simile o inferiore al suo, ma é severamente escluso da ogni loggia di grado superiore. Questi tre gradi – cioè quelli di apprendista, compagno e maestro – che formano la parte inferiore o Massoneria Blu, sono gli elementi fondamentali dell’Ordine. I membri di questi gradi sono i comuni fedeli della contro-chiesa massonica. La Massoneria è divisa in diversi gruppi o federazioni, indipendenti dal punto di vista amministrativo. La maggior parte di essi, che corrispondono sostanzialmente ad una nazione, hanno delle filiali, degli insediamenti coloniali in molti altri Paesi. Pertanto nella stessa nazione possono coesistere diverse giurisdizioni indipendenti, una accanto all’altra.

Così in Francia ci sono almeno due giurisdizioni, cioè la federazione del Grande Oriente di Francia e la Gran Loggia di Francia. In Inghilterra ci sono apparentemente almeno cinque giurisdizioni distinte: i Figli dell’Alleanza (B’nai B’rith), I Massoni Liberi e Riconosciuti (Free and Accepted Masons), i Massoni dell’Arco Reale (Royal Arch Masons), l’Antico e Riconosciuto Rito Scozzese (Ancient and Accepted Scottish Rite) e l’Ordine del Tempio (Order of the Temple), L’Aurora Dorata (The Golden Dawn)[4].

La loggia (che in alcuni gruppi è detta capitolo ed in altri precettorato) è l’unità basilare di ogni gruppo. Viene diretta da ufficiali che sono eletti per un anno e che non hanno giurisdizione fuori della loggia. L’autorità suprema di governo del gruppo o federazione è una specie di parlamento o congresso (chiamato nel linguaggio massonico convento) formato da delegati delle logge che si riuniscono a scadenze stabilite, di solito due volte l’anno. Questa assemblea elegge un consiglio esecutivo, a capo del quale vi è una specie di consiglio o commissione, presieduta dal gran maestro, che in alcune federazioni è chiamato presidente, in altre gran comandante sovrano ed in altre ancora con simili nomi altisonanti.

Da tutto ciò è evidente che l’amministrazione esterna, o governo, è organizzata su basi democratiche. Ma questa organizzazione democratica esterna, che la maggior parte degli aderenti credono probabilmente sia la vera autorità di governo, ha in realtà scarso potere. Il loro rango e la sua autorità corrispondono in termini generali al rango ed all’autorità dei governi nominali di quegli Stati odierni che sono caduti sotto la rovinosa influenza della Massoneria. La forza di controllo effettiva di questi Stati è un maestro dell’alta finanza. Così il vero potere di governo, non manifesto ma percepito, viene generalmente identificato con le questioni massoniche dell’alta finanza. Così anche il vero potere di governo della Massoneria è la segreta organizzazione che opera dietro le quinte.

La struttura segreta dei più alti gradi e delle cerchie interne

Poco si sa con certezza dei particolari della organizzazione segreta della Massoneria. I giuramenti massonici e le relative terribili punizioni si sono dimostrati sostanzialmente efficaci a tale proposito.

Tuttavia una cosa è fuori dubbio: c’è un notevole contrasto tra il sistema amministrativo della Massoneria che abbiamo appena tracciato (per cui ci appare in superficie come una società filantropica, umanitaria o di mutuo soccorso) ed il grandioso ruolo rivoluzionario ed antireligioso che ha avuto e continua ad avere nel mondo. L’organizzazione visibile della corporazione massonica ed i risultati che tale organismo ha ottenuto evidenziano un inconfondibile divario. Inoltre, perché mai una semplice società filantropica organizzata nel modo appena descritto dovrebbe esigere da tutti i suoi membri i terribili giuramenti di inviolabile segretezza accompagnati da indicibili maledizioni e minacce contro chi li vìola? C’è chiaramente qualcosa di diabolico e di sinistro dietro la facciata?

I seguenti fatti ben fondati aiuteranno a gettare luce su quest’argomento. Oltre alla Massoneria che abbiamo appena delineato, con i suoi tre gradi e la sua costituzione democratica, c’è la Massoneria dei gradi superiori, i cui membri vengono attentamente scelti tra le file della Massoneria Blu.

I membri di questi gradi – talvolta anche l’esistenza dei gradi stessi – sono di solito sconosciuti alla base. Tali gradi sono governati da comitati segreti il cui rispettivo numero di componenti diminuisce progressivamente mano a mano che si raggiungono le cerchie interne più alte. Questi comitati segreti formano l’organo di governo. Nelle riunioni di ogni loggia, a qualsiasi grado appartenga, sono sempre presenti uno o più massoni dei gradi superiori spesso in incognito. È loro dovere fondamentale infondere nei membri inferiori gli ideali ed i principi che hanno ricevuto dall’alto e guidare, di solito con suggerimenti e la reciproca collaborazione, i progetti e le prese di posizione delle logge inferiori.

Così, mentre l’organizzazione amministrativa più o meno nota viene diretta democraticamente dalla base, i gruppi e comitati più alti ed interni, nominati non per elezione ma tramite selezione dall’alto, hanno il potere che effettivamente conta! Possono far sì che le loro decisioni ed i loro accordi passino in forma invisibile attraverso tutta la piramide massonica in modo che le attività di tutta l’associazione siano più o meno in accordo con la loro volontà.


La Massoneria Imperfetta

Ciò che gli scrittori non massonici identificano, di solito, nella Massoneria come Massoneria Imperfetta (Imperfected Freemansory) comprende numerose società, segrete e non, che sono fondate e controllate prevalentemente da massoni e modellate in larga misura sul sistema massonico. L’obiettivo di queste società quasi massoniche è sia di raggiungere speciali classi sociali che la Massoneria stessa non potrebbe agganciare, sia di occuparsi di alcune questioni o aspetti particolari del programma massonico. Esempi noti di Massoneria Imperfetta sono: l’Orange Society (Orangisti); l’Adoptive Masonry (Massoneria Affiliata), i Knights of the Ku Klux Klan (Cavalieri del Ku Klux Klan), la Theosophical Association (Società Teosofica), le società Rosacrociane, l’Ordine Cabalistico della Rosacroce, la Pilgrims Society, alcune Associazioni Femminili, ecc.

Queste ed organizzazioni simili formano, infatti, la vera forza e l’esercito da combattimento della Massoneria, per cui si può dire che i suoi più numerosi e validi sostenitori li trova fuori delle sue file.

La Massoneria Bianca

Un altro tipo di Massoneria Imperfetta è ciò che viene talvolta definita Massoneria Bianca (White Masonry). Questo termine viene applicato (anche da studiosi della Massoneria non massoni) alle numerose associazioni che sono spuntate nell’era moderna (e che tuttora continuano a moltiplicarsi) per promuovere apertamente degli obiettivi, buoni in sé o almeno non illegittimi, ma che, a causa della loro natura e delle loro tendenze pratiche vengono utilizzate per portare avanti gli ideali massonici come il secolarismo, l’indifferenza religiosa, il falso internazionalismo e così via.

Tra queste associazioni si possono nominare il Rotary International, i Friends of Israel (Amici di Israele), i Lions, l’ONU, l’UNESCO, l’UNICEF…, e molte altre associazioni, anche di giornalisti, dottori, giuristi, che sono organizzate da massoni per l’orientamento massonico della società cristiana.

Sguardo dinsieme dellintera organizzazione massonica

Da tutto ciò che è stato detto finora possiamo classificare i membri delle diverse organizzazioni massoniche e para massoniche in tre grandi categorie.

1)     In primo luogo c’è la truppa. I membri di questa classe, che costituiscono la grande maggioranza soprattutto nei Paesi di lingua inglese, comprendono molte persone buone e bene intenzionate che, essendo vittime e creduloni, capiscono poco o niente della vera natura e scopo della sacrilega associazione o associazioni alla quale hanno aderito e che li usa per i suoi propri scopi malvagi.

2)     Dopo viene il numeroso corpo degli ufficiali di diverso rango e grado, che è organizzato in una specie di gerarchia e che forma l’anello di collegamento tra la truppa e i comandanti superiori occulti, i quali dirigono e più o meno coordinano le attività dell’intero corpo. I membri di questa seconda classe conoscono molto di più, rispetto alla classe precedente, gli scopi e la natura della Massoneria e le relazioni con le associazioni collegate. Per cui diventa più difficile credere alla loro buona fede. Tuttavia le inattese conversioni di alcuni di loro, che ogni tanto avvengono, indicano che alcuni, anche in questa categoria, sono sinceri e bene intenzionati.

3)     Infine viene l’élite, denominata talvolta «il Potere Occulto», appartenendo ai più alti gradi dei diversi riti massonici. Essi sono pochi di numero, uomini di solito senza legge né fede, senza scrupoli e spesso senza paura, pieni dell’ambizione di dominare il mondo, ed animati da un odio aggressivo e feroce contro la cristianità tanto che per distruggerla, ma anche per soddisfare le loro personali ambizioni, utilizzano le immense risorse della loro organizzazione.

Finalmente, «oltre ai membri iniziati delle organizzazioni massoniche ci sono dovunque ed in ogni rango di vita, i rappresentanti di quella miserabile razza che è stata non inappropriatamente chiamatamassoni senza divisa’ (Masons without Apron). Questi, anche se non appartengono ad alcuna organizzazione massonica, hanno più o meno assimilato la mentalità massonica e promuovono, spesso del tutto inconsciamente, gli interessi della Massoneria tra i loro concittadini ed anche tra i loro compagni cattolici. Sono uomini di questa risma che propagano la fandonia che i massoni credono nel vero Dio, esaltano la beneficenza massonica ed arrivano perfino a suggerire che la Chiesa potrebbe, o dovrebbe, rivedere le sue posizioni verso la Massoneria. Di questi uomini alcuni sono semplicemente sciocchi o creduloni, alcuni hanno di mira la loro carriera e posizione sociale mentre altri devono essere classificati come disertori. Vengono tutti utilizzati dalla setta per parare e ridurre limpatto dei colpi assestati dai compagni della fede e della patria e per neutralizzare gli effetti dellinflessibile condanna ecclesiastica». Sono di solito gli uomini dei gradi più alti dell’Élite della corporazione che fondano ed organizzano le strutture suddette che poi costituiscono la Massoneria Imperfetta e la Massoneria Bianca.

Politica e Metodi d’azione massonici

Il contrasto e l’antagonismo tra la Massoneria e la Cristianità servono ad illustrare la natura della politica massonica. Il preciso obiettivo della Chiesa e della sua azione sulla società è di «instaurare tutte le cose in Cristo». Questo ideale è alla base di tutti i movimenti che la cristianità ispira. La personalità del nostro Divino Signore e della sua Santa Madre, l’esempio della sua vita, i precetti ed i consigli evangelici dovrebbero, secondo l’ideale cristiano, dare tono ad ogni momento della vita, pubblica e privata. Solo così si realizzerà interamente la prosperità e la pace sociale che un regime cristiano ha da offrire. Gli ideali sociali del Liberalismo, di cui la Massoneria ne è l’anima e la forza motrice, sono l’esatto opposto di tutto ciò.

La Massoneria predispone un codice morale ed un principio di virtù umana e di beneficenza indipendenti da Dio ed anche quando dà, per ragioni di convenienza, un certo nominale riconoscimento alle prerogative di Dio e del Suo Divin Figlio, la sua politica globale tende costantemente ad eliminare il soprannaturale dalla vita dell’uomo. La Massoneria, come la Chiesa cattolica, diffonde i suoi princìpi e pervade la società con il suo spirito in una moltitudine di modi diversi. Fa sentire la sua influenza nella legislatura, nella stampa, nell’organizzazione economica della società, nei costumi sociali della gente, in modo graduale e quasi impercettibile (eccetto se si imbatte in una comunità cristiana organizzata e compatta, oppure in una tradizione cattolica profondamente radicata, per cui usa la violenza per distruggerla). Essa modella l’intera organizzazione sociale e politica secondo i suoi ideali. I suoi metodi di propaganda variano a seconda delle circostanze: penetrazione pacifica o violenza aperta.

Così la Massoneria sostiene quei governi che hanno una costituzione ed un’amministrazione in sintonia con i princìpi e le finalità massoniche; in tali Paesi si atteggiano a paladini dell’ordine e della legge. D’altra parte nelle nazioni cattoliche e nelle altre dove i governi adottano una politica cristiana, la Massoneria tende a divenire rivoluzionaria, disgregante e non esiterà a promuovere l’anarchia o ad organizzare ribellioni ed assassinii. La menzogna, l’ipocrisia e la finzione sono forse le più rilevanti e costanti caratteristiche dell’azione massonica in tutte le sue fasi ed aspetti. Fa appello e ricorre alle passioni umane quali l’avarizia, l’orgoglio e la voluttà al fine di scalzare l’organizzazione ed i costumi sociali sorti sotto l’influenza della Cristianità e così gradualmente distruggere ed effettivamente indebolire l’intero tessuto sociale.

Il programma sociopolitico massonico

Il programma sociale e politico adottato dalla Massoneria per perseguire il suo obiettivo di scristianizzazione della società di solito comprende i seguenti punti generali:

1)     La messa al bando della religione da tutti gli uffici governativi e da tutte le pubbliche istituzioni; e come segno del trionfo di questa politica la rimozione del crocifisso e di tutti i simboli religiosi dalle assemblee legislative, le corti di giustizia, gli ospedali pubblici, le scuole, le università, i collegi…

2)     La secolarizzazione del matrimonio.

3)     L’istituzione di un sistema statale della cosiddetta istruzione che, almeno nei suoi stadi primari, sia obbligatoria, gratuita e gestita da laici. Questo è infatti l’obiettivo palese della Lega Massonica dell’Istruzione (Masonic League of Instruction) che fu istituita in Francia nel 1866.

4)     La completa libertà di culto (almeno per tutte le religioni ad eccezione di quella vera).

5)     L’illimitata libertà di stampa, soprattutto nella diffusione di dottrine irreligiose e di princìpi che sovvertono la moralità; pari libertà per il teatro, il cinema e per tutti i pubblici esercizi quali le ricevitorie del gioco d’azzardo e delle scommesse, il commercio di bevande…

6)     L’eliminazione d’ogni distinzione tra i sessi nella educazione ed in tutti gli ambiti della vita pubblica, e la promozione o l’incoraggiamento del femminismo radicale.

Il medesimo programma di solito comprende e favorisce una (cosiddetta) forma democratica e repubblicana di governo (che è, comunque in realtà, dominata dalla stampa massonica e dai maestri massonici dell’alta finanza), il suffragio universale indiscriminato e la centralizzazione del potere amministrativo e politico nelle mani della burocrazia. D’altro canto si oppone alle distinzioni nazionali che sono associate alle virtù cristiane del patriottismo, all’ideale di comunità rurali saldamente organizzate e stabilmente e permanentemente ancorate alla terra; ed infine all’organizzazione di società in classi tenute insieme da legami di interesse comune e di mutuo servizio. Perciò la sua politica tende al mercantilismo, ad un falso internazionalismo e ad un estremo individualismo; o, in altre parole, all’eliminazione delle forze sociali che formano un baluardo contro lo strapotere dei grandi maestri internazionali dell’alta finanza, i quali, di regola, sono strettamente legati ai leader massonici.

È evidente che in un sistema sociale organizzato secondo questi princìpi massonici, le masse popolari, anche se nominalmente libere, ed in teoria la fonte dell’autorità politica, diventerebbero inevitabilmente schiavizzate e degradate. Demotivate dall’indulgenza, private della guida e dell’aiuto che i princìpi cristiani danno, isolate, disorganizzate, quasi spogliate della proprietà privata permanente, con un’infarinatura di cultura ma senza una reale istruzione, le genti hanno poche o nessuna possibilità di resistere alla tirannia della burocrazia e delle associazioni finanziarie che controllano la stampa e la vita economica del Paese. La vera libertà, prosperità e civiltà, che accompagnano e derivano da un regime cristiano lascerebbero il posto a condizioni sociali simili a quelle della Roma precristiana.

Le principali armi della Massoneria

Tra le armi più potenti usate dalla Massoneria per conseguire i suoi fini ci sono il controllo finanziario, la stampa, il cinema, la radio, i mass media ed i movimenti rivoluzionari. Per ragioni di spazio non potremo che trattare brevemente ognuno di questi mezzi. Pubblicisti, sociologi ed economisti parlano spesso dell’ingiusto potere esercitato al giorno d’oggi dai grandi magnati della finanza su quasi tutta la vita della gente. Si sa che, in genere, i baroni finanziari sono in gran parte ebrei massoni o gentili scristianizzati, che hanno assorbito interamente la mentalità liberale, e che molto della generale demoralizzazione della vita sociale è imputabile alla malefica influenza del mondo della finanza.

È provato da molti documenti massonici che i leader del movimento anti-cristiano confidano moltissimo nella stampa pubblica, negli spettacoli quali loro strumenti più efficaci. La grande stampa capitalistica degli Stati Uniti, dell’Inghilterra e della Francia, è ora quasi completamente controllata dal mondo della finanza, nel quale i finanzieri internazionali, nella grande maggioranza giudei, occupano un posto di primissimo piano. L’influenza ebrea frequentemente predomina anche nella gestione di quei giornali non direttamente posseduti da giudei. È un dato di fatto che praticamente tutta la stampa laica dell’Inghilterra e dell’America sia, in effetti, asservita, attraverso le pagine pubblicitarie, al grande mondo finanziario e mercantile, in gran parte controllato dagli ebrei. Non solo ciò che è chiamata stampa capitalista, ma anche la stampa socialista del mondo è proprietà o è controllata da finanzieri giudei.

Inoltre le grandi agenzie di stampa mondiali, quali la Reuter e la Wolff, che sono le principali agenzie di stampa in Gran Bretagna e in Germania, così come la Havas, cioè la più importante agenzia di stampa francese, sono possedute e controllate da ebrei. Oltre a queste agenzie ci sono altre che guidano stampa e informazioni, film e spettacoli, fornendo notizie gratuite a tutti i media. Anche giornalisti o editori cattolici, o quelli che non hanno in simpatia gli ideali massonici o ebraici, tendono ad accettare acriticamente le notizie fatte circolare da queste agenzie; sebbene tali notizie siano sovente fallaci e, troppo spesso, insidiosamente ostili alla cristianità.

Senza ritenere che tutti i proprietari di giornali o giornalisti giudei siano massoni, si è però portati alla conclusione, specialmente in considerazione della consistente ed insidiosa propaganda contro gli ideali cristiani e la realtà cattolica che caratterizza la stampa controllata dagli ebrei, che tale controllo venga, in generale, esercitato negli interessi del Naturalismo e sia, nell’insieme, chiaramente anti-cattolico e, perciò, massonico.

Ciò che è stato detto della stampa si può applicare, in uguale o maggior misura al cinema,[5] quasi del tutto nelle mani degli ebrei, sia nel continente europeo che in quello americano. Per non parlare dei teatri, che sono in gran parte passati sotto la gestione ebrea; la maggioranza delle grandi ditte che forniscono il mercato cinematografico, almeno nelle nazioni di lingua inglese, è controllata da ebrei. Noi abbiamo dimestichezza con i metodi usati dalla stampa e dal cinema per diffondere i principi e gli ideali non-cristiani o anticristiani nella struttura politica. La dose amministrata in ogni occasione è di solito proporzionata alle reali disposizioni dei lettori o dell’uditorio, in modo da preparare impercettibilmente la loro mente e la loro natura ad una dose più forte. A poco a poco la mente del pubblico si abitua a scene ed a concezioni di vita che alcuni anni prima avrebbero scioccato e provocato una reazione. In questo modo l’opinione pubblica perde gradualmente la sua moralità, si allontana dalle antiche tradizioni e concezioni cristiane, e dopo un certo periodo la vita pubblica diventa praticamente scristianizzata.


La Massoneria e l’Anticristo

Le nazioni sono state ridotte, da questo movimento anti-cristiano, in una condizione così deplorevole che già il Santo Padre Pio X aveva scritto: «Cè ragione di temere che noi stiamo sperimentando le avvisaglie e gli inizi dei mali che verranno alla fine dei tempi e che il Figlio della Perdizione, di cui parla lApostolo, è già arrivato sulla terra». È fuori dalla nostra portata discutere i mezzi ed i metodi per contrastare il movimento massonico. Tuttavia possiamo dire prima di concludere che la Massoneria è molto potente ed altamente organizzata. Ha reclutato dalla sua parte le passioni umane ed ha posto al suo servizio un’immensa proporzione delle risorse umane ed intellettuali della razza umana. La sola forza che può tenerle testa con successo è la vera cristianità.

Il solo nemico temuto dalla Massoneria è la Chiesa cattolica. La Massoneria è impotente contro un cattolicesimo pratico, ben fondato nella conoscenza della fede e nelle opere. Inoltre il movimento massonico è essenzialmente materialistico, naturalistico ed egoistico. Il combattimento contro questa organizzazione per aver successo deve essere ispirato da motivazioni religiose e soprannaturali. Se le sue ragioni e la sua forza fossero materiali ed egoistiche, come quelle della Massoneria, sarebbe destinato al fallimento, poiché la Massoneria lo vincerebbe facilmente. Infine, dati i presupposti di una fede e di una vita cattolica forte oltre a buone basi dottrinali nella gente, le armi più urgentemente necessarie per combattere il pericolo massonico sono una più diffusa conoscenza dei principi sociali cattolici, un’organizzazione ed una salda e compatta stampa cattolica.

E. Cahill, S J.


Nota all’edizione

Uno studio approfondito sull’argomento, ha condotto la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede a confermarsi nella convinzione dell’inconciliabilità di fondo tra i principi della Massoneria e quelli della fede cristiana. Uno di questi studi è il minuzioso esame della possibilità di appartenere contemporaneamente alla Chiesa cattolica e alla Libera Muratoria, avvenuto nel dialogo tra la Conferenza Episcopale Tedesca e le Grandi Logge Unite di Germania, durato sei anni; in esso è dimostrato, senza equivoci, l’inconciliabilità dell’appartenenza contemporanea alla Chiesa cattolica e alla Libera Muratoria, arrivando alla conclusione che la massoneria «nella sua mentalità, nelle sue convinzioni fondamentali e nel suo lavoro nel tempio’, è rimasta pienamente uguale a se stessa. Gli esami approfonditi dei ritualie del mondo spirituale massonico mettono in chiaro che lappartenenza contemporanea alla Chiesa cattolica e alla Libera Muratoria è esclusa».

Molteplici pronunciamenti del magistero della Chiesa contenuti in diversi documenti hanno evidenziato i motivi dell’inconciliabilità prima di tutto sul piano dottrinale, filosofico, morale.

Nella Dichiarazione Quaesitum est della Congregazione per la Dottrina della Fede, in data 26 novembre 1983, viene ribadito il giudizio negativo nei confronti della Massoneria: «Rimane pertanto immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e perciò liscrizione a esse rimane proibita». Vi si afferma anche: «Gli appartenenti alle associazioni massoniche sono in peccato grave e ai fedeli appartenenti alle associazioni massoniche è proibito lesercizio del diritto soggettivo fondamentale dei fedeli di accedere alla Santa Comunione».

La Dichiarazione «ha inteso collocarsi al livello profondo e daltra parte essenziale del problema: sul piano cioè dellinconciliabilità dei principi, il che significa sul piano della fede e delle sue esigenze morali».

In conseguenza «Per un cristiano, tuttavia, non è possibile vivere la sua relazione con Dio in una duplice modalità, scindendola cioè in una forma umanitaria-sovraconfessionale e in una forma interna-cristiana. Egli non può coltivare relazioni di due specie con Dio, né esprimere il suo rapporto con il Creatore attraverso forme simboliche di due specie. … Daltronde un cristiano cattolico non può nello stesso tempo partecipare alla piena comunione della fraternità cristiana e, daltra parte, guardare al suo fratello cristiano, a partire dalla prospettiva massonica, come a un profano’». In risposta alla domanda dell’Ordinario di Trento circa «un certo ramo della Massoneria che non solo permetterebbe ai suoi adepti di praticare liberamente la religione cattolica, ma inculcherebbe la fedeltà ad essa», il cardinale F. Selvaggiani, prefetto del Sant’Uffizio, il 20 aprile 1949, emanò la Dichiarazione nella quale confermò le disposizioni del Codice di Diritto Canonico circa le sette massoniche: «Nulla è avvenuto da poter far cambiare, in questa materia, le decisioni della Santa Sede e perciò permangono sempre, nel loro valore, per qualsiasi forma di Massoneria».

P. G. Caprile, S. I., massonologo di fama internazionale, in punti molto chiari presenta il problema che alcune persone, in periodo conciliare, insistevano sulla conciliabilità tra la Chiesa cattolica e la Massoneria, su «Un eventuale accostamento tra Chiesa e massoneria» o nell’«auspicare addirittura la fondazione duna massoneria cattolica». L’autore precisa che «si tratta di qualche piccolo gruppo. La quasi totalità degli altri gruppi massonici, rifacendosi essi pure allo spirito genuino delle origini ed alle tradizioni dellassociazione, sostenne precisamente il contrario». Il Bollettino del Grande Oriente dItalia (gennaio 1962, pagine 10-12), passando in rassegna i tentativi di Mellor, del Peyrefitte e dell’Anceschi, concludeva con un categorico non possumus: «Opponiamo largine dei nostri landmarks e rifiutiamoci di svuotare la Massoneria della sua stessa essenza». Gli Acta Italica Muratoria (novembre 1962, pagine 5-8) sostenevano che l’unico mutamento doveva essere compiuto da parte della Chiesa, la quale «deve decidersi a dimenticare i suoi rancori, a rinunciare alla sua presunzione di infallibilitàla Massoneria ècristiana evangelicaed essa sola può salvare lumanità dandole, tra laltro, ‘una fede sicura, senza dogmi e senza misteri’». «Con autorità ancora maggiore, lo stesso Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, Jacques Mitterand, interrogato se lenciclica Pacem in terris potesse favorire un avvicinamento tra la Massoneria e la Chiesa, rispondeva: ‘Su questa faccenda sono state scritte cose volutamente insensate. La verità è questa: il Grande Oriente di Francia non ha mai sollecitato nulla’».

Nel dopo Concilio, essendosi create versioni «errate e tendenziose» nell’interpretazione del canone 2.335 del Codice di Diritto Canonico del 1917, nella lettera del 19 luglio 1974 il Prefetto chiariva che «non è stata modificata in alcun modo lattuale disciplina canonica che rimane in tutto il suo vigore», ed affermava che «la Santa Sede non intende abrogare la legge generale, che perciò rimane in vigore… una cosa è abolire una scomunica, altra è dichiarare i casi in cui non si incorre nella scomunica non abolita». Anche se il Codice di Diritto Canonico del 1983, nel canone 1.374, non menziona espressamente la Massoneria, o altre associazioni dello stesso genere… e non viene comminata loro la scomunica, le fonti citate in questo libro non lasciano spazio all’equivoco.

 

Il granello di senapa – breve analisi di un documento dimenticato dalla storia

 

 

06-06-2011

del dott. Federico Colombera

Che meravigliosa pesca! Che pescatori straordinari, che calano le reti non per togliere la vita, ma per donarla! [Ordinariamente], i pesci usciti dall’acqua muoiono immediatamente, o poco dopo. Ma nel caso della ‘pesca miracolosa’, è veramente possibile parlare di una ‘pesca spirituale’: sono i pesci che non finiscono nella rete ad incontrare la morte!

(San Cromazio di Aquileia, In Evangelium Sancti Matthaei, Tractatus XVI)

L’Incarnazione, la Passione e la Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo segnarono una pesantissima sconfitta per il ‘principe di questo mondo’. I piani del ‘figlio della perdizione’ vennero profondamente frustrati dal Vangelo di Cristo, che si diffuse inesorabilmente in ogni angolo della terra sin dai primi secoli dell’era volgare. Agli uomini, fino a quel momento costretti da pesanti catene a vivere nella lugubre caverna di Satana, fu permesso di uscire alla luce del sole ed a dimorare nella ‘Casa di Dio’, la Chiesa. ‘L’uomo forte’ venne a propria volta legato, e la dimora “spazzata e ornata” (Mt 12: 44).

Tuttavia, al ‘gran drago rosso’ fu concesso di continuare ad operare, ad agire nell’ombra, di nascosto, per la rovina di coloro che, irredenti, continuarono (e continuano) ad opporsi e rifiutarono di confessare la piena fede in Gesù Cristo e la Sua Chiesa. San Paolo ci mette in guardia: “Già è in azione il mistero dell’iniquità; solamente v’è colui che lo trattiene ora e lo tratterrà fino a che sia tolto di mezzo. Allora l’iniquo si manifesterà […]” (2 Ts 2: 7-8). In altri termini, “Satana sarà sciolto dalla sua prigione, e uscirà a sedurre le nazioni che sono ai quattro canti della terra” (Ap 20: 7).

Non è infatti possibile comprendere la storia moderna senza meditare profondamente sui passi scritturali menzionati. Le linee accademiche di analisi storica non danno infatti credito a tale chiave di lettura, trasformando così l’approfondimento scientifico in una sterile ermeneutica socio-politica. Ma il fedele cattolico non può non rendersi conto di questo processo di degenerazione, che dall’Umanesimo al Positivismo, passando attraverso l’Illuminismo e la Rivoluzione sino all’epoca conciliare nel ‘900, non ha rappresentato altro che una graduale manifestazione delle ‘opere delle tenebre’. La contemporaneità, segnata dal modernismo all’interno della Chiesa Cattolica, e dal post-modernismo[6] come dimensione non solo culturale e letteraria, ma anche psicologica e spirituale, (nonché, ovviamente, civile e sociale) non è altro che il riaffacciarsi sulla scena dell’uomo iniquo, che giorno dopo giorno allunga la sua opprimente ombra su ogni aspetto dell’esistenza degli uomini.

“Che niuno v’inganni in nessuna maniera; perché [il giorno del Signore] non sarà, se prima non venga l’apostasia e sia rivelato l’uomo del peccato[…], l’avversario, che si innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio […] al punto di sedersi egli nel tempio di Dio, proclamando se stesso come Dio” (2 Ts 2: 3-4). L’avversario, per secoli costretto a vagare “per luoghi aridi” (Mt 12: 43), opera sempre di più allo scoperto ed è ritornato a padroneggiare sia sulla scena mondiale che nell’animo delle masse: la casa è nuovamente occupata ma, come profetizza il Salvatore, la sua “condizione ultima [é] diventa[ta] peggiore della prima. Così accadrà anche a questa generazione perversa” (Mt 12: 45).

Per lungo tempo la Massoneria è stata la ‘grotta dell’uomo iniquo’, nel senso che i suoi miserabili agenti, tanto al vertice che ai ranghi inferiori, non sono stati altro che marionette, col compito di concretizzarne gli intenti e all’occorrenza occultarne il volto. Questo filtro è in gran parte venuto meno, e l’epoca post-moderna, cavalcando le conseguenze più o meno dirette dell’apostasia generalizzata, tanto dentro la ‘Casa di Dio’ che, necessariamente, all’esterno, è segnata da una caduta delle barriere, da un sempre più marcato e sfacciato rivelarsi del ‘figlio delle tenebre’ e dei numerosi demoni che lo servono. La ‘loggia’ come ‘istituzione’ rimane, ma l’opera di copertura lascia il posto ad una più volgare ostentazione. Infatti, “non v’è nulla di nascosto, che non si debba manifestare e nulla di segreto che non debba risapersi e non venga messo in luce” (Lc 8: 17).

Ad una lettura più attenta, se l’Umanesimo rinascimentale si proponeva di promuovere un antropocentrismo di chiaro stampo sofistico (posizione che pure la più alta filosofia pagana, con Platone, condanna)[7], il post-modernismo appare invece un periodo ‘post-umano’, in cui ciò che più propriamente e per definizione dovrebbe appartenere alla natura, allo status umano viene meno, scomparendo nell’oblio dapprima impercettibilmente e poi via via sempre più marcatamente, per lasciar posto a qualche cosa che volentieri definiremmo come dis-umano, sub-umano, infra-umano.[8] L’uomo d’oggi, ‘immagine’ del Dio vivente, conserva nei migliori dei casi solamente una pallida ‘somiglianza’ dell’Altissimo, e la sua forma, sia corporea che animica, un tempo sigillo e testimonianza di tale nobile origine, viene senza tregua svilita e distorta dalla scienza profana.[9]

La Massoneria, attraverso un complesso apparato di simboli e rituali recuperati dal buio dei secoli pagani e ridotti per lo più ad un avanzatissimo stato di degenerazione (‘nihil sub sole novi’, ma attenzione: “nessuno mette vino nuovo in otri vecchi” Lc 5: 37, mentre il Signore “riserv[a] il [vino] buono fino [ai nostri giorni]” Gv 2: 10, e ci prescrive di “[lasciare] che i morti seppelliscano i loro morti” Mt 8, 22 ), ha sistematicamente manipolato le coscienze individuali, in maniera sottile e allo stesso tempo molto potente, inizialmente conquistando e devastando la Corona e poi la Chiesa; infatti l’Anticristo governerà sia ‘dal trono che dal pulpito’. Potere temporale e spirituale sono stati ‘tolti di mezzo’, come prefigurato dall’Apostolo, e per colmare il vuoto dall’abisso risale il ‘fumo dell’inferno’.[10]

Il seguente documento vuole essere una delle tante prove di quanto espresso sino ad ora. Si tratta di una sintesi per passaggi chiave dell’Istruzione Generale sottoscritta dal Grande Maestro della Massoneria (Alta Vendita), risalente alla prima metà del XIX secolo e riguardante il destino dell’Italia e del mondo intero, e finito poi nelle mani di Papa Pio IX. In esso appaiono chiaramente i piani previsti dall’agenda massonica:

Noi [membri della Massoneria] dobbiamo ora dirigere la nostra attenzione verso un alto ideale che è sempre stato nel cuore di ogni uomo che tende alla rigenerazione dell’umanità. Tale ideale consiste nella liberazione dell’Italia: liberazione che ci aspettiamo non sia che un necessario preliminare all’affrancamento del mondo intero e alla fondazione di una repubblica [globale] fondata sulla fratellanza universale e la pace.

Tra i tanti strumenti d’opera suggeriti dai membri più appassionati della nostra organizzazione, ne esiste uno che non possiamo permetterci di trascurare […].

Il Papato ha costantemente esercitato un’influenza preponderante rispetto al destino dell’Italia e dei suoi cittadini. Nel paese sono presenti innumerevoli vescovi, monaci, preti, suore e fedeli laici, che attraverso le loro azioni, i loro scritti, la loro voce ed i loro cuori, hanno sempre omaggiato [il successore di Pietro] con esempi di sacrificio e addirittura di martirio […]. Non intendiamo certo oggi [sostenere coloro che vogliono rafforzare], pure a nostro vantaggio, la presenza di tale potere, temporaneamente indebolito [a seguito delle incursioni napoleoniche, dei moti risorgimentali ecc.]. Il nostro proposito è identico a quello di Voltaire e della Rivoluzione Francese: la distruzione totale del Cattolicesimo e pure del Cristianesimo [sic !]

La Chiesa ed il Papa hanno rappresentato parte costituente della storia d’Italia per diciassette secoli […] ora, tale situazione non può venir tollerata ancora a lungo: dobbiamo trovare un rimedio. Ed eccolo qui a portata di mano! Non è possibile promuovere [dall’esterno] opera di persuasione affinché il Papa regnante divenga membro delle [nostre] società segrete: perciò, dovranno essere [queste ultime] a fare il primo passo nei confronti del Papa e della sua Chiesa, con lo scopo di sconfiggere tali istituzioni e dissolverle [sic !]

Questi progetti non si realizzeranno in un giorno, o in un mese, e neppure in un anno. Occorreranno molti anni, forse pure un secolo […]. Non intendiamo certo convertire il Papa e [convincerlo a farsi promotore] della nostra causa e propagatore dei nostri princìpi […] Come i giudei, … che aspettano pazientemente il proprio Messia – noi dobbiamo attendere con fiducia, fino al momento in cui un pretendente al papato che sia incline a favorire i nostri obiettivi [compaia]. Tale individuo sarà un mezzo più efficace [per distruggere la Chiesa] rispetto a tutti i pamphlet dei nostri amici rivoluzionari o persino rispetto all’oro inglese. E perché, domanderete voi? Attraverso la sua opera la pietra sulla quale Dio costruì la sua Chiesa verrà frantumata!

Il ditino del successore di Pietro rimarrà intrappolato nella congiura, e tale ditino, in questa nostra crociata, risulterà più efficace di tutti gli Urbano II[11] e i San Bernardo della Cristianità […] Non dobbiamo nutrire dubbi: riusciremo prima o poi a veder premiati i nostri sforzi!

Tuttavia, prima di riuscire a plasmare un Papa conforme [alla realizzazione di tale piano], dobbiamo formare un’intera generazione adatta al regno dei nostri desideri e speranze. Lasciamo stare gli anziani e gli uomini di mezza età. Influiamo innanzitutto sui giovani e sui giovanissimi […] Quando la reputazione [dei nostri emissari] sarà ben consolidata all’interno dei collegi, scuole superiori, università e seminari, una volta conquistata la fiducia di insegnanti e studenti, allora si renderà necessario concentrarsi su quelli che aspirano al sacerdozio. Tale buona reputazione renderà [prima o poi] il giovane clero secolare e i religiosi sensibili alle nostre dottrine. Dopo qualche tempo, questi individui ingrosseranno le fila [delle personalità di alto profilo] detentrici di grandi responsabilità e posizioni di potere all’interno della Chiesa. Essi governeranno, amministreranno, giudicheranno e formeranno il consiglio del Papa regnante; alcuni di loro saranno chiamati ad eleggere il Papa. Quest’ultimo, come la maggior parte dei suoi contemporanei, finirà per assorbire, ad un grado più o meno marcato, queste idee [circa l’unità d’Italia] e i principi umanitari che [in questo stesso istante] stiamo diffondendo ovunque. Per ora, si tratta di un minuscolo, piccolo granello di senapa che affidiamo fiduciosi alla terra […].[12]

Incontreremo di sicuro grandi ostacoli da superare e difficoltà di ogni genere lungo il percorso che stiamo cercando di illustrare ai nostri [fratelli massoni]. Con esperienza e saggezza, sapremo superarli ad uno ad uno. L’obiettivo gode di tale gloria che, per raggiungerlo, tutte le vele devono essere spiegate. Volete portare la rivoluzione in Italia? Cercate un Papa che corrisponda alla nostra descrizione [e alle nostre esigenze]. Volete istituire il regno degli eletti [‘liberi muratori’] sul trono della meretrice di Babilonia?[13] Bene, non dovete far altro che convincere il clero a marciare sotto la vostra bandiera […]. Volete eliminare definitivamente ogni traccia di tirannia e oppressione? Calate le reti, come fece Simon Pietro, ma non banalmente nell’acqua del mare!; calatele all’interno delle sacrestie, dei seminari, dei monasteri. Non dovete aver fretta: noi vi promettiamo una pesca addirittura più abbondante di quella di San Pietro! Egli divenne pescatore d’uomini: voi dovete accattivarvi la simpatia e l’amicizia di coloro che servono ai piedi del trono di Pietro.[14] In tal modo vi accorgerete presto di preparare una rivoluzione vestita di tiara e mantelletta, preceduta dalla Croce e dall’insegna papale, una rivoluzione che in brevissimo tempo incendierà ogni angolo del mondo […] [Ripetiamo:] nel giro di un secolo […] vescovi e sacerdoti, convinti di marciare [per la Chiesa], cammineranno invece sotto la nostra bandiera. Le riforme dovranno essere imposte nel nome dell’obbedienza.[15]

Certo, nulla di eccezionale ed inedito per l’occhio e l’orecchio esperto. Ma sembra tutt’altro che inutile ritornare su queste righe per poter con precisione leggere i ‘segni dei tempi’.

La Massoneria, maschera dell’iniquo, ha svolto dunque azione strumentale nel formarsi dell’apostasia, momento preliminare al regno dell’Anticristo, instauratosi il quale tutte le illusioni verranno presto o tardi a galla, seppure molti, pure ora che ‘il raccolto della terra è [quasi] secco’, rimarranno sottomessi al sistema al quale hanno venduto l’anima.[16]

Dopo tutto, tale regno è contraddistinto dalla folle, inspiegabile paura di rinnegare sé stessi nel Nome di Dio, da un gigantesco senso d’impreparazione che coglie molte esistenze dedicate senza soluzione di continuità al vizio e alle vane occupazioni, da una reazione scomposta rispetto ad una sempre più diffusa e acuta sensazione di radicale cambiamento. Il male si ricompatta perché ‘sa di avere poco tempo’: chi resiste ostinatamente all’Incarnazione-Crocifissione-Risurrezione di Gesù Cristo non può che “metter mano alla spada” ora che all’orizzonte si staglia chiara la luce dell’ultima fase del progetto divino, il Giudizio. L’oscurità s’infittisce proprio perché inizia a percepire che la propria ora é giunta e tenta così di resistere disperatamente all’alba implacabile.

Al contrario, ai Cattolici non resta che abbandonare ogni timore, tenendosi stretti al Magistero infallibile della Chiesa, praticando le virtù e la preghiera, la meditazione e lo studio, nella consapevolezza che tale situazione non può che essere momentanea, seppur caratterizzata da difficoltà senza precedenti.

Lunedì 6 giugno 2011, San Norberto

 

 

 

 

 

 

 

La massoneria alla conquista della chiesa

 

di Carlo Alberto Agnoli[17]

 

In queste pagine non ci proponiamo di provare la veridicità, nome per nome, della famosa lista di prelati massoni pubblicata il 12 settembre 1978 dal giornalista Mino Pecorelli in seguito a molteplici altre liste che erano già trapelate sulla stampa. Infatti, come escludere che Pecorelli, che era un piduista, o comunque vicinissimo a Lido Gelli, Venerabile della più famosa e famigerata Loggia massonica italiana, possa avere inserito dei nomi per confondere le acque o danneggiare qualche avversario? Certo, come meglio vedremo, c’è il significativo riscontro della lista di Panorama, del 10 agosto 1976. Ma anche questo elemento di per sé non è conclusivo. Anche personaggi fortemente indiziati di affiliazione massonica potrebbero in realtà non essere iscritti alla sètta, ma solo idealmente molto prossimi alle sue posizioni. Proprio per questa ragione abbiamo ritenuto opportuno non riprodurre per intero l’elenco apparso su Osservatore Politico ritenendo che le posizioni individuali vadano valutate caso per caso. Quello che invece ci preme dimostrare è la generale attendibilità della lista pecorelliana, sintomo di una penetrazione della Massoneria nelle più alte gerarchie ecclesiastiche così profonda da generare il dubbio che quella sètta si sia praticamente impadronita del timone di quella Chiesa cattolica che, nel segreto delle sue Logge, da secoli aveva giurato di distruggere, e che la stia pilotando verso gli scogli di un disastroso naufragio da cui solo la mano potente di Dio potrà salvarla.

 

CAPITOLO I

MINO PECORELLI E LA «GRAN LOGGIA VATICANA»: UNA RIVELAZIONE

 

SULLA PENETRAZIONE MASSONICA NELLA CHIESA

 

Il 12 settembre 1978 la rivista Osservatore Politico del noto giornalista Mino Pecorelli (1928-1979) pubblicava un articolo intitolato «La Gran Loggia Vaticana» che destava notevole scalpore. In detto articolo, il Pecorelli, premesso che tanto in ambiente massonico quanto in ambiente cattolico tradizionalista correvano insistenti voci su una massiccia infiltrazione della Massoneria nelle più alte cariche ecclesiastiche e che l’agenzia di informazioni Euroitalia il 17 e il 25 agosto di quell’anno aveva diffuso, con tanto di numero e data di iscrizione alla sètta addirittura i nomi di quattro «papabili» in vista dell’imminente Conclave, elencava 113 nominativi di ecclesiastici e otto di altre personalità influenti in ambiente cattolico. Il tutto corredato con data di adesione, numero di matricola e sigla massonica. Il giornalista non precisava come fosse venuto in possesso di quei nominativi, ma è noto che era persona molto vicina al «Venerabile» Licio Gelli e alla famigerata Loggia P2. Da notare che nella lista in questione erano indicati, con identici dati di immatricolazione e di iscrizione alla sètta, anche i quattro cardinali di cui aveva parlato l’agenzia Euroitalia, e precisamente gli autorevolissimi Sebastiano Baggio (1913-1993), Salvatore Pappalardo (1918-2006), Ugo Poletti (1914-1997) e Jean Villot (1905-1979).

 

L’autenticità di questo elenco – se veridico sconvolgente perché comproverebbe che già almeno dal 1978 (anzi, come vedremo in seguito, dal 1976) la massoneria, da sempre condannata ed esecrata come la setta dell’Anticristo, aveva acquistato un potere tanto più smisurato in quanto occulto e incontrollabile, sull’intera Chiesa cattolica – ha formato oggetto di polemiche. Data l’eccezionale importanza del tema che getta lunghe ombre di sospetto sulla gerarchia ecclesiastica conciliare e persino sul suo insegnamento, riteniamo assai utile fare il punto sulla questione in base agli elementi in nostro possesso, molti dei quali sopravvenuti all’articolo del Pecorelli. Prima, peraltro, di passare alla discussione dell’argomento, e affinché il lettore possa rendersi conto delle difficoltà in cui, a prescindere da certi indispensabili personaggi di facciata, si imbatte chiunque voglia accertare l’appartenenza di una o più persone a quella sètta, riteniamo necessario illustrare brevemente la questione del segreto libero-muratorio.

 

CAPITOLO II

UNA PREMESSA INDISPENSABILE:

 

IL SEGRETO MASSONICO

 

Checché affermino i suoi pubblici sostenitori, la Massoneria è sempre stata e rimane una Società Segreta operante all’insaputa di tutti, tramite personaggi noti bensì, e spesso anche notissimi, ma la cui appartenenza ad essa resta circondata dal più rigoroso mistero. Costoro si incontrano in riservatissimi conciliaboli che li riuniscono al di là delle apparenti divergenze e dei contrasti anche clamorosi che appaiono al «mondo profano», per attuare piani e programmi comuni che devono restare ignoti al pubblico. Ciò è stato recentemente dimostrato dalla notoria vicenda della Loggia P2 nella quale confluivano uomini dalle più diverse e in apparenza contraddittorie etichette politiche e ideologiche. Né si dica, per favore, che la P2 era una Loggia «atipica» e «deviata». È lo stesso incontestato storico ufficiale della Massoneria, il professor Aldo Mola, ad affermare in un’intervista a Il Sabato, del 26 settembre 1992 – come sintetizza l’articolista – che la P2 «non fu una Loggia deviata, ma si dovette sacrificarla perché non si scoprisse che la vera Massoneria era coperta». Ciò, peraltro, è risultato ben chiaro a tutti in seguito alle indagini del giudice Agostino Cordova che hanno rivelato tutto un pullulare di Logge «deviate» in combutta con mafia, camorra e n’drangheta e immerse fino al collo nel «mercato» degli appalti truccati e delle tangenti. Tanto clamorose e numerose furono queste rivelazioni che – è cronaca recente – il 17 aprile 1993 il professor Giuliano Di Bernardo, fino a poco prima Gran Maestro del Grand’Oriente d’Italia, fondò una nuova «obbedienza» massonica, denominata «Gran Loggia Regolare d’Italia» per prendere le distanze – piuttosto tardivamente invero – da una organizzazione ormai ampiamente screditata. A dimostrare la gravità, l’importanza e l’essenzialità del segreto massonico, riportiamo qui da Il libro completo dei rituali massonici, pubblicato nel 1946 da Salvatore Farina (33º e massimo Grado del Rito Scozzese Antico e Accettato) parte della formula del giuramento dell’Apprendista massone, e cioè di colui che viene ammesso al primo grado della “luce” iniziatica; giuramento pronunciato di fronte ai “fratelli”, che vi assistono in piedi e con le spade in pugno ad asseverarne la gravità e l’importanza, nonché i pericoli in cui incorre l’incauto divulgatore: «”Io N.N. liberamente e spontaneamente, con pieno e profondo convincimento dell’anima, con assoluta e irremovibile volontà, alla presenza del Grande Architetto dell’Universo: prometto e giuro di non palesare giammai i segreti della Libera Massoneria; di non far conoscere ad alcuno ciò che mi verrà rivelato, sotto pena di aver tagliata la gola, strappato il cuore e la lingua, le viscere lacere, fatto il mio corpo cadavere in pezzi, indi bruciato e ridotto in polvere, questa sparsa al vento per esecrata memoria e infamia eterna; prometto e giuro di prestare aiuto e assistenza a tutti i fratelli Liberi Muratori sparsi sulla superficie della terra».

 

Un’altra significativa formula di giuramento massonico analoga, ma non uguale, viene riportata su Il Sabato, del 30 giugno 1990 da Giano Accame (1928-2009) che lo trae dall’Emulation Ritual, «un rituale assai diffuso dal Settecento nelle Logge inglesi» introdotto in Italia nel 1976, essendo Gran Maestro Livio Salvini, pubblicato dalle Edizioni Soc. Erasmo del Grand’Oriente d’Italia. Eccone il testo: «Al fine di impedire che le nostre arti segrete e i nostri misteri nascosti possano essere impropriamente conosciuti per colpa della mia imprudenza, io solennemente giuro di osservare questi diversi punti senza accampare pretesti, equivoci o riserva mentale di sorta, pena, violando anche solo uno di essi, di avere la mia g. t. di L, la mia 1. s. d. s. r. e s. s. 1. r. d. m. a. 1. d. b. m. o alla d. d. – u. g. d. r. dove i. f. e r. d. m. a. r. d. v. o. 24 o.». Ed eccovi, secondo la spiegazione fornita dal già citato prof. Aldo Mola, in una pubblica conferenza, il significato di quelle iniziali: .«g. t. di t. significa gola tagliata di tondo, 1. s. d. s. r. lingua strappata dalla sua radice, s. s. 1. r. d. m. seppellimento sotto la riva del mare, a. 1. d. b. m. a livello della bassa marea, d. d. – u. g. d. r. distanza di una gomena dalla riva, dove i. f. e r. d. m. a. r. d. v. o. 24 o. il flusso e riflusso della marea arriva regolarmente due volte ogni 24 ore». In quell’articolo intitolato «Calvi horror show», l’Accame osserva come la morte del banchiere italiano Roberto Calvi (1920-1982) sotto il ponte dei «Frati Neri» di Londra ricordi singolarmente questo rituale. «Infatti – egli commenta – se uno viene strozzato per impiccagione gli si spacca la gola di netto mentre la lingua fuoriesce dalla sede naturale. Il cadavere del banchiere venne trovato alla distanza di una gomena dalla riva, dove il deflusso del Tamigi si imbatte ogni giorno con il flusso delle maree. E se manca il seppellimento nella sabbia, resta pur sempre la coincidenza del fatto che l’altezza del luogo in cui è stato ritrovato il cadavere di Calvi corrisponde esattamente al livello in cui si troverebbe la sabbia se non ci fossero gli argini costruiti artificialmente. Ce n’è quanto basta per autorizzare almeno la supposizione che dietro il suicidio di Calvi, banchiere cattolico ma anche massone della Loggia P2 (giacché persino a livello ecclesiastico esistono connessioni con la Massoneria) si celi in realtà un omicidio rituale massonico. Un’ipotesi che negli stessi ambienti massonici ha circolazione. Ho anzi motivo di ritenere che alla Massoneria stessa non dispiaccia che lo si creda, a dimostrazione della sua tenebrosa potenza».

 


 

 

A sinistra: pose che indicano le tre fasi dell’esecuzione in caso di rivelazione del segreto massonico da parte di un adepto.

 

Sempre a proposito del segreto massonico, in un opuscolo senza data pubblicato a Roma nella seconda metà degli anni Cinquanta, intitolato L’essenza del segreto massonico, citato in Massoni e Massoneria di Padre Giovanni Caprile s.j.[18], si leggono queste significative parole: «La Massoneria è tutta un segreto per il mondo profano. Segreto di uomini, segreto di idee, segreto di cose e di fatti… (I nemici) hanno ragione di temere la pratica del segreto, perché è un’arma sottile e possente nelle mani della saggezza e della bontà. Li assilla costante il pensiero di questo esercito inafferrabile, i cui soldati non si sa chi siano, né quanti siano, ne dove siano, ne che facciano, né di che mezzi dispongano […]. Disorienta la loro ostilità preconcetta, l’ignorare quali cose portino fra le pieghe nascoste il suggello di una nostra volontà l’influsso di uno spirito nostro»[19]. Ancora: dal libro Geheimbünde in Tirol («Società Segreta in Tirolo»), di Helmut Reinalter[20], apprendiamo che nella Loggia massonica fondata a Innsbruck nell’autunno del 1799, in prevalenza fra studenti italiani, uno dei temi fondamentali di discussione all’atto della costituzione fu quello di stabilire «quando un membro meritasse la pena di morte per avere rivelato il segreto»[21]. In quella circostanza uno dei «Fratelli» fondatori, tale Giannini, compose un regolamento in versi in cui si leggeva:

 

 

«Chi rivela il segreto estinto cada, Faccialo per nequizia o per follia; Che l’util legge solo al danno bada»[22].

 

 

A conclusione di questo argomento ricordiamo che il «segreto dell’Istituzione», a quanto ci riferisce il Dizionario massonico di Luigi Trofei[23] è uno dei Landmarks, e cioè di quei «fondamenti immutabili e immutati che fanno della Istituzione massonica quello che è, e senza i quali essa sarebbe qualcosa di completamente diverso». L’importanza di questo Landmark è tale che il «Fratello» massone viene continuamente richiamato alla sua osservanza dallo stesso segno di saluto massonico. Infatti, in un Vademecum del Libero Muratore Apprendista, pubblicato dal Saggissimo della Valle del Tevere nel 1948 e riedito quest’anno in ristampa anastatica dalle Edizioni Brenner, leggiamo queste parole:

 

 – «Posizione all’Ordine: Per stare in piedi all’ordine si mette la mano destra sotto la gola, con le quattro dita strette e il pollice aperto in forma di squadra, e il braccio sinistro pendente lungo il corpo;

– Segno di saluto: Stando all’ordine si stende il braccio e la mano destra orizzontalmente verso la spalla destra, e si lascia poi cadere lungo il lato destro del corpo, formando così la figura di una squadra. Questo segno, detto gutturale, significa che il Libero Muratore preferirebbe avere la gola tagliata anziché mancare al suo giuramento e rivelare i segreti massonici» [24].

 

Il taglio della gola, decisamente, in Massoneria è una vera e propria ossessione! Questa lunga premessa serve per dire che sarebbe del tutto fuori luogo, per non dire ridicolo, pretendere di accertare e verificare l’appartenenza di una persona alla Massoneria allo stesso modo che si accertano i dati di Tizio o di Caio all’ufficio anagrafe. «Massone scoperto non serve più… Massone notorio è spesso poco utile all’idea che professa», ebbe a dire il Gran Maestro Aggiunto della Massoneria italiana G. Francocci[25]. E dunque evidente che la Massoneria, il cui sistema di potere e di dominio è dato, notoriamente, dalla infiltrazione nelle organizzazioni politiche, amministrative, culturali, economiche e nella stessa Chiesa, ha tutto l’interesse e a mantenere occulti i nomi dei propri adepti, e che tale interesse è tanto maggiore quanto più estraneo alla sètta è l’organismo infiltrato. Come, dunque, accertare l’appartenenza di una persona alla Libera Muratoria? A questo riguardo occorre tener presente che trattasi di una Società Segreta assai vasta: i suoi iscritti in Italia ammontano a qualche decina di migliaia, mentre in Inghilterra siamo nell’ordine delle centinaia di migliaia, e negli USA addirittura in quello dei, seppur pochi, milioni. In una struttura cosi estesa (vi sono Logge massoniche in tutto il mondo) e numerosa, nonostante le tremende minacce rivolte a chi viola il segreto, ma che possono essere attuate solo in casi estremi per non allarmare eccessivamente la società civile, sono inevitabili fughe di notizie. Si consideri, ad esempio, che non è affatto raro il caso di frammassoni che, pentiti, si convertono al cattolicesimo e, apertamente o per interposta persona, rivelano i segreti di cui sono venuti a conoscenza. Vi sono poi all’interno della Massoneria gravi e aspre contrapposizioni fra varie «obbedienze» – basti citare, per l’Italia, quella notissima fra la Massoneria detta «di Palazzo Giustiniani» e quella detta «di Piazza del Gesù» – e persino fra Logge. Non possiamo qui intrattenerci sulla natura e i limiti di quei dissidi, però anche la rivelazione di nomi della parte avversa può entrare nel quadro di siffatte contese. Non mancano, poi, i casi in cui, a prescindere da ogni infrazione dell’obbligo del segreto, autorità settarie diffondono singoli nomi o interi elenchi per dimostrare, ad esempio, l’importanza culturale o sociale della loro istituzione, o la sua insospettabilità. Fu, ad esempio, in questo ordine di idee che in un’intervista apparsa su La Stampa, del 23 marzo 1990, l’allora Gran Maestro Di Bernardo fece presente l’affiliazione massonica del presidente degli USA George Bush. Altri elenchi o nominativi possono venir diffusi da «liberi battitori» che si servono dei segreti appresi in Loggia a scopo di ricatto o per ripicche o vendette, o per altri fini personali. Non è da escludere neppure che a un certo momento e per particolari motivi le centrali del potere latomistico decidano di sacrificare un’intera Loggia o parte di essa, come un giocatore di scacchi non esita a sacrificare una pedina o un alfiere, al fine di raggiungere determinati obiettivi. È verosimile che questo sia stato anche il caso della Loggia P2. Infatti, il noto scrittore piduista Pier Carpi (1940-2000) nella sua biografia di Licio Gelli[26], definisce quello della P2 «uno scandalo calcolato e mirato preparato nella sua strategia a tavolino». Certo, comunque, si è che di queste incertezze la Massoneria si avvale spregiudicatamente anche nella ricostruzione delle vicende storiche che la videro protagonista. Così, ad esempio, mentre da un lato rivendica come creazione propria la Rivoluzione Francese, dall’altro, attraverso altri autori, la ripudia, mantenendo sempre quel clima di equivoco e di bivalenza che costituisce uno degli aspetti caratteristici del segreto massonico. Recentemente, il già citato storico ufficiale della sètta, Aldo Mola, nel suo libro Storia della Massoneria dalle origini ai nostri giorni[27], riferendosi agli «studi» di un autore contemporaneo, certo Charles Porset, nega che siano stati massoni numerosi protagonisti o precursori della Rivoluzione dell’89, e in particolare Siéyès, Condorcet, D’Alembert, Diderot e Robespierre.

 

In tal modo però egli contraddice quanto sempre asserito da altri autorevoli storici settari che indubbiamente avevano ingresso agli archivi delle Logge, inaccessibili ai «profani». Il fatto si è che l’ultimo libro del Mola è stato scritto in un frangente in cui, con le vicende della P2 e di «tangentopoli», occorreva tranquillizzare il pubblico allarmato dall’emergere del potere oscuro delle Logge, implicate nei più loschi traffici e in tenebrose mene politiche, e presentare la Massoneria come una inoffensiva associazione di velleitari priva di reale incidenza sulla vita e sui governi delle nazioni.

 

 

CAPITOLO III

LE LISTE DI PANORAMA E DI O.P.:

 

LORO VALORE PROBATORIO

 

 Abbiamo così inquadrato il problema del segreto massonico e delle difficoltà che incontra chiunque voglia individuare, anche sul piano della pura indagine storica, quali eventi rechino il sigillo della Massoneria e quali siano stati gli uomini di cui quella istituzione si è servita, al di là dei nomi dei pochi dignitari che debbono esporsi pubblicamente per poter sostenere di fronte al pubblico che la Massoneria non è una Società Segreta e di quelli dei rari adepti che preferiscono manifestare pubblicamente la propria affiliazione. A questo punto possiamo finalmente passare a discutere la questione della attendibilità che va attribuita alla lista di Osservatore Politico del 12 settembre 1978 e a quella ad essa precedente, apparsa su Panorama del 10 agosto 1976. Esse ci risultano essere le principali liste di prelati assertamente aderenti alla Massoneria che siano state pubblicate da quando, nel 1717, è stata fondata quella istituzione[28]. Giova notare che i nomi che figurano nei due elenchi sono pressoché gli stessi: la differenza è che O.P. omette due nominativi riportati da Panorama, e ne aggiunge altri otto che in quest’ultima rivista non figurano. Quale valore possiamo attribuire a detti elenchi? Anzitutto va detto che sarebbe gravemente erroneo liquidarli come senz’altro inattendibili, come sbrigativamente fece il giornalista di Panorama con riferimento a quello da lui stesso pubblicato. Egli, infatti, specificò che quei nominativi «circola(va)no da qualche mese» in Vaticano. È ragionevole, dunque, arguirne che in ambiente così qualificato essi trovavano, quanto meno, qualche credito. Tanto ne trovavano che[29] alcuni Cardinali «chie(sero) con insistenza che si fa(cesse) chiarezza» e che Paolo VI (1897-1978), tramite l’allora Vescovo, poi Cardinale, Monsignor Benelli, fin dal 1975, affidò in via discreta e confidenziale le indagini nientemeno che al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Generale Enrico Mino, con particolare riguardo alla persona del Vescovo Annibale Bugnini (1912-1982), autore della discussa e rivoluzionaria riforma liturgica. Riferisce il giornalista di 30 Giorni che, sulla base degli elementi da lui acquisiti, quell’alto ufficiale espresse il convincimento che l’elenco fosse vero[30].

 

Nuovi e più approfonditi accertamenti sulla lista di Panorama vennero richiesti al medesimo generale verso la metà del 1977 dall’autorevole Cardinale Arcivescovo di Genova Giuseppe Siri (1906-1989), evidentemente insoddisfatto perché vedeva rimanere ai loro posti di comando nella Chiesa persone in forte odore di Massoneria. Ma il generale Mino il 31 ottobre di quell’anno precipitò col suo elicottero, in Calabria sul monte Covello, trovando la morte in circostanze che 30 Giorni dell’11 novembre 1992, indica come altamente sospette[31] «portando così nella tomba – commenta sempre quella rivista – i risultati della seconda indagine». «Restano poi da spiegare – prosegue il nostro giornalista – delle misteriose telefonate, di cui esistono le intercettazioni, nel corso delle quali (Licio Gelli) Venerabile burattinaio (della Loggia P2) parlava della successione al Generale Mino prima ancora che questo morisse nel tragico incidente aereo». Perché quella lista trovò tanto credito in Vaticano? È evidente che essa dovette essere presentata con qualche sostanziosa parvenza di veridicità. È quindi verosimile la storia, riferita dal giornalista di 30 Giorni, che essa fosse stata compilata sulla base di documenti fotocopiati presso la sede del Grand’Oriente d’Italia da un giovane impiegato – nipote di un frate – che, in presenza dello zio, consegnò il tutto a Mons. Giovanni Benelli (1921-1982), allora Sostituto della Segreteria di Stato, il quale li fece giurare entrambi «che non stavano mentendo su un argomento così grave»[32]. Certo si è che un plico di fotocopie di quei documenti, verosimilmente di seconda generazione, era in possesso del Cardinale Dino Staffa (1906-1977). Anche 30 Giorni, del 6 giugno 1992, ne riproduce tre. Ma ecco che dopo la lista di Panorama sopravviene quella dell’Osservatore Politico di Pecorelli, che aggiunge, come si è visto, altri nominativi. Mino Pecorelli, come risulta dagli atti della commissione di inchiesta parlamentare su quella famigerata Loggia, è membro della P2: le sue parole sono quelle di uno che è addentro alle segrete cose. Nella premessa all’elenco, terribilmente corredato, a differenza di quello di Panorama, di tanto di data e numeri delle tessere di iscrizione, il che gli conferisce un tono di grande attendibilità, egli dice, in sintesi, di essere venuto in possesso della lista il 28 agosto precedente. Invita quindi l’appena eletto Albino Luciani (1912-1978) a un rigoroso controllo e conclude con queste parole: «Pubblicando questa lista di ecclesiastici forse affiliati alla Massoneria riteniamo di offrire un piccolo contributo (alla chiarezza nella Chiesa cattolica). O una pioggia di smentite o, nel silenzio, l’epurazione»[33]. Mancò la «pioggia» e mancò anche l’epurazione. Anche perché di lì a pochi giorni Giovanni Paolo I – «che aveva manifestato l’intenzione di metter mano alla questione dello IOR e di far chiarezza in merito alla lista dei presunti prelati iscritti alla Massoneria», che egli evidentemente non sottovalutava[34] – morì nelle circostanze a tutti note, mentre Mino Pecorelli fu freddato a colpi di pistola pochi mesi dopo, e precisamente il 20 marzo 1979. Perché Pecorelli fu ucciso? A quanto pare non per questa lista, o, almeno, non solo per questa lista. Ma egli era persona, come si è detto, a conoscenza di molti segreti, e non era facile smentirlo. Ragioniamo un po’: Pecorelli pubblica il suo elenco; il Vaticano è già in subbuglio per elementi già in possesso di alcuni autorevoli Cardinali, e voci conturbanti corrono per tutta la penisola.

 

Quale occasione più opportuna perché tutti gli elencati si collegassero smentendo con grande pubblicità un’accusa tanto più indegna in quanto corredata di dati che, se falsi, non potevano essere che frutto di un’ignobile invenzione, sollecitando essi stessi un’indagine chiarificatrice, a partire dall’analisi grafologica delle sigle in calce ai documenti che supportavano l’accusa? È giocoforza riconoscere che questa mancanza di smentite e questo silenzio, sottolineato anche dal Messaggero, del 29 maggio 1981 (pag. 3) sono estremamente eloquenti di per sé soli e rivestono un valore indiziario di grandissimo rilievo. Ma questo è ancora poco. Anzitutto, infatti, va detto, che prima ancora della loro pubblicazione le future liste di Panorama e di OP avevano trovato una significativa conferma. Abbiamo già visto, infatti, che l’oggetto principale dell’indagine avrebbe dovuto essere Monsignor Bugnini, particolarmente sgradito ai prelati tradizionalisti per avere predisposto quella famosa riforma liturgica che ha sconvolto in maniera inaudita il rito millenario della Santa Messa. Ebbene, nel luglio 1975 quel prelato veniva eliminato dalla Curia romana e nel settembre spedito come Nunzio in Iran, ed è lui stesso, nel suo libro intitolato La riforma liturgica a riconoscere che il suo allontanamento fu dovuto alle prove di appartenenza alla sètta raccolte a suo carico[35]. Naturalmente il Bugnini nel suo libro sostenne trattarsi di una «perfida calunnia». Bisogna però credere che si trattasse di prove assai robuste se Paolo VI, che con lui aveva strettamente collaborato alla riforma liturgica, lavorando al suo fianco per ore e ore[36] e il cui atteggiamento nei confronti della Massoneria era – come meglio vedremo più oltre – altamente favorevole, si decise a un simile passo. Più ancora, però, la lista pecorelliana trovò conferma tre anni dopo, allorché scoppiò clamorosamente il caso della Loggia P2. Infatti, in quella circostanza non solo venne alla luce la strettissima collaborazione con la Massoneria di un personaggio assai importante – il Vescovo Paul Casimir Marcinkus (1922-2006), presidente dello IOR, elencato nella lista, ma si riportò la traumatica certezza che il Vaticano fosse largamente implicato nell’oscura vicenda, a partire dall’incarico di liquidazione dei beni della Santa Sede in Italia conferito al finanziere piduista Michele Sindona (1920-1986) dal Cardinal Sergio Guerri (1905-1992) su consiglio dello stesso Paolo VI[37]. Infatti, come tutti ricordano, intorno a Marcinkus fu fatto robusto quadrato a partire dal sommo vertice della gerarchia vaticana, e quel prelato rimase tranquillo al suo posto ancora per molti anni. E ciò malgrado che, a quanto asserisce Nick Tosches, uno dei più famosi giornalisti degli USA, in un libro intervista che viene a buon diritto considerato «il memoriale postumo di Michele Sindona», Giovanni Paolo II (1920-2005), per pagare i duecentocinquanta milioni di dollari che lo IOR versò per quella vicenda allo Stato italiano, abbia ritenuto di dover ricorrere addirittura all’indizione di un Anno Santo straordinario, quello del 1983[38]. È superfluo richiamare alla memoria il discredito che quell’affare tenebroso gettò sulla gerarchia ecclesiastica di allora e, attraverso di essa, sull’intera Chiesa. Il bello si è che, sebbene siano ormai decorsi tanti anni dalla sua pubblicazione, la lista del Pecorelli mantiene una sua attualità e continua a gettare luce su nuovi fatti di cronaca giudiziaria. Alludiamo qui, in particolare, al più clamoroso e odioso degli scandali che hanno travolto il governo dei partiti, quello del Ministero della Sanità, definito da Panorama del 14 novembre 1993 una truffa che in vent’anni è costata al contribuente italiano almeno 40.000 miliardi di vecchie lire. Ebbene, in questa vicenda emerge il nome di Mons. Fiorenzo Angelini, che figura nell’elenco di OP come entrato in Loggia fin dal lontano 14 ottobre 1957[39]. Di questo prelato, nominato Cardinale nel penultimo Concistoro da Giovanni Paolo II, e che fin dal 1985 riveste la carica di presidente del Pontificio Consiglio Pastorale degli Operatori Sanitari, creato proprio in quell’anno dal medesimo Giovanni Paolo II, sono venuti alla luce gli stretti contatti col famigerato Duilio Poggiolini, Direttore generale del Servizio Farmaceutico Nazionale. Non vogliamo qui soffermarci sui fatti che hanno valso a quel Monsignore il soprannome di «Sua Sanità», ma solo sottolineare che, guarda caso, il Poggiolini è, come Calvi e Sindona, membro della Loggia P2.

 

A questo riguardo, infatti, la giornalista Laura Maragnani, su Panorama del 14 novembre 1993, premesso che la militanza massonica del Poggiolini è talmente nota che in ambiente farmaceutico egli viene scherzosamente chiamato «Loggiolini», riferendosi a quel personaggio, così scrive: «Naturalmente è un chiacchierato. Tutti sanno che è protetto dal Cardinale Fiorenzo Angelini. E tutti sanno che è un massone, anzi, un piduista, codice E 18.91, tessera 2247. Altrettanto noto è il fatto che intrattenesse ottimi rapporti con le industrie farmaceutiche guidate da massoni». Non possono non colpire questi stretti rapporti fra un Cardinale e un noto esponente di una sètta che, fino al Concilio Ecumenico Vaticano II, è stata la più anatemizzata in centinaia di documenti pontifici in tutta la bimillenaria storia della Chiesa e che, per bocca di uno dei suoi più alti esponenti, il Gran Maestro del Grand’Oriente di Francia, Jacques Mitterrand, omonimo dell’ex Presidente della Repubblica francese, si autodefinisce ancora oggi «la controchiesa»[40]. Un altro fra i più clamorosi episodi di tangentopoli è quello dei novantadue miliardi in titoli di Stato pagati dalla Montedison ai partiti. Quei titoli sono stati riciclati dallo IOR – che fà così la sua ricomparsa sulla scena dei grandi scandali – con complesse manovre bancarie all’estero riscuotendo però un’esosa provvigione di parecchi miliardi[41]. Tale provvigione, per il suo spropositato ammontare, costituisce prova del fatto che i responsabili del Vaticano erano perfettamente consapevoli della illecita provenienza di quel danaro. Orbene chi ha gestito l’operazione? Per l’Enimont Luigi Bisignani, che è un notorio tesserato della P2[42], mentre per il Vaticano si parla di Mons. Donato De Bonis (1930-2001), il quale pure – sconcertante coincidenza – figura nell’elenco pecorelliano come iscritto alla Massoneria il 24 giugno 1968[43]. Era lui «l’uomo chiave dello IOR che ha l’incarico di tenere i rapporti tra la commissione dei cinque Cardinali che gestiscono le finanze vaticane e l’organo laico che presiede l’istituto»[44].

 

CAPITOLO IV

ALTRE PROVE DI VERIDICITÀ

 

Uno dei personaggi più altolocati indicati nella lista di OP è certamente il Cardinale Agostino Casaroli, che ricoprì poi per diversi anni la carica di Segretario di Stato, e cioè la più prestigiosa, nella Chiesa, dopo quella del Papa. Ebbene, sull’appartenenza alla Massoneria di questo prelato, oltre a una gravissima prova di cui parleremo in seguito, vi è un significativo indizio fornito dal Padre Paolino Rosario Esposito. Questi, in un suo libro recante il programmatico titolo Le Grandi Concordanze tra Chiesa e Massoneria, pubblicato nel 1987 presso la massonica casa editrice Nardini di Firenze, riferisce che il Casaroli, in data 20 ottobre 1985, in occasione delle celebrazioni del quarantesimo anniversario dell’ONU, tenne, nella chiesa di San Patrizio, a New York, «un’omelia di vasto respiro» i cui contenuti, sui quali non è qui il luogo di soffermarsi, «attestano che le concordanze fra Chiesa e Massoneria possono essere considerate di fatto acquisite»[45]. Nella sua relazione su quel sermone, Padre Esposito fà osservare che nel corso di esso il Cardinale usò per ben due volte all’incirca le stesse parole che aprono e designano la Bolla In eminenti apostolatus specula con cui nel lontano 1738 Papa Clemente XII (1652-1740) aveva fulminato la prima scomunica contro la Massoneria, ma in un contesto e con valenza inversi, quasi a ricomunicare ciò che era stato scomunicato[46]. La persona del Cardinal Casaroli richiama poi alla mente un’altra lista di prelati indicati come appartenenti alla Massoneria: quella apparsa sul numero di luglio del 1976 della rivista francese Introibo. Tale rivista, cattolica, e quindi di matrice del tutto diversa da quella del giornale di Pecorelli, riportava, oltre un anno prima, insieme con quello del nostro porporato, i nomi di numerosi altri ecclesiastici che figureranno poi negli elenchi di Panorama e di OP. Con questa differenza, però: che essa reca le date di affiliazione, ma non i numeri di tessera mentre, come si è visto, Panorama non riproduce né le une né gli altri, e OP, il più completo, li pubblica entrambi. Si registrano, inoltre, fra la lista di Introibo e quella di Pecorelli, alcune differenze nelle date di affiliazione. Pare logico dedurne che la seconda non derivi dalla prima e che la sua maggiore specificità e completezza si spieghi col fatto che Pecorelli era uomo di Loggia e, come tale, più addentro nei segreti della sètta. Ma se le cose stanno in questi termini se ne deve dedurre che l’elenco di Introibo va considerato come un ulteriore riscontro dei due già citati. E allora non può non colpire il ricorrere dei medesimi nomi, fra cui, oltre a quello del Casaroli, indicato con la stessa data di iscrizione della lista di OP, anche quelli del Cardinal Leo Jozef Suenens (1904-1996), del Cardinal Baggio, del Cardinal Michele Pellegrino (1903-1986), di Mons. Bugnini, di Mons. Angelini, del Vescovo di Trento, Mons. Alessandro Maria Gottardi (1912-2001), e via discorrendo. Fra i nomi di spicco indicati dal Pecorelli figura anche quello del famoso Padre scolopio Ernesto Balducci, scomparso in un incidente stradale il 26 aprile 1992, in occasione della cui morte l’Osservatore Romano ebbe ad esprimere profonda emozione e dolore. Ebbene, è sufficiente una conoscenza superficiale dell’opera di questo frate per rendersi conto che abbiamo a che fare con un uomo profondamente permeato dagli insegnamenti della Loggia. Ci limiteremo a spigolare alcune citazioni traendole dal suo libro L’Uomo Planetario[47]: «Chi ancora si professa ateo, o marxista, o laico, e ha bisogno di un cristiano per completare la serie delle rappresentanze sul proscenio della cultura, non mi cerchi. Io non sono che un uomo»[48]. Più oltre, commentando l’incontro «ecumenico» di Assisi del 27 ottobre 1986, così si esprime: «Siamo così alla resa dei conti. E in questa resa dei conti le religioni sono costrette a rivelarsi per quel che sono: produzioni simboliche di gruppi umani, sistemi ideologici in veste sacra […]. Timor fecit deos»[49]. Poco prima, infatti, aveva scritto: «Nella generale eclissi delle identità, il nostro primo dovere è di restare fedeli a quella che abbiamo costruito[50], con una variante però, che essa va ritenuta non come il tutto ma come un frammento del tutto, di un tutto ancora nascosto nel futuro […]. Come il vero Dio, così anche il vero uomo è absconditus»[51].

 

Il Deus absconditus, il dio del futuro che si deve ancora rivelare e che nascerà dalla fusione e dalla morte di tutte le religioni esistenti! È, pari pari, l’insegnamento del 32º Grado del Rito Scozzese Antico e Accettato. Concludiamo il nostro excursus su Padre Balducci con questa citazione di sconvolgente crudezza: «È finita l’età dei popoli eletti. è finita anche l’età dei salvatori. Come mi appare vera, oggi, la frase che Nietzsche rivolgeva ai cristiani del suo tempo: “Chi vi salverà dal vostro Salvatore”»?[52]. A questo punto è opportuno ricordare brevemente chi è quel Friedrich Nietzsche (1844-1900) alla cui autorità Padre Balducci si richiama per ripudiare Gesù e il suo messaggio. Autore, tra l’altro, di un libro il cui titolo, L’Anticristo, è già tutto un programma, quel filosofo preconizza un «Superuomo» «liberato» da ogni precetto e remora di ordine morale, e contrappone Dioniso, dio della gioia, al Nazareno, predicatore di una tetra «morale da schiavi»[53]. Il suo pensiero, compreso il mito dell’eterno ritorno, è tutto permeato di quelle dottrine gnostiche che, secondo i più autorevoli trattatisti massonici (Albert Pike, René Guénon, ecc…) costituiscono il midollo della Massoneria, e che evidentemente il Balducci in gran parte condivide. Un altro dei personaggi più in vista della lista di OP è certamente il cardinale Leo Suenens, Primate del Belgio. Ebbene, il 24 settembre 1970, questo prelato, fatto senza precedenti negli annali della Chiesa belga, tenne una importante conferenza in una riunione massonica organizzata dall’alta Massoneria ebraica del B’nai B’rith[54]. Questo fatto rivela, quanto meno, una sorprendente vicinanza a quella Massoneria che la Chiesa preconciliare anatemizzava come la sua principale, acerrima nemica. L’indizio, già di per sé assai grave, è tanto più significativo in quanto Mons. Suenens è autorevolissimo esponente di Pax Christi, un’organizzazione in cui l’impegno politico-sociale soverchia quello propriamente religioso fino a farlo scomparire. Ciò risulta evidente ai più sprovveduti dalla lettura del suo manifesto sul disarmo del maggio 1982, dove Dio, Gesù, la Vergine e i Santi non sono neppure nominati e tutto il discorso è incentrato, in buona sostanza, sulla prospettiva di quel Governo Mondiale o Repubblica Universale cui la Massoneria aspira fin dai suoi primordi, come già si evince dalle Costituzioni di Anderson del 1723, testo fondamentale della sètta libero-muratoria[55]. Un’ulteriore gravissima conferma della lista Pecorelli viene da un’intervista apparsa sul settimanale Oggi, del 17 giugno 1981, sotto il titolo «Salvini mi confidò nomi di insospettabili». In tale intervista, l’avvocato Ermenegildo Benedetti di Massa Carrara, già Grande Oratore del Grand’Oriente d’Italia, e quindi, come egli stesso si esprime, numero due della Massoneria italiana, poi espulso per essere entrato in rotta di collisione con Licio Gelli e con i Gran Maestri che lo appoggiavano, dopo avere indicato fra i piduisti quasi sicuri Gianni Agnelli (1921-2003), e il conte Agusta, oltre che Vittorio Emanuele di Savoia, venendo al mondo ecclesiastico rese una dichiarazione che ci pare importante riportare per intero. «In Massoneria – egli disse – di Cardinali e di preti è piena la storia: si diceva di Monsignor Bettazzi, di monsignor Casaroli, del Cardinale Paletti, di Padre Caprile, direttore di “Civiltà Cattolica” e del Cardinale Marcinkus, l’uomo delle finanze vaticane, il cosiddetto “banchiere di Dio”. Di questa gente si è cominciato a parlare dal 1970 in poi. Sia chiaro, non erano chiacchiere di corridoio, erano informazioni riservate che ci scambiavamo noi del vertice della Massoneria italiana». A parte due imprecisioni, irrilevanti ai nostri fini e a quelli del Benedetti[56], cosa si ricava da questa dichiarazione uscita dalla bocca di un espulso e di un deluso che non ha più interesse a mentire e confondere le acque e che non ha avuto, a quanto pare, alcun rapporto con gli ecclesiastici indicati, onde è assurdo ipotizzare un suo intento diffamatorio?

 

– che i nomi da lui proferiti sono tutti riscontrabili nella lista Pecorelli;

– che non si trattava di «voci», sia pure autorevoli, bensì di «informazioni riservate» correnti fra i sommi vertici della Massoneria italiana.

 

Non ci risulta, poi, che nessuno dei prelati chiamati in causa sia intervenuto a querelare l’alto dignitario massonico nonostante la grande diffusione della notizia, pubblicata su un settimanale nazionale a larga tiratura. Le parole dell’ex Grande Oratore ci offrono lo spunto per un ennesimo riscontro in ordine all’attendibilità della lista Pecorelli: tra gli ecclesiastici menzionati dall’avvocato Benedetti figura infatti il famoso Padre gesuita Giovanni Caprile. Costui, che pure era stato per molti anni il campione dell’antimassonismo italiano, dopo il Concilio Vaticano II effettuò una virata di 180º gradi. Tale svolta fu così radicale da indurlo a entrare a far parte con don Vincenzo Miano, Padre Rosario Esposito, don Franco Molinari, professore alla Cattolica di Milano, e altri sacerdoti meno noti, di un gruppo preposto al dialogo Chiesa-Massoneria, che tenne contatti e pubblici incontri con i massimi dignitari italiani di quella sètta[57]. Non solo: il Caprile arrivò al punto di scrivere, in collaborazione con un altro gesuita spagnolo, Padre José Antonio Ferrer Benimeli, un libro intitolato Massoneria e Chiesa cattolica ieri oggi e domani[58], in cui, sia pur citando un altro loro confratello, Padre Michel Riquet (1898-1993), si giungeva sino ad auspicare che fra Chiesa e Massoneria si pervenisse, da un iniziale «ecumenismo dei cuori» ad un «ecumenismo delle intelligenze e delle dottrine»[59], vale a dire, niente meno, che alla fusione, anche sul piano delle credenze, fra cristianesimo e Massoneria, fra Chiesa e «Antichiesa»! Un’ennesima verifica della lista di Pecorelli e di quella di Panorama che proponiamo al lettore è quella relativa al servita Padre Davide Maria Turoldo, morto il 6 febbraio 1992, esaltato dai suoi ammiratori come «profeta» e «poeta» dei nuovi tempi. Ebbene, è gioco-forza riconoscere che anche costui era un cattolico e un frate molto sui generis: convinto sostenitore del divorzio ai tempi del referendum promosso dai cattolici contro quell’istituto, nel 1971, nel santuario di Tirano, spezzò una corona del Rosario e la scaraventò fra i fedeli gridando: «Basta con queste superstizioni da Medio Evo»! Si ammetterà che da parte di un «servo di Maria» è un gesto piuttosto sconcertante. Ma di non diverso stampo era la sua «devozione» per Gesù Cristo: sul numero di Panorama, del 26 maggio 1988, infatti, scrivendo a proposito dell’esposizione dei crocifissi nei luoghi pubblici, egli ebbe a sostenere: «Ci sia o non ci sia appeso ai muri non cambia niente. Il crocifisso non vale più niente per il mondo d’oggi; non dice più nulla a questa società […]. Oggi il Crocifisso in sé non rappresenta più nulla […]. Il Crocifisso per me è Oscar Romero ucciso, è il povero Luther King ucciso, sono i neri del Sud Africa, è Mandela in galera […]. Quelli sono i veri crocifissi»! Ci si domanda: c’è proprio tanto da stupirsi a trovare un frate di questo stampo in una o più liste massoniche? A noi, davvero non pare! L’ultimo, ma non certo in ordine di importanza, dei personaggi della lista di cui esaminiamo le posizioni è il Cardinale Jean Villot, per lunghi anni Segretario di Stato di Paolo VI, e poi fino alla morte, avvenuta il 9 marzo 1979, di Giovanni Paolo II.

Questo porporato, visto il suo nome pubblicato sul mensile francese Lectures Françaises in una lista di ecclesiastici assertamente iscritti alla Massoneria, i cui nomi poi apparvero tutti nell’articolo del Pecorelli, eccezion fatta per quello del Cardinale Achille Liénart (1884-1973), scrisse al direttore della rivista una lettera del seguente tenore:

 

Il Cardinale Jean Villot Segretario di Stato

saluta distintamente il Signor Direttore di Lectures Françaises. Avendo appreso recentemente che la rivista, nel suo numero di settembre del 1976, aveva menzionato il suo nome presentandolo come massone, il Cardinal Villot dichiara nella maniera più formale che non ha mai avuto in alcun momento della sua vita il minimo rapporto con la Massoneria né con alcuna altra società segreta. Aderisce pienamente alle condanne inflitte dai Sommi Pontefici.

 

Il Cardinal Villot prega il Direttore di Lectures Françaises di volergli inviare un esemplare del numero che pubblicherà questa smentita, e con anticipo lo ringrazia.

 

Vaticano, 31 ottobre 1976  Jean Cardinal Villot[60].

 

Dopo la sua morte, però, fra le sue cose fu trovato un libro intitolato Vie et perspectives de la franc-maçonnerie traditionnelle («Vita e prospettive della Massoneria Tradizionale»), di Jean Tourniac, Grande Oratore della Gran Loggia Nazionale di Francia. Sul frontespizio di detto libro figuravano due dediche manoscritte al medesimo Villot, una dello stesso autore, e l’altra del Gran Maestro della medesima Loggia.


 

Dediche al Cardinal Villot dell’Autore dell’opera Vie et perspectives de la franc-maçonnerie traditionnelle e del Gran Maestro della Gran Loggia Nazionale Francese sulla copia donatagli.

 

Di fronte a questo documento la «formale» assicurazione del porporato di non aver mai avuto «in alcun momento della sua vita il minimo rapporto con la Massoneria», appare, francamente, poco credibile. Del resto, le posizioni teologiche e ideali di Villot erano notoriamente quelle dei Cardinali Suenens, Poletti, Casaroli, del Vescovo Gottardi di Trento, ecc…, che figurano insieme con lui nella lista di Introibo, in quella di Panorama e in quella dell’Osservatore Politico.

 

CAPITOLO V

CHE CONCLUSIONI TRARRE SE LA LISTA È VERA?

IL GIUDIZIO DI PANORAMA.

 

MA VI ERANO ALTRI CARDINALI, PER PARLARE SOLO DI QUELLI,

ASSAI SOSPETTABILI ANCHE AL DI FUORI DELLA LISTA.

LA DICHIARAZIONE DI LICHTENAU. CARDINALI GRANDI ELETTORI;

 

«LOGGIA DI SAN PIETRO»; IL CARDINALE LIÉNART E IL VATICANO II.

L’ECUMENISMO CONCILIARE NEL GIUDIZIO DI UN 33º.

IL «GRANDE INIZIATO» OSWALD WIRTH E LA SUA RELIGIONE

 

La gravità delle implicazioni derivanti dalla conclusione che le liste di OP e di Panorama sono, per lo meno in rilevantissima parte, veridiche, non può sfuggire a nessuno. Invero lo stesso Panorama, proprio nel citato numero del 10 agosto 1976, nel commentare la sua lista, che pur definiva inattendibile e falsa, non esitava ad affermare: «Se l’elenco fosse autentico, la Chiesa sarebbe in mano ai massoni. Paolo VI ne sarebbe addirittura circondato. Anzi, sarebbero stati loro a fargli da grandi elettori e poi a pilotarlo nelle più importanti decisioni prese durante questi tredici anni di pontificato. E, prima ancora, sarebbero stati loro a spingere il Concilio Vaticano II sulla strada delle riforme». Questa deduzione appare evidente sol che si consideri che la lista riporta i nomi di due Cardinali (Villot e Casaroli) che sono stati niente meno che Segretari di Stato della Santa Sede, e quello di un altro Cardinale (Poletti) che all’epoca era addirittura Cardinal Vicario di Roma e cioè il rappresentante di Paolo VI nel governo della Diocesi dei Papi. Più ancora allarma il fatto che vi siano fortissimi elementi per ritenere che i detti elenchi non fossero esaustivi. Ad esempio, esistono gravissimi indizi di affiliazione massonica sul Cardinale Franz Koenig (1905-2004), autorevole Arcivescovo di Vienna, che fu, col Cardinal Suenens e altri, uno dei principali promotori delle innovazioni conciliari. Il Koenig, infatti, che è stato il grande elettore di Giovanni Paolo II[61], viene indicato da Aldo Mola, storico ufficiale della Massoneria italiana, al condizionale ma, come egli stesso dice, sulla base delle informazioni di un «altissimo e ottimamente informato dignitario giustinianeo», come membro di una Loggia coperta romana, di cui facevano parte, Cesare Merzagora, Marcello Saccucci, Giuseppe Caradonna, Luigi Preti, Eugenio Cefis, Guido Carli, Enrico Cuccia, Michele Sindona, insieme con altri personaggi celebri e celeberrimi[62]. Anche la rivista italiana Il Borghese, del 15 agosto 1976, parlò di una sua presunta affiliazione alla Massoneria. Un’ulteriore gravissima prova a carico di Koenig è data dal fatto che egli, insieme col Gran Maestro Delegato della Massoneria austriaca, Dottor Kurt Baresch, fu il promotore della commissione che approvò, in gran segreto, la «Dichiarazione» di Lichtenau, del 5 luglio 1970, messa per iscritto da Rolf Appel, membro del Senato delle Grandi Logge Riunite della Massoneria tedesca.

 

 

Il Cardinale Franz Koenig (a sinistra), Arcivescovo di Vienna, a colloquio con Kurt Baresch (a destra), Gran Maestro Delegato della Massoneria austriaca.

 

Detta dichiarazione, elaborata e sottoscritta da una commissione mista massonico-cattolica, esordisce, incredibilmente, con una invocazione al Grande Architetto dell’Universo, e cioè al dio della Massoneria, e conclude auspicando la revoca di tutte le innumerevoli condanne emesse dalla Chiesa cattolica contro quella sètta nel corso dei secoli, e in particolare dei canoni del Codice di Diritto Canonico del 1917 che irrogano ai massoni la scomunica. Tale auspicio, giova ricordarlo, fu poi adempiuto da Giovanni Paolo II con la promulgazione del nuovo Codex Juris Canonici del 1983[63]. Un altro nome di Cardinale che non figura nella lista Pecorelli è quello dell’oggi defunto Antonio Samorè (1905-1983), definito da 30 Giorni, del 4 aprile 1993 (pag. 51), «grande pioniere», insieme con Koenig, «del dialogo catto-massonico». Questo ecclesiastico viene indicato dal noto scrittore e giornalista piduista Pier Carpi – grande amico del Venerabile Licio Gelli – in un’intervista rilasciata all’Europeo, del 12 dicembre 1987, sotto il titolo «Nella Loggia di San Pietro», come membro attivo e influente della Loggia Ecclesia. Tale Loggia, a detta del Carpi, opererebbe in Vaticano alle dirette dipendenze del duca di Kent, Gran Maestro della Gran Loggia Madre d’Inghilterra. Essa viene definita da Gelli, nelle sue confidenze all’amico scrittore, come «potentissima» e sarebbe composta «solo (da) Cardinali e alti prelati» (pag. 53). Una notizia analoga ci giunge dal lontano Messico, riportata sulla rivista messicana cattolica progressista Proceso, del 12 ottobre 1992: il Commendatore del Supremo Consiglio della Massoneria messicana Carlos Vasquez Rangel, nel commentare la partenza per Roma del Gran Maestro della Massoneria di quel Paese, Enrique Olivares Santana, per assumervi la carica di ambasciatore presso la Santa Sede, così ebbe a dire: «Certamente troverà lì (in Vaticano) molti reazionari, ma anche molti Fratelli massoni: negli otto quartieri che formano il territorio del Vaticano funzionano quattro Logge massoniche. Alcuni degli alti funzionari del Vaticano sono massoni. Appartengono come noi al Rito Scozzese, ma in forma indipendente (e cioè sono collegati direttamente al duca di Kent, come afferma il Carpi). Anche nei Paesi dove la Chiesa non può operare, essi esplicano la loro attività segretamente, tramite le Logge». Tornando ai Cardinali in carica all’epoca della lista, ma non elencati dal Pecorelli, su cui nondimeno sussistono fondati sospetti di affiliazione e sicure prove di simpatie massoniche, citiamo Richard Cushing (1895-1970), Arcivescovo di Boston, che tenne in quella città, rispettivamente nel 1965 e nel 1966, due conferenze in Logge libero-muratorie[64], e partecipò unitamente ad altri presuli a «riunioni conviviali»[65] con esponenti della Massoneria; il Cardinale Avelar Brandào Vilela (1912-1986), Arcivescovo di Sào Salvador de Bahia, che il 26 dicembre 1975 arrivò addirittura a celebrare una messa di Natale per i membri della Loggia massonica Libertade della sua città, e i loro familiari (vedi fotografia sotto)[66], e il Cardinale Paulo Evaristo Arns, cui nel 1976 fu conferita «un’alta onorificenza massonica»[67].


 

Il cattivo pastore e i lupi. 1975: il Cardinale Avelar Brandào Vilela (al centro), Arcivescovo di San Salvador di Bahia, si reca nella Loggia brasiliana Libertade per ricevere dal Gran Maestro Florival Ferreira (a destra) il titolo di «Gran Benefattore» (della Massoneria?).

 

Sempre con riferimento all’ambiente americano, la rivista Renaissance traditionelle, al suo numero 27 del luglio 1976 (pag. 200), riferisce che la stampa massonica aveva annunciato con soddisfazione che il 28 marzo 1976 il Cardinale Terence James Cooke (1921-1983) aveva assistito a un grande banchetto cui erano intervenuti tremila massoni della Gran Loggia di New York e in quella occasione aveva preso la parola per deplorare «i passati malintesi» ed esprimere la speranza che i medesimi non avrebbero compromesso il «riavvicinamento fra Chiesa e Massoneria»[68]. Un Cardinale il cui nome non figura nella lista di Pecorelli e in quella di Panorama, ma appare in quella, già citata, del periodico Introibo, del luglio 1976, è Achille Liénart, vescovo di Lilla. Il nome di questo prelato era già incluso in una lista di alti ecclesiastici massoni pubblicata dal settimanale italiano Il Borghese. Il Liénart sarebbe stato iniziato alla Massoneria a Cambrai nel lontano 1912, e nel 1924 sarebbe stato elevato addirittura al 30° Grado del Rito Scozzese Antico e Accettato. Sul suo letto di morte, a detta della rivista francese Tradition-Information (nº 7, pag. 21), egli avrebbe esclamato: «Umanamente parlando, la Chiesa è perduta»[69]. Ed è giocoforza riconoscere che, sapendo quel che pare sapesse sulle infiltrazioni massoniche nella Sposa di Cristo, «umanamente parlando» aveva ottime ragioni per esprimersi a quel modo. Liénart è un personaggio particolarmente significativo e importante perché, oltre ad essere il presidente della Conferenza Episcopale di Francia[70] fu lui che, il 14 ottobre 1962, in occasione della prima seduta dei lavori del Concilio, diede inizio alla ribellione contro i programmi della Curia romana, respingendo i nomi da questa proposti per la composizione delle varie commissioni. In tal modo, pose le basi per la messa in discussione di tutti i lavori preparatori[71] per l’introduzione di quelle «novità» conciliari che nel giro di qualche lustro avrebbero profondamente modificato la liturgia e la stessa fisionomia e il concetto di Chiesa[72]. Liénart fu poi uno dei capi di quel gruppo organizzato di padri conciliari del Nord Europa, di tendenze dichiaratamente liberali, che riuscì a prendere il timone del Concilio, pilotandolo verso lidi nuovi e inattesi. Tra gli esponenti più di spicco di tale gruppo figuravano il Cardinale Koenig e il Cardinal Suenens. Il nome di quest’ultimo si riscontra sia nell’elenco di Panorama che in quello di Pecorelli, ed è noto che egli fu in seguito il grande elettore di Paolo VI[73], il quale lo nominò immediatamente moderatore del Concilio a fianco del Cardinale Grégoire-Pierre Agagianian (1895-1971)[74]. Tali essendo le condizioni della Chiesa ai tempi di Paolo VI e di Giovanni XXIII, non può stupire che il barone Yves Marsaudon, 33º Grado della Massoneria di Rito Scozzese Antico e Accettato, membro del Supremo Consiglio di Francia della Massoneria, nel suo libro, intitolato L’oecumenisme vu par un franc-maçon de Tradition («L’ecumenismo visto da un massone di tradizione»), e prefazionato da Charles Riandey, Sovrano Gran Commendatore di quel medesimo Supremo Consiglio, già nei primi mesi del 1964, e quindi molto prima della conclusione del Concilio Vaticano II e della redazione dei suoi documenti più rivoluzionari – le dichiarazioni conciliari Nostra Ætate e Dignitatis Humanæ – scrivesse parole che dovrebbero far riflettere ogni cattolico: «Essi (cioè i cattolici) – spiegava infatti il Marsaudon – non dovranno dimenticare che ogni strada (ossia ogni religione) conduce a Dio e mantenersi in questa coraggiosa nozione di libertà di pensiero, che – a tale proposito si può veramente parlare di rivoluzione partita dalle nostre logge massoniche – si è estesa magnificamente sotto il Duomo di San Pietro»[75]. E altrove, dopo avere esaltato «la rivoluzione voluta da Giovanni XXIII, la libertà di coscienza», aggiunge: «Noi pensiamo che un massone degno di questo nome non possa che felicitarsi[76] senza alcuna restrizione dei risultati irreversibili del Concilio»[77].

 

In prefazione, del resto, aveva scritto: «Questo senso di universalismo che sta venendo alla luce a Roma è veramente la nostra (dei massoni) ragion d’essere. Di conseguenza, non possiamo ignorare il Concilio e le sue conseguenze»[78]. Molto meno dovrebbe felicitarsene, a nostro avviso, un «cattolico degno di questo nome». Infatti, a pag. 82 del medesimo libro, apprendiamo che il barone Marsaudon, richiamandosi alla «teologia» evoluzionistica di Teilhard de Chardin (1881-1955)[79], si augura che il concetto di Dio che alla fine prevarrà sarà quello di «una congiunzione della scienza e della mistica in un accordo ormai possibile». In tale congiunzione il punto Omega teilhardiano (e cioè Dio), «coinciderà finalmente con l’infinito matematico», nel contesto di un «relativismo metafisico», posto «ad un livello talmente lontano dai dogmi da non avere più nulla di assoluto»[80]. Ma più ancora dovrebbe allarmare il fatto che il barone Marsaudon, come prefaziona l’editore al suo libro, fosse discepolo di quel «Grande Iniziato che fu Oswald Wirth»[81], noto cultore di magia e satanista, come risulta, ad esempio, dal suo libro I Tarocchi, dove si incontrano frasi come le seguenti: «Il diavolo è il grande agente magico grazie ai quale si compiono i miracoli»[82]: oppure: «Senza ardore diabolico noi rimaniamo freddi e impotenti: dobbiamo avere il diavolo in corpo[83] per influenzare gli altri e per agire in questo modo al di fuori di noi stessi»[84]; o ancora: «Sulla terra nessuno può regnare se non fà alleanza col Principe di questo Mondo»[85]. Da notare che il Wirth auspicava anch’egli, come il suo discepolo Marsaudon, e come tutta la Massoneria, «l’unità religiosa dell’umanità fondata sull’esoterismo comune a tutte le religioni»[86], e cioè sulla fusione ecumenica di tutte le religioni indistintamente. Tale fusione si realizzerà grazie «alla rivolta luciferina contro i dogmi regnanti»[87] e la nuova fede sincretistica sarà posta sotto la presidenza di un «papa» di nuovo genere. Trionferà finalmente in tal modo quello che il Wirth chiama il vero «cattolicesimo integrale» e quel papa sarà «il Sommo Pontefice di tutta l’umanità credente»[88].

 

CAPITOLO VI

GIOVANNI XXIII, PAOLO VI E GIOVANNI PAOLO II E IL LORO

ATTEGGIAMENTO VERSO LA MASSONERIA:

DALLA SCOMUNICA ALLE «GRANDI CONCORDANZE»

 

 Il tema della nostra indagine si ferma qui; alla lista di Mino Pecorelli considerata punto di arrivo di tutta una serie di liste pubblicate da altri periodici, e probabilmente riproduzione fedele di quella che già circolava in Vaticano da almeno due anni. D’altro canto, non è certo cosa di tutti i giorni che una benemerita «talpa» riesca a infiltrarsi negli archivi del Grand’Oriente e a sottrarne i documenti più riservati. Vanno comunque tenuti presenti i limiti della lista, derivanti dal fatto che, se esatta è la fonte indicata di 30 Giorni, i nominativi pubblicati da OP sono solo quelli – e forse neppur tutti – esistenti presso la sede del Grand’Oriente d’Italia, con esclusione quindi di quelli di altre Logge straniere o più riservate. Al capitolo V, ci siamo sforzati di dimostrare le ragioni per cui vi è motivo di ritenere che la lista Pecorelli sia largamente incompleta. Così delineati i limiti del nostro lavoro, comprendiamo tuttavia perfettamente, e condividiamo, l’interrogativo che inevitabilmente si affaccerà alla mente dei nostri lettori, e cioè: se tale era la situazione del 1978, anzi del 1976, quale sarà quella di oggi? Altri nomi di prelati sono stati indicati dalla stampa, in questi anni, come sospetti di appartenenza alla Massoneria, o quanto meno di collusioni con la medesima. Si parla anzi di un’altra lista di ventotto ecclesiastici massoni, recentemente venuta in possesso della magistratura nel corso delle indagini del giudice Cordova su vicende criminose in cui la Massoneria risulta largamente coinvolta[89]. Senza affrontare quelle nuove accuse, ci limitiamo ad osservare che tra i nomi della lista Pecorelli figurava anche quello del Cardinale Sebastiano Baggio[90]. Orbene, quel porporato era Prefetto della Congregazione dei Vescovi, e quindi preposto alla nomina dei nuovi Vescovi, e tale fu lasciato, nonostante l’accusa pendente sul suo capo, ancora per lunghi anni. È logico inferirne che, se esatte sono le accuse risultanti anche da Panorama, da Introibo, da Lectures Françaises, e dal comunicato dell’agenzia Euroitalia, egli abbia inondato le diocesi del mondo intero di iscritti alle Logge e che la situazione, lungi dal migliorare, sia di gran lunga peggiorata. D’altronde, è caratteristico dei poteri occulti, e quindi incontrollati, estendere sempre più le proprie radici fino ad invadere per intero a somiglianza di un tumore maligno, il corpo aggredito. Il Cardinal Siri, del resto, che, come abbiamo visto, della questione si era largamente occupato, nel febbraio 1988 espresse a due giornalisti di 30 Giorni il timore che la sètta potesse arrivare a manipolare i Conclavi, e quindi ad eleggere un proprio «papa»[91]. Giova comunque notare, anche se questo è un argomento che esula dal nostro esame, cui quindi accenniamo solo marginalmente, che l’atteggiamento di Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II nei confronti della Massoneria è purtroppo radicalmente diverso da quello di tutti coloro che li hanno preceduti sul Soglio di Pietro. Il 25 settembre 1964 appariva sul giornale francese Juvénal un’intervista rilasciata dal già citato barone Yves Marsaudon, ministro del Supremo Consiglio di Francia della Massoneria di Rito Scozzese, a Jean André Faucher che il Padre paolino Rosario Esposito riproduce nel suo libro intitolato Le Grandi Concordanze tra Chiesa e Massoneria[92]. Ne riproduciamo qui le parti salienti:

 

– Jean André Faucher: «Lei ha conosciuto bene Papa Giovanni»?

 

– Yves Marsaudon: «Ero molto legato a Mons. Roncalli, Nunzio Apostolico a Parigi. Mi ha ricevuto più volte alla Nunziatura, e in diverse occasioni egli è venuto nel mio domicilio di Bellevue nella Seine-et-Oise. Quando sono stato nominato ministro dell’Ordine di Malta ho manifestato al Nunzio le mie perplessità a causa della mia appartenenza massonica. Mons. Roncalli mi ha confermato formalmente di restare in Massoneria».

 

– Jean André Faucher: «L’ha riveduto dopo la sua elevazione alla tiara»?

 

– Yves Marsaudon: «Sì, mi ha ricevuto a Castel Gandolfo nella mia qualità di Ministro emerito dell’Ordine di Malta e mi ha dato la sua benedizione rinnovandomi il suo incoraggiamento per un’opera di riavvicinamento tra le Chiese, come pure tra la Chiesa e la Massoneria di Tradizione».

 

Date tali premesse, non stupisce che lo stesso Marsaudon abbia premesso al citato suo libro L’oecumenisme vu par un franc-maçon de Tradition la seguente dedica: «Alla memoria di Angelo Roncalli/ Prete/ Arcivescovo di Mesembria/ Nunzio Apostolico a Parigi/ Cardinale della Chiesa Romana/ Patriarca di Venezia/ Papa/ sotto il nome di Giovanni XXIII/ che si è degnato di accordarci/ la Sua Benedizione/ la Sua Comprensione/ e la Sua Protezione/ Al Padre dei Poveri/ Al Papa della Pace/ Al Padre di tutti i Cristiani/ All’Amico di tutti gli Uomini/ al suo Augusto continuatore/ Sua Santità il Papa/ Paolo VI». Più recentemente, il Gran Maestro della Massoneria italiana, Virgilio Gaito, in ben due occasioni si è espresso in merito ai rapporti tra la Massoneria e Giovanni XXIII: la prima volta in un’intervista a Fabio Andriola apparsa su L’Italia Settimanale, del 26 gennaio 1994, e la seconda in un’intervista a Giovanni Cubeddu apparsa su 30 Giorni, del febbraio 1994. Riportiamo nell’ordine i testi delle due interviste nella parte che qui importa:

 

– Italia Settimanale: «Sì dice che Giovanni XXIII sia stato iniziato alla Massoneria quando era nunzio a Parigi. Riferisco quello che mi è stato detto. Del resto, nei suoi messaggi ho colto molti aspetti che sono proprio massonici».

 

– 30 Giorni: «Papa Giovanni XXIII, del resto, pare che sia stato iniziato a Parigi ed abbia partecipato ai lavori delle Officine ad Istanbul. Quando poi ho ascoltato le gerarchie ecclesiastiche parlare nelle omelie dell’uomo come centro dell’Universo mi sono commosso fino alle lacrime».

 

Di fronte a dichiarazioni così autorevoli e pubbliche ci lascia gravemente perplessi il fatto che, a quanto almeno ci risulta, il Vaticano non abbia ritenuto di dovere intervenire con vigorose e documentate smentite[93]. Quanto a Paolo VI, la sua posizione nei confronti della Massoneria è stata, se possibile, ancor più favorevole di quella del suo predecessore. L’autorevole Padre paolino Rosario Esposito, professore in diverse Università Pontificie, grande fautore dell’accordo Chiesa-Massoneria, riferisce infatti che egli «seguiva e incoraggiava»[94] i pubblici incontri che, in spirito di ecumenica fratellanza, ebbero luogo nel periodo 1969-1977, fra esponenti della Chiesa e altissimi dignitari della sètta libero-muratoria. Di tali incontri l’Esposito parla con cognizione di causa perché ne fu protagonista con Don Miano, segretario del Segretariato per i non credenti, con il Vescovo Alberto Ablondi (1924-2010), presidente della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo, (il cui nome, guarda caso, apre la lista Pecorelli e quella di Panorama) e con l’autorevole Padre Caprile di Civiltà Cattolica. Da parte massonica era quasi sempre presente il Gran Maestro Giordano Gamberini († 2003), poi clamorosamente coinvolto nella vicenda P2, affiancato di volta in volta da altri esponenti del Grand’Oriente d’Italia e, in un caso, da un rappresentante della Gran Loggia Nazionale di Francia[95].

 

Da notare che l’Esposito, in un’intervista al periodico massonico Corriere Partenopeo, si è professato «massone fino al profondo dello spirito» aggiungendo: «Talmente solidale con loro, condivido tutto: le Costituzioni, i Landmarks, gli Antichi Doveri: sono totalmente con loro»[96]. E sempre il medesimo Padre Esposito a scrivere su La Rivista Massonica del luglio 1978: «Il domenicano P. Felix Morlion, molto noto come fondatore della Università internazionale “Pro Deo” […] mi confidava un giorno di avere parlato con l’allora Mons. G. B. Montini dei rapporti disastrosi esistenti fra la Chiesa e la Massoneria. Il Montini gli disse: “Non passerà una generazione e tra le due società la pace sarà fatta”»[97]. II religioso Paolino commenta osservando che più che di una «previsione» sarebbe il caso di parlare di una «decisione», che poi il Monsignore lombardo, divenuto Paolo VI, attuò nei termini temporali preannunciati[98]. Del resto, parlando dei rapporti fra Montini e la Massoneria non si può dimenticare che non solo il suo grande elettore fu il Cardinale Suenens, il cui nome figura sulla lista di OP e di Panorama, ma anche che la sua nomina fu preceduta, propiziata e probabilmente decisa in una specie di «preconclave» tenutosi nella villa di Grottaferrata di Umberto Ortolani (1913-2002), membro famoso della P2 e indicato da taluni come il vero cervello della Loggia massonica di Licio Gelli[99]. L’atteggiamento di favore di Paolo VI nei confronti della Massoneria si manifestò anche nella fiducia accordata al famigerato finanziere, pure piduista, Michele Sindona, poi condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio Ambrosoli e suo amico fin dai tempi in cui era Cardinale a Milano[100]. A lui, infatti, tramite il Cardinale Guerri, egli diede l’incarico di liquidare buona parte del patrimonio immobiliare della Santa Sede[101]. Sempre a proposito del Montini, non possiamo esimerci dal citare un altro atto, ben più univoco e significativo. Intendiamo riferirci al ricevimento ufficiale, in pubblica udienza, di una rappresentanza dell’alta Massoneria ebraica, denominata B’nai B’rith, che ebbe luogo il 3 giugno 1971, e fu reso noto al mondo intero attraverso le pagine dell’Osservatore Romano[102]. Non per nulla, alla morte di Montini la Rivista Massonica, del luglio 1978, uscì con un articolo dell’ex Gran Maestro della Massoneria italiana Giordano Gamberini dal contenuto fortemente apologetico, in cui si legge fra l’altro: «Per noi è la morte di chi ha fatto cadere la condanna di Clemente XII e dei suoi successori. Ossia è la prima volta che muore il capo della più grande religione occidentale, non in stato di ostilità coi massoni. E per la prima volta nella storia i massoni possono rendere omaggio al tumulo di un Papa senza ambiguità né contraddizioni»[103]. Venendo, infine, a Giovanni Paolo II, le sue manifestazioni di benevolenza e di apprezzamento nei confronti della sètta libero-muratoria sono state anch’esse purtroppo assai esplicite . Egli, invero, ha ricevuto delegazioni delle Logge del B’nai B’rith per ben tre volte: la prima il 22 marzo 1984, la seconda il 19 aprile 1985 e la terza il 6 dicembre 1990. Nel corso della prima udienza indirizzò ai delegati parole di caloroso benvenuto chiamandoli «cari amici» e proseguendo: «Sono molto felice di accogliervi in Vaticano. Voi siete un gruppo di dirigenti nazionali e internazionali dell’Associazione ebraica ben conosciuta la cui sede è negli Stati Uniti, ma la cui attività si estende in numerosi paesi, compresa Roma, ed è appunto la Lega del B’nai B’rith contro la Diffamazione […]. Il versetto di apertura del Salmo 113 viene a proposito: “Come è bello e dolce abitare tutti assieme come fratelli”»[104]. La seconda udienza fu molto più significativa della precedente perché ebbe luogo in occasione delle celebrazioni del ventesimo anniversario di uno dei più importanti documenti del Concilio Vaticano II, la Dichiarazione Nostra Ætate, sulla cui origine e sul cui contenuto la Massoneria del B’nai B’rith aveva influito in maniera determinante, attraverso negoziazioni col Cardinale Augustin Bea (1881-1968), come fu reso noto in un sensazionale articolo apparso il 25 gennaio 1966 sulla rivista americana Look[105].

 

Di quelle celebrazioni commemorative romane il B’nai B’rith fu uno degli istituti promotori insieme con la Facoltà Teologica della Pontificia Università San Tommaso d’Aquino e altre organizzazioni cattoliche[106]. In tal modo quella Massoneria apponeva, anche di fronte al mondo intero, la propria firma sotto il documento conciliare e il ricevimento in quella occasione da parte di Giovanni Paolo II, convalidava e confermava quella rivendicata paternità. Anche l’udienza del 1990, infine, fu correlata, non a caso, a un anniversario, il 25°, della Nostra Ætate. Questa partecipazione del B’nai B’rith al Concilio Vaticano II come forza determinante e ispiratrice di almeno uno dei documenti fondamentali di quell’assise non può non sconcertare. Ciò tanto più ove si consideri che detta organizzazione è da anni al centro di aspre polemiche a causa di contatti, attraverso suoi esponenti di spicco, col traffico degli stupefacenti e con la malavita americana[107], nonché per il favore e il sostegno da essa accordato a Playboy, la più famosa rivista pornografica del mondo, impegnata anche nel campo della diffusione della «cultura della droga»[108]. Il B’nai B’rith, infine, si è segnalato

per la lotta senza quartiere che conduce negli USA allo scopo di cancellare dalle istituzioni di quel Paese ogni traccia di cristianesimo[109].

 

 

 

Il 22 marzo 1984, Giovanni Paolo II ha concesso un’udienza in Vaticano ad una delegazione della Massoneria esclusivamente ebraica del B’nai B’rith.

 

Ciò premesso non può poi ragionevolmente considerarsi casuale il fatto che Giovanni Paolo II abbia scelto come proprio «Teologo di Palazzo» il domenicano Georges Cottier, autore di un saggio intitolato Regards catholiques sur la Franc-Maçonnerie («Uno sguardo cattolico sulla Massoneria»), apparso sui numeri 4 e 5 del 1987 della rivista Nova et Vetera, e anche sui numeri 2 e 3 del medesimo anno della rivista del Segretariato per i non credenti Athéisme et Dialogue. In quello scritto, il Cottier auspica «dialogo e collaborazione» tra Chiesa e Massoneria non solo nel campo dei grandi compiti che si impongono all’umanità tutta intera come «la sopravvivenza della specie» e quella «della cultura», i «problemi della pace e della guerra», e via discorrendo, ma anche «sui valori etici» e «sul piano strettamente dottrinale» nei quali, evidentemente, ritiene che la Chiesa abbia qualcosa da imparare dalla Massoneria cui deve associarsi nella comune «ricerca della verità». L’affermazione, lo si ammetterà, è piuttosto strana da parte di un esponente di una Istituzione che si afferma di origine divina, arca della verità rivelata e della salvezza, e che ora, invece, riconosce di dovere andare a scuola da un’altra istituzione, o almeno di dovere, con essa, mettersi alla ricerca di una verità evidentemente ancora ignota. Tanto più strana ove si consideri che, giova ripeterlo, la nuova compagna di strada è stata in passato, nell’arco di 245 anni, anatemizzata dalla Gerarchia ecclesiastica circa 590 volte[110]. Eppure tanta è la fiducia che Giovanni Paolo II attribuisce a Cottier che lo ha nominato presidente della Commissione Teologica[111] che dovrebbe preparare quel Giubileo del Terzo millennio che sembra costituire l’obiettivo massimo del suo lungo governo. Del resto, come già accennato, Karol Wojtyla è colui che, accogliendo i voti della Massoneria mondiale, ha promulgato nel 1983 il nuovo Codice di Diritto Canonico che, dopo due secoli e mezzo, cancella la scomunica contro gli aderenti della Massoneria. In questo contesto non può stupire che nell’ultimo Concistoro egli abbia elevato al cardinalato due personaggi che figurano nella lista Pecorelli, e precisamente Fiorenzo Angelini, indicato come iscritto alla sètta fin dal lontano 14 ottobre 1957[112], e Virgilio Noè, che viene dato come affiliato il 3 aprile 1961[113]. D’altronde, si è già visto che il «grande elettore» di Giovanni Paolo II è stato quel Cardinal Koenig i cui strettissimi legami con la Massoneria sono stati da noi illustrati e che lo storico della sètta, Aldo Mola, indica come probabilissimo adepto di una riservatissima e assai potente Loggia romana. Né si può trascurare il fatto che Giovanni Paolo II risulta essere membro del Rotary Club, un’associazione non segreta, ma di incontestabile impronta massonica, fondata il 23 febbraio 1905 dall’avvocato massone Paul Harris (1868-1947) di Chicago e da altri tre colleghi, massoni come lui[114].

 

 

 

La copertina della rivista ufficiale Rotary (marzo 200, nº3), che ricorda l’udienza concessa da Giovanni Paolo II a 16.000 rotariani in occasione del Giubileo.

 

La notizia è apparsa sulla rivista ufficiale del Rotary italiano del 9 settembre 1986, in una lettera intitolata «Una precisazione sull’articolo: “La Massoneria va a Canossa?”», riprodotta poi sulla rivista della Massoneria italiana Hiram del novembre-dicembre del medesimo anno, a firma di Lamberto Mosci, Governatore del 203° distretto rotariano. In essa, l’Autore, prendendo lo spunto da una riunione dei Rotary torinesi cui intervenne l’allora Gran Maestro della Massoneria italiana, Armando Corona (1921-2009), dopo aver esaltato i «valori spirituali comuni alla Massoneria e ai Rotary Clubs», fà presente che ormai la scomunica nei confronti della prima è caduta e insieme con essa anche i divieti canonici nei confronti dei secondi. A sostegno del suo assunto afferma, né ci risulta che questa autorevole e pubblica affermazione sia mai stata smentita, che «lo stesso Pontefice Giovanni Paolo II è un Paul Harris Fellow», vale a dire un rotariano. Non per nulla, infatti, Wojtyla ha reiteratamente ricevuto in Vaticano delegazioni del Rotary lodando i principi ispiratori di quell’associazione[115]. Il fatto tanto più sconcerta in quanto la Rotary Foundation appoggia la diffusione del Notiziario della Buona Volontà Mondiale, organo neopagano e neognostico del Lucis Trust, già Lucifer Trust[116]. Anche alla luce di questi fatti, va analizzata un’asserzione del più volte citato Padre Rosario Esposito che, nel suo libro intitolato Le grandi concordanze fra Chiesa e Massoneria parla non pure, come già fece a suo tempo Mons. Montini, di una «pace» fra le due istituzioni, ma addirittura di una identità[117] di idee e di programmi fra la gerarchia ecclesiastica postconciliare e la sètta libero-muratoria. Perché mai quell’autorevole e ben noto religioso non solo non è stato scomunicato per queste sue tesi, ma neanche, almeno che ci risulti, richiamato o solennemente smentito? Egli è tanto sicuro di quanto sostiene che, nel ribadire il suo impegno per una stretta collaborazione fra Chiesa e Massoneria, e i suoi panegirici nei confronti di quest’ultima, sul n° 2 di Vita Pastorale del 1993, rispondendo a un sacerdote che gli rimproverava il suo conclamato fìlo-massonismo, poteva tranquillamente scrivere: «Più volte ho chiarito che intendo portare avanti questo dialogo (quello, cioè, fra Chiesa e Massoneria) nello spirito della Chiesa […]. Ogniqualvolta se n’è presentata l’occasione, ho detto che sono e intendo rimanere figlio umile e devoto della Santa Chiesa, aderendo incondizionatamente alla sua dottrina su questo argomento senza eccezioni e restrizioni. Lo ripeto anche ora. è proprio in questo spirito che seguendo l’insegnamento dei Sommi Pontefici (evidentemente di quelli «conciliari», non certo dei precedenti; N.d.A.), del Concilio e di tanti compagni di viaggio proseguo il dialogo con la Massoneria».

 

Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiæ Cælestis, satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute in infernum detrude. Amen.

 

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia contro le insidie e la malvagità del demonio, sii nostro aiuto. Te lo chiediamo supplici che il Signore lo comandi. E tu, principe della milizia celeste, con la potenza che ti viene da Dio, ricaccia nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni, che si aggirano per il mondo a perdizione della anime. Amen.



[1] GOI, Grande Oriente d’Italia la piu’ potente massoneria italiana.

[2] La piu’ potente massoneria mondiale formata solo da ebrei.

[3] Scrive Plinio Correa de Oliveira, in Rivoluzione e controrivoluzione: «È necessario saper mostrare… il volto completo della Rivoluzione nella sua ripugnanza immensa. Tutte le volte che questo volto si svela, si manifestano impeti di vigorosa reazione… smascherare il volto completo della Rivoluzione per smascherare il maleficio che essa esercita sulle sue vittime».

[4] Oggi si aggiungono gruppi o federazioni, come i Circoli Bilderberg, The Fabian Society, La Trilaterale che, seppur nominalmente indipendenti, sono di solito uniti e collegati tra loro per mezzo di rappresentanti permanenti, di strutture di collegamento, oppure da membri che coprono allo stesso tempo importanti ruoli in due o più federazioni indipendenti (ndr).

[5] Si può aggiungere, oggi, la straordinaria importanza della televisione (vedi Murdoch) e di tutto il settore dell’informatica (ndr).

[6] Non risulta difficile definire l’era post-moderna come post-cattolica. Il modernismo si è infiltrato all’interno della Chiesa, società perfetta, lavorando per la sua distruzione. Oggi non esiste più una società cattolica ed una istituzione ecclesiastica comparabile a quella in cui l’ideologia modernista iniziò a svilupparsi. Il pensiero post-moderno, pur stretto al materialismo ed al naturalismo che sussiste costantemente al suo interno, assume una connotazione diversa e assai più nefasta (cfr. San Paolo Apostolo, Lettera agli Efesini 6: 12). Solvet sæclum in favilla!

[7] Cfr. Sofista, Gorgia, Protagora e Teeteto.

[8] L’Umanesimo è infatti un’ideologia puramente teoretica. L’essere umano trova la propria dignità e liberamente esprime la propria essenza solamente una volta riconosciuta l’esistenza e la legittimità del ‘Regno di Dio’ e dei diritti ad esso relativi. Quest’ultimo è anzitutto ‘dentro di noi’ e certamente ‘non di questo mondo’, poiché il principio (ed il fine) di ogni individuo, nonché la ragione della propria intima costituzione, si trova in un Ente a lui superiore, Dio; tuttavia, in circostanze normali, il ‘Regno di Dio’ non tarderà ad ‘stendere la propria luce’ sul limpido specchio dei fenomeni esterni. Al contrario, il ‘regno dell’uomo’ ben presto si trasforma nel ‘regno dell’anticristo’. Evidentemente gli errori dell’esistenzialismo e del nichilismo non hanno ancora insegnato nulla all’infelice umanità contemporanea!

[9] Basti pensare al delitto dell’aborto, al pesante ed indiscriminato impiego della chirurgia ‘estetica’, nonché alla sempre più spinta meccanizzazione delle tecniche terapeutiche, che, assai paradossalmente, si sforzano di asservire l’uomo stesso alla macchina, quasi volendolo assimilare ad essa, nonché alla manipolazione genetica e alla fecondazione artificiale. Quest’ultima ‘scoperta’ evoca certamente sinistri presagi circa la nascita dell’Anticristo, che dovrà imitare per analogia inversa e distorta quella virginale di Nostro Signore (si rimanda il lettore interessato agli studi e alle speculazioni legate alle origini di Nimrod, fondatore di Babilonia e figura dell’Anticristo stesso, cui tratti fondamentali sono simili a quelli attribuiti ai mitologici Efesto, Tifone e Set). D’altra parte, pure la scienza moderna non si deve considerare nient’altro che il ripresentarsi di vecchie metodologie diaboliche e anti-umane, magari abbellite, sicuramente potenziate al fine di corrompere l’uomo, nel corpo e nella mente, e ben lungi dal rappresentare il prodotto dell’evoluzione!

[10] Il conto alla rovescia sta per iniziare dunque e, sebbene non sia possibile conoscere ‘il giorno e l’ora’ e consapevoli un buon numero di avvenimenti debbano ancora aver luogo, non é scorretto pensare che la situazione possa precipitare improvvisamente. La successione cronologica ‘dei tempi ultimi’ delineata da Sant’Agostino ne La Città di Dio, XX, 30, sembra essere la più chiara, sintetica ed affidabile

[11] Ottone di Lagery (ca 1040 – 99), Papa dal 1088, beato; continuò la lotta per le investiture contro Enrico IV; nel 1095 al concilio di Clermont-Ferrand bandì la prima crociata.

[12] Chiaro riferimento alla parabola di Gesù narrata dai Vangeli sinottici (Mt 13: 31-32, Mc 4: 31-32, Lc 13: 18-19). Satana, Simia Dei, non può fare a meno di adoperare simbologie e parabole sacre, invertendone il campo semantico di riferimento. L’Anticristo, Simia Christi, che con il ‘falso profeta’ completa la ‘trilogia del male’ direttamente contrapposta alla Santissima Trinità, adopera ovviamente la stessa strategia. Si tratta di un’azione di capovolgimento e distorsione, che finisce però per incidere potentemente e profondamente, seppur transitoriamente e non indipendentemente da alcune circostanze di carattere cosmico e psicologico, sull’ambiente circostante e relativa fenomenologia. Un modus operandi inteso ad ingannare persino ‘gli eletti’! Lo studio e l’approfondimento degli scritti dei Padri e Dottori della Chiesa rappresenta un antidoto infallibile contro questo letale inquinamento intellettuale.

[13] Cfr. Libro dell’Apocalisse 17.

[14] Di nuovo il ripresentarsi di una dialettica quanto meno disonesta. Il paragone non regge perché il senso profondo inteso dalle Scritture viene completamente e intenzionalmente travisato.

[15] Traduzione dall’originale in lingua inglese di Lemoyne, G. B. “Freemasonry in the Piedmont” The Biographical Memoirs of Saint John Bosco. New Rochelle, NY: Salesiana Publishers, 1967. Non risulterà difficile al lettore valutare autonomamente la misura in cui tali intenzioni si siano poi effettivamente realizzate, soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso.

[16] L’Evangelista San Giovanni, dopo aver descritto i flagelli che colpiranno l’umanità immersa nel peccato, ci assicura che “il resto degli uomini, che non [saranno] uccisi da queste piaghe, non si [ravvederanno] dalle opere delle loro mani, sì da non [più] adorare i demoni” (Ap 9: 20). L’attaccamento al male persisterà sino alla fine.

[17] EILES, Roma 1996. Scritto reperibile alla pagina web http://www.vho.org/aaargh/fran/livres8/massoneriaechiesa.pdf

[18] Edizioni La Civiltà Cattolica, 1958, pag. 18.

[19] Il grassetto è dell’Autore.

[20] Athesia Ed., 1982.

[21] Cfr. H. Reinalter, Geheimbunde in Tyrol, pagg. 230-231

[22] Ibid., pag. 230.

[23] Ed. Bastogi, Foggia 1987.

[24] Cfr. Vademecum del Libero Muratore Apprendista, pagg.45 e 46. Il grassetto è nostro.

[25] Cfr. Todisco, «Le quattro Massonerie», in Il Mondo, del 18 febbraio 1950.

[26] Venerabile, Gribaudo e Zarotti Ed., 1993, pag. 361.

[27] Bompiani, 1992.

 

[28] Esistono bensì liste di sacerdoti e prelati massoni assai abbondanti, fornite a un noto sacerdote antimassone dall’ex Gran Maestro della Massoneria G. Gamberini, ma tali liste hanno scarso interesse riferendosi a personaggi quasi tutti del tardo Settecento primi Ottocento, per lo più dimenticati.

[29] Vedi 30 Giorni, dell’11 novembre 1992, pag. 30 e ss.

[30] Ibid., pag. 32. 30 Giorni nella Chiesa e nel mondo è un’autorevole e qualificata rivista cattolica con edizioni, oltreché in italiano, in tedesco, inglese, francese, spagnolo e portoghese e distribuzione in Europa e nelle due Americhe. Ultimamente determinando un nuovo indirizzo, ne è diventato direttore l’ex Presidente del Consiglio Giulio Andreotti.

[31] Ibid., pagg. 34 e 35.

[32] Vedi anche Il Sabato, del 10 agosto 1991, pag. 21 e ss.

[33] Il grassetto è nostro.

[34] Cfr. 30 Giorni, del 9 settembre 1993, pagg. 44-45.

[35] Cfr. 30 Giorni, dell’11 novembre 1992, pag. 31 in fondo e 32.

[36] Cfr. 30 Giorni, del 6 giugno 1992, pagg. 49 e 51.

[37] Cfr. N. Tosches, Il Mistero Sindona, Sugar Ed., 1986, pag. 138.

[38] Fatto 22 Ibid., pag. 282.

[39] Numero di matricola 14/005, nome di Loggia ricavato, more massonico, dalle lettere iniziali del cognome e del nome: ANFI.

[40] Cfr. R. Valnève, Teilhard l’apostata, 1971, pag. 52.

[41] Cfr. Il Corriere della Sera, del 15 gennaio 1994, sotto il titolo «E così Di Pietro si è mangiato un altro alfiere».

[42] Cfr. Il Corriere della Sera, del 10 gennaio 1994, pag. 5, sotto il titolo «Così fu benedetta l’operazione CCT

[43] Matricola 321/02, nome di Loggia «Dondebo» (Donato DE Bonis).

[44] Cfr. La Stampa, del 10 gennaio 1994, sotto il titolo «Di Pietro indaga sul monsignore dello IOR».

[45] Cfr. P. R. Esposito, Le Grandi Concordanze tra Chiesa e Massoneria, pag. 210.

[46] Ibid., pagg. 210 e 211.

[47] Ed. Cultura della Pace, San Domenico di Fiesole, 1990.

[48] Cfr. P. E. Balducci, L’Uomo Planetario, pag. 178.

[49] Ibid., pag. 182.

[50] Ossia la cristianità. Si noti quel «costruito» che postula l’idea della religione come creazione dell’uomo

[51] Cfr. P. E. Balducci, op. cit., pag. 173.

[52] Ibid., pag. 167.

[53] Cfr. Al di là del bene e del male, aforisma nº 129.

[54] Cfr. Y. Moncomble, Les professionels de l’antiracisme («I professionisti dell’antirazzismo»), Yann Moncomble, Parigi 1987, pag. 277.

[55] Nel suo Storia della Massoneria in Italia dalle origini alla Rivoluzione Francese (Nuova Italia Ed., 1975, pag. 156), Carlo Francovich, che appartiene alla ristretta schiera degli storiografi ufficiali della Massoneria, riferisce che già in un rapporto della polizia asburgica del 3 agosto 1756, che sintetizzava un programma massonico andato perduto intitolato Istruzione italiana, si diceva chiaro e tondo che l’obiettivo perseguito dalla Massoneria era sin da allora quello di «estinguere tutti i principati e ridurre il mondo a una Repubblica Universale».

 

 

[56] Marcinkus era vescovo, ma non Cardinale e Padre Caprile, gesuita, era autorevolissimo redattore, ma non direttore di Civiltà Cattolica.

[57] Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pag. 27

[58] Ed. Paoline, 1979.

[59] Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pag. 178.

[60] Cfr. G. Virebeau, Prelats et Francs-Maçons, Publications Henry Coston, Parigi 1978, pagg. 13-14. Il grassetto non è nostro

[61] Cfr. 30 Giorni nella Chiesa e nel mondo, del 12 dicembre 1993, pag. 53; e del 10 dicembre 1992, pag. 10.

[62] Cfr. A. Mola, Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni, Bompiani Ed., 1992, pag. 744

[63] Sulla parte avuta da Koenig nella dichiarazione di Lichtenau, poi propalata, contro gli accordi, dall’alto dignitario massonico Raolf Appel e dal teologo Herbert Vorgrimler nel 1975, vedi M. Adler, Die Freimaurer und der Vatikan, Claus P. Clausen Verlag, Lippstadt, 1985, pagg. 123 e ss. Il testo della dichiarazione trovasi anche in J. A. Ferrer, G. Caprile, Massoneria e Chiesa cattolica, Pia Società San Paolo 1979, pagg. 191-194.

[64] La citazione è tratta dal quindicinale Sì sì no no, del 30 novembre 1992, pag. 7.

[65] Cfr. J. Ferrér-Benimeli, G. Caprile, Massoneria e Chiesa cattolica, pag. 116.

[66] Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pag., pag. 36.

[67] Cfr. J. Ferrér-Benimeli, G. Caprile, op. cit., pag. 148.

[68] Cfr. G. Virebeau, op. cit., pag. 127.

[69] Cfr. Introibo, luglio 1976, pag. 2; G. Virebeau, op. cit., pag. 12.

[70] Cfr. R. Wiltgen, Le Rhin se jette dans le Tibre («Il Reno si getta nel Tevere»), Éditions du Cèdre, 1973, pag. 16.

[71] Vedasi a riguardo P. Hebblethwaite, Giovanni XXIII, il Papa del Concilio, Rusconi Ed., 1989, pag. 618.

[72] Oggi la Chiesa viene presentata non più come l’arca di salvezza fra gli errori del mondo e l’unica vera fede fra le molte false, ma come una via di trascendenza, un po’ migliore delle tante.

[73] Cfr. 30 Giorni, del 7 luglio 1992, pag. 45.

[74] Ibid.

[75] Cfr. Y. Marsaudon, L’oecuménisme vu par un franc-maçon de Tradition, éditions Vitiano, Parigi, 1° trimestre 1964, pag. 121.

[76] Il grassetto è testuale.

[77] Cfr. Y. Marsaudon, op. cit., pag. 120.

[78] Ibid., pag. 25.

[79] Teologia che specialmente attraverso Padre De Lubac, nominato poi Cardinale da Giovanni Paolo II per i suoi «meriti» dottrinali e conciliari, ebbe grande influenza sul Vaticano II.

[80] Cfr. Y. Marsaudon, op. cit., pag. 82.

[81] Ibid., pag. 20.

[82] Cfr. O. Wirth, I Tarocchi, Ed. Mediterranee, Roma 1990, pag. 209.

[83] Il grassetto è testuale.

[84] Cfr. O. Wirth, op. cit., pag. 212.

[85] Ibid., pag. 213.

[86] Ibid., pag. 250.

[87] Ibid., pag. 229.

[88] Ibid., cap. V, «Il Papa», pag. 150.

[89] Cfr. 30 Giorni, del 9 settembre 1993. pag. 29, sotto il titolo «Massoneria, Cordova bussa in Vaticano».

[90] Nome di Loggia SEBA, matricola 85/2640, data di iscrizione 14 agosto 1957

[91] Cfr. Il Sabato, del 30 marzo 1981, nel contesto dell’articolo «L’Ombra della Loggia» in uno stelloncino a pag. 25 intitolato «Ci sono eccome…Un dialogo con Siri».

[92] Nardini Ed, 1987, pag. 391.

[93] Tra gli altri documenti su Giovanni XXIII e i suoi rapporti con la Massoneria richiamiamo qui brevemente la sconcertante testimonianza di Franco Bellegrandi, già Cameriere di spada e Cappa di Sua Santità, incaricato di Storia moderna all’Università di Innsbruck, giornalista e scrittore, nel suo libro Nichitaroncalli, International EILES Ed., Roma, pagg. 59-62 e 175-179.

[94] Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pag. 420.

[95] Cfr. J. Ferrér-Benimeli, G. Caprile, op. cit., pagg. 125-127.

[96] Cfr. Corriere Partenopeo, anno XIII, nº 5, luglio 1991.

[97] Cfr. J. Ferrér-Benimeli, G. Caprile, op. cit., pag. 91.

[98] Ibid.

[99] Cfr. 30 Giorni, del 3 settembre 1993, l’articolo di Andrea Tornielli intitolato «Gli amici di Sua Eminenza», pag. 37; sottotitolo «Conclave in Villa». Parlando di quella riunione nel suo libro A ogni morte di Papa, l’on. Giulio Andreotti riferisce che uno degli intervenuti gli disse «fra il serio e il faceto che c’era già la maggioranza canonica». Su questa riunione confronta anche Il Papa non eletto, del famoso vaticanista Benny Lai, Laterza Ed. 1993, pag. 202.

[100] Cfr. N. Tosches, op. cit., pagg. 62-63, 71-73.

[101] Ibid., pagg. 138-141.

[102] Cfr. D. Leroux, Pietro mi ami tu?, Ed. Gotica, Ferrara 1989, pag. 93.

[103] Cfr. J. Ferrér-Benimeli, G. Caprile, op. cit., pag. 91.. Anche in occasione della morte di Giovanni XXIII, il Gamberini aveva rilasciato all’agenzia Pantheon un altro elogio funebre altamente significativo: «Scompare un uomo che si prometteva di colmare […] l’abisso scavato dalla Chiesa prima di lui fra sé medesima e la società moderna. E la sua morte è un gran male per tutti». Anche per quanto riguarda la sconcertante personalità di Paolo VI, rimandiamo il lettore ai vivaci, interessantissimi, ricordi di Franco Bellegrandi contenuti nel suo citato libro Nichitaroncalli.

[104]  Cfr. Documentation Catholique, nº 1874, pag. 509; cit. in D. Leroux, op. cit., pag. 95.

[105] Vedasi al riguardo lo scritto di Léon de Poncins nel libro Infiltrations ennemies dans l’église, Documents et temoignages, Ed. Henry Coston, Parigi 1970, pag. 79 e ss.

[106] Vedi l’edizione settimanale dell’Osservatore Romano, del 25 aprile 1985, pag. 12. La fotografia del ricevimento venne pubblicata sulla edizione settimanale dell’Osservatore Romano, del 10 maggio 1985, a pag. 7.

[107] Vedasi al riguardo il quaderno della Executive Intelligence Review intitolato The Ugly Truth about A.D.L. («La brutta verità sull’A.D.L.»), Washington 1992, nonché il volume della stessa editrice Dope Inc, specialmente alle pagg. 502 e ss., 603 e ss. L’A.D.L. è il braccio operativo del B’nai B’rith.

[108] Cfr. Y. Moncomble, Le pouvoir de la drogue dans la politique mondiale («Il potere della droga e la politica mondiale»), Parigi 1990, pag. 95 e ss., e in particolare pag. 99.

[109] Cfr. E. Ratier, Mystères et secrets du B’nai B’rith («Misteri e segreti del B’nai B’rith»), Facta Ed., Parigi 1993, pag. 105 e ss.

[110] Tante sono le condanne contate da Padre Esposito, che riporta i dati di questa sua ricerca su Jesus, dell’ottobre 1988.

[111] Cfr. 30 Giorni, del 4 aprile 1995, pag. 33.

[112] Sigla di Loggia ANFI, matricola 14/005.

[113] Sigla di Loggia VINO, matricola 43652/21.

[114] Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pag. 335. In quel volume, al capitolo IX, Padre Esposito sottolinea la matrice e l’ispirazione massoniche del Rotary.

[115] Ibid., pagg. 348 e 349.

[116] Vedasi il supplemento al nº 1 del 1995 del detto Notiziario della Buona Volontà Mondiale.

[117] Cfr. P. R. Esposito, op. cit., pag. 197.