Fumetti: l’anticomunismo di Tintin

 Segnalazione Quelsi

TIN TIN

Ha destato curiosità e stupore la copertina del decimo album di Tintin, “La stella misteriosa”, battuta all’asta per 2,5 milioni di euro. Ad aggiudicarsela è stata la galleria Petits Papiers-Huberty-Breyne di Bruxelles, specializzata nel collezionismo di fumetti. Tintin è uno dei personaggi dei fumetti più famosi e amati, ma nello stesso tempo anche contestati per via del suo creatore, Georges Remi, in arte Hergé. La prima avventura fu pubblicata in francese il 10 gennaio 1929 nel settimanale belga a fumetti “Le petit Vingtième”, supplemento del quotidiano della destra cattolica ultraconservatrice “Le vingtième siècle”.

Tintin è stato accusato di conservatorismo, anticomunismo, misoginia, omosessualità e razzismo; mentre il suo creatore, a causa della sua presenza professionale nell’ambiente della destra cattolica estrema (esplicita area di riferimento del giornale per cui lavorava) e la successiva collaborazione col quotidiano “Le Soir” nel periodo in cui era sotto il controllo diretto degli invasori nazisti, fu accusato dopo la guerra di collaborazionismo. In suo aiuto arrivò inaspettatamente Raymond Leblanc, un noto partigiano che voleva fondare il settimanale “Tintin” e testimoniò in suo favore. Remi (il nom de plume Hergé viene dalle due iniziali di nome e cognome invertite, rg), di cui nel 2006 è stato celebrato il centenario della nascita, venne assunto a Bruxelles come factotum nel quotidiano ultraconservatore cattolico “Le Vingtieme Siecle”, diretto dal sacerdote Norbert Wallez: questi gli affidò il supplemento dedicato ai bambini e un bel giorno nacque il giornalista dal ciuffo biondo e calzoni alla zuava, accompagnato da un piccolo fox terrier bianco, Milù. Tintin ebbe un immediato successo e, come ogni buon reporter, non viaggiava dove voleva ma dove lo mandava il direttore: Wallez ottenne così una prima avventura che denunciava le nefandezze del sistema sovietico (“Tintin nel Paese dei soviet”) e una seconda che tesseva le lodi del colonialismo belga (“Tintin nel Congo”, portato in tribunale nel 2007 per dialoghi presunti razzisti); entrambe verranno poi ridisegnate dopo la Seconda guerra mondiale, un periodo oscuro anche per Hergé che si rifugiò nel quotidiano “Le Soir”. Nel 1946 il personaggio verrà resuscitato fino ad arrivare a 24 avventure, l’ultima delle quali (“Tintin e l’Arte Alfa”) rimasta incompiuta per la morte dell’autore, stroncato da una leucemia nel 1983.

Se è pur vero che Hergé non fu tenero con l’Urss – né avrebbe potuto, visto l’editore – sarebbe più esatto dire che Hergé ne ebbe per tutti. Ha sottolineato Luigi Mascheroni su Il Giornale: dagli anglosassoni (altrettanto cattivi dei giapponesi nel “Drago Blu”, ambientato nella Cina prebellica) alle repubbliche bananiere sudamericane, passando per la “Borduria” del baffuto dittatore Pledsky-Glatz (i cui baffoni staliniani appaiono persino sui radiatori delle macchine), nella quale gli ufficiali col monocolo risultano a dir la verità più prussiani che sovietici; e a spedire un razzo sulla luna non sono né gli americani né i russi, ma la Repubblica della Sildavia, ente geografico mitteleuropeo-balcanico, già minacciato dai malvagi borduri. Pochi i riferimenti all’Italia: un’Alfa Romeo – perfettamente resa dalla “ligne claire” di Hergé – guidata spericolatamente da un nostro compatriota e l’onnipresente Bianca Castafiore, soprano dalla voce prepotente e temibile aspirante alla mano del capitano Haddock, spalla di Tintin e altro indimenticabile personaggio della serie, insieme al professor Girasole e ai poliziotti Dupont&Dupond.

Mario Bocchio | febbraio 10, 2015 alle 1:48 pm | Etichette: anticomunismofumettitintin | Categorie: Cultura e Informazione | URL: http://wp.me/p3RTK9-6S8

 

 

 

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