Pistoia e Bologna, niente benedizione pasquale a scuola per rispettare le altre religioni

Segnalazione Quelsi

by Alessandra Boga

Sasiloembra impossibile che ci siano così tanti casi di multiculturalismo nel nostro Paese, casi in cui si mette da parte la religione cattolica per falso rispetto delle religioni altrui. E’ successo ancora, questa volta Casalguidi, piccola frazione di Serravalle Pistoiese (Pistoia): il parroco, don Renzo Aiardi, da tre anni lamenta che il consiglio scolastico non gli permette di impartire la benedizione pasquale nella scuola del posto, la “Enrico Fermi”. La dirigente scolastica Lucia Maffei ha spiegato che questa decisione fu presa “per far fronte alle richieste di un gruppo di genitori”.

Una decina di giorni fa è avvenuto un caso analogo a Bologna, dove alcuni genitori ed insegnanti hanno fatto ricorso al Tar per chiedere la sospensione della delibera di un consiglio di istituto che consentiva a tre parroci a benedire altrettanti complessi scolastici per la Pasqua: la benedizione pasquale “non è attività didattica o culturale e dunque non è classificabile tra le attività scolastiche e neppure extrascolastiche”, era la motivazione.

Tuttavia le regole sono diverse: una circolare del ministero dell’Istruzione del 1992 prevede che “il consiglio di circolo o di istituto possa deliberare di far rientrare la partecipazione a riti e cerimonie religiose tra le manifestazioni o attività extrascolastiche previste”, compresa quindi una benedizione pasquale. In base al principio dell’autonomia scolastica l’ultima parola spetta agli organi collegiali che autorizzano o vietano “ispirandosi sempre al criterio di opportunità, dando particolare rilievo alla sensibilità e al coinvolgimento delle componenti scolastiche”; inoltre esiste il decreto legislativo 297 del ‘94 che al comma 2 dice: “Si provvede a che l’insegnamento religioso e ogni eventuale pratica religiosa, nelle classi in cui sono presenti alunni che hanno dichiarato di non avvalersene, non abbiano luogo in occasione dell’insegnamento di altre materie, né secondo orari che abbiano per i detti alunni effetti comunque discriminanti”. Non è che per caso il problema sia diverso rispetto al fatto che la benedizione pasquale non sia “attività didattica o culturale e dunque non è classificabile tra le attività scolastiche e neppure extrascolastiche”? E certamente non si tratta di rispetto delle altre religioni, ma semmai di timore.

Alessandra Boga | marzo 18, 2015 alle 1:27 pm | Categorie: Cultura e Informazione | URL:http://wp.me/p3RTK9-7Hx

 

Una Risposta

  • Ovvio, è per questo che hanno pianificato ed organizzato l’immigrazione in Italia.

    Quando gli fa comodo si dimenticano perfino di essere “democratici”. La democrazia infatti dovrebbe consistere nel rispetto della volontà della maggioranza e non della minoranza – che per giunta ci è stata imposta di recente e senza che nessuno l’abbia minimamente voluta. Se gli conviene hanno la scusa di dover “tutelare” le minoranze. Ma neanche sempre. Infatti una minoranza di italiani non voleva trovarsi davanti l’essere uomo-donna-barbuto di sanremo, ma in quel caso… nessuna tutela per le minoranze! Giustamente il sacro fa male e si vieta, ma il suo contrario no, anzi va trasmesso a reti unificate!

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