Il ’68, tra i tanti danni, ha tolto ai giovani la gioia dei mestieri agricoli

Segnalazione Quelsi

by Helmut Leftbuster

MUCCHEBasta guardare film come “Vacanze Romane” o “Destinazione Piovarolo” per rattristarsi di quanto desolante, in soli pochi decenni, sia diventato l’habitat giovanile. Eppure fra le promesse della modernità e del “progresso” c’era quella di consentire ai giovani scelte professionali e di vita più libere, di offrire loro quelle opportunità e quel benessere che i loro nonni e genitori non avevano potuto avere, perlomeno a detta dei sessantottini.

Tuttavia, dal ’68 in poi, nessuno ha osato osservare che tale artificioso processo di emancipazione socioeconomica ha totalmente disatteso l’ineluttabile esigenza umana di mangiare almeno tre volte al giorno per vivere, oltre che per piacere. Ebbene, se la vera conquista dell’era moderna poteva essere quella di consentire anche al figlio del contadino di studiare, essa non ha però consentito anche al figlio del borghese di scegliere se lavorare la terra o meno; ciò ha fatto sì che la quantità di giovani che hanno continuato a dedicarsi alle attività bucoliche e georgiche, cioè le uniche foriere di alimentazione umana, si sia ridotta al lumicino proprio a causa della concezione “di vergogna” che i sessantottini avevano delle mani sporche di terra.

E così avanti tutta con i parcheggiati alle università, i master in giro per il mondo, i vari progetti Erasmus, i provini al Grande fratello, il boom dell’informatica e qualche pseudo-incentivo all’imprenditoria giovanile puntualmente votata ad attività futili o superflue rispetto ai beni di prima necessità. Insomma, il prosciutto, il formaggio, l’insalata, le passate di pomodoro con cui condire la pasta, chi li fa?

Sappiate che, mentre ci ragioniamo, quello che era l’orgoglio di un paese florido di terra, di pascoli e di pesca sta dismettendo il proprio apparato produttivo rischiando di dipendere dalle importazioni per la propria sussistenza agro-alimentare, musica per le orecchie di chi ha sempre avuto in odio “la terra” e contrapposto al legittimo diritto di auto-sussistenza l’ossessione per il pericolo di derive autarchiche.

Ma per fortuna, Madre Natura non volta mai le proprie spalle nemmeno ai suoi figli peggiori: ettari di verdi prati e profumati pascoli esistono ancora, siamo ancora in tempo per rimediare; ma dobbiamo tornare a saperne godere e a premiare chi è disposto ad impegnarsi in tal senso. E soprattutto dobbiamo portare i giovanissimi per le campagne, mostrar loro l’antica nobiltà dei mestieri all’aria aperta, far capire loro il valore aggiunto di un lavoro retribuito che regali anche il privilegio di essere titolari dei suoi frutti diretti.

Forse, se li si fosse fatti appassionare a mungere qualche vacca o a zappare qualche zolla di terra, tanti ragazzi di oggi saprebbero sfruttare meglio gli ardori ormonali che, invece, grazie agli imbolsiti maestri sessantottini, sfogano devastando le nostre città senza neanche sapere bene il perché..e il per chi.

Helmut Leftbuster | maggio 6, 2015 alle 10:01 am | Etichette: agricolturagiovanimestieri agricolisessantotto | Categorie: Dall’Italia | URL: http://wp.me/p3RTK9-9h7

 

2 Risposte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *