I Khmer rossi, uno dei più tremendi regimi comunisti

KHMER ROSSI

Quando il comunismo ha scritto una delle pagine più tremende della storia. Esattamente quarant’anni fa i Khmer rossi presero il potere in Cambogia dando vita ad uno dei regimi più sanguinari della storia. Pol Pot e Nuon Chea sono i leader diventati famosi per la loro politica sanguinaria. Rimasti al comando per quattro anni, furono rovesciati dall’invasione vietnamita. Si calcola che circa un milione e settecentomila cambogiani abbiano perso la vita sotto il regime comunista per fame, torture e assassinii di massa.

Pol Pot è morto impunito. I Khmer rossi entrarono a Phnom Penh il 17 aprile 1975 dopo aver cacciato l’esercito di Lon Nol, sostenuto dagli americani. Ispirati da una folle utopia di comunismo agrario, evacuarono le città costringendo gli abitanti a riconvertirsi in contadini in campi di lavoro forzati. Esecuzioni, torture, fame e stenti erano all’ordine del giorno. I “borghesi”, spesso definiti tali solo perchè portavano gli occhiali o avevano un minimo di istruzione, venivano particolarmente presi di mira. L’inferno in cui era precipitata la Cambogia si concluse con l’arrivo delle truppe vietnamite che scacciarono i Khmer rossi nel dicembre 1979. Il successivo ritrovamento di fosse comuni, con migliaia di morti, fra cui anche bambini, dimostrò al mondo l’orrore del regime guidato da Pol Pot, “il fratello numero uno”.

Nel 2010 un tribunale ad hoc, sostenuto dall’Onu, ha aperto il processo contro Kaing Guek Eav, alias Duch, il capo del centro di tortura di Tuol Sleng, ora trasformato in un museo degli orrori del passato regime. Duch è stato condannato all’ergastolo per la morte di 15mila persone. Stessa condanna è stata inflitta l’anno scorso al numero due dei Khmer rossi, l’88enne Nuon Chea, e all’ex capo di Stato, l’83enne Khieu Samphan. In marzo sono stati incriminati altri ex membri del regime, malgrado l’attuale primo ministro Hun Sen sia contrario alla prosecuzione dei processi, che ritiene troppo divisivi per la società cambogiana. Ex esponente dei Khmer rossi, Hun Sen passò poi dalla parte dei filo vietnamiti ed entrò a Phnom Penh assieme alle truppe di Hanoi.

L’opposizione cambogiana ha voluto ricordare con una cerimonia buddista il tragico anniversario. Uomini, donne e bambini si sono riuniti al sito di Choeung Ek, uno dei “killing fileds”, luoghi delle esecuzioni di massa del deposto regime, per ricordare le vittime di questo regime comunista. Alla cerimonia hanno partecipato alcune migliaia di persone che hanno bruciato incenso e salmodiato preghiere assieme ai monaci attorno ad uno “stupa” buddista che contiene i teschi di migliaia di vittime. Il partito di Salvataggio nazionale cambogiano (Cnrp) di Sam Rainsy preme per nuovi processi contro gli ex leader dei Khmer rossi. “Il nostro obiettivo e di ‘non dimenticare’, ma anche di imparare a perdonare – ha dichiarato la deputata Mu Sochua, i cui genitori furono uccisi dai Khmer rossi -. La cosa più difficile da perdonare è che era tutto pianificato, è stato un genocidio. Dobbiamo imparare a convivere con tutto questo, il che significa insegnare la non violenza e dire la verità”.

Mario Bocchio | aprile 19, 2015 alle 3:27 pm | Etichette: cambogiacomunismokhmer rossi,Nuon Cheapol potregimi | Categorie: Cultura e Informazione | URL: http://wp.me/p3RTK9-8Nb

 

 

Una Risposta

  • Il film “urla del silenzio” fece scalpore a suo tempo ma fu prontamente espulso dalle sale italiane perchè troppo anticomunista ! Il libro “tornata dall’inferno” di Claire Ly espone chiaramente ogni tortura e sterminio adottati da Pol Pot e seguaci che fecero polpette di 1/3 della popolazione. Pol Pot fu studente alla Sorbona di Parigi (ad imparare come si mette in pratica il comunismo…)e venne aiutato dalla Cina di Mao, mentre i vietnamiti era alleati di Mosca.
    Non trascurabile fu l’aiuto al regime dato dal re Siahnouk colluso non poco con la nuova aria comunista. Fu figura vile e dimenticata, purtroppo per la Cambogia.Anche lui avrebbe dovuto essere processato per il suo tradimento alla nazione e la sua viltà.

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