La candidatura di Roberto Fiore a Sindaco di Venezia (2015)

Ricordiamo che venerdì, per “Christus Rex” interverrà su RadioFN alle 18.00 circa il Responsabile del Piemonte- Val d’Aosta Sig. Lorenzo Ciocca.

FIORE SINDACO DI VENEZIA

del Prof. Antonio Diano

 Testo – rivisto – dell’intervento per Radio Forza Nuova del 9/II/2015

 La candidatura del Segretario di Forza Nuova Roberto Fiore a Sindaco di Venezia, che mi è stato chiesto di commentare, richiede almeno due livelli di comunicazione incrociata da utilizzare. Il livello politico e il livello ideologico-culturale.

Avverto che d’ora in poi utilizzerò il termine “ideologico” non nel senso spurio delle ideologie moderne (ad es. il gender), ma in quello “nobile” di orientamento culturale basato su valori e su credenze ferme e certe.

Il cemento che lega questi due poli, secondo il punto di vista del Circolo Christus Rex che sostiene con convinzione questa candidatura e che io qui rappresento, è di natura propriamente religiosa. Nel senso che il cattolicesimo deve stare alla base innanzitutto per fede di ogni formazione politica di area, pena la perdita, tra l’altro, della visione tradizionale, organica, spirituale, europea nel senso appunto storicamente determinato del termine, quel senso che la caratterizza nell’intera sua vicenda. E’ evidente che per cattolicesimo non s’intende qui quello conciliare, bergogliano, modernista, ma quello autentico, che non può essere che tradizionalista e schierato contro qualunque compromesso con americanismo, buonismo, islamismo, talmudismo, comunismo.

Come ho avuto occasione di affermare in altra sede, l’adesione al cattolicesimo avviene per fede; non basta quindi, secondo il costume politico di certo leghismo ma non solo, avocare a sé il Crocifisso come simbolo di una tradizione se ciò prescinde (magari addirittura escludendola) dalla Redenzione operata in Croce da Nostro Signore Gesù Cristo. Noi vogliamo che non sia rimossa la Croce dalla sale pubbliche non in quanto simbolo, ma in virtù della dichiarazione di piena adesione da parte nostra alla Sua Redenzione  sulla Croce, la quale adesione poi si trasferisce, ovviamente, sul piano della difesa dei valori tradizionali. Niente società poggiante sulla tradizione cristiana (non giudeo-cristiana, che non esiste) senza la Regalità Sociale di NSGC.  I martiri dei primi secoli non morirono per un simbolo inane, ma per Cristo.

Ora, l’adesione al vero cattolicesimo da parte di Roberto Fiore, padre ammirevole di 11 figli, e di una buona parte dei militanti di Forza Nuova è dato indiscusso. D’altronde, e si badi al punto molto importante, il programma ufficiale del movimento (preferisco non chiamarlo partito per molti motivi) è chiarissimo sul punto: a mio parere, si tratta di uno dei testi politico-programmatici più suggestivi e profondi che in questi decenni siano stati prodotti.

In effetti, non è frequente trovare allineati in ordine coerente e con grande forza espressiva punti programmatici (tali perché prima di tutto assunti nel DNA del movimento) che del cattolicesimo tradizionalista siano impregnati insieme ai valori dell’autentico, grande passato dell’Europa nostra, quella della cattedrali, della cavalleria, da intendersi – s’avverta – non in guisa di un universo fumettaro e borghese, bensì in quanto zoccolo duro e forte della nostra identità . Insomma, ritorno alla terra, lotta contro l’abominio dell’antinatura, prima di tutto l’aborto, proposta di una concezione “alta”, eroica della vita, dell’impegno, dell’attività spiritualmente orientata dell’intelletto: il manifesto commuove, virilmente, non col cuore effeminato, e tuttavia commuove, come è accaduto al sottoscritto.

Dal fascismo, a mio parere, nel quadro del ‘900, atteso il vero trionfo della primazia dello spirito sulla materia, il nostro movimento ha ereditato, al di là di un vuoto nostalgismo, la patina caratterizzante del coraggio e della determinazione, della militanza, dell’ideologia come la si intendeva prima, cioè dell’applicazione alle coscienze e alla società degli insegnamenti tradizionali, che tutti dipendono dalla religione cattolica romana, quella autentica s’è detto, cui sono totalmente estranee tutte le derive conciliari, ecumenico-buoniste, sinistreggianti, le quali sono il contrario assoluto dell’insegnamento della Chiesa.

Mussolini, checché se ne dica, non ha solo consacrato a religione pubblica di stato il cattolicesimo nel 1929, ma s’è anche dichiarato in numerosissime occasioni pubbliche e private (e anche per queste ultime disponiamo di certissima documentazione) come cattolico puro, credente, anche politicamente assiduo sostenitore della religione. Un credente, ergo un politico cattolico. Ammirato dall’epopea storica e dalla virilità del cattolicesimo romano. Quasi invidioso della sana vita del curato di campagna, del solco illuminato dall’aratro cristiano. Chi legge alcune sue frasi resta profittevolmente sorpreso della sua spiritualità e della sua ammirazione, tale per fede profonda e convinta, della tradizione cattolica.

Per questi buoni motivi il circolo Christus Rex appoggia la candidatura di Fiore. Gli obiettivi, i valori, le coordinate di pensiero, sono gli stessi. Niente di meglio, dunque, per un’alleanza che riconosca i ruoli di ciascuno. Chiesa e Stato non separati, ancorché autonomi, ove lo Stato obbedisce alla Chiesa in Fede e Morale, in quanto stato confessionale. Questo era il sistema mussoliniano, almeno in linea di principio. Né ve ne possono essere d’altri. Si disse in altissimo loco: “Mussolini uomo della Provvidenza”. Chi oserà negarlo?

Venezia, com’è ben noto, è una città di tradizione che è stata – si perdoni il gioco di parole – tradita dal dopoguerra in poi, svilita a città-museo, in mano a speculatori senza scrupoli, amministrata da corrotti e incapaci, sempre espressione dei poteri forti che tentano di accaparrarsi lo sfruttamento di una città potenzialmente fonte di guadagni incalcolabili. Questo è stato fatto, di Venezia: la conferma ne è proprio il disastro economico, sociale, morale, religioso in cui è sprofondata la città. Persino nelle chiese occorre ricorrere al dio mammona, il denaro, per entrare a visitare del “luoghi-museo”, come ho spiegato in altra occasione. Pertanto una delle glorie della civiltà di ancien régime si è trovata ridotta a cumulo di sporcizia, sentina di immigrati senza arte né parte, cittadini instupiditi (per quel che resta della popolazione originaria, non trasferitasi a Mestre o in terraferma!).

Dunque Fiore, tradizionalista, cattolico e, last but not least, eccellente politico, dalla visione sana e nondimeno articolata e consapevole dei problemi italiani ed europei, costituisce esattamente il contraltare degli amministratori appartenenti a quella “civiltà moderna” che i più grandi pensatori del Novecento hanno riconosciuto come l’esito ultimo del lavoro della massoneria, delle sette, delle rivoluzioni liberali, capitaliste, sovietiche, etc., a vantaggio, soprattutto oggi, di cricche finanziarie internazionali che hanno ormai stabilito il Novus Ordo e lo stanno esportando (chiamandolo “democrazia”) in tutto il mondo, a nient’altro pervenendo se non all’ulteriore immiserimento dei poveri e, soprattutto, al tentativo di cancellare Dio e la vera Chiesa cattolica, che sono il pilastro della nostra civiltà, di quel che era l’Occidente prima di franare nell’americanismo barbaro e “moderno”.

 Fiore a Venezia si ripropone, per cominciare, a restaurare i punti-chiave più importanti che sono stati, nel “laboratorio”sovversivo veneziano, imposti ai veneziani e che si stanno trasformando, sotto la guida abile del demonio e dei suoi servitori, negli strali acuminati del male e nella rovina del genere umano: dal gender all’omosessualismo, alla massificazione all’accumulazione di ricchezze materiali etc. Non dobbiamo compiere l’errore di considerare siffatte abominevoli evidenze, per quanto oscene, come deviazioni esagerate del progetto rivoluzionario “israeliano”: esse sono invece dei risultati straordinariamente “positivi” (nell’ottica del nemico), tali da essere ormai al centro di un consenso troppo vasto, per quanto contrastati (ma per quanto ancora?) dalla parte conservatrice della popolazione, laddove quest’ultima parte invece non concorra al loro trionfo grazie a un immobilismo buonista che le alte logge stanno veicolando come valore universale.

Quello che dobbiamo fare, noi di area, lo sappiamo.

Roberto è un personaggio che ha ben chiaro quello che egli dovrebbe fare se, ad esempio, fosse eletto sindaco: trasformare – senza retorica alcuna – in una città a misura d’uomo la nostra Venezia, oggi manichino sfruttato come specchietto per le allodole da turisti sempre più indegni di muoversi in città, isolare quella sorta di latifondismo politico-amministrativo, culturale ed economico devastatore della vita in comune, della produzione sana perché locale, del volto genuino della città ritornata in mano ai suoi abitanti. Basta a multinazionali, sponsors internazionali che guadagnano ma non investono, depredando Venezia delle sue migliori energie.

La città deve rifiorire, innanzitutto religiosamente e moralmente. Quindi ritorno ad una vita sanamente concepita e realizzata, con asili e scuole che funzionino e non siano centri di orrido indottrinamento per bambini e ragazzi. Al primo posto sta la cancellazione di quelle folli derive antifamiliari e antimorali che proprio a Venezia, attraverso personaggi immondi che molti conoscono e che sono favoriti, anzi confezionati ad arte dai poteri forti, hanno trovato terreno di coltura paludoso e vasto.

Famiglia tradizionale, bambini sorridenti e felici, spirito della tradizione locale non lasciato al Bignami della Lega, ma maturato su un passato incancellabile, unico pilastro su cui costruire un futuro degno di questo nome.

Alcuni diranno: volti sprecati. Imbecilli, io vi dico, invece quali sarebbero i voti “utili”, quelli “non sprecati”? Quelli dati alle forze “democratiche e antifasciste”, dei corrotti, degli sfruttatori? E a quale partito, poi? L’ordinamento democratico moderno non può produrre che guai e storture, e la storia l’ha dimostrato. Un voto per Fiore sindaco magari non sarà sufficiente ad eleggerlo (e se anche ciò avvenisse il compito sarebbe svolto da Fiore fuori della scatola mortificante e luciferina dell’esercizio politically correct di una democrazia malata), però potrebbe contribuire a rafforzare una opposizione che, oggi, rappresenta con FN l’unica alternativa al nemico: il sistema con tutte le sue facce. Innanzitutto quella della lotta a Dio, visto come spauracchio delle pseudo-libertà, lotta diabolica in cui il nemico mondialista massonico trova purtroppo alleati molti uomini di chiesa anche di altissimo rango, non la Chiesa di Dio, si badi, ma la pseudo-chiesa conciliare che da Dio l’uomo allontana e divide. La contro-chiesa, com’è ormai dimostrato con dovizia di documentazione e di teologia dottrinalmente salda e sicura, contro la vera e sempre sussistente (per promessa di Dio) Santa Chiesa cattolica. Ma di questo specifico (ancorché assolutamente fondativo) problema parleremo un’altra volta.

Perché dunque sostenere Fiore? Perché questo bell’obiettivo ideale e politico deve dare testimonianza che un passato glorificato dalla religione delle cattedrali e da uomini che credevano nella vita spirituale come base di quella attiva (Marta e Maria) è, come ho già detto, l’unica garanzia di resurrezione sociale basata sulla Verità, sul bene, raggiunto attraverso la lotta diuturna contro il male, agganciato alla tradizione della Chiesa.

Passatismo nostalgista? No. Radicamento in un nobile passato su cui costruire un altrettanto solido e metafisicamente orientato futuro? Sì, senza “se” né “ma”.

Fiore sindaco di Venezia: significherebbe lottare contro il male, tentare con l’aiuto della Divina Provvidenza il ripristino di una città socialmente, politicamente e moralmente esemplare. Oggi la Giunta veneziana è stata commissariata: vergogna davanti a tutto il mondo. Con Fiore, a Dio piacendo, potremmo risalire la china grazie alla forza di quel nobilissimo passato che ammanta le lotte del presente e del futuro. Di fronte a tutto il mondo. Fedeli al nostro motto: Dio, Patria e Famiglia.

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