IL SACRO CUORE DI GESÙ A PARAY-LE-MONIAL ACCANTO ALL’IMMACOLATO CUORE DI MARIA A FATIMA

 SCARO CUORE

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Nel campo devozionale c’è un collegamento tra Fatima e Paray-le-Monial. Il Patriarca di Lisbona, cardinale Cerejeira, nel tempo della Chiesa Cattolica, ha ricordato il nesso tra le due grandi devozioni. Dopo aver testimoniato che Fatima rappresentava quella necessaria “esplosione del soprannaturale nella storia”, aggiungeva: “Per me, la missione di Fatima nel mondo è simile a quella di Paray-le-Monial. Quello che Paray-le-Monial è stato per la devozione al Sacro Cuore di Gesù, Fatima sarà per la devozione al Cuore Immacolato di Maria”.

 

Il Re di Francia in quel 1689 era Luigi XIV di famiglia Borbone che, con 50 anni d’età e un enorme potere, ricevette, probabilmente attraverso il suo confessore Père La Chaise, la misteriosa richiesta di consacrare il suo regno al Sacro Cuore; richiesta fatta pervenire attraverso una visione nel convento di Paray-le-Monial, il 17 giugno di quel 1689, alla suora visitandina santa Margherita Maria Alacoque. Eccone i termini: “Fa’ sapere al figlio primogenito del Mio Sacro Cuore che, così come la sua nascita temporale è stata ottenuta per la devozione ai meriti della Mia santa Infanzia, nello stesso modo, egli otterrà la sua nascita nella grazia e nella gloria eterna per la consacrazione che farà di se stesso al Mio Cuore adorabile che vuole trionfare sul suo e, per mezzo suo, su quelli dei grandi della Terra. Egli vuol regnare nel suo palazzo, essere dipinto nei suoi stendardi e stampato sulle sue armi per farlo vincente sui suoi nemici, piegando ai suoi piedi le teste orgogliose e superbe e per farlo trionfare sui nemici della Santa Chiesa”.

In verità Luigi XIV, pur educato nella fede cattolica secolare, non considerò la domanda, evitando di far sapere che l’aveva ricevuta. Perché mai, se per il cattolico Re di Francia tale domanda non doveva sembrare tanto strana come lo è oggi per la mentalità moderna?

Il Signore rivelò alla Veggente: “Non saranno le potenze umane a far progredire la Devozione al Sacro Cuore, ma questa e il Regno del Sacro Cuore saranno stabiliti per mezzo di persone povere e disprezzate e in mezzo alle contraddizioni, in tal modo che non si possa attribuire alcun merito al potere umano”.

Ci interessa dunque rivedere il pensiero cattolico della Francia antica, perché è proprio a esso che si riferisce la comunicazione misteriosa del Signore alla Veggente di Fatima nel nostro tempo. Doveva sussistere, quindi, un punto basilare della fede cattolica che allora si andava smarrendo; qualcosa che oggi, senza il concorso di Fatima, si avrebbe difficoltà ricordare. Si tratta di quanto, diventato completamente estraneo alla mentalità moderna, ambienti religiosi compresi, provoca l’attuale passione del Cristianesimo, abbandonato ovunque. A quei tempi, invece, la fedeltà all’Idea cristiana era scontata.

In proposito, illumina il Discorso del Vescovo Bossuet, per la formazione del Delfino di Francia che doveva assumere le responsabilità regali, secondo il voto tradizionale dei Borboni, che trattava proprio della fede nell’intervento divino nella storia dei popoli e dei regni: idea che era alla radice della devozione storica del popolo francese.

La devozione cattolica nel Regno di Francia.

La devozione cattolica e mariana della Francia antica cominciò con la conversione del Re Clodoveo e si estese a tutto il popolo. Proseguì, poi, nella prima dinastia dei Merovingi e, con notevoli sviluppi del Cristianesimo, nella seconda dinastia. Re Pipino viaggiava per i suoi territori seguendo l’itinerario delle cappelle, erette nelle visite regali. Suo figlio, Carlo Magno, fu prodigo nell’erigere chiese e abbazie; e così continuarono a fare i suoi figli.

Vennero poi i Capetingi che proclamarono Maria “Stella del Regno”, ed eressero le grandi cattedrali di Parigi, Chartres, Amiens, Strasburgo, Reims, Rouen, ecc., meraviglie della civiltà. Di S. Luigi, Re di Francia, non è possibile misurare la devozione e lo zelo per le cose di Dio. Piuttosto sarebbe il caso di ricordare come Dio premiò i francesi, concedendo loro, per Re, un Santo. Purtroppo, dopo Luigi IX ci fu un declino. Ma anche così, Filippo il Bello e Filippo di Valois, stabilirono l’usanza di offrire alla Madonna le armi ed i cavalli con cui vincevano le loro battaglie. E le regine e le principesse non furono da meno nella riverenza alla regina del Cielo. Re Giovanni di Valois istituì l’Ordine Mariano dei “Cavalieri della Stella”, che digiunavano tutti i sabati in onore di Maria Santissima. Luigi XI di Valois, durante le udienze solenni, utilizzava come unico ornamento un’immagine di piombo della Vergine Sovrana, Cui fu sempre devoto. Luigi XII della casa di Valois-Orleans, in non poche occasioni, diede pubblica testimonianza della sua riconoscenza a Dio e alla Santa Vergine. Anche Francesco I eseguì un esemplare atto di riparazione pubblica per la mutilazione di una statua mariana in una piazza di Parigi: precedendo la sua corte, camminò in testa a un corteo di pellegrini, scalzo e con il capo scoperto, facendo penitenza per il gesto sacrilego di qualche sconosciuto.

Questa concreta devozione cattolica e mariana è testimoniata da magnifiche cattedrali di pietra. L’edificazione della Fede si manifestava in modo solido, rendendo visibili anche le barriere contro i suoi nemici. Non deve sorprendere perciò che protestanti e giansenisti trovassero, più tardi, difficoltà nel fare breccia nella Fede dei francesi.

Siamo così arrivati a Luigi XIII, figlio di Enrico IV e Maria de’ Medici. Pur considerando che suo padre si era convertito per ragioni politiche, questo re e la regina, Anna d’Austria, erano devoti cattolici. Per 25 anni non ebbero figli, ma perseverarono nell’invocare l’aiuto della Madre di Dio. Quando nacque loro un figlio, che sarebbe divenuto Luigi XIV, il Re riconobbe pubblicamente che quella nascita era stata ottenuta per l’intervento della Provvidenza, perciò consacrò solennemente la Francia alla Regina del Cielo e ordinò al suo esercito di recitare il Santo Rosario per la conversione dei Protestanti.

Nel Decreto della Consacrazione del Re e del suo Regno alla Santissima Vergine c’erano ardenti parole e impegni, affinché i suoi discendenti continuassero in quella devozione. Come si vede, la consacrazione richiesta a Luigi XIV dal Sacro Cuore non costituiva un fatto inusitato per quella famiglia, ma era in fedele continuità con la vita cattolica della Francia, figlia primogenita della Chiesa. Luigi XIV, tuttavia, sia perché mal consigliato dal suo direttore spirituale, Padre de la Chaise10, sia perché preda di una crisi di fede, trascurò la Consacrazione al Sacro Cuore che, più che una richiesta, indicava un’offerta preziosa, forse estrema, in vista di eventi rivoluzionari la cui origine nel campo delle idee si sviluppava allora.

10 Père de la Chaise, nome dato al grande cimitero di Parigi, è stato anche professore di René Descartes, discutendo già allora il “cogito”, variazione spuria del pensiero di Sant’Agostino.

Proprio allora, dunque, cominciava il lavorio rivoluzionario per cambiare la storia della Francia cattolica. Esattamente cento anni dopo, jour pour jour, il 17 giugno 1789, festa del Sacro Cuore, il “Terzo Stato” spogliava la Monarchia borbonica dei suoi poteri. Il Re Luigi XVI, discendente di Luigi XIV e perciò custode della richiesta, cercò, ormai prigioniero, di compiere la consacrazione, ma era troppo tardi! Nella prigione del Tempio furono trovate immagini del Sacro Cuore con la consacrazione della Francia, firmata dalla regina Maria Antonietta e da M.me Elisabetta, sorella di Luigi XVI che compose allora un commovente atto di rassegnazione cristiana; ma per il Regno era troppo tardi! Nel 1793 il Re di Francia fu ghigliottinato e la stessa sorte toccò alla famiglia reale e a gran parte della sua corte.

La Rivoluzione si era scatenata contro la Cristianità e i suoi Re. La Misericordia divina aveva tentato di preservare la Francia da simile disgrazia, ma non era stata ascoltata; forse la richiesta era già stata considerata inverosimile, come lo sarebbe di sicuro nei nostri tempi.

Risulta che anche a Padre de la Chaise, il gesuita confessore di Luigi XIV, furono promesse benedizioni per la sua Compagnia di Gesù se, presentando la domanda al Re, si fosse impegnato affinché fosse accolta. Questo non avvenne. D’allora i Gesuiti hanno sofferto varie avversità e persecuzioni, fino ad essere espulsi dalla Francia, dal Portogallo, dalla Spagna, dal Regno di Napoli e, più tardi, nel 1773, soppressi da Papa Clemente XIV.

Sarebbero stati, invece, umili Gesuiti, come il Beato La Colombière, confessore di S. Margherita Maria, e i loro continuatori, come Giovanni Croiset, a lottare contro le contraddizioni del tempo per diffondere la devozione al Sacro Cuore di Gesù, come era stato predetto.

È interessante segnalare come il culto al Sacro Cuore, simbolo del Divino Amore, fosse richiesto proprio per affrontare il disamore fomentato dalla rivoluzione razionalista. Chissà perché questo male, fra tutti gli Ordini religiosi, si è infiltrato in particolar modo tra quello dei dotti e prestigiosi Gesuiti! Non accade diversamente nei nostri tempi. Basterebbe ricordare l’eretico massone gesuita Teilhard de Chardin e i suoi confratelli progressisti, de Lubac, il cardinale Bea e il gesuita Karl Rahner, che condizionarono le riforme del Vaticano 2, nonché il teologo Dhanis S.J., il grande nemico di Fatima; oggi Jorge Bergoglio, compagnone di maestri come Gutierrez, Scalfari e compagnia bella.

Non è forse logico dedurre che la suddetta comunicazione del Signore (attraverso Suor Lucia) ai Suoi ministri inadempienti che seguiranno “il Re di Francia nella disgrazia, sia la chiave per capire la decapitazione della Chiesa, secondo la visione del Terzo Segreto di Fatima? Tale comunicazione fu, anch’essa, depennata dall’interpretazione vaticana del 2000 sul Terzo Segreto. Ma avevano ragione, non era per loro, era per i tre Papi di Fatima, Papato cattolico interrotto con la disgrazia dell’elezione del modernista massono Giovanni 23, che segue coi suoi successori.

Come potrebbe la continuità cattolica e tali legami storici interessare la gerarchia che chiede perdono per il passato della Chiesa?

Torniamo al Regno di Francia e alla vera sconfitta del suo Re.

Luigi XIV in quei giorni non respirò aria di vittoria, ma di tristezza. Gli morì la regina Maria Teresa, nel fiore della sua giovinezza; morì il suo fedele ministro Colbert, e la predominanza francese nella politica europea declinava. Tuttavia, a questo re era stata concessa una grande opportunità, nel 1689, se avesse riconosciuto la richiesta di consacrarsi, col suo regno potente, a Chi è all’origine di ogni potere. Avrebbe potuto così ottenere le vere vittorie e il vero progresso del suo popolo e dell’Europa Cristiana. Non si richiedeva, del resto, niente di nuovo. Sarebbe bastato che si continuasse nella via del perfezionamento – malgrado i difetti umani! – dell’insuperabile Civiltà Cristiana. Luigi XIV ebbe l’occasione di far rivivere un secolo d’oro. Era il monarca assoluto di una nazione ricca di terre e di uomini, e visse in circostanze storiche in cui fu arbitro di grandi questioni.

A Roma c’era un Santo Papa, Innocenzo XI, la cui saggezza e santità splendevano nel suo secolo, dopo San Pio V e prima di San Pio X.

Luigi XIV ebbe il dono straordinario di una richiesta del Sacro Cuore di Gesù, che, più che una richiesta, era un’offerta senza pari, ma non l’accolse! Nel 1708-09 la Francia fu desolata da un calamitoso inverno che portò più fame e morte di tutte quelle guerre. A Parigi il popolo si sollevò e una folla marciò su Versailles chiedendo pane e pace. Ma le guerre continuarono; per sostenerle, il Re doveva far fondere oggetti e piatti d’oro. Ora, tali disgrazie, accresciute da nuove invasioni, apparvero a tutti come castighi celesti. Per il popolo sofferente, la causa andava attribuita al Re, figura distante, il cui fasto era come una sfida alla generale miseria. Anche se non accettava di economizzare per le opere di religione e per il completamento della nuova cappella reale, non sembrava un monarca cristiano, ma piuttosto il faraone di Versailles! Tutto ciò servì come fermento di una silenziosa rivoluzione, come innesco per una grande crisi di coscienza francese ed europea.

Alla fine della sua vita, Luigi XIV si vide isolato, anche in famiglia. Nel 1711 morì il “Grand Dauphin”; nel 1712, morirono, a pochi giorni di distanza, la duchessa e il duca di Borgogna. Dopo poche settimane, morì anche il Duca di Bretagna, fratello maggiore del futuro Luigi XV.

Una generazione intermedia sparì, al punto che M.me de Maintenon, con la quale il Re si era sposato segretamente, scrisse: “Qui manca la vita! Tutto sa di morte”. I sopravvissuti della corte si trasferivano a Parigi alla ricerca di divertimenti. Disgrazie umane.

Agli inizi di agosto del 1715, Luigi XIV lamentò forti dolori alle gambe; i medici diagnosticarono una nevralgia, ma era cancrena. I cortigiani furono tenuti lontani anche dai pasti di Luigi XIV, che si trascinava dolorante nei suoi immensi appartamenti. Alla vigilia della sua morte, il Re fece chiamare il suo bisnipote, il bimbo che sarebbe divenuto il successore, per dirgli: “Figlio mio, la tua fortuna dipenderà dalla tua sottomissione a Dio. Ti prego di non imitarmi nell’amore alla guerra, ma aiuta, quanto possibile, il tuo popolo, facendo quello che io non ho potuto fare!”.

Alla fine del mese, i medici avevano perso ogni speranza e, intorno al letto reale, si pregava per il moribondo, che pregava a voce ancora più alta dei sacerdoti. All’improvviso esclamò: “Aiutami, Signore!.. Dammi il tuo aiuto!…” Furono le ultime parole di Luigi XIV.

Il 1° settembre 1715 moriva il Re Sole, melanconica delusione di un secolo che avrebbe potuto essere “fecondo e favorevole al Re in tutti i campi, al punto di essere paragonato al secolo di Augusto”, come scriveva Saint Simon. Qualcosa, però, era mancato, facendo predominare l’aridità e la spinta dell’odio sull’amore. Fu così che il feretro reale passò in mezzo ad un popolo inferocito che lo insultava, vociferante ed ubriaco come non si era mai visto prima! La gloria del mondo era passata, fugace e inutile, perché il Re non aveva servito degnamente la gloria di Chi aveva detto: “Chi non raccoglie con Me, disperde!”. Se fu così per un re, che dire per il Vicario di Gesù Cristo? Perché a Fatima il Signore ha richiesto la consacrazione della Russia all’Immacolato Cuore di Maria e da allora, vi fu la IIª Guerra mondiale. In seguito, dalla morte di Pio XII, Papa di Fatima, l’immane disgrazia della rivoluzione conciliare con la perdita della Fede nella Sede di Roma, occupata ormai da una serie di anticristi che predicano menzogne e sono applauditi dal mondo, che flagello non verrà dopo tutto questo? (Gr 5, 30-31)

La soluzione voluta dal Signore? “Che tutta la Mia Chiesa riconosca (nella Fede) la Consacrazione (della Russia alla Fede) come un trionfo del Cuore Immacolato di Maria e così estendere il suo culto e porre accanto alla devozione al Mio Cuore divino, la devozione di quel Cuore Immacolato”. Quindi, il ritorno al potere del Pontefice, unica Voce che afferma la Parola divina: una sola Fede, un solo Battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica,  sola capace di compiere questa Consacrazione, condannando la menzogna della fede ecumenista.

 

 

 

26 Risposte

  • Leggo: “In seguito, dalla morte di Pio XII, Papa di Fatima, l’immane disgrazia della rivoluzione conciliare con la perdita della Fede nella Sede di Roma, occupata ormai da una serie di anticristi che predicano menzogne e sono applauditi dal mondo, che flagello non verrà dopo tutto questo? (Gr 5, 30-31)”.

    Purtroppo, le devo rinnovare le mie critiche: lo scorso venerdì lei ha iniziato il suo saggio con una “assurdità teologica” – il “sangue” in cui è la salvezza viene dalla Madre -; ora termina con una “assurdità logica”.

    Continuare a dire che Fátima conterrebbe semplicemente il messaggio nefasto della “soppressione del Papa cattolico”, come lei ripete da tempo, significa stravolgere completamente il significato di qulel Messaggio. Quella Visione dice certamente che il “Capo della Chiesa” morirà martire, ma descrive ANCHE E SOPRATTUTTO l’intervento salvifico di Dio, tramite la Madre della Chiesa, in favore del suo Popolo. Maria offre col suo Cuore Immacolato il suo Figlio “partorito nel dolore” (Ap 12,2) in “sacrificio di riparazione” (Is 53,10), e la “salita del Monte” può avere pieno successo. Quel Vescovo ottiene alla fine il premio, che è la Visione beatifica di Dio.

    Continuare a dire che il Messaggio di Fátima si riduce semplicemente a un “regolamento di conti”, significa non saper leggere un testo, ricco di contenuto eminentemente teologico; tanto più se, come in questo caso, esso costituisce un compendio della storia della salvezza.

    Non ha saputo o voluto rispondere l’altra volta; credo farà lo stesso questa volta.

  • Siamo al punto di dover spiegare che il feto umano si alimenta nella placenta della madre e che perciò Gesù è stato alimentato dal sangue di Maria?
    Quanto alla frase: “In seguito, dalla morte di Pio XII, Papa di Fatima, l’immane disgrazia della rivoluzione conciliare con la perdita della Fede nella Sede di Roma, occupata ormai da una serie di anticristi che predicano menzogne e sono applauditi dal mondo, che flagello non verrà dopo tutto questo? (Gr 5, 30-31)”,
    essa descrive, per chi ha fede, una situazione spirituale ormai storica, che si può credere, avrà per conseguenza un castigo materiale proporzionato. Naturalmente ci saranno sempre quelli che, davanti a tale devastazione della Fede, sono più occupati a difendere un «martirio» bergogliano, magari svelato a Fatima, che la santa Fede. Perciò, a chi, con una sua «teologia», scende a certe critiche per giustificare i propri sentimenti conciliari, è vero, e mi scuso con gli amici, non so come rispondere cristianamente.

  • No, guardi, non svicoli, perché io parlavo di Teologia, non di placenta. Lei non può iniziare una saggio che definisce “teologico”, affermando che da Maria, o dal Cuore Immacolato di Maria, viene il sangue di Cristo, cioè la sua divinità, perché renderrebbe del tutto superfluo l’intevento di Dio nella storia della salvezza. “Non ha generato la sua divinità, ma la sua debolezza umana”, dice Agostino. A meno che lei non voglia sostenere che nei vari Concilii si sia determinato diversamente, che cioè Maria Santissima ha generato la divinità di Cristo, e non invece che Ella è “Madre di Dio, nella sua umanità” (DS, n. 301).

    Le sue “nuvole di borotalco”, alla fine del ragionamento, si rivelano essere per quello che sono: una serie di contaddizioni inconciliabili. Martirio bergogliano? Ma cosa ha letto e dove ha letto questa affermazione? No, io mi riferivo al figlio spirituale della Madre della Chiesa, offerto in “sacrificio di riparazione” col suo Cuore Immacolato, proprio a motivo di Bergoglio e dei suoi “suggeritori”, che è al centro dell’evento Fátima, e che deve ancora manifestarsi. Continuare a dire che il Messaggio di Fátima rappresenta l’epilogo drammatico di una storia di fallimenti e di disperazione, che si conclude nel più inutili dei massacri, che cioè quel Vescovo, agli occhi di Dio, è uno sconfitto, significa non saper minimamente cogliere l’immensa portata del “sacrificio riparatorio” cui quell’uomo – perdente per il mondo, ma esaltato in Dio – si sottomette liberamente, consentendo al “resto di tornare al Dio forte” (Is 10,21). Rilegga le “puntate precedenti”, riguardo alle quali – vedo – non ha saputo o voluto dire nulla. Mettere sarcasticamente la parola teologia tra virgolette, come lei ha fatto, senza toccare nemmeno un punto da me sollevato, significa ammettere di non avere gli strumenti per intenderli. Forse perché sarà in partenza per Aljustrel. Buon viaggio!

  • Ecco il ritorno del soffio assillante degli avversari dei «profeti di sventura»; come se tutti i profeti e Fatima non prevedessero sventure a causa del degrado spirituale, come quello imperversante. E pontificano pure da gran teologi e giudici! Che Sant’Antonio ci aiuti.

  • Caro signore, io non ho niente contro di lei, ma lei dice di essere un esperto di Fátima. Certamente lei è una degnissima persona, ma io mi sento in dovere di dirle che la sua visione delle cose è erronea. Lei, d’altronde, ha pubblicato su un mezzo di comunicazione di massa e ha chiesto commenti. I miei commenti – immagino – li avrà letti, e sono negativi. Se lei si preoccupa di quello che pensano i suoi amici, invece di tenere a cuore la verità, non posso farci niente. Questo avevo da dirle. Stia bene.

  • I commenti sono benvenuti e specialmente se indicano errori da ratificare. Ma nel caso di questi ultimi, negativi su parole riguardanti la devozione che unisce, nel simbolo dei Cuori e del Sangue, Gesù a Maria, si capisce la seconda intenzione: screditarmi, indicando «gravi errori teologici» in questa rappresentazione! La ragione si svela nel seguito; perché la mia testimonianza è contro quella nuova chiesa conciliare che, nel toccare la S. Messa richiama niente meno che la profezia di Daniele. E poi, nel «censurare» Fatima, svela l’occultamento della realtà presente di adulterazioni dottrinali che portano le anime al massacro ecumenista. Falo vedere è la ragione della testimonianza per amore alla vera Chiesa, oggi Vigna devastata del Signore. Non è il caso, quindi, di lasciare l’ultima parola alle contro-testimonianze avverse alla verità che si vive.

  • Non riesco a vedere nelle parole di Pino quei grandi argomenti teologici che vorrebbe dimostrare. Neppure una interpretazione del segreto di Fatima pienamente plausibile; pertanto ritengo l’attacco contro Arai del tutto ingiustificato e inconsistente.

  • Infatti, più giustificato e consistente sarebbe se criticasse, come ha fatto lei, il mio italiano che a volte scivola nel portuliano. Per esempio sopra «gli errori da ratificare», invece di spiegare o rettificare.
    Come vede, spesso rileggo e riscrivo quanto scritto di getto. Grazie

  • era ora che anche qualcun altro si mettesse a far le pulci agli sbrodolosi editoriali “fatimisti”

  • Bene, vedo che sono arrivate in soccorso le “truppe cammellate”. Il mio nome è Pino Miscione. Chi vivrà vedrà. Tante belle cose!

  • Fare le “pulci”, quindi andare a cercare il pelo nell’uovo o far dialettica per il gusto della polemica con argomentazioni oggettivamente di una pochezza che rasenta il grottesco dimostrano spirito non buono. Quando il dissenso non è offensivo o diffamatorio noi lo accettiamo senza censure. Però sappiate far di meglio per non screditare voi stessi altrimenti passate per dei poveri bastiancontrari da tastiera.

  • meglio essere un povero bastiancontrario che un ricco sguattero di radio coltellino svizzero

  • Non mi piace la deriva che ha preso questo dibattito. Non credo serva a niente. Non so di cosa parliate con queste accuse reciproche; probabilmente si tratta di un linguaggio “infra vos” che non mi appartiene. Non raccolgo le provocazioni e saluto tutti.

  • In Christus Rex esistono solo cattolici sedevacantisti militanti. Avremo certamente i nostri difetti, ma non siamo né saremo MAI gli sguatteri, gli scendiletto o i lacchè di alcuno. Persino i nemici dichiarati ci rendono questo “tributo”. Spiace l’astiosità di Silvano. Ha, invece, ragione Pino, anche a noi non piace la deriva senza senso di questo dibattito. Noi non usiamo linguaggi “intra nos”. Lo lasciamo ai polemisti incalliti da tastiera…

  • Accademici e teologi vari, di prima e dopo il Vat2, si sono occupati di Fatima per ridurre la sua interpretazione alla confusione presente, di modo che il suo Messaggio profetico dica proprio quel che vogliono. Tra questi ci sono quelli maliziosi e venduti come E. Dhanis SJ, e seguaci come J. Ratzinger, e quelli pietosi. Penso che Pino possa essere tra questi per i suoi sforzi nel senso teologico pretamente conciliare. Del resto basta leggere l’elenco delle note bibliografiche del suo saggio. Il suo problema purtroppo è di non aver capito la differenza cruciale tra la Chiesa del Sacrificio per le conversioni (di Fatima) e quella per la sconversioni ecumenista.

  • Caro Arai Daniele, in verità la mia risposta, come ben specificato, era a Benedetto. Mi fa piacere che lei abbia voluto dare un’occhiata. Io ho ancorato la mia ricostruzione teologica al Depositum fidei, alla Scrittura e al Magistero. Fino a quando lei non mi dimostrerà, non con parole, ma con fatti, che quel Magistero non è valido, credo non si possa sostenere diversamente.
    Comprendo la sua avversione ai documenti prodotti dall’ultimo Concilio, e certamente non troverà in me uno strenuo difensore della Chiesa post-Conciliare, anzi. Ma lei, sostenendo che il sangue del Figlio viene dalla Madre, pretende di sovvertire le determinazioni del Concilio di Efeso. Io non scredito la sua ricostruzione, perché, con tali pretese, essa si scerdita da sola.

  • Qui s’insiste che io debba dimostrare con fatti, che il magistero conciliare non è valido. Credo, e non sono solo, che non si possa sostenere che sia nemmeno cattolico. Solo io ho due libri su questa inversione ecumenista, oltre che una serie di articoli. Diversamente da pie opinioni, è proprio nei fatti che esso, di fronte alla Fede, si scredita da solo, insieme ai suoi sostenitori. Basta vedere a quale degrado è arrivata la chiesa conciliare con i suoi capi e seguaci.

  • Prendo atto che lei non ha saputo rispondre circa la “generazione materna” del sangue di Cristo. La saluto.

  • Prendo atto io della natura compulsiva di commenti che intendono stravolgere una questione, come se la giusta risposta ad essa non fosse nella chiara intenzione dell’articolo sulla devozione che unisce, nel simbolo dei Cuori e del Sangue, Gesù a Maria, ma nella discussione del dogma. Ecco dove si capisce la seconda intenzione di un ossessionato.

  • Guardi, darmi dell’ “ossessionato”, cioè scendere, come fa lei, a un attacco personale, denota la sua volontà di non voler affronatare il problema fondamentale che sta alla base delle sue argometazioni, che contraddicono un punto dirimente, cioè quello della Divina maternità di Maria, che è “Madre di Dio, nella sua umanità” (DS, n. 301). Lei non può continuare a nascondere la questione, perché questa “debolezza umana” del Cristo, che Maria ha generato, sta alla base della devozione cui lei allude, cioè quella del Sacratissimo Cuore di Gesù e del SS.mo Cuore Immacolato di Maria. Se Maria, come dice Agostino “non ha generato la sua divinità, la sua debolezza umana”, se è – come è – “Madre nella sua umanità”, significa che “quel che di Cristo dovrà intervenire non è stato generato da lei” (Agostino).

    Se Lei afferma una proposizione gravemente ereticale – il sangue di Cristo viene dalla Madre – non potrà mai addivenire alla comprensione di questo significativo culto.

    La devozione ai due Cuori prende avvio dalle Apparizioni della Vergine Maria alla suora Catherine Labouré, avvenute nel 1830-1831, a Rue du Bac a Parigi, con le quali si suole far cominciare le Apparizioni mariane moderne. Nella seconda, del 27 novembre 1830, la Vergine ordinò alla religiosa di far coniare una Medaglia, poi detta “miracolosa”, con questa iscrizione sul lato diritto: “O Marie conçue sans péché priez pour nous qui avons recours à Vous” – dichiarata anticipazione del dogma mariano dell’Immacolata Concezione –, posta a coronamento della figura dell’Immacolata (cfr Ap 12,1s), ritratta con le braccia aperte verso il mondo; mentre sul rovescio erano appunto i Cuori di Gesù e Maria, l’uno coronato di spine, l’altro trafitto da una spada (cfr Lc 2,35), sopra i quali stavano una Croce e una “M” a simboleggiare la Madonna.
    In essa è dunque compendiato l’insegnamento scritturale, teologico, cristocentrico ed ecclesiale della Chiesa: la storia dell’umanità e il piano divino di salvezza passano attraverso il Cuore Immacolato di Maria.

    Si tratta non di una “vicinanza”, come lei sostiene, ma di un’intima unione, perché in essa è definito il piano di Dio per la salvezza delle anime. I due Cuori cosa rappresentano? Cosa vuol dire questa Medaglia, questa “devozione”? Sotto la Croce la Madre soffriva nel suo Cuore Immacolato gli strazi del Figlio, mentre le veniva dato come figlio spirituale il Discepolo “amato” dal Figlio morente. Il Cuore Immacolato di Maria è dunque quel legame d’amore – agàpe –, il quale presenta un sostanziale significato eucaristico, che lega la Madre della Chiesa al figlio spirituale, vittima pura, offerta in “sacrificio di riparazione” (Lv 5,15; Is 53,10). Un legame d’amore che salva, che redime.

    Dice Agostino: “Maria era madre della carne di lui, madre della sua umanità, madre della debolezza che per noi assunse. Ora, il miracolo che egli stava per compiere (Cana), era opera della sua divinità, non della sua debolezza: egli operava in quanto era Dio, non in quanto era nato debole. La madre esigeva un miracolo ed egli, accingendosi a compiere un’opera divina, sembra insensibile ai sentimenti di tenerezza filiale. E’ come se dicesse: Quel che di me compie il miracolo, non l’hai generato tu: tu non hai generato la mia divinità” (In Iohann. 8,9).

    Quando l’abominio sarà consumato fino in fondo, quando la Madre dirà, come a Cana, «Non hanno più vino», in quel momento, e solo in quel momento, Dio interverrà e arriverà l’ “ora” del Discepolo, cioè l’offerta sacerdotale di lui in “sacrificio di riparazione”:
    «Se qualcuno commetterà un’infedeltà e peccherà per errore riguardo a cose consacrate al Signore, porterà al Signore, come sacrificio di riparazione, un ariete senza difetto – immacolato -, preso dal gregge – la Chiesa» (Lv 5,15); «Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo» (Is 53,10).

    «Finalmente il mio Cuore Immacolato trionferà».

    Fino a quando lei non avrà ammesso di aver enunciato una grave eresia, circa la “generazione” del sangue di Cristo, credo che le sarà impossibile comprendere quello che ho scritto.
    La avverto, comunque, se lei dovesse scendere ancora una volta a un attacco alla mia persona, io mi ritrarrei, perché non sono interessato a scambiare ingiurie con la controparte.

  • Il comportamento compulsivo si riconosce da queste posizioni che si ripetono all’infinito, ma sono poggiate solo sulle proprie parole. Qui, abusando dell’ospitalità dei commenti, ricopia ossessivamente il «suo testo teologico» della settimana scorsa. Dunque il sangue di Gesù, vero uomo incarnato nel seno di Maria per opera dello Spirito Santo, sarebbe, secondo questa «teologia» estraneo al corpo e sangue di Maria, mentre secondo la stessa «teologia» i Cuori di Gesù e Maria non sarebbero, uno accanto all’altro, secondo la spiegazione della volontà di Gesù trasmessa a Suor Lucia, ma già sarebbero una cosa sola… «Si tratta non di una “vicinanza”», come dice la frase, ma come dice questo «di un’intima unione» (con sangue forse incompatibili) e bla bla bla. Quindi, la “Divina maternità di Maria, che è “Madre di Dio, nella sua umanità” (DS, n. 301) non c’entrerebbe col Suo sangue! E afferma senza tentennamenti; «Se Lei afferma una proposizione gravemente ereticale – il sangue di Cristo viene dalla Madre – non potrà mai addivenire alla comprensione di questo significativo culto» (secondo il suo proclama teologico!). Sì, perché il corpo di Gesù si è formato nel corpo della Madre, ma non c’entra col Suo Sangue! Già diceva ossessivamente prima: «Il sangue, cioè la vita divina in cui è la salvezza, non può che venire da Dio. Maria provvide per Cristo un corpo umano, ma il sangue venne da Dio;» quindi: «– il sangue di Cristo viene dalla Madre», del resto frase che ripete lui e non è nel mio testo, sarebbe frase eretica e mi avverte, «comunque, se lei dovesse scendere ancora una volta a un attacco alla mia persona, io mi ritrarrei, perché non sono interessato a scambiare ingiurie con la controparte.»
    Il problema è che non si tratta d’ingiurie a uno che dice eretico a un cattolico perché non è conciliare come lui; si tratta della costatazione di una ossessione, anche abbastanza vile, perché con il diluvio di vere eresie proclamate dai suoi «papi» già da mezzo secolo, s’inventa un «“incipit” non condivisibile, anzi, adesso ereticale, nel testo di chi denuncia i nemici della Chiesa.
    Non c’è dubbio, il peggior ossessionato è quello fissato sulla propria elucubrazione mentale, anzi ‘teologale», e su questa vuol pontificare e condannare di continuo.

  • Guardi, la prossima volta scriva, per altri, la sua “prolusione” in un Italiano comprensibile, mettendo la punteggiatura, ché mi risulta ostico il suo dire.

    Fino a quando lei non avrà rettificato la sua grave affermazione ereticale – il “sangue” del Figlio viene della Madre – è inutile parlare cone lei – e non lo farò -perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E’ lei che costruisce i suoi castelli su ERESIE, non io.

    Io mi occupo di Teologia, lo faccio con argomenti rigorosi, citando la Scrittura, i Padri della Chiesa, il Magistero. Non scrivo romanzi a sfondo vagamente teologico.

    Quello che avevo da dire l’ho detto. Tratterò la materia in uno scritto apposito, che pubblicherò, quando avrò tempo, nel mio spazio web Academia.edu. Chiunque potrà leggerlo, gratuitamente.

    Il mio commento, a questo punto, vale soprattutto per quei lettori che hanno potuto prendere visione di quanto ho scritto. Ho spiegato con argomenti rigorosissimi in cosa consista la devozione al Cuore Immacolato di Maria e il collegato Trionfo preannunciato dalla Vergine Madre a Fátima. E con questo non credo ci sia molto altro da aggiungere.

  • Dimenticavo: desidero ringraziare la redazione e lo staff di “Agerecontra” per l’opportunità che mi è stata data di commentare. Mi scuso con loro per avere preso forse troppo spazio, ma mi pareva necessario chiarire alcune questioni.
    Grazie ancora.

  • SE, ripeto, se, le parole successive di Maria a suor Lucia, sono autentiche, mi sembra ci sia ben poco su cui elucubrare !
    “..accanto alla devozione al Mio Cuore divino, la devozione di quel Cuore Immacolato”
    Il Cuore Divino è quello, ovviamente di Gesù.
    Il Cuore Immacolato è quello di Maria. Per “Cuore” s’intende l’animo come centro dei sentimenti positivi, la sensibilità. Se personalmente dovessi riconoscere il cuore come sede dei sentimenti, dovrei sorridere.Ma come uomo scientifico, ma cattolico, intendo come “cuore” secondo teologia, il centro dell’Amore Divino.
    Ed in questa spiegazione che è mistero, non sorrido ma m’inchino con umiltà.
    La spiegazione che appare + logica,riguardo alla uccisione del papa, è quella riguardo ad una uccisione simbolica del papato, dovuta agli errori umani commessi, così come ammonito da Gesù (se quanto disse suor Lucia può essere interpretato ed ammesso come sequela delle apparizioni autenticate) e riguardante il regno di Francia.
    Il fatto che alla fine (quale fine? dopo quanto?) il Cuore Immacolato trionferà, è certezza teologica di cui nessuno dubita. Quel che invece suscita interrogativi inquietanti sono le modalità precedenti alla consacrazione della Russia e quando ,”alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà…” Dopo quale disastro o dopo quali guerre, è lecito domandarsi poichè la devastazione teologica ed umana (aborti e depravazioni sodomitiche e pederastiche accettate dalla chiesa)non aveva mai raggiunto un tale alto livello nella storia UMANA dal tempo del cristianesimo.
    Voler nascondere questa situazione insostenibile, che grida vendetta davanti a Dio, significa solo aver la testa nella sabbia conciliare e nella vuota teologia post-moderna che non riconosce più i Novissimi e le verità evangeliche.

  • Niente è più ostico che sentire un teologare a vanvera, tanto più da chi ha l’accusa facile di eresia verso chi non è conciliare come lui. Quelli dell’autodemolizione dicevano di occuparsi di alta teologia interpretando all’inverso la Scrittura, i Padri della Chiesa, il Magistero, per identificarli con le novità conciliari! Anche l’agostiniano Lutero interpretava a suo modo Sant’Agostino. E il Vaticano 2 ha reinterpretato tutto col teologare a vanvera di prelati con titoli accademici. Ecco il risultato: hanno per lettori altri boriosi accademici della stessa risma, ancora più ossessionati dalle proprie idee. È quanto purtroppo si rende tristemente visibile ora qui, per far perdere tempo a tutti.

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