Perché la Polonia ha scelto Duda presidente

 

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[Il nuovo presidente della Polonia Andrzej Duda. Fonte: andrzejduda.pl]

Malgrado l’economia cresca più della media europea, alle elezioni presidenziali i polacchi hanno voltato le spalle a Komorowski, capo di Stato in carica. Anche Varsavia vota “all’occidentale”.

Andrzej Duda è il nuovo presidente della Polonia. Al ballottaggio ha battuto con il 53% Bronislaw Komorowski, esponente della Piattaforma civica (Po), il partito centrista che domina la scena politica dal 2007. Duda è invece membro di Diritto e Giustizia (PiS), formazione capitanata da Jaroslaw Kaczynski, ex primo ministro e gemello del defunto presidente Lech Kaczynski, deceduto in un tragico incidente aereo nel 2010, mentre si recava a rendere omaggio alle vittime dell’eccidio di Katyn, perpretrato dai sovietici.

Perché Duda ha vinto? Perché i polacchi non hanno confermato Komorowski, vista la buona situazione economica del paese, che continua a registrare tassi di crescita superiori non solo a quelli dei vicini, ma alla media europea? Una spiegazione l’ha fornita il nostro redattore Pierluigi Mennitti. In un suo articolo alla vigilia del ballottaggio aveva ricordato che le tendenze di voto in Polonia ricordano sempre più quelle occidentali.

Anche nel più grande paese dell’Europa centrale emerge infatti il malcontento verso i partiti tradizionali e sorge un’unione tra apocalittici e integrati, tra vinti e vincitori della transizione, come della crisi. Mennitti, per definire questo fenomeno, parla di nuovo centro: “Un centro sociologico più che politico, non moderato, tendenzialmente giovane, urbano e assolutamente refrattario a vecchie ideologie. Una componente moderna, senza con questo attribuirle alcun giudizio di merito, simile a quelle presenti in tanti paesi dell’Europa occidentale, allo stesso tempo frutto del benessere conseguito in questi anni dalla Polonia e dell’inevitabile diseguaglianza con cui si è spalmato sulla società. Apocalittici o integrati, arrabbiati o apolitici, indignati anticorruzione o semplici scontenti della politica: un magma di istanze, a volte anche contraddittorie fra di loro, più facilmente unificabili da un outsider stravagante come Kukiz (un’ex rockstar che ha preso il 20% al primo turno delle presidenziali, ndr) che da due politici professionisti come Komorowski e Duda”.

In effetti Adam Michnik, ex esponente di primo piano di Solidarnosc, scrive su Gazeta Wyborcza, il principale giornale del paese, da lui stesso fondato, che il primo turno delle presidenziali ha espresso una rivolta generazionale. Ai giovani polacchi questa Polonia, ancorata all’area euroatlantica e sempre più solida economicamente, non piace. Vogliono qualcosa di più e se al primo turno hanno scelto l’ex musicista Kukiz, al secondo – votando o rinunciando a votare – hanno deciso di puntare comunque sul cambiamento. Questa grosso modo la sintesi del ragionamento di Michnik.

Secondo la corrispondente da Varsavia del canale tv tedesco Ard, Griet von Petersdorff, l’errore di Komorowski è stato quello di cullarsi sulla stabilità del paese e di non capire che fuori dal palazzo la gente era insoddisfatta. L’opinione della giornalista è menzionata in un articolo, pubblicato da Rzeczpospolita, l’altro grande quotidiano nazionale, di orientamento però conservatore, in cui si riporta il modo in cui diverse testate tedesche hanno interpretato il voto. Interessante la percezione di Die Welt, secondo cui la vittoria di Duda potrebbe aprire a un’affermazione di Diritto e Giustizia alle politiche di questo autunno e a una potenziale “orbanizzazione” della Polonia.

In un altro articolo di Rzeczpospolita, a firma di Bartosz Weglarczyk, ci si sofferma sulla reazione che in Europa si potrebbe avere davanti alla vittoria di Duda. Il giornalista sostiene che possa prevalere lo scetticismo, visto che il nuovo capo di Stato non ha esperienza internazionale e tenuto conto del ricordo non certo entusiasmante alimentato dal periodo 2005-2007, segnato dai governi a trazione PiS e dal binomio Kaczynski-Kaczynski, Lech presidente e Jaroslaw primo ministro. Il suggerimento che Weglarczyk dà a Duda è quello di spostare in secondo piano il rapporto con gli Stati Uniti, che il nuovo presidente vorrebbe rafforzare, privilegiando piuttosto l’attenzione sull’Europa. Questo perché in America si è entrati nella lunga fase elettorale che porterà alle presidenziali del 2016 e l’interesse sarà proiettato sulla campagna, più che sulla politica estera. L’articolista, appurato questo, invita Duda a scegliere Berlino e Bruxelles come tappe dei primi viaggi all’estero, per poi eventualmente fare anche una sortita a Parigi.

Chiudiamo presentando, al netto delle rotture offerte dal voto presidenziale, un segno che invece si colloca nel solco della continuità.

Ancora una volta le elezioni evidenziano la spaccatura elettorale-geografica nel paese. Nell’Ovest, economicamente più sviluppato, oltre a votare di meno si preferiscono partiti liberali o progressisti. A Est, dove i livelli di sviluppo sono inferiori, si vota di più e riscuotono maggiore consenso le forze conservatrici e nazionaliste. Tutto questo è visibile nella mappa interattiva postata qui di seguito.

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Post scriptum – C’è un’altra non novità, a dire il vero, che emerge da questo voto. La sinistra classica manca all’appello ormai da molti anni. Ormai la politica polacca è un duopolio tra partiti conservatori. La Piattaforma civica sta più al centro e in economia tende più al liberismo; Diritto e Giustizia è più destra sociale e in politica estera predilige il pilastro atlantista.

 

 

Fonte: http://www.limesonline.com/perche-la-polonia-ha-scelto-duda-presidente/77601

 

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