L’ENIGMA EPOCALE DEI «PAPI BUONI» … PER LA LORO «NUOVA ERA»

XX SegredoL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Se enigma vi è nell’insediamento di un «papa buono», partigiano di una sua nuova «coscienza della Chiesa per una nuova cristianità», ciò di sicuro non riguarda più l’esistenza di piani segreti per tale mutazione del Papato. Questi piani esistevano da molto tempo erano ben definiti e conosciuti.

L’enigma riguarda piuttosto il tempo e il modo in cui divenne possibile tale trasformazione nel seno della Chiesa immutabile per opera di un eletto papa di mentalità modernista e massonica.

Poiché quest’evento è chiaramente riconoscibile e avvenuto nel piano storico, anche dichiarato e perfino vantato, diviene cruciale per i cattolici capire a cosa porta tale mutazione che prospettava l’era di un nuovo ordine di giustizia e pace, ma che ha avviato invece una crisi crescente, senza confini ora con l’elezione di un personaggio come Bergoglio.

Certo, questo non è un dilemma per i così detti integristi, o tradizionalisti o sedevacantisti, che aspirano al ripristino dell’ordine cristiano precedente, sia nella Chiesa come nel mondo e da molto rifiutano la «chiesa conciliare». Ma la maggioranza, che si dice cattolica, resta aliena e disinteressata sulla natura della mutazione apparentemente assorbita e continuata attraverso i «papi conciliari» e il loro nuovo clero.

Perciò è cruciale far riconoscere sempre più la natura di quanto è avvenuto che, rivoluzionando la fede, come appare scandalosamente, ha un principio e natura di processo uno, totale e dominante, conducente a un’altra religione e inciviltà improponibili.

Infatti, si può dimostrare che l’attuale mutazione ecclesiale non è casuale ma prodotto di un mirato aggiornamento mai richiesto dal mondo cattolico ma risultante da un segreto lavorio clericale ordinato da una precedente congiura consolidata nelle innovazioni introdotte dal Vaticano 2º. Tutto risulta dalla mutazione voluta e elaborata da molto nei «centri di pensiero» illuministi, modernisti e globalisti.
Angelo Roncalli non aveva certamente la stoffa di uno dei suoi pensatori, ma presto ebbe la posizione per rappresentare uno dei suoi massimi congiurati. Lo dimostra la sua indole e carriera di professore, sospeso dall’insegnamento perché sospetto di modernismo, ma fatto giungere alla posizione chiave di nunzio a Parigi, che lo portò in alto loco.

Proprio allora, del giugno 1950, è la sua lettera emblematica alla vedova di Marc Sangnier, fondatore delSillon – movimento guida del modernismo democristiano socializzante condannato nella lettera «Notre Charge Apostolique» di San Pio X.

Proprio quanto il Papa indicava come corrente gravemente pericolosa nel seno della Cristianità, per Roncalli era la via da seguire. Lo stesso quanto all’ecumenismo liturgico di don Lamberto Beauduin: proprio quanto Pio XI accusava nell’enciclica «Mortalium animos» come deformazione del movimento liturgico voluto da San Pio X, figurando una nuova chiesa, per Roncalli era la pastorale giusta. Inoltre, quanti Pio XII stigmatizzava nella sua nota enciclica «Humani generis» come autori della deviata «nuova teologia», de Lubac, Congar, Chenu, etc., per Roncalli, eletto Giovanni 23, erano da invitare come principali consulenti del suo Vaticano 2º. E così via. Ci sarebbe da elencare buona parte dei documenti del Magistero papale, specialmente contro le libertà di coscienza e la Massoneria, per citare quanto si voleva cambiare usando la furbesca espressione di «aggiornamento».

Si deve concludere, quindi, che la materia da mutare era proprio disciplinare, dottrinale, liturgica, riferita alla Tradizione della Chiesa, come “roba vecchia” da superare.
Strana posizione per un chierico in carriera per raggiungere la somma Cattedra cattolica?

Niente affatto, erano molti quelli che come Roncalli miravano proprio a sfondare col piano modernista e la politica massonica, socialista e laicista, per aprire la Chiesa al mondo e al nuovo ordine illuminista mondiale. Questi furono subito promossi, in primis Montini, che tradì Pio XII, tenendo rapporti con Mosca (forse lo stesso Stalin) alle spalle del Papa. A lui, Roncalli appena eletto, assicurò da congiurato: “Le tengo caldo il posto”. Seguì, poi, Agostino Bea per l’apertura al giudaismo, etc.

Sì, c’era da portare a termine il concilio del 1789 nella Chiesa e nessuno meglio di Montini, divenuto Paolo 6º, poteva farlo e lo ha fatto con la tattica dei piccoli passi. Il programma era «uno», quello fondato sulle idee di Lamennais, Loisy, Sangnier, Mounier, Buonaiuti, de Lubac, Maritain, Guitton e altri «maestri», divenuti di casa nella chiesa ormai conciliare e che professava la fede nell’uomo, unica “creatura creata per sé stessa”, quindi, come da «Gaudium et Spes», costituita da Dio signore della creazione!
Di modo che, se la rivelazione di Gesù Cristo ha per senso precipuo far conoscere il mistero della natura umana, anziché quello della Santissima Trinità, allora una «redenzione universale» è ormai compiuta, che si creda con o senza la Fede cattolica e così ogni uomo, anche misconoscendo o rifiutando Gesù Cristo, è «in qualche modo» unito a Dio col fatto dell’Incarnazione de Verbo.

Ecco giustificata la libertà di coscienza, avanzata da Giovanni 23 nella sua «Pacem in terris», e la libertà religiosa consacrata dall’illuminismo del Vaticano 2º. Sì perché tutto si lega: dalle intenzioni roncalliane di «aggiornamento», alle libertà rivoluzionarie di Montini, alla redenzione universale per la fede ecumenista di Karol Wojtyla, divenuto Giovanni Paolo 2. E tutto continuò con Joseph Ratzinger, già gran perito nel Vaticano 2º, arcivescovo e pro-prefetto per la dottrina della fede conciliare, che succedette a Wojtyla.

Ecco brevemente descritto per sommi capi il processo rivoluzionario che è UNO, TOTALE e DOMINANTE, conducente a un’altra religione e a un nuovo ordine mondiale con esiti imprevedibile. Anzi, già minaccianti la pace nel mondo, dopo aver annientato la vita spirituale dei popoli, specialmente nella ex Cristianità.

Se qualcosa manca ancora per far riconoscere la continuità e il dominio mondiale di un tale processo rivoluzionario, basta seguire gli svolti dell’opera intrapresa dall’impudenza conciliare di Bergoglio.

A lui ora il compito di aprire oltre la via larga alla generale negazione modernista della Fede oggettiva dei dogmi cattolici; di banalizzare ancora il Santo Sacrificio dell’Amore divino; e tutto di modo da compiere la rivoluzione della libertà di religione resa «obbligatoria» dal vertice clericale.

Dal sessantottesco «proibito proibire», all’«obbligo d’ogni libertà» dell’umanesimo liberale e naturalista, alla fede relativista, soggettivista e a-dogmatica bergogliesca.

Resta solo ricordare qui che la programmata nuova «religione dell’uomo» promossa dal Vaticano 2º e dai suoi «papi» è quel processo il cui gran «concierge» fu Roncalli, malgrado la sua pochezza intellettuale. Essa fa «pendant» ora con quella di Bergoglio per dimostrare a quanto può arrivare una «geniale semplicità» (secondo Jean Guitton) di chierici invasati dallo spirito rivoluzionario per «essere umili come dèi» e santi del gran mondo moderno!

Quel che intendo col mio libro (che attende una prossima pubblicazione) è focalizzare l’importanza di localizzare l’inizio di quest’occupazione «ideologica» per la mutazione della Chiesa, a partire dalla sua stessa Sede suprema. Poiché collego quest’attentato cospiratorio per «sovvertire» virtualmente il Papato cattolico al Segreto di Fatima, mi sembra evidente che già era più chiaro nel 1960: data fatidica indicata dalla Vergine Maria perché la terza parte del «Segreto» fosse aperta. Essa versa sulla rovina di una Cristianità vittima di un clero di spiritualità morta, decimata* dalla pertinace operazione modernista concepita per rendere il Cattolicesimo più aperto a un mondo di «spiritualità» falsa, senza sovrannaturale, o peggio, col «surnaturel» dovuto alla dignità umana, come volevano i «nuovi teologi», de Lubac e compagni, per i quali Papa Pio XII ha scritto l’enciclica «Humani generis», scartata dal Vaticano 2º.

In quel periodo, cosa è successo di decisivo, e ora va aggiunto di sconvolgente nella vita della Chiesa, se non la morte di Pio XII, il conclave che ha eletto Giovanni 23 e in seguito la censura che costui a posto sul Segreto di Maria, per convocare, nello sbigottimento dei cardinali, la rivoluzione del Vaticano 2º?

Il fatto che tale ora, che segna storicamente la vita della Chiesa e dell’umanità, sia proprio quella in cui la visione del virtuale eccidio del Papa col suo seguito poteva essere conosciuta, ma fu censurata, non è davvero emblematico? E più ancora, che a censurarla sia stato proprio chi tramava per mutare la Chiesanel senso voluto dai suoi nemici modernisti e massoni?

 

Per tutto questo, dopo aver scritto sui gravi problemi dei documenti conciliari («L’eclisse del pensiero cattolico», Ed. Europa; e in francese «L’esprit désolant de Vatican II») e sul legame di questo crollo col Segreto di Fatima («Entre Fátima e o Abismo», in portoghese, presentato da Mons. Castro Mayer) ho ritenuto, d’accordo col pensiero dell’illustre Vescovo, illustrare la causa della svolta fatale per ogni coscienza clericale: l’adesione allo spirito del modernismo intrinsecamente ipocrita e menzognero,che è poi lo spirito intrinsecamente perfido vaticansecondista.

Le conseguenze nefaste sulle anime dei consacrati e dei fedeli in generale della mutazione in Vaticano, non può avere un modello più chiaro e diretto del sospetto corso clericale di Angelo Roncalli, salito paradossalmente sulla Cattedra di San Pietro.

Alla luce di simile ascesa si può oggi capire pure quella del suo presente successore Bergoglio, freneticamente occupato di piacere al mondo per non essere da meno di Roncalli, il «papa buono».

Il lavoro che ritengo più completo sul corso clericale di Giovanni 23 è quello di don Francesco Ricossa, pubblicato in numeri successivi di «Sodalitium». Ma il lavoro è rimasto fermo nel dubbio d’includere tale uomo nella lista dei «materialiter», secondo la «tesi» che parte da Montini. Così, un lavoro più completo continua emblematicamente a mancare per quello che intanto è divenuto un «santo» conciliare.

Infatti, un cattolico stenta a collegare tanta scarsità caratteriale a un eletto papa. Papa sì, papa no. E si capisce quanto sia difficile di superare il falso l’enigma fintanto che ci si ostina a non tenere in conto la profondità del danno inevitabile fatto dalla mentalità modernista e massonica, ripeto, intrinsecamente ipocrita e menzognera all’anima di uno che avendo scelto la vocazione sacerdotale perde, proprio modernisticamente, la capacità di giudicare la realtà propria e universale in termini di eternità.

Sì, perché è proprio ai segni della vita in questo mondo che rimane legata tale anima impregnata di modernismo, invaghendosi del progresso dei tempi, pure in materia religiosa! Tale anima potrà mascherare tale caduta spirituale per un lungo tempo, ma i suoi frutti di perdizioni diventeranno evidenti quando gli sarà dato il potere di guidare. Ecco spiegate le frittate e torte eretizzanti sfornate da tutti i capi modernisti conciliari, a partire da Roncalli, per arrivare ora alla ciliegina all’arsenico di Bergoglio.

 

Vi è un libro coraggioso e libero dai limiti clericali che descrive il nuovo andazzo roncalliano inaugurato a Roma, è quello di Franco Bellegrandi «NICHITARONCALLI» (Ed. EILES, Roma, 1ª ediz. 1994). In esso c’è una speciale testimonianza che spazia nei meandri del comportamento modernista della «controvita» di Roncalli eletto papa. Ora voglio aggiungere il mio, «L’ENIGMA EPOCALE DEI «PAPI BUONI»…PER LA LORO NUOVA ERA», toccando, come scrive questo preclaro autore che lo presenta, “difficile quasi al limite del concepibile” la questione dell’illegittimità di un’autorità modernista nella Chiesa del Signore.

Spero che questo lavoro aiuti a capire meglio l’origine dell’inaudita situazione della Chiesa e perciò dei mezzi per superarla bandendo dalla Vigna del Signore gli invasati modernisti. Sono i boia del Papato cattolico insediati da un lungo tempo. Tempo iniziato con la morte di Pio XII e il conclave nullo perché ha eletto un non «papabile»: il modernista occulto Roncalli, riconosciuto poi dalle sue aperture ereticali.

Si veda la Bolla «Cum ex apostolatus» di Papa Paolo IV per capire il caso configurato, e poi si chieda aiuto alla Misericordia divina per non cadere nell’inganno e nella falsa testimonianza di riverire un eresiarca con la scusa dell’amore al Papato.

I nostri pareri a proposito hanno autorità magisteriale zero! Sì, ma non si tratta più di pareri, si tratta di fedeltà alla Dottrina, alla Liturgia e al Magistero di sempre. E qui L’autorità è della Bolla. Nessuno di noi ha l’autorità per dichiarare la sede vacante! Sì ma l’autorità della Bolla ci ricorda nel punto 7 quello che è rivelato ovvero essere lecito (liceat) ritenersi in qualsiasi tempo ed impunemente liberati dalla obbedienza e devozione (ab ipsorum obedientia et devotione, impune quandocumque cedere) verso quelli in tal modo promossi ed elevati, evitandoli (evitare eos) quali maghi, pagani, pubblicani ed eresiarchi. Quindi, non fa che ricordare Galati 1, 8 e 2 Giovanni, il ‘mandato» di anatema agli eresiarchi che portano un altro vangelo. Il problema sarebbe risolto se tutti i Cattolici fossero consapevoli di questo «dovere» personale. Allora sì, nella comunione dei Santi, tale testimonianza sarebbe gradita a Dio e vincente, senza dover decifrare codici o seguire tesine cervellotiche a proposito. Ma pare che ancora non l’abbiamo bene capito che ciò va mosso dalla Carità e amore alla sopravvivenza della Chiesa che salva, per cui esistono i codici e le Ragioni teologiche.

 

 

* Dalla visione del Terzo Segreto di Fatima: “il Santo Padre, prima di arrivare lì, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo esitante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino”. (o Santo Padre, antes de chegar ai, atravessou uma grande cidade meia em ruínas e meio trémulo com andar vacilante, acabrunhado de dor e pena, ia orando pelas almas dos cadáveres que encontrava pelo caminho)

 

5 Risposte

  • Ottimo riepilogo di quella che il sacerdote Mancinella denominò “la rivoluzione nella Chiesa”. E fu questa rivoluzione del 1963/65 che preparò motivazioni e strumenti culturali per il famigerato ’68 laicista, basato sul sovvertimento del principio di autorità e con l’instaurazione dell’idolo “uomo” quale principio e fine di se stesso. Complimenti ai vari santi e beati pontefici postconciliari!!

  • Grazie per il buon commento. Riguardo all’interessante e ampio riepilogo di don Andrea Mancinella sul «1962 Rivoluzione nella Chiesa», che arriva quasi al presente, quello che io intendo è focalizzare il fatto che tale rivoluzione è iniziata nel 1958 con l’elezione di Roncalli, di mentalità modernista e massonica, per l’opera di adeguarvi la Religione. È quello l’attentato fondante di tale rivoluzione, che non sembra ancora capito, nonostante la Rivelazione sul pastore colpito e sostituito, perché «tolto di mezzo»; la Bolla di Paolo IV e la datazione di ciò nel «Segreto di Fatima», quando tale fatto – fatale per la Chiesa – sarebbe stato più chiaro. L’ascesa della mentalità roncalliana senza resistenza nel Luogo santo è per la rivoluzione nella Chiesa, quello che la Bastiglia fu per quella francese: il colpo di partenza!)

  • Cercando il pezzo inerente “nikitaroncalli” mi sono imbattuto nella situazione della quale trascrivo qui pezzi, dal sito della Polizia Italiana, ad indicare quanto siano i governi tutti attenti ad impedire espressioni libere quando riguardano certe entità razziali. Diversamente anche dalla Francia, dove la libertà è totale e fin troppa, fino alla satira alla “charlie hebdo”:
    ” Due dei soggetti perquisiti ed altri ancora da individuare sono indagati per aver promosso e diretto un gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione del popolo ebraico per motivi religiosi (delitto di cui all’art.3, comma 3, Legge 13 ottobre 1975, n.654), mentre gli altri sono indagati per aver diffuso idee fondate sull’odio razziale per motivi religiosi nei confronti della Comunità Ebraica (delitto di cui all’art.3 comma 1, lett.a, Legge 13 ottobre 1975, n.654), attraverso le sezioni italiane dei siti web http://www.holywar.org e http://www.holywar.tv, già tristemente noti, in quanto presenti in Rete da oltre dieci anni e, di recente, segnalati, durante i lavori della Commissione Parlamentare sull’antisemitismo, in cima alla lista dei siti più pericolosi presenti a livello globale. Infatti, in questi due siti, ormai da anni, vengono quotidianamente inseriti, tradotti in moltissime lingue, messaggi, volantini, immagini, video, registrazioni audio, cartoni animati, spot e trasmissioni radiofoniche, ove gli Ebrei sono descritti come trasandati, malconci, con naso aquilino, spilorci e sempre pronti ad accaparrarsi denaro, nonché come incarnazione del male assoluto, e sono definiti membri della cupola mafiosa ebraica italiana e internazionale, detentori del potere mondiale, legati alla Massoneria, autori o mandanti di atti terroristici, insomma un popolo contro cui bisogna “combattere una Guerra santa”,perché “satanico” e, addirittura, “nazista”. Inoltre, vi vengono esaltati il negazionismo dell’Olocausto, il disprezzo e la denigrazione nei confronti dei Sionisti, dello Stato d’Israele e della religione ebraica, ma anche del Sommo Pontefice, di numerosi esponenti politici italiani e stranieri,……
    Chi lo desidera, può andare sul sito per leggere le motivazioni delle perquisizioni, peraltro ordinate per una denuncia della comunità ebraica di Merano.

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