Legge 40, simbolo di un fallimento intelettuale, culturale e politico

INNESTO

Segnalazione di Corrispondenza Romana

Uno dopo l’altro tutti o quasi i “paletti” contenuti nella legge 40 sono stati smantellati a colpi di sentenze. Ultimo in ordine di tempo il divieto di accesso alle tecniche di fecondazione artificiale alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche.

Un anno fa la Consulta ha ricevuto il ricorso di due coppie, una affetta dalla sindrome di Becker, l’altra da una malattia che produce una malformazione incompatibile con la vita: entrambe non potevano accedere alla diagnosi preimpianto a causa dei limiti fissati dalla legge 40. Ora, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima tale norma e dato la possibilità a tutte quelle coppie che lo desiderano di accedere all’analisi che permette di selezionare gli embrioni sani e scartare quelli malati.

Esultano tutti coloro che trincerandosi dietro una falsa forma di pietà non mirano altro che a cancellare del tutto i sacrosanti diritti del nascituro per sostituirli con quelli falsi all’autodeterminazione e al figlio ad ogni costo; esultano altresì tutti coloro che aspirano a cancellare la legge naturale dall’ordinamento giuridico in quanto riflesso ed espressione di quello divino.

Dovrebbero seriamente riflettere invece tutti coloro che hanno preteso difendere le ragioni della vita approvando e difendendo una legge ingiusta e palesemente contraddittoria come la legge 40; una norma che ha di fatto legittimato la produzione in laboratorio dell’essere umano con la conseguente perdita di milioni di embrioni. Dovrebbero altresì riflettere coloro i quali strizzano l’occhio alla teoria del male minore applicata all’ambito politico e parlamentare, quasi come fosse l’unica forma di lotta a disposizione dei difensori della vita.

Della legge 40, il frutto forse più evidente di tale forma di lotta, non rimane ormai che lo scheletro, visto che quasi tutte le limitazioni in essa contenute sono miseramente cadute sotto i colpi dell’offensiva laicista, che ha avuto gioco facile a metterne in luce i numerosi paradossi e contraddizioni.

C’è da augurarsi che inizi quanto prima una nuova stagione politica in cui si abbia il coraggio di proclamare l’intangibilità della vita umana innocente senza se e senza ma, in cui la logica del compromesso venga definitivamente abbandonata, se non altro per la manifesta incapacità di bloccare neanche parzialmente l’avanzata del nemico.

Occorre dunque rimboccarsi le maniche e ripartire da zero, o meglio dai 40.000 che ogni anno ormai scendono in piazza per difendere la vita umana innocente, senza alcun compromesso, alcuna condizione. (A.D.M.)

 

 

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