Che fine ha fatto il tesoro di Dongo?

Segnalazione Quelsi

TESORO DI DONGO

by Mario Bocchio

Si avvicina il 25 aprile e una delle pagine più dense di mistero rimane quella legata all’oro di Dongo. Che fine ha fatto? Gli interrogativi, come le onde del mare, si sono sempre franti contro la scogliera ruvida del Partito comunista italiano. Cosa è successo 70 anni fa? I più furbi tra i partigiani, intanto, cominciarono a razziare le auto della famosa colonna rimaste incustodite. Ad un certo punto, davanti ai loro occhi allibiti, saltarono fuori le sei famose valigie. Per evitare un saccheggio di più ampie proporzioni, il capo di stato maggiore della 52ª Brigata Garibaldi, capitano “Neri” ordinò di portarle nel municipio di Dongo, dove la partigiana Giuseppina Tuissi, nome di battaglia “Gianna”, fece l’inventario di tutto quel ben di Dio. La “Gianna” era anche la donna del capitano “Neri”.

Sulla destinazione da dare al tesoro scoppiò ben presto una lite furibonda. Il segretario del Partito comunista clandestino di Como, Dante Gorreri, sostenne che quei beni appartenevano al Partito comunista. Il capitano “Neri” si disse invece convinto che quei beni appartenessero allo Stato italiano e che pertanto andassero riconsegnati alla Banca d’Italia. Nel tardo pomeriggio del 28 aprile il tesoro venne trasportato nella villa delle sorelle Teresa e Luisa Venini, a Dòmaso. All’alba del 29, poco dopo le quattro, un gruppo di partigiani bussò alla porta della villa. Avevano in mano un foglio con il timbro del Partito comunista di Como. Caricarono tutto su un’auto e sparirono. Dove è finito il tesoro di Dongo? Il 17 gennaio 1949, la rivista americana Life pubblicò un’inchiesta del giornalista John Kobler dal titolo: “The great Dongo’s robbery”. Kobler era uno che di tesori e manipolazioni se ne intendeva: aveva fatto parte infatti del’Oss, il servizio segreto statunitense durante la campagna d’Italia. La sua tesi è che il tesoro sia finito nelle casse del Pci e utilizzato per sostenere le due campagne elettorali del 1946 e del 1948, per acquistare il palazzo di via delle Botteghe Oscure e per finanziare le forze militari clandestine e l’apparato di sezioni e cellule in tutta Italia.

Anni dopo Massimo Caprara, segretario di Palmiro Togliatti, testimoniò che quei beni razziati sulla strada tra Musso e Dongo erano finiti nelle casse del Partito comunista. Da dove poi un esperto avvocato provvide a riciclare tutto in Svizzera. Lo stesso avvocato che, ogni quindici giorni, si recava a Roma, a Botteghe Oscure. “Si fermava a chiacchierare con me in attesa che Togliatti fosse libero”, ricorda Caprara. “A ogni visita compiva una singolare triangolazione che non poteva non incuriosirmi: dopo essere stato da noi al secondo piano, saliva al terzo dall’amministrazione e poi al quarto da Pietro Secchia. Fu quello stesso avvocato un giorno, a pranzo, a spiegarmi l’arcano: lui si stava occupando di riciclare il bottino di Dongo, trasformandolo in depositi e titoli presso alcune banche svizzere, poi riutilizzabili in Italia”. Il tesoro di Dongo presenta somiglianze agghiaccianti col Memoriale Moro. Chiunque si sia avvicinato, ha pagato con la vita. Luigi Canali, il capitano “Neri”, scomparve l’8 maggio 1945. Il suo cadavere non venne mai più ritrovato.

Il 23 giugno 1945, mentre cercava disperatamente notizie del suo uomo, scomparve Giuseppina Tuissi. Alle dieci di sera, due fidanzati videro una moto rossa con due uomini e una donna fermarsi al Pizzo di Cernobbio e scendere verso il lago. Poi sentirono un urlo e uno sparo. La moto ripartì. Sul posto venne trovato un giornale sporco di sangue e budella umane. “Gianna” era stata sventrata e gettata nel lago. Il 4 luglio, tra Acquasena e Santa Maria Rezzonico, riaffiorò il cadavere di Anna Bianchi, amica della “Gianna” e sua confidente, colpita con due pallottole alla nuca e gettata ancora viva nel lago.

Il 6 luglio scomparve Michele Bianchi, il padre di Anna. Il cadavere riaffiorò il 12 luglio con due pallottole alla nuca. Il 26 ottobre 1945 venne pugnalato a morte in una strada alla periferia di Como Gaetano Melker, cittadino svizzero. Era stato lui che aveva trasportato il tesoro di Dongo dalla federazione del Partito comunista di Como alla federazione del Pci di Milano. Inutile sottolineare che Luigi Gatti, l’uomo che guidava l’Alfa Romeo rossa e Mario Nudi, l’uomo che sedeva al suo fianco furono tra i quindici fucilati a Dongo.

Mario Bocchio | aprile 16, 2015 alle 8:13 pm | Etichette: dongoorotesoro | Categorie: Cultura e Informazione | URL: http://wp.me/p3RTK9-8IS

 

 

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