Le attività eversive di Israele in Africa

Segnalazione del Prof. Claudio Moffa

Eritrean-protest-900x450-1428577293

L’unità investigativa del network informativo Al-Jazeera ha pubblicato una serie di documenti appartenenti ai servizi segreti Sud Africani che comprovano le attività evversive del Governo israeliano in Africa. Dal finanziamento di guerriglie al traffico illegale di diamanti, oro e altri metalli preziosi. I documenti risalgono all’ottobre 2009. Al primo posto vi sono le attività del Mossad in Paesi considerati ostili come il Sudan. Gli obiettivi generali di Tel-Aviv rivolti al Sudan sarebbero quelli di mantenere l’isolamento internazionale del Paese ed incoraggiare insurrezioni contro l’attuale regime del presidente Omar al Baschir. I servizi segreti Sud Africani accusano Israele di supportare gruppi ribelli come il SPLM-Nord che controlla parte dei territori degli Stati del Sud Kordofan e del Blue Nile.

Sul campo diplomatico Israele sarebbe il principale sostenitore dell’embargo americano deciso dall’Amministrazione Clinton nel 1997 a seguito dell’accusa rivolta al Sudan di sostenere il terrorismo internazionale. Le attività israeliane contro il Sudan sono precedenti all’ascesa al potere del presidente Bashir. Risalgono al giugno 1967 quando il Sudan partecipó nel conflitto Arabo Israeliano dichiarando guerra ad Israele. Dopo una breve parentesi di disgelo con il supporto sudanese agli accordi di Camp David la guerra fredda tra i due Paesi riprese. Israele accusa il Sudan di fornire armi iraniane ad Hamas in Gaza. Diversi raid sono stati compiuti dall’aviazione militare israeliana in Sudan. Il più eclatante è stato il bombardamento di una fabbrica di armi e munzioni a Al-Yarmook, periferia sud di Khartoum avvenuto il 23 ottobre 2012.

Ben documentate sono le vendite di armi israeliane in Africa. I servizi segreti Sud Africani accusano Israele di essere uno dei principali canali di rifornimento che alimentano varie guerre civili in Somalia, Sudan, Eritrea, Congo. Il primato delle vendite di armi israeliane nel continente è mantenuto dalla Israel Weapons Industries (IWI). L’Uganda è il Paese scelto da Israele per espandere il suo mercato di armi in Africa. A Kampala risiede il più importante mercante d’armi israeliano: Amos Golan. Colonnello dell’esercito israeliano in pensione ed ex comandante delle squadre d’elite del dipartimento contro terrorismo del Mossad, Golan è l’inventore del CornerShot, un fucile mitragliatore ad angolazione periscopica che permette al soldati di colpire bersagli senza esporsi all’aperto. È inoltre il Vice Direttore della ditta di armamenti Corner Shot Holdings, LLC., una ditta americana con sede a Miami, Florida, fornitore privilegiato dell’esercito israeliano.

Golan è il Re delle armi con un semi monopolio per le guerre civili che dall’est del Congo si estendono alla Repubblica Centro Africana e Sud Sudan. Nel 1999 Golan forni all’Uganda 4 MIG-21 di fabbricazione della Israel Aircraft Industries e dieci postazioni mobili di cannoni a lungo raggio con tiro automatico a guida satellitare: i sofisticatissimi e terribili ATMOS-2000 denominati dall’esercito Ugandese ‘giudizio universale’. Nel novembre 2014 Golan ha fatto fallire una vendita di armi alla Forze Speciali dell’esercito ugandese (UPDF), sotto il comando del Brigadiere Generale Muhoozi Kainerugaba, figlio del presidente Yoweri Museveni e probabile candidato alla successione presidenziale. Il valore della transazione era di 1,5 milioni di dollari.

Per far fallire questa importante trattativa da cui era stato escluso, Golan non ha esitato a far pressioni sulle autorità ugandesi, facendo arrestare due cittadini Israeliani: Dotan Regev e Asaf Ben Israel. Il primo un ex agente del MOSSAD ben introdotto nell’appparato del potere ugandese e proprietario di una ditta di sicurezza privata: la Hercules Support Ltd, operante in Uganda da diversi anni e sospettata di aver condotto azioni militari segrete in Congo e Sud Sudan in supporto dell’esercito ugandese.

Un’altra importante trattativa di armi è stata bloccata sempre nel novembre 2014. Trattasi della vendita alle forze militari nigeriane di elicotteri militari. Il governo israeliano ha stretto profondi legami con il presidente Goodluck Jonathan. Amicizia fruttuosa in quanto nel dicembre 2014 l’astensione della Nigeria al voto presso il Consiglio di Sicurezza ha impedito che passasse la risoluzione ONU per l’immediato ritiro israeliano dai territori occupati in Palestina.

L’Africa sarebbe anche un’ottima opportunità di lavoro per ex agenti del Mossad impegnati nell’addestramento militare di vari eserciti regolari e guerriglie. Gli addestramenti militari, anche se condotti da ditte private, sono normalmente concordati con l’Intelligence e il Governo di Tel Aviv. I principali Paesi che ricevono regolari addestramenti militari da Israele sono: Etiopia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Rwanda e Uganda. Gli addestramenti si rivolgono alle forze speciali dei rispettivi Paesi con l’obiettivo di creare speciali unità di combattimento all’interno degli eserciti, spesso trasformate dai regimi africani in Guardie Pretoriane. La prima esperienza di addestramento delle forze speciali risale agli anni Settanta quando Israele addestrò i reparti della Guardia Presidenziale del dittatore congolese Mobutu Sese Seko.

La politica militare israeliana in Africa è strettamente collegata al controllo delle risorse naturali dai diamanti al coltan, dal thorium all’uranio. I principali attori israeliani del saccheggio dei minerali nel continente sono: Dan Gertler e Beny Steinmetz. Dan Gertler, fondatore e presidente della multinazionale mineraria DGI (Dan Gertler International Group) con un patrimonio personale stimato a 2,2 miliardi di dollari (dati forniti da Forbes) è il re incontrastato dei diamanti e del rame congolese. Nel 2007 Gertler acuisisce il monopolio del più importante giacimento di rame al mondo quello di Kalukundi, nella provincia del Katanga. Come attività collaterali è socio di varie miniere di diamanti sempre in Congo. Amico intimo del dittatore Joseph Kabila, Gertler è sospettato dalla intelligence ruandese di partecipare e favorire il traffico illecito di minerali all’est del Congo gestito dalla Famiglia Kabila e da vari gruppi armati tra i quali il gruppo terroristico ruandese FLDR, responsabile del genocidio in Rwanda del 1994.

Beny Steinmetz, il più ricco businessman in Israele (nove miliardi di patrimonio secondo dati Bloomberg) è il padrone indiscusso della Guinea Conacry. Detiene l’assoluto controllo del più importante giacimento di ferro pesante nell’Africa Occidentale situato presso le montagne Simandou. Steinmetz ha sempre influito sulla tumultuosa vita politica di questa ex colonia francese fin dai tempi del dittatore Lansana Contè, noto per essere il secondo presidente più corrotto in Africa dopo il congolese Mobutu. Con l’avvento al potere dell’attuale presidente Alpha Condè, Steinmetz è stato costretto a contenere le politiche nazionalistiche del nuovo governo concentrate sul buon governo, lotta alla corruzione e trasparenza nel settore minerario. L’influenza di Steinmetz anche presso la Francia (che di fatto controlla ancora la sua ex colonia), ha costretto il presidente guineano ad addolcire le sue politiche nazionalistiche al fine di non urtare gli interessi del magnate israeliano ed evitarsi eventuali colpi di Stato. Le pesanti interferenze del magnate israeliano in Guinea sono state esaurientemente documentate dal giornalista Patrick Radden Keefe in un reportage (Burried Secrets) pubblicato sul The New Yorker l’ 8 luglio 2013.

Gertler e Steinmetz non si sono mai trovati in una situazione di competizione economica. Al contrario gestiscono il 12% delle ricchezze minerarie in Africa grazie ad un accordo di partenariato che ha portato alla nascita della società a capitale misto: Global Enterprises Corporate. I servizi segreti Sud Africani muovono altre accuse ad Israele tra le quali forti interferenze del Mossad nei servizi segreti del Kenya e un tentativo di compromettere il volume idrico del Nilo attraverso l’introduzione di una pianta acquatica parassitaria. Accusa, quest’ultima, non supportata da evidenti prove secondo i leaks ottenuti da Al-Jazeera.

Le attività di contro spionaggio dell’Intelligence Sud Africana sono la diretta conseguenza del nuovo corso imposto al gigante africano dal National African Congress (ANC) e degli storici legami tra Israele e il regime razziale Boero. Principale fornitore d’armi, partner commerciale, e partner nella ricerca e sviluppo del nucleare militare, Israele ha garantito importanti appoggi politici internazionali al regime boero fino agli ultimi giorni dell’Apartheid. Il Mossad è stato sospettato di aver facilitato se non partecipato alle esecuzioni extra giudiziarie di vari leader del ANC durante la lotta di liberazione sud africana.

Nonostante un nutrita presenza della comunità ebrea in Sud Africa che conta 70.000 persone, per la maggior parte rifugiatesi durante l’Olocausto subìto dai nazisti negli anni Quaranta, il Governo di Pretoria è accusato di condurre una politica anti israeliana e anti semitica. Il ANC supporta e finanzia varie Ong sud africane impegnate nella campagna mondiale Boycotts, Divesment and Sactions (Boicottaggio, Diversificazione e Sanzioni) ideata dal BDS Movement un raggruppamentgo di ong e associazioni della società civile palestinese che nel 2005 lanciarono una campagna di boicottaggio economico contro il Governo israeliano con l’obiettivo di obbligarlo a rispettare i diritti dei palestinesi ed interrompere le occupazioni illegali. In pochi mesi il BDS Mouvement divenne un movimento internazionale contro l’Apartheid israeliana con sedi in vari Paesi. La BDS Sud Africa ha sede all’undicesimo piano del Braamfontein Center, Jorisen Street Johannesburg.

L’African National Congress storicamente ha supportato la causa palestinese ed istaurato stretti legami con l’Organizzazione di Liberazione della Palestina (OLP). Recentemente il Governo Sud Africano sta indagando su numerosi imprenditori ebrei che vivono ed operano nel Paese, sospettati di avere rapporti con il Mossad. Se questi legami fossero comprovati questi imprenditori rischiano l’espulsione. Secondo alcuni osservatori politici ugandesi la pubblicazione degli spy leaks di Al-Jazeera, che stanno compromettendo la reputazione di Israele in Africa, non sarebbero frutto di fortuiti intercettamenti. I messaggi potrebbero essere stati forniti ad Al-Jazeera direttamente dai servizi segreti sud africani.

 

Fonte:

http://www.lindro.it/0-politica/2015-04-09/173942-le-attivita-evversive-di-israele-in-africa#sthash.eGXHGJEd.gbpl

Una Risposta

  • “….numerosi imprenditori ebrei che vivono ed operano nel Paese, sospettati di avere rapporti con il Mossad…..” Toh ! Ma guarda un po ! Mi sembra un copione già visto in altre parti del mondo ed in altri anni…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *