Dopo la sentenza di Strasburgo: je suis istrian

Segnalazione Quelsi

ISTRIAN

by Mario Bocchio

Non può che esserci sgomento e disgusto per la grande ingiustizia: la Corte di Strasburgo ha infatti rigettato i ricorsi degli esuli istriani sui beni espropriati da Tito. Secondo il segretario generale del Ctim (Comitato tricolore per gli italiani nel mondo), il noto esponente della destra triestina Roberto Menia (soprattutto a lui, in qualità di deputato dell’allora Alleanza Nazionale si deve la legge che istituisce il Giorno del Ricordo), “la sentenza della Corte di Strasburgo che nega, senza motivazioni, il diritto degli esuli istriani, fiumani e dalmati alla restituzione dei beni espropriati dalla Jugoslavia comunista è una vergogna di proporzioni bibliche ma anche il segno di quale sia il senso della giustizia di un’Europa di banchieri e mercanti che vuol seppellire il passato per non crearsi problemi”.

Il ricorso era stato presentato un anno fa, dopo la sentenza negativa della Corte di Cassazione sugli ulteriori indennizzi agli esuli per gli espropri patiti alla fine della Seconda guerra mondiale, è stato rigettato senza motivazioni. Era l’ultimo grado di appello. “Un esito infausto”, come ha dichiarato a Il Piccolo di Trieste l’avvocato Gian Paolo Sardos Alberini, che, dieci anni fa, insieme ad altri colleghi avvocati (tra cui l’avvocato De Pierro del New Jersey), aveva intrapreso la battaglia per chiedere giustizia a favore di quei cittadini italiani (istriani, giuliani e dalmati) “che, dal 1947 in poi, per fuggire dalle angherie del regime di Tito, hanno dovuto abbandonare i propri averi e le proprie terre”.

Il lungo procedimento giudiziario è arrivato così al capolinea. E ora non resa che l’amarezza di una sconfitta. Il nome della relatrice della Corte di Strasburgo dice tutto: Mirjana Lazarova Trajkovska, macedone (ex Jugoslavia). Una pietra tombale sul ricorso degli esuli: «La decisione della Corte è definitiva e non può essere oggetto di ricorsi davanti alla Corte, compresa la Grande Camera, o altri organi» scrive lapidaria nella lettera la referendaria Elena D’Amico.

Nel 1975 il trattato di Osimo, fissando definitivamente il confine orientale alla linea su cui si attesta ancor oggi, stabilì il pagamento di un indennizzo all’Italia a compensazione di quanto perso: si parlò allora di 110 milioni di dollari, versati poi effettivamente per poco più di un decimo del totale. “Tutti se ne lavano le mani. Questa è la dimostrazione che non è l’Europa dei popoli – commenta il direttore dell’Irci (Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata) di Trieste Piero Delbello -. Queste è l’Europa degli affari e dei banchieri. E da questa non mi posso aspettare nessuna tutela dei popoli. La sentenza di Strasburgo è inaccettabile. Ma nessuno in tutta questa vicenda può davvero dirsi davvero innocente. A partire dallo Stato italiano che è stato il primo a lavarsi le mani”.

Per Renzo Codarin, presidente dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, a questo punto “la strada da percorrere è solo quella politica cercando di convincere gli Stati coinvolti a riconoscere i torti degli esuli. Il fatto che la Croazia sia entrata in Europa apre uno spiraglio importante per la trattativa. Un realismo politico forse aiuta di più a ottenere risultati”.

Mario Bocchio | aprile 9, 2015 alle 1:18 pm | Etichette: esuli istrianiistriastrasburgo | Categorie: Attualità | URL: http://wp.me/p3RTK9-8uI

 

Una Risposta

  • Non rimarrei stupefatto se in un futuro in cui la Croazia entrasse, fossero proprio i croati a dirimere la questione….Infatti so che giovani croati hanno collaborato a fare verità sulle stagi di infoibati italiani.
    Di tutto ci si può aspettare, ma nulla da una nazione che accetta vie intitolate ad un essere chiamato Palmiro Togliatti.

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