La Struttura Delta

Segnalazione Quelsi

giannini

by Giampaolo Rossi

Quando nel settembre del 2014 il giornalista Massimo Giannini si dimise da vicedirettore di Repubblica per condurre Ballarò non pochi plaudirono la lungimirante scelta della Rai: perché Giannini era considerato un giornalista colto e preparato nonostante, negli anni, avesse subito qualche inciampo tipico dell’editorialismo creativo di Repubblica; come quando, ad esempio, in uno dei soliti articoli contro Berlusconi, scrisse che il cavallo lo nominò senatore Catilina e non Caligola; o come quando cercò di convincere i suoi lettori che “Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde” fosse un romanzo scritto da E. Allan Poe e non il capolavoro di R. L. Stevenson. E nessuno creda che il suo sia stato un errore geografico quando nel 2008 scrisse che Smirne “è l’avamposto di una Grecia in crescita”, spostando la terza più grande città turca oltreconfine al rischio di scatenare una guerra tra Atene e Ankara; al contrario la sua fu una visionaria previsione di mutamenti geopolitici. In realtà, tutte queste gaffe dimostravano solo che a Repubblica, nonostante le arie che si danno, sono come noi: esseri umani che fanno figuracce anche quando se la tirano. Eppure Massimo Giannini ha avuto qualche merito in più. Negli anni in cui ha militato nel partito di Repubblica è stato il teorico complottista della famigerata “Struttura Delta”, l’occulta organizzazione telecomandata dal Cavaliere che legava Rai, Mediaset, Il Foglio di Ferrara, Libero, l’immancabile Giornale di Sallusti, Peppa Pig, forse la Cia e sicuramente Putin, con lo scopo di manipolare l’informazione e la libertà di stampa. Giannini arrivò persino ad aprire una rubrica intitolata appunto “Struttura Delta”, con lo scopo di denunciare la “drammatica torsione democratica del berlusconismo declinante” con la quale il Cavaliere cercava nientemeno “di distruggere la magistratura, la libera stampa, l’opposizione parlamentare e sociale”.

Ovviamente quella Struttura Delta non è mai esistita. Al contrario, qualche malalingua ha sospettato che l’ossessione compulsiva di Giannini servisse a coprire un’altra possibile “Struttura Delta”: quella che dal 1994 ha legato la galassia mediatica del Gruppo Espresso/De Benedetti alle procure di mezza Italia sotto forma di scambio d’intercettazioni, informazioni riservate su inchieste, teoremi giornalistici in funzione di teoremi giudiziari; ma sono solo illazioni prive di fondamento. Il problema è che se uno vuole cimentarsi in questo sport, tutto può diventare “Struttura Delta”.

Nel febbraio del 2014, l’ex ministro Barca fu vittima di uno scherzo di quei mattacchioni de “La Zanzara”. Raggiunto al telefono da un finto Nichi Vendola, rivelò di aver subìto “un forcing diretto del padrone di Repubblica attraverso un suo giornalista” affinché accettasse di entrare nel governo Renzi. Ovviamente che l’editore De Benedetti mandasse suoi giornalisti a reclutare ministri per un governo non eletto da nessuno, non attteneva a strutture Delta e a ruoli impropri per i fustigatori delle strutture Delta altrui; per noi la cosa è assolutamente lecita anche se indelicata perché se uno vuole partecipare alla vita democratica di un paese, ci mette la faccia e si presenta alle elezioni e non lo fa nell’ombra, mandando emissari di redazione. E così, quando, sempre De Benedetti, rivelò al giornalista Alain Friedman che nell’estate 2011 aveva ospitato nel suo chalet svizzero Mario Monti per confabulare come buttare giù Berlusconi e sostituirlo con il tecnocrate amato da Bruxelles, tutta la retorica scritta sulla Struttura Delta del Cavaliere divenne improvvisamente carta straccia, roba da crocerossine rispetto a quello che Repubblica ed il suo editore avevano combinato; perché, sicuramente fu solo sano giornalismo economico quello che nei mesi successivi portò la “stampa democratica” a diffondere il panico dello spread e a Giannini le balle sul rischio default che diventava “una prospettiva più realistica di quanto s’immagini”.

Se noi fossimo Giannini penseremmo anche che il suo arrivo in Rai direttamente da Repubblica sia stato opera di una Struttura Delta. Ma siccome noi non lo siamo, ci limitiamo ad accettare l’idea che la scelta su di lui sia caduta per due ragioni: perché è bravo e perché è di sinistra (anzi, considerando che parliamo di Ballarò e di Rai Tre, primo perché è di sinistra e poi perché e bravo).

Eppure un problema rimane: gli psicologi chiamano “proiezione” quel meccanismo attraverso il quale un individuo trasferisce all’esterno, in un altro soggetto, aspetti o comportamenti di sé che rifiuta come propri. Ciò che si proietta consente di purificarsi da sentimenti disturbanti. E allora, hai visto mai che la storia della Struttura Delta con cui Massimo Giannini e Repubblica ci hanno deliziato in questi anni altro non sia stata che la “proiezione” difensiva della Struttura Delta che loro si sono costruiti dentro casa?

Giampaolo Rossi | febbraio 24, 2015 alle 11:43 am | Etichette: ballarògianniniraistruttura delta | Categorie: Uncategorized | URL: http://wp.me/p3RTK9-7b8

 

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