CONSACRAZIONI EPISCOPALI EMOTIVE O ABBAGLIATE?

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

P. Faure +Mgr Lefebvre

Circa il «mandato» per la consacrazione episcopale di Jean-Michel Faure.

Vi è un ampio mondo cattolico che capisce quanto sia vana questa consacrazione episcopale di mgr Williamson, e perciò quanto sia – nella sua confusione legale – offensiva alla Chiesa del Signore. Eppure, nell’ignoranza religiosa presente questo fatto è sempre meno chiaro perché abbacinato da sentimenti di resistenza alla lugubre «chiesa conciliare», ora in mano a un demolitore grottesco come Jorge Bergoglio.

Veniamo allora al punto anche seguendo gli «argomenti» di mgr Williamson espressi nei suoi brevi pensieri per i lettori dei Commenti Eleison, o contributori della St. Marcel initiative, o comunque a lui legati. Scrive: «I sedevacantisti dicono: “Non abbiamo avuto veri Papi.” Il loro sentire può essere buono, ma il ragionare è cattivo.»

Un’opinione che sarebbe poggiata sui tanti «ragionamenti» sfornati ogni settimana da tali «Commenti». Vi sono cattolici che si occupano a smontarli uno a uno. Qui prenderemmo per esempio quelli rapportati alla sua abbagliata visione del Papato, tanto allucinato da ritenere che San Pietro e la Chiesa dei primi anni sottostavano al sommo sacerdote, il «pontefice giudaico»! Così si sentirà giustificato nel riconoscere – per disubbidire – i «pontefici conciliari», che crocifiggono la Chiesa. Tutto sta a indicare che si tratta di un sentimento più compulsivo che emotivo, insomma sragionato da un sordo cruccio di coscienza! Perché poi sragiona col paragone della sua carica troppo pesante che… messa sul «dorso di un mulo… è difficile da bilanciare». Perciò, per equilibrarsi prende i «pontificati dei papi conciliari» come legittimi e intoccabile, anche se hanno toccato la dottrina evangelica, come invasati «anticristi», a punto di demolirla in modo completo e tempi breci, come nessun eresiarca del passato avrebbe potuto fare. È quanto ripetuto più volte dal suo fondatore, Mgr Lefebvre, che pure per consacrare vescovi ha addotto la necessità impellente a causa della presenza di «anticristi in Vaticano»! Dichiarazione implicita della vacanza, che però doveva essere resa explicita.

Eppure, i nuovi monsignori insieme a Williamson e ora Faure, questi libelli gravissimi non li ripetono più e nemmeno le dichiarazioni pubbliche dei due vescovi Castro Mayer e Lefebvre del 1983, 1984, 1985: “se il sinodo non torna al magistero della Chiesa, ma ribadisce in materia di libertà religiosa tali errori, fonte di eresie: avremo il diritto di pensare che i membri del sinodo non professano più la fede cattolica… e Voi non sarete più il Buon Pastore.” E nel 1986 a Buenos Aires: «Questo rinnegamento di tutto il passato della Chiesa attuato da questi due papi e dai vescovi che li imitano è empietà inconcepibile e una umiliazione insostenibile per coloro che restano cattolici nella fedeltà a venti secoli di professione della stessa fede. «Noi consideriamo, dunque, come nullo tutto ciò che è stato ispirato da questo spirito di rinnegamento: tutte le riforme postconciliari e tutti gli atti di Roma che sono compiuti con questa empietà. Il Vescovo Antonio de Castro Mayer già allora diceva apertamente, come l’ha fatto pubblicamente durante le consacrazioni episcopali di Ecône, testimoniato da molti e dallo stesso P. Schmidberger, che siamo senza papa e che in Vaticano c’è un antipapa.

Infatti, quest’assenza del Pontefice e perciò della possibilità di avere un «Mandato apostolico» era la sola possibile ragione legale per eseguire allora quelle consacrazioni episcopali, come questa di ora. Ma tutte queste gravissime questioni sulla legge della Chiesa sono ora «riequilibrate a dorso di mula» dalla «resistenza» di questi nuovi eroi.

In verità, però, come Mgr Lefebvre, il vescovo in questione ha ereditato un’ossessione compulsiva repressa della visione di una Sede vacante a Roma, perché sarebbe troppo pericoloso dichiarare, se vuole intraprendere tali consacrazione episcopale, conservando un certo pubblico emotivo, che trepida solo a pensare nella realtà della Sede vacante. Almeno Mgr Lefebvre quest’ossessione la confessava dicendo che un giorno avrebbe dovuto decidersi a dichiarare che «le pape n’est pas pape»! Ma questi suoi eredi, niente. Dicono che vogliono seguire la sua linea e escludono questa sua macro preoccupazione, che è proprio quella che giustifica canonicamente le sue imprese. Reazione emotiva? Per dei semplici fedeli forse, ma per sacerdoti cattolici in via di promozioni episcopali? Non è né serio né sicuro per le loro anime. Infatti, è moltissimo più rischioso – di fronte alla Verità – tale oscurità riguardo al problema dell’autorità nella Chiesa, che inganna non solo sé stessi, ma quelli che vorrebbero indottrinare con le loro mezze scienze; sì, è davvero moltissimo più rischioso saltare sulla questione della vera autorità nella Chiesa che dichiarare l’impossibilità per il cattolico di non vedere, e testimoniare che la sua vera Autorità pontificale è assente. Tal evidenza decorre dalla pura costatazione dei fatti ecclesiali più comuni dopo mezzo secolo di spropositate inversioni dottrinali in seguito al Vaticano 2. Come si può non legare ciò all’iniziativa delle consacrazioni episcopali, che perciò devono ricorrere ad arzigogoli e false interpretazioni canoniche per sostenersi. Questo sì è un rischio dei più gravi contro l’unità e la natura divina della Chiesa, come istituita dal Signore. Perciò rischio davanti al Signore che ha insegnato (Giovanni 10) essere l’unica porta di entrata per il recinto delle pecore.

Se ci sono scusanti per tali lacune, queste sarebbero di natura emotiva per dei fedeli, ma semplicemente di presuntuosa renitenza per dei consacrati che non si vogliono rifare umilmente alla Legge della Chiesa e, quindi, al dovere di carità verso la Sposa di Cristo che patisce in mano a dei perfidi occupanti, che ne alterano la santa Dottrina?

Ma vediamo le argomentazioni di mgr Williamson, per niente rinforzate dai sentimenti secondo le descrizioni patriottiche e nautiche (ricordo del Titanic) del nuovo consacrato nel Monastero della Santa Croce a Nuova Friburgo, in Brasile, mgr Jean-Michel Faure.

Questa, avvenuta lo scorso giovedì 19 marzo, Festa di San Giuseppe è così giustificata dal suo impresario episcopale.

  • «La notizia era stata comprensibilmente tenuta riservata fino all’ultimo momento, in modo da evitare, per quanto umanamente possibile, eventuali interferenze indesiderate nella cerimonia o qualsiasi altro problema che potesse nascere in concomitanza con essa. In ogni caso, ora che la consacrazione è avvenuta, mettiamo a disposizione dei fedeli e del mondo intero (!) il cosiddetto “mandato d’emergenza” che è stato letto durante la funzione liturgica. Come molti già sanno, le prime parole del Rito della Consacrazione Episcopale sono quelle della dichiarazione che l’assistente anziano fa al vescovo consacrante:
  • Reverendíssime Pater, póstulat sancta mater Ecclésia cathólica, ut hunc praeséntem Presbyterum ad onus Episcopátus sublevétis
  • “Reverendissimo Padre, nostra santa Madre la Chiesa cattolica, Le chiede di elevare questo qui presente presbitero all’onere dell’Episcopato.”
  • In risposta, il vescovo consacrante chiede se l’assistente ha il “Mandato Apostolico”: Habétis mandátum apostólicum? L’assistente risponde: Habémus – l’abbiamo.
  • Il vescovo consacrante: Legátur – sia letto.
  • Ciò che è stato letto in questa celebrazione di giovedì scorso, in risposta all’invito di Mons. Williamson – e che è servito sia come strumento nel rito liturgico celebrato, sia come pubblica spiegazione della motivazione dell’atto, come previsto dai partecipanti – è quello che segue. I lettori avranno interesse a sapere che i primi paragrafi di questo documento seguono da vicino il linguaggio usato da Mons. Lefebvre il 30 giugno 1988 (che aveva altri poteri).
  • MANDATUM APOSTOLICUM
  • Noi l’abbiamo dalla Chiesa Romana che, fedele alle sante tradizioni ricevute dagli Apostoli, ci comanda di trasmettere fedelmente queste sante tradizioni – e cioè il Deposito della Fede – a tutti gli uomini, in ragione del loro dovere di salvare le loro amine. Ora, per un verso, le autorità della Chiesa Romana, a partire dal concilio Vaticano II e fino ad oggi, sono animate dallo spirito del modernismo, che sovverte profondamente la Santa Tradizione fino a pervertirne la stessa nozione: «non sopporteranno più la sana dottrina, rifiuteranno di dare ascolto alla verità, per volgersi alle favole», come dice San Paolo a Timoteo nella seconda lettera (IV, 3, 5). A che serve chiedere a tali autorità un mandato per consacrare un vescovo che si opporrà interamente ai loro errori così gravi? Per l’altro verso, i pochi cattolici che ne comprendono l’importanza, per avere un tale vescovo, dopo il Vaticano II, potevano sperare che venisse loro dalla Fraternità San Pio X fondata da Mons. Marcel Lefebvre, così come egli consacrò loro nel 1988 quattro vescovi per un primo mandato di supplenza. Purtroppo, però, quando si vede che le autorità di questa Fraternità hanno intrapreso lo stesso cammino modernista, dirigendosi costantemente verso le autorità romane, questa speranza si rivela vana.
  • E allora, questi cattolici credenti, da dove otterranno questi vescovi essenziali per la sopravvivenza della loro vera Fede? In un mondo che ogni giorno di più si accanisce contro Dio e contro la Sua Chiesa, il pericolo sembra tale che non si può più far dipendere questa sopravvivenza da un solo vescovo pienamente antimodernista. È la Santa Chiesa stessa che gli chiede di farsi affiancare da un secondo vescovo: in questo caso il Reverendo Don Jean Michel Faure.
  • Con questa trasmissione del potere episcopale dell’Ordine, non si ha alcuna presunzione di trasmettere o di concedere il potere episcopale di giurisdizione (non può nemmeno insinuare di averla), e quando Dio interverrà per salvare la Sua Chiesa, alla quale non rimane alcuna speranza umana di salvataggio, gli effetti di questa trasmissione e di questo mandato di supplenza (se è contro la legge della Chiesa, che mandato è, concesso da chi?), saranno rimessi senza indugio nelle mani di un Papa di nuovo interamente cattolico.

Il nuovo mgr Faure si fa forte della sua resistenza a vecchi tradimenti politici, più che clericali. Per esempio ha rotto con me perché ero contro l’«indulto-insulto» del 1984. Penso che meriti tutto il rispetto il suo sentimento di sdegno per quello giro di De Gaule riguardo all’Algeria, bensì per quanto avvenuto in Messico; si trattava piuttosto di tradimenti politici. Ma ora si pone il «tradimento» di mgr Fellay in primo piano, mentre poco o niente si accusa dell’inversione causata dai tradimenti degli «anticristi conciliari», da Roncalli a Bergoglio, a monte di questa, perché qui si tratta del tradimento della stessa Religione del Signore!

Come mai tanta foga per le contorsioni della FSSPX e silenzio sulla presenza degli «anticristi in Vaticano»?

Dove la sincerità e fedeltà a Mgr Lefebvre, se il motivo stesso perché il suo Fondatore ha consacrato irregolarmente dei vescovi, – motivo gravissimo perché c’è di mezzo la distruzione delle difese della Chiesa, invasa da «anticristi» – è sminuita al punto di venire eclissata dal «tradimento» interno di «traicionalisti» come Fellay, o in Brasile come un goffo Rifan? Per questi opportunisti mitrati quello che il loro Vescovo Castro Mayer há dichiarato era risultato della sua avanzata età!

Qui che rispetto può meritare un’avversione compulsiva e sragionata verso la vera questione della realtà della Sede vacante occupata da anticristi? Ecco il problema di questi vescovi di terza estrazione, tanto inutili per riparare i guasti fatali nella nave cattolica, condotta contro l’iceberg mostruoso del Vaticano 2, quanto per testimoniare la causa della vera rovina cattolica. Intanto, sostengono le loro boriose e sragionate avversioni proprio verso quelli che accusano, senza debolezze emotive, l’abominevole tradimento di mitrati mascherati, coperti dall’apparenza dell’Agnello (Ap 13).

19 Risposte

  • E’ tanto inutile e scismatica questa ordinazione, come le canonizzazioni forzate da Bergoglio verso Roncalli e Woityla !
    Le argomentazioni sono similari: FALSE !
    Gli uni e l’altro negano la verità e la realtà solo per arrivare a quello che vogliono per esercitare un potere.
    Mons. Williamson aveva taciuto a lungo ma questa sua uscita scismatica e falsificata depongono per una sua riflessione sballata.
    Nonostante l’espulsione dalla fraternità lefebvriana, nonostante il periodo forzato di riflessione, ci si accorge che purtroppo l’ostinazione nel considerare papi quelli che non si dovrebbero considerare tali (con giustificazione immediata di una disobbedienza a loro) segue la linea di Lefebvre che ha iniziato bene finendo male nella ipocrisia e silenzio sulla verità fino ad espellere Guerard des Lauriers per il solo fatto che questo era convinto della sua teoria , UNICA che giustifichi lo “stato di necessità” della chiesa. La confusione nella Chiesa è ENORME !

  • Infatti, la confusione nella Chiesa è ENORME, e generale, come mai vista. Rilevo che anche la tesi di cui era convinto Guerard des Lauriers, del «papa materialiter», non giustifica veramente lo “stato di necessità” della chiesa, per la semplice ragione che riconosce il «potere» del «papa eletto», ma senza autorità! A questo punto la carica era comunque sua, e la soluzione sarebbe soltanto la sua «conversione» umana a fare «il bene della chiesa»! In verità sarebbe richiesta una «inversione religiosa e mentale» poiché i «papi conciliari» sono ordinati al «male della chiesa aggiornata» perché deviati, già in precedenza dalla fede e perciò ineleggibili
    alla Cattedra di Pietro (anche col voto unanime dei cardinali). Il guaio dunque risale a un conclave nullo, perché ha eletto un modernista massone per implementare il piano del ribaltamento della Chiesa cattolica. La «tesi» non ha nessun riferimento legale, anzi deve scartare la Bolla «Cum ex apostolatus» di Papa Paolo IV, per vivacchiare. Ma senza risolvere il vero «stato di necessità» consistente nell’occupazione della Sede da parte di un deviato, che significa la vacanza di un Papa cattolico, a causa di conclavi nulli, perché elettori di modernisti mascherati, che così si sono poi svelati nelle loro opere perverse. Pure mgr Williamson dice e fa quel che vuole, ma non dubita della canonicità di quei «conclavi». Perché? Penso che c’entri un compulsivo spirito di corpo clericale che non vuole dubitare delle loro cerimonie solenni. Ed ecco il guaio: frittate a non finire!

  • lo “stato di neccessità” deve portare all’emersione, anche mediatica, della Chiesa dei Sottoscala, l’unica vera custode e testimone di Nostro Signore Gesù Cristo … come nel periodo vandeano in Francia … bisogna ESISTERE E RESISTERE perché dopo un altro anno di alchimie argentine, prima che il perito chimico se ne torni tra le pampas a “farsi adorare” il tessuto della Chiesa Romana sarà così lacerato da essere impossibile la ricostruzione

  • Non posso sapere perché a Williamson ripugni prendere in considerazione un’ipotesi sedevacantista; quello che so e che mi stupisce assai è che le sue argomentazioni a favore della Sede plena e del suo proprio operato, contrario ad altre argomentazioni definite ingiustamente “emotive” fanno acqua da tutte le parti. Williamson delude con i suoi assurdi ragionamenti che cozzano contro le più elementari regole della logica separando schizofrenicamente nella persona del papa l’essenza dal suo agire, mandando a rotoli secoli di filosofia e teologia secondo cui “agere sequitur esse”. Il tutto con la massima disinvoltura. Temo che il timore delle conseguenze ecclesiali della Sede vacante (che non tocca a lui, comunque, di gestire) ne blocchi pregiudizialmente la presa in considerazione, come del resto anche per la FSSPX una errata nozione di successione apostolica, confusa maldestramente con la succesione petrina, blocchi la considerazione della Sede vacante. Timore, ignoranza, calcolo, interesse, viltà? Chissà?

  • Carissimi, siamo solo delle povere voci nel deserto della confusione. Dove queste povere voci, oltre a tutto, sono voci di laici.
    Giustamente Arai fa notare che la tesi di Cassiciacum (Guerard des Lauriers) considerava un papa materiale ed uno formale…
    Ma allora erano tempi d’inizio, penso io, per cui lo stupore sulla distruzione era talmente forte che si era trovata l’unica giustificazione.
    Ora che il tempo è passato e si sono scoperti cardinali massoni, si comprende come tutto sia stato programmato per eleggere indegni sulla cattedra di Pietro. Uno dopo l’altro sono personaggi inseriti ad arte per la demolizione. Non si sa se consci o meno consci, ma di certo NON cattolici ,ovvero mis-credenti, ovvero indegni del ruolo fornito a loro.
    La tesi di Cassiciacum fu validissima per far comprendere che i dubbi erano legittimi e doverosi per ogni buon cattolico. Ora la realtà ha superato ogni tesi e si è arrivati alla sintesi ovvia, che ogni buon cattolico riconosce con evidenza: la sede è vuota formalmente anche se materialmente si siede un uomo, ma mis-credente ed indegno.

  • La Tesi prende in considerazione anche il (possibile) intervento del Concilio generale imperfetto “per dichiarare che il “papa materialiter’ cessa anche materialmente di occupare la Sede” (don Ricossa, “Sodalitium” n. 56, 2003, pp. 32 e segg.).
    Per quanto riguarda l’eresia, dobbiamo distinguere tra peccato ed errore dottrinale. Riporto (parte) della nota 69) a pg. 42 della rivista citata, in cui viene evidenziata un’affermazione del Card. Albani (1504 – 91) riassunta dal gesuita Bouix (XIX secolo): “Il Papa eretico, se si ravvede prima della sentenza dichiaratoria, recupera per il fatto stesso il Pontificato, senza una nuova elezione da parte dei Cardinali o una qualunque altra solennità giuridica” (in “Tractatus de Papa,” 1869, pp. 546-550).
    La vacanza della Sede non ha valore giuridico, ma è un (necessario) giudizio privato, una constatazione dettata dalla retta fede.
    Riguardo alla Bolla di Paolo IV, “[u]na cosa è sostenere la validità giuridica attuale di un documento; altra cosa è riconoscere il valore dottrinale di un testo magisteriale” (Ibid. 28)
    Infine, quanto alla c.d. “soluzione prudenziale,” ad una più attenta analisi essa risulta “dottrinalmente infondata, intimamente contraddittoria e altamente imprudente” (Ibid. 11).

  • Le tesi di Colombera sono un po’ sofisticate, non alla portata di un semplice fedele. Per quanto ne possa capire, l’affermazione del Card. Albani riguarda l’eresia materiale, in buona fede, che non intacca né prima, né dopo la validità dell’elezione al papato. Ovvio che se il soggetto viene ammonito sulla retta dottrina e vi aderisce rimane papa autentico, diversamente decade. Oggi ci troviamo con un soggetto che è ben consapevole, come da più dichiarazioni, di dire cose nuove e diverse da prima, con la precisa volontà di cambiare la fisionomia della Chiesa (come direbbe il profeta Daniele: cambiare la legge e i tempi), con un palese pensiero liberale che gli è valso l’affiliazione onoraria, liberamente accettata, di membro del Rotary Club di nota derivazione massonica. Data l’alta carica di principe della Chiesa a cui era pervenuto, Bergoglio non poteva non conoscere il piano di distruzione dall’interno della Chiesa che operava da secoli e si stava attuando negli ultimi decenni e a cui era chiamato a collaborare. In quella posizione è oggi chiarissima e contraddittoria (forse ai tempi di Lefèbvre poteva non essere e lasciare aperta qualche speranza) l’impossibilità di ravvedersi. Almeno dal 2013 la Chiesa di Roma ha ampiamente superato il punto di non ritorno. Dunque l’ipotesi del Card. Albani è vana per Bergoglio, che dobbiamo ritenere eretico formalmente con giudizio privato. La questione del Conclave successivo è un’altra cosa e non ci compete.

  • La defezione pubblica dalla Fede cattolica necessita di un determinato, ufficiale riconoscimento giuridico che ‘sorpassa’ le prerogative e le possibilità sia della componente laica della Chiesa che dei chierici ‘fedeli’ alla tradizione. Tale riconoscimento avviene o per notorietà dell’imputabilità o per dichiarazione legale (vedi canone 188 § 4). Non sussistono i requisiti per ritenere l’imputabilità notoria. E il canone 2200 è inapplicabile per le ragioni appena esposte (vedi anche Mons. Sanborn, “De papatu materiali”).
    Infine, teniamo bene a mente: occorre rigorosamente distinguere tra la designazione a un ufficio (ecclesiastico nel ns. caso) e il suo effettivo possesso da parte del soggetto (appunto) designato.
    Per tali motivi la Tesi non mi pare affatto superata ma, ovviamente, il mancato assenso al suo contenuto non implica l’automatica perdita della fede cattolica!

  • Ho appena letto le dichiarazioni, omelie e commenti del Priore di Nuova Friburgo e di Mons. Williamson e mi sono confermato nell’idea che, nonostante alcuni errori di discernimento nel valutare la Sede romana, essi sono persone oneste che agiscono per esclusivo interesse della fede. Molte loro considerazioni sono estremamente interessanti, opportune e, in parte, inedite. Tuttavia appare in loro una eccessiva ritrosia nel non volere giudicare le intenzioni di questo papa in particolare. Se in situazioni normali è verissimo che non si deve giudicare nessuno, perché solo Dio conosce i pensieri e i cuori, in questo caso risulta lampante che è Bergoglio stesso a manifestare apertamente le sue intenzioni. L’eresia, o forse meglio, l’apostasia è formale e solare. Ne dobbiamo prendere atto. Poco importa che un giorno Bergoglio dica male e il giorno dopo dica bene, alternando cose pessime ad altre sublimi (poche): questo non deve ingannarci, perché è tipico dei modernisti, come chiaramente preventivato da san Pio X. Neppure deve impressionarci il suo rigore morale con cui bolla continuamente come ipocriti soprattutto i cattolici, mentre fa il misericordioso con gli altri. Anche questo è tipico di chi vuole prevenire le possibili accuse alla propria condotta. Rovesciando i termini si potrebbe dire di lui: “Accusatio non petita, excusatio manifesta”. Nel frattempo, per intorbidare le acque, si dichiara impossibilitato a esprimere giudizi!
    Ciò premesso, bisognerebbe che qualcuno, ben formato nella filosofia scolastica e nella sana teologia, in cui Williamson ha evidenziato, suo malgrado, sconcertanti lacune, si prendesse la briga di chiarire a questo vescovo i concetti fondamentali del suo distorto ragionamento, con scienza e sapienza, affinché quest’ultima ordinazione e le prossime future non cadano a vuoto, ma si presentino come espressione concreta di una precisa valutazione dello stato della Chiesa in questo momento. Sono convinto che Mons. Lefèbvre, che nel postconcilio poteva avere ancora idee confuse e ingenue speranze, oscillando incoerentemente tra dubbi sedevacantisti e certezze sedepleniste, oggi, di fronte al chiarissimo manifestarsi del senso cristiano della storia verso l'”eschaton” e l’assoluta impossibilità e non volontà di Roma a ritornare sui suoi passi, si pronuncerebbe finalmente sulla Sede vacante. Williamson deve fare ripartire il motore che gli si è inceppato e arrivare alle dovute conclusioni. Oggi gli elementi che allora mancavano sono presenti in numero abbondante. L’aria che tira lascia facilmente presagire che aumenteranno di numero e di gravità, ma dopo sarebbe tardi per provvedere all’istruzione dei fedeli e alla loro salvezza spirituale. Aiutiamo Williamson: ognuno ha i suoi tempi per maturare. Dedichiamogli consiglio, fiducia e preghiera perché lui e il suo consacrato evolvano verso la completa verità.

  • Che «la defezione pubblica dalla Fede cattolica necessita di un determinato, ufficiale riconoscimento giuridico che ‘sorpassa’ le prerogative e le possibilità sia della componente laica della Chiesa che dei chierici ‘fedeli’ alla tradizione», non è quanto risulta dal canone 188 /4, che indica la defezione «ipso facto» senza alcuna dichiarazione. Certo per i fedeli tale riconoscimento può avvenire per notorietà dell’imputabilità o, meglio ancora, per dichiarazione legale del decadimento compiuto dal chierico stesso. Se mons. Sanborn non lo dice in “De papatu materiali” ciò non cambia niente. E qui va bene quanto ricordato da Benedetto: «l’affermazione del Card. Albani riguarda l’eresia materiale, in buona fede, che non intacca né prima, né dopo la validità dell’elezione al papato. Ovvio che se il soggetto viene ammonito sulla retta dottrina e vi aderisce (alla verità dottrinale ricordata) rimane papa autentico, diversamente decade». Il caso del Papa Giovanni XXII insegna, anche contro le intenzioni di quanto scritto da Roberto de Mattei a proposito (si veda per esempio Radio Spada: Papa Giovanni XXII fu davvero eretico? – Sin dal titolo, «Un Papa che cadde nell’eresia Giovanni XXII», sorgono seri dubbi sull’affidabilità teologica dello scritto».

  • E poi, dico io, ai molti (si fa per dire) che cercano di scrutare i segni dei tempi, non fu abbastanza chiara la Madonna alla Salette? Roma perderà la Fede e diventerà la sede dell’anticristo! E cosa aspettiamo ancora!? Che Buddoglio il Misericorde ci beatifichi Lucifero?!!

  • Il canone 188 prevede che TACITAMENTE rinuncia al proprio ufficio colui che PUBBLICAMENTE si allontana dalla Fede, SE LA relativa IMPUTABILITA’ E’ PUBBLICA. Il FATTO della defezione ascrivibile ai ‘papi’ conciliari è pubblicamente noto, ma l’imputabilità non è altrettanto pubblica. Non sussiste quindi ‘tacita rinuncia:’ la defezione non è notoriamente imputabile o dichiarata, venendo meno il ‘riconoscimento giuridico’ necessario.
    In altri termini, in presenza di notorietà o documento legale (stilato dall’autorità competente), la ‘dichiarazione’ (di vacanza) del 188 non è più essenziale.
    E ancora, la corretta interpretazione del canone implica che la vacanza d’ufficio non richiede dichiarazione SE la defezione imputabile è notoria o accompagnata da atto legale.

  • Non nego la validità delle interpretazioni da molti addotte sul famoso canone 188, tuttavia faccio notare come il continuo ricorso a canoni, bolle e quant’altro materiale giuridico, anziché chiudere univocamente le questioni dibattute, le dilata oltre misura, dando origine a controdibattiti estenuanti senza vincitori indiscussi. Consiglierei di dimenticare per un attimo i problemi inerenti il magistero e lo status papale per concentrarsi su qualcosa di più semplice, basilare, essenziale: la professione di fede di un comune battezzato cattolico. Se la professione non è integra consapevolmente, ma formalmente eretica, o addirittura negata con l’apostasia, il battezzato è semplicemente fuori dalla comunione ecclesiale senza bisogno di tribunali che ratifichino ciò che è di pubblico dominio. Se poi il battezzato fosse un ecclesiastico di qualsiasi grado, naturalmente perderebbe il diritto e il dovere di ricoprire qualsiasi carica della Chiesa, di cui non sarebbe più nemmeno membro… Elementare, no? Semplice e chiaro.

  • Di nuovo mi sembra che sia Benedetto il più arguto. Infatti, il canone in questione parla di defezione pubblica e il tacito sta per implicito. Ad ogni modo serve perché si conosca il fatto e non per oscurarlo nel fondo delle coscienze.

  • Ricordo che l’eresia, per essere considerata ‘formale,’ abbisogna della pertinacia della volonta’ che, a propria volta, va provata secondo riconosciuta prassi. L’eresia ‘materiale’ non e’ basta per l’incontrovertibile certezza richiesta dalla “formalita’.” E ancora, distinguiamo tra dottrina e delitto in relazione all’eresia.
    I ‘papi’ conciliari supportano abitualmente, insegnandole, dottrine eretiche, ma conservano la facolta’ di designazione senza detenere alcun potere di confezionare e promulgare leggi.

  • Forse non sono stato chiaro, o non sono stato letto abbastanza attentamente: l’eresia è formale (non significa formalizzata!!!) e non solo materiale, con tanto di pertinacia non solo sul piano privato, ma anche quello decisionale. Basta fare bene attenzione a gesti e parole.

  • Buona Domenica delle Palme a tutti gli amici. Quello che io voglio ricordare è che il Codice e tutto il Magistero è per la Fede e non possono essere interpretati in senso contrario ad essa. Nel caso dell’eresia, sono strumenti affinché chi le «supporta» non possa toccare la fede dei cattolici. Di modo che i «papi conciliari» che supportano abitualmente, insegnandole, dottrine eretiche, hanno perso ogni carica poiché il potere di queste è per la fede e non il contrario. Non dice altro la Legge della Chiesa citata, per cui il chierico che incorre nel delitto di mettere un giudizio proprio sopra quello divino evade dalle sue funzione. La definizione di tale delitto si fonda nel Diritto divino poiché San Paolo insegna che l’eretico è condannato dal proprio giudizio – proprio juditio – (Tt 3, 9-10). È quanto ripete il Canone 188, 4: «Ob tacitam renuntiationem ab ipso iure admissam quaelibet officia vacant ipso facto et sine ulla declaratione, si clericus: 4 – A fide catholica publice defecerit. Tale canone imputa la perdita del potere di giurisdizione al peccato di eresia visto come una rinuncia tacita alla carica, poiché la persona si è distaccata dalla confessione di fede della Chiesa. Nel Canone 188, 4 è specificato: qualsiasi carica si rende vacante per “defezione pubblica nella Fede”, ipso facto e ipso jure, “senza nessun’altra dichiarazione. È questione fissata dalla Legge della Chiesa, per ogni virgola della quale, come diceva il Cardinale Billot, era disposto a morire. Nel caso presente, spetta alla fede di ciascuno riconoscere, per distaccarsi: «Liceità delle persone subordinate di recedere impunemente dalle deviazione alle autorità deviate dalla Fede. E sia lecito a tutte ed a ciascuna delle persone subordinate a coloro che siano stati in tal modo promossi o elevati, ove non abbiano precedentemente deviato dalla Fede ne siano state eretiche e non siano incorse in uno scisma o questo abbiano provocato o commesso, e tanto ai chierici secolari e regolari così come ai laici (quam etiam laicis)… sia lecito (liceat) ritenersi in qualsiasi tempo ed impunemente liberati dalle devozione (ab ipsorum obedientia et devotione, impune quandocumche cedere) verso quelli in tal modo promossi ed elevati, evitandoli (evitare eos) quali maghi, pagani , pubblicani ed eresiarchi, fermo tuttavia da parte di queste medesime persone sottoposte, l’obbligo di fedeltà e di obbedienza a prestare ai futuri Vescovi, Arcivescovi, Patriarchi, Primati, Cardinali e Romano Pontefice canonicamente subentranti (ai deviati anche a gesti e parole).

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