Così parlò Mattarella. Cronaca di un elogio alla retorica

Segnalazione Quelsi

MATTARELLA AL PARLAMENTO

by Emanuele Ricucci

03 Febbraio 2015. Così parlo Mattarella, in un’ecumenica celebrazione della retorica protocollare. Una vera e propria funzione. Poco entusiasmo, prevedibile ed a tratti sfuggente risuona il nuovo inno della sobrietà democristiana in salsa 2000. Tanti i riferimenti obbligati. Trenta minuti di grandi temi, di monologo presidenziale in stile “Educazione Civica”, scortato a vista dal rosso istituzionale dei sorrisi e della chioma, stile sessantotto, di Laura Boldrini e Valeria Fedeli. Una botta al cerchio ed una alla botte, come un tratto di evidenziatore sull’attualità, come litania dei dolori d’Italia e degli italiani. L’elogio del solito “schifo”, posto in maniera sobria, giustappunto, presidenziale, e la promessa di un vigore spompato utile più ad alzarsi dal letto dopo una lunga e ristoratrice dormita che dal profondo buio.

La tensione è palpabile. Il Presidente perde i fogli ed il filo ma non la memoria. Il saluto deferente ai suoi predecessori, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano. Ogni due sillabe enunciate, un applauso, in un clima fariseo da ultimo giorno di scuola. Tutto morbosamente normale e formale. “Avverto pienamente la responsabilità del compito affidatomi, di rappresentare innanzitutto l’unità nazionale e quella costituita dall’insieme delle attese e delle aspirazioni dei nostri cittadini. L’impegno è superare le difficoltà degli italiani e dar risposta alle loro speranze. Rappresenterò gli italiani da Nord a Sud”. Così, ha avvio il primo “compitino” istituzionale. La voce rotta dalla commozione al ricordo di Falcone e Borsellino, messi a capo della pletora di eroi che hanno sacrificato la loro esistenza per lottare contro il cancro mafioso. La memoria corre alla terribile sorte spettata a suo fratello Piersanti, all’epoca dei fatti presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana. Poi la fiducia nella magistratura e nell’operato delle forze dell’ordine. Il diritto alla sicurezza degli italiani e la frontiera della lotta al terrorismo.

Considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell’ottica dello scontro tra religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore. La minaccia è molto più profonda e più vasta. L’attacco è ai fondamenti di libertà, di democrazia, di tolleranza e di convivenza”. Poi, i Marò per cui auspica “una conclusione positiva con il definitivo ritorno in Patria”. Il lungo applauso, la standing ovation e la speranza presidenziale che, armata di mitra, nottetempo, sicuramente spezzerà le manette indiane di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il pensiero ai connazionali – e non “concittadini” – , “impegnati all’estero in zone a rischio per attività di cooperazione e sviluppo”. Ed ancora l’unità nazionale ed una crisi che plasma ingiustizia. Ed agli italiani: “Negli uffici pubblici e nelle istituzioni si rifletta con fiducia il volto degli italiani, spensierato dei bambini, curioso dei ragazzi e degli anziani in difficoltà. Delle famiglia che portano sulle spalle carichi pesanti, sul volto di chi investe nonostante la crisi”. Nelle parole del neo eletto Capo dello Stato, la forte volontà di ammantarsi nelle pagine della carta fondamentale d’Italia, da tutelare con modernità, poiché garantirla significherebbe “diritto allo studio e diritto al lavoro, aiutare la ricerca, amare i nostri tesori ambientali e artistici, ripudiare la guerra e promuovere la pace, significa fare in modo che le donne non debbano avere paura di violenze e discriminazioni, sostenere la famiglia fondamento della società”.

I giovani e le loro speranze, il desiderio di futuro, il merito, la cancrena costante dell’assenza di lavoro che “manca […] specialmente nel Mezzogiorno”. Poi il clou del messaggio, in un climax del buon senso da battaglia, quello che non fa torto a nessuno, da estendere: “Sarò un arbitro imparziale ma i giocatori dovranno aiutarmi”. Qui, il picco del “candore”, nella speranza di un’autogestione continuativa che faccia “spogliatoio”, porcate a parte ovviamente, affinché l’arbitro non debba intervenire. Il ricordo al “sacrificio di tanti che settanta anni fa liberarono l’Italia dal Nazi-fascismo”. Nessuna citazione all’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale, di cui quest’anno ricorre il centenario. È lontano il 1990 e le dimissioni di Mattarella da ministro in seguito alla legge Mammì. Oggi c’è l’Italia, per cui il Presidente è stato scongelato appositamente. L’Italia delle speranze, dunque, ma anche dei doveri.“Riformare la Costituzione per rafforzare il processo democratico”, prosegue. Così, l’esortazione, in agognato vernacolo istituzionale, a non frantumare del tutto l’intesa trasversale, affinché si proceda verso la nuova legge elettorale e si accompagnino i passaggi per il nuovo assetto costituzionale. “Un popolo che vogliamo sempre più libero, sicuro e solidale. Un popolo che si senta davvero comunità che cammini con una nuova speranza verso un futuro di serenità e di pace”. Poi, il chiaro riferimento a Papa Francesco, alla lotta alla corruzione nelle parole del messaggio inviatogli dal Santo Padre. Scrosci di applausi. Standing ovation, nel rispetto massimo della puntualità, al secondo.

Trenta minuti di “tutto” nel segno della tolleranza, della democrazia, della solidarietà, della pace. Tre minuti di applausi. Plastico protocollo, seppur tra qualche gaffe. Una foto in bianco e nero utile alla cronaca storica di domani. Così oggi, 3 Febbraio. Un minuto prima delle dieci, con il giuramento previsto dall’articolo 91 della Costituzione, Sergio Mattarella è ufficialmente il nuovo Presidente della Repubblica Italiana. Alle ore dieci e trentacinque, dopo la lettura del verbale della seduta odierna, il settennato è cominciato. Alle 11.08, Sergio Mattarella, penetra, con la Flaminia decappottabile, nel cortile interno del Quirinale. Ore 13.00. Da ora, la prova dei fatti. Ite, missa est, in attesa della risurrezione del “Nazareno”.

Emanuele Ricucci | febbraio 3, 2015 alle 2:56 pm | Etichette: capo dello statodiscorso insediamentomattarellapresidente della repubblica | Categorie: ItaliaPolitica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-6Ky

 

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