SOVVERSIONE DELLA MISERICORDIA DIVINA con «misericordie conciliari»

L’EDITORIALE DEL VENERDI di Arai Daniele

Misericordia de Jesus

 Mentre iniziavo a scrivere quest’articolo, mi è arrivato da un amico, sullo stesso argomento, lo scritto di Roberto Dal Bosco su FdF: «Il Giubileo di Mao Tse-Tung».

Come sempre eloquente e interessante il prolifico scrittore tocca diversi punti essenziali, che non si può non condividere, ma allo stesso tempo, ripete quelle tergiversazioni per cui ho smesso di collaborare con l’Editrice di Fabio de Fina. E cioè, cade, come altri autori interessanti nel gioco di paragonare Bergoglio a qualche «gigante» precedente nel «governo conciliare».

Questa volta il grande, insuperabile gran «monarca papale», dato come esempio per dimostrare la devianza del capo argentino è Giovanni Paolo 2º, con i suoi diversi «giubilei» e le magnifiche «marce della gioventù», indette nel suo tempo.

Poiché a guidare i nostri scritti c’è prima di tutto la preoccupazione cattolica di difesa dottrinale, che evita le apparenze politiche e mondane, devo rilevare che nel paragone col Giubileo di Mao Tse-Tung e la «rivoluzione culturale» Wojtyla c’entra tanto quanto l’attuale Bis, anche nei dettagli citati da Dal Bosco. Penso che il nostro non ha mai letto, per esempio le descrizioni dei viaggi di Giovanni Paolo, col titolo «Quanta vergogna», di don Putti sul suo «Sì sì no no», documentando le figuracce antipapali di questo «papa conciliare», che il 10 maggio in Tailandia, visitò «Sua Santità» Vasana Tera, supremo patriarca del buddismo descritto nel reportage di Il Tempo (11 maggio): … seduto sulle ginocchia in posizione meditabonda, detta dell’illuminazione, fedele immagine del Buddha d’oro che aveva alle spalle. La figura immobile… non si è mossa né espresso il minimo sorriso vedendo entrare il suo collega vestito di bianco. Il clamore della visita non ha scalfito minimamente tale ‘nirvana’ di una pace ultraterrena… “Giovanni Paolo ha dovuto levarsi Le scarpe per entrare in tale tempio regale… mentre il supremo patriarca non lo degnava nemmeno di uno sguardo, neanche quando il pontefice romano s’è chinato di fronte al bonzo (e al Buddha alle sue spalle) per dopo sedersi su una sedia posta davanti a lui, ma a un livello ben sotto a dove era quella massima autorità buddista.” Non fu dunque precursore dell’«umiltà bergogliosa», implorante benedizioni di protestanti e altri? Ma il problema grave è lo stesso dei predecessori e in speciale di Paolo 6º, regalando, come se fosse suo, il Triregno pontificale, simbolo della triplice autorità di Nostro Signore. Bergoglio non ha sottomesso forse, in una lunga lettera di risposta a Eugenio Scalfari, la Dottrina cattolica al parere della laicità di questo fondatore del quotidiano «La Repubblica». Infatti, in questa lettera afferma che “anche chi non crede sarà perdonato da Dio… “Innanzi tutto, mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. Premesso che – ed è la cosa fondamentale – la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire a essa, infatti, significa decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire’ (http://www.repubblica.it/cultura/2013/09/11/news/sintesi_lettera_bergoglio-66283390/?ref=HREA-1).

Ma Karol Wojtyla non è stato quello ha mettere questa «redenzione universale», una «misericordia a 360º, “che si creda o no”, come dottrina della chiesa conciliare, quella della «Gaudium et Spes» e dei «cristiani anonimi»?

Quanto affermato da Bergoglio è delirante eresia, in quanto il Signore ha insegnato chiaramente che per coloro che non credono nel Vangelo della Sua morte espiatoria e della Resurrezione c’è l’eterna condanna di Dio. Ma in che cosa essa diverge dal wojtylapensiero?

 

La Misericordia divina è quella per cui Gesù Cristo ha sparso il Suo sangue ed è morto sulla croce per la remissione dei nostri peccati, secondo disse ai Suoi offrendo il calice la notte in cui fu tradito: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per la remissione dei peccati” (Mt 26:28). Chi rifiuta di credere nella Sua morte espiatoria e Resurrezione, come può ottenere la remissione dei suoi peccati nel disprezzo del Santo Sacrificio della «Misericordia divina»?

Ciò non è al centro della predicazione di tutti i Papi cattolici, che per confermare questa Fede hanno ricevuto il supremo potere apostolico? Che non vi sia illusione, gli increduli nella bimillenaria predicazione cristiana hanno, sia la mente sia la coscienza contaminate, come dice San Paolo: “tanto la mente che la coscienza loro son contaminate” (Tito 1:15), e quindi sono sulla via della perdizione, come dice Paolo ai santi di Corinto: “E se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che son sulla via della perdizione, per gl’increduli, dei quali l’iddio di questo secolo ha accecato le menti, affinché la luce dell’evangelo della gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio, non risplenda loro” (II Cr 4, 3-4).

Cosa direbbe un Papa a Scalfari, che pubblicizza la risposta come affermazione personale della sua miscredenza, se non: “- Mi rivolgo a voi increduli: ravvedetevi e credete nel Vangelo di Gesù Cristo, morto per i nostri peccati e risorto per applicare la Sua infinita Misericordia per la nostra giustificazione nella Fede.”

Il Giubileo della misericordia secondo Mao Tse-Tung

Un repentino annuncio dell’anno santo della Misericordia dal prossimo 8 dicembre, appena diffuso, sembra a molti qualcosa legata alle difficoltà delle falsità bergogliane di attecchire nell’ultimo «sinodo conciliare», fatto che minaccia giustamente ripetersi nel prossimo a giugno- Perciò serve qualcosa che vada oltre, per giustificare le chiamate telefoniche all’amica argentina, autorizzandola anche se è una divorziata risposata.

Sarà vero che questo Grande Giubileo non ha niente da spartire con quello del 2000, Modello Wojtyla? Dice Dal Bosco: «Il nemico era vinto. Giovanni Paolo II già lasciava intendere quale potesse divenire il prossimo nemico da abbattere, che dalla Centesimus Annus (uscita il primo maggio di quel fatidico 1991) parve chiaro: il liberismo capitalista, il moderno mistero d’iniquità.» Pare che si voglia far dimenticare che Wojtyla, poteva non fare «mistero del suo odio per il liberismo selvaggio che minacciava di inghiottire tutto l’Europa dell’Est – compresa l’amata patria polacca – dopo la caduta del muro. Forte della vittoria sul Male sovietico, e forte della massa totale che accorse ai suoi piedi al Giubileo del 2000, Woytila poté tuonare – unico al mondo, praticamente – contro l’invasione dell’Iraq del 2003». Sì, c’è del vero nella seconda parte, ma no nella prima sul comunismo.

Infatti, mentre per questo ci voleva la spallata terminale di un Pontefice, Wojtyla aiutò il suo inserimento in forma di un comunismo partitico, anche nella sua amata Polonia, poiché accolse la glasnost e la perestrojka.

Il 30 giugno 1988, Giovanni Paolo 2º, che opera per “fare della Chiesa sacramento di unità sinfonica di molteplici forme di pienezza”, invita la grande comunione universale di tutte le religioni e credenze, modello Assisi. «Scomunicò» allora l’indignato Arcivescovo Lefebvre, che con i suoi seguaci ancora lo riconosceva come papa.

Lo stesso giorno Giovanni Paolo in Vaticano riceve un gruppo di giornalisti sovietici, e dice: “Sicuramente c’è un clima di perestroika che seguiamo con interesse. Questa democratizzazione, questa maggiore partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale, non solo soddisfa le aspettative dell’Occidente … ma corrisponde anche alla dottrina sociale della Chiesa.”

Ora, il leader sovietico Gorbaciov, padre della perestroika attuale, dice: “La nostra ispirazione viene da Lenin. Sono le idee di Lenin che alimentano la nostra filosofia di relazioni internazionali e il nuovo modo di pensare”. Che cosa hanno a che fare queste idee tenebrose con la luce cristiana? Di Cristo con Belial? Qualcuno può credere che nella nuova dialettica del regime sovietico, quello leninista della perestroika, si trovava la conversione della Russia di cui Maria ha chiesto la consacrazione?

Tutto in linea con il Vaticano 2, dell’apertura alla massoneria, all’ebraismo, al protestantesimo, alla democratizzazioni della religioni. O sarà che ad Assisi si voleva imporre ai cattolici pure le idee religiose di salvezza popolare di Lenin come dottrina sociale della Chiesa? Andate a domandarlo a Putin perché è cambiato, lasciando per strada pure le idee di Gorbaciov, che invece tanto piace all’occidente del «prossimo nemico da abbattere, che dalla Centesimus Annus (uscita il primo maggio di quel fatidico 1991) parve chiaro: il liberismo capitalista, il moderno mistero d’iniquità»… del liberismo selvaggio che minacciava di inghiottire tutto, l’Europa dell’Est – compresa l’amata patria polacca – dopo la caduta del muro!

Minacciava? Ora non più perché la domina, anche grazie alla coppia Gorbi-Wojtyla e le loro perestroike e giubilei che riuniscono moltitudini, pure di selvaggi col telefonino. Un po’ è per le loro libertà e ribellioni che Bergoglio, a neanche due anni dalla sua elezione ha voluto il prossimo «Giubileo della Misericordia». Se non è come quello di Wojtyla, «Giubileo della Redenzione» del 1983, quando il comunismo era soltanto più esplicito e minacciante di distruzioni, non solo spirituali, questo nuovo giubileo, che si sappia, non è indetto per condannare neanche la persecuzione jihadista dei cristiani.

Infatti, come dice Dal Bosco, «non è il Giubileo straordinario dell’83 ad essere negli occhi di Bergoglio. È il Giubileo del 2000, con le sue folle oceaniche. … i milioni di ragazzi accorsi per il Papa» o la marea umana dei papaboys come quello di Copacabana a Rio, a essere mirato per – con la forza delle folle – indurre vescovi e fedeli ad accettare una nuova versione di «misericordia dal segno umano», conciliare, ecumenistica!

Lo si capisce dal dialogo sopra con Scalfari e dal discorso modello Stalin , tenuto da Bergoglio alla fine dell’ultimo «sinodo», secondo Maurizio Blondet: «colpisci a destra e a sinistra, alla fine il potere rimane a te».

Ma Dal Bosco, «più che al dittatore georgiano, pensa questo prossimo Giubileo come mossa più simile alla psicologia di un altro modello assoluto che pare soffiare sulla nuova Barca di Pietro. Penso, appunto, al «Grande Timoniere». Qui ci sorprende lui con la sua lettura del cinese, che fa capire che poteva magari leggere il «libro rosso di Mao» (che tradotto in italiano ho avuto in un viaggio a Mogadiscio), nell’originale!

Perciò devo cedere a lui la parola sulla Rivoluzione Culturale in Cina, «che non fu «culturale», e forse nemmeno fu una rivoluzione. Fu un atto politico, una manovra di palazzo che costò milioni di vite umane. Una manovra, anche lì, che scaturiva da un fallimento.» Allora ci ricorda un esito storico; «Sulla mistica isterica della Rivoluzione Culturale ha scritto pagine molto dense lo psichiatra americano Robert Jay Lifton, che nel libro Revolutionary Immortality ha studiato la trasformazione del Presidente Mao in idolo assoluto, oggetto metafisico, concetto religioso che permea tutta la società e rende possibili le più infime nefandezze. Nella sua negromanzia politica, Mao aveva compreso che per scatenare i demoni del popolo, e riacquistare il potere in un balzo di consenso super-legittimante, doveva procedere affinché si attivasse non un culto della personalità, ma l’idolatria di se stesso. Chi ha presente la produzione grafica del periodo sa di cosa parlo. Mao è qualcosa di più che umano, è un dio, è il Sole stesso della Rivoluzione. Non diversamente, Bergoglio con questo Giubileo di popolo potrà spingere la sua papolatria ancora più in là, ricevendo materialmente a Roma milioni di pellegrini che rispondono al suo comando. Qualsiasi sia il risultato del Sinodo, che importa? Il Giubileo della Misericordia potrà fare le aperture che vuole.

 

Insomma: La Rivoluzione Culturale bergogliesca sarebbe continuata a tutta forza. Tanto lui è già ampiamente assecondato dal nuovo clero conciliare, che morde il freno per finirla con la vecchia Chiesa, della Misericordia divina, che non esclude l’esistenza dell’Inferno, né il ricordo accorato all’aiuto di Fatima! E Roberto Dal Bosco conclude con quella questione che mi aveva avvicinato al sito di Blondet: «Senza il katechon, non credo ci sia per noi una prospettiva molto diversa: eutanasia per i vecchi, aborti e fecondazioni in vitro, indottrinamento gender dalle scuole elementari. E la Chiesa, impegnata nei suoi bagni di folla idioti, zitta davanti al massacro dei suoi figli. Per «cultura» e per calcolo politico, e per materiale spargimento di sangue annesso, questo sarà il Giubileo di Mao Tse-Tung. La Grande Rivoluzione Culturale del Concilio è compiuta».

Quando chiude, però, pregando «che il Signore abbia pietà di noi», sento di dover aggiungere: Per confermare la Misericordia del Signore avevamo una Chiesa Cattolica Apostolica e Romana, nata dal Suo Sangue e nella quale Lui è rappresentato, mai però da personaggi invasati dalle libertà conciliari, che sono implicita rinuncia alla Fede che vincola ai Comandamenti divini e non ai libri rossi del Vaticano 2.

A questa purga, che inizia, almeno con una testimonianza «in coscienza», sono chiamati tutti i figli della vera Chiesa. Fintanto, però, che si accetta in essa il reale e più nefasto «mistero d’iniquità», che è la presenza di «anticristi in Vaticano», presi come veri Vicari di Cristo, non può esserci speranza di sanare lo scempio con la Misericordia secondo la Volontà di Dio, perché a capo della Sua Chiesa, il Padre vuole riconosciuto solo un testimone dell’integra e pura Sua Fede divina, per cui Suo Figlio si è sacrificato.

 

 

 

2 Risposte

  • “Nel giorno fissato, Erode, vestito degli abiti regali e assiso sul suo trono, tenne loro un discorso. Mentre il popolo andava gridando: – E’ la voce di un dio e non di un uomo!- Nel medesimo istante un Angelo del Signore lo colpì perché non aveva dato gloria a Dio. . .” (Atti, 12,21/23). Credo che questo rimando calzi bene alla scenografìa del giubileo che Bergolgio ha, per sé, messo in piedi.

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