Unioni gay. Gandolfini: iter ddl a insaputa maggioranza italiani

FAMIGLIA NATURALE

Prosegue in Commissione Giustizia del Senato l’esame del ddl Cirinnà sulle cosiddette unioni civili. Quattro gli esponenti di associazioni di area cattolica chiamati ad intervenire in audizione di fronte ai senatori: tra loro Massimo Gandolfini, presidente di “Vita È” e direttore del dipartimento di neuroscienze all’Ospedale di Brescia, che denuncia: il testo omologa le unioni omosessuali al matrimonio, aprendo la strada alle adozioni gay. Paolo Ondarza lo ha intervistato:

R. – Sono stato chiamato in una delle sedute di audizione insieme ad altri colleghi: quelli che riguardano la nostra area culturale tradizionale, per quello che ne so io, sono numericamente piuttosto ridotti, mentre coloro che sono in linea di massima favorevoli a quanto viene dichiarato nel disegno di legge Cirinnà sono molti di più. Noi siamo stati trattati con molta cortesia, abbiamo potuto dire tutto quello che serviva, non c’è stata bagarre, ma c’è stata una forte contestazione da parte di alcuni senatori. Le audizioni si stanno svolgendo da circa un paio di mesi …

D. – Lavori di cui non si ha molta notizia: eppure, su queste materie si sta andando verso la definizione di una legge?

R. – Sì, il disegno di legge Cirinnà è già composto in maniera completa, con articoli che riguardano: l’articolo 1, le unioni civili e omosessuali, e al titolo 2 che invece riguarda le convivenze di fatto fra soggetto eterosessuali. In base al testo di legge Cirinnà, l’unione civile ha tutte le stesse caratteristiche del matrimonio definito dall’articolo 29 della Costituzione. Cioè, il matrimonio così come lo conosciamo in Italia deve essere esteso alle unioni civili: questo il disegno di legge Cirinnà lo dice chiaramente. Fatta eccezione di quell’unico dato che è l’adozione di minori.

D. – E questo è un dato che può rassicurare?

R. – Per nulla! Tant’è che mi sono permesso, in Commissione giustizia, di dire chiaramente: “Buoni sì, ma stupidi no”, perché sarebbe realmente incostituzionale che – qualora passasse questa legge – le coppie eterosessuali possano adottare e le coppie omosessuali no. Se sono tutti e due a pari livello matrimoni giuridicamente riconosciuti in tutto, è chiaro che sarebbe una legge molto discriminatoria, e quindi incostituzionale quell’articolo che riguarda la mancata adozione di minori.

D. – Dunque, secondo il ddl Cirinnà l’unione civile, di fatto, viene equiparata al matrimonio anche se – si era detto – non ci sarà una vera e propria equiparazione?

R. – Guardi, lo so: io stesso, quando mi sono trovato davanti il disegno di legge che mi è stato mandato perché io poi potessi sollevare le mie obiezioni, ci sono rimasto, perché la voce diffusa era che le cose non stessero così, cioè che in effetti ci fosse una qualche diversificazione. Le assicuro che il testo di legge non parla assolutamente di diversità, da questo punto di vista …

D. – Sono aspetti che dovrebbero essere conosciuti dall’opinione pubblica …

R. – Il testo stesso è un testo che snatura completamente il matrimonio così come noi oggi lo intendiamo. E ho molto insistito, dicendo che questa nuova impostazione è assolutamente incompatibile con quanto dice l’articolo 29 della Costituzione. Cioè, se l’articolo 29 dichiara la famiglia una società naturale fondata sul matrimonio, è chiaro che nei confronti dell’unione civile stiamo parlando di una fattispecie totalmente diversa rispetto a una società naturale e quindi come tale deve essere normata, regolamentata: sono persone assolutamente degne di rispetto, non possiamo fare la figura dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia. Ci sono queste situazioni, per carità – mi permetta di dire: numericamente molto ridotte – ma fare una sovrapposizione, anzi, un’assimilazione totale tra l’articolo 29 e una unione civile, è civilmente e giuridicamente inaccettabile.

D. – Quali i prossimi passaggi dell’iter del ddl Cirinnà, e che cosa può fare la gente comune?

R. – I prossimi passaggi saranno che devono portare a termine – se non vado errato – entro giugno il lavoro delle audizioni delle commissioni. Poi, il passaggio in Aula è un passaggio non scontato: dipende dalla volontà del governo di accelerare o di frenare questi tempi. Io sono assolutamente convinto che la stragrande maggioranza della popolazione italiana non sappia come stanno le cose. Sinceramente, speriamo tanto che il popolo italiano che vorrebbe rimanere saldo e fedele all’articolo 29 della Costituzione, faccia sentire nei posti e nei luoghi e con le caratteristiche di democrazia e di non violenza che sono necessarie, ma che faccia sentire la sua voce.

 

 

Fonte: ttp://it.radiovaticana.va/news/2015/01/18/unioni_gay,_iter_ddl_a_insaputa_maggioranza_italiani/1118811

 

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