L’Ue sospende la ratifica dell’accordo commerciale con l’India: “Prima liberate i Marò”

MILITI

Segnalazione Quelsi

by Rosengarten

Mancano conferme da fonti ufficiali che forse non arriveranno mai, ma l’interpretazione dei segnali che si possono captare da Bruxelles e da New Delhi portano inevitabilmente a concludere che il Free-Trading Agreement (FTA), cioè l’accordo per creare un’area di libero scambio tra eurozona ed India, se non è saltato, è stato quanto meno rinviato sine die. Lo si può dedurre non tanto interpretando quello che i due aspiranti partners, la Comunità Europea e l’India, hanno fatto o si sono detti di recente, quanto da quello che non hanno fatto o detto in merito a quella trattiva. Consultando le rispettive agende di Eu ed India risulta che il nuovo primo ministro indiano, il nazionalista indù Narendra Modi, durante un suo viaggio in Europa ed al termine delle sue visite di stato in programma a Parigi e Berlino si sarebbe dovuto fermare a Bruxelles, dove si sarebbe dovuto svolgere un summit tra i massimi responsabili politici indiani ed i rappresentanti dei 28 Paesi dell’Unione Europea organizzato ed ospitato dalla Comunità, nell’intento di chiudere ed avviare a ratifica l’accordo raggiunto dopo una estenuante trattativa avviata nel 2007.

Nel suo eurotour Modi si è incontrato effettivamente con la Merkel ed Hollande, ma poi invece di fare tappa a Bruxelles ha fatto rotta direttamente verso New Delhi. Considerato che il precedente summit per l’FTA si era svolto all’inizio di febbraio del 2012, giusto qualche giorno prima dell’incidente della Lexie e dello scoppio del caso Marò, non si è neanche potuto ricorrere alla scusa diplomatica che in genere si accampa in questi casi, cioè che “non ci sia stato il tempo sufficiente per organizzare per il meglio un summit così complicato”. Ma allora cosa è successo? Interrogato nel merito a New Delhi, un autorevole portavoce del Ministero degli Esteri indiano ha confermato la cancellazione del summit, rifiutandosi però di fornire dettagli o di commentare il fatto. A soccorrerci nell’interpretazione di questo flop diplomatico ci ha pensato sir Geoffrey van Orden, che nonostante un nome olandese è un europarlamentare del Regno Unito e capo della delegazione del Parlamento Europeo spedita in India un paio di mesi fa in preparazione del summit poi saltato.

Di ritorno dalla sua missione, van Orden ha espresso tutto il proprio disappunto per la situazione che si è venuta a creare, aggiungendo che “il fallimento dell’organizzazione del summit nei tempi previsti e senza una data alternativa non potrà che ripercuotersi negativamente sugli sforzi sostenuti per concludere un accordo atteso da lungo tempo”. Qui bisogna fare alcune precisazioni. L’FTA mira a creare un mercato aperto di quasi 2 miliardi di consumatori tra Europa ed India, all’interno del quale non ci sia alcuna preclusione alla libera circolazione di merci non gravate da dazi o regimi di tassazione penalizzanti. Secondo stime prudenti, già nella fase di avvio operativo, l’interscambio raggiungerà un valore di almeno 100 miliardi di euro, ripartiti al 60% e 40% rispettivamente tra Europa ed India. Inoltre, l’accordo prevede l’armonizzazione di aspetti giuridici, normativi, fiscali, economico-commerciali per favorire la libertà di impresa e garantire agli investitori indiani e comunitari le stesse tutele e garanzie ovunque riterranno di voler operare all’interno dell’area di libero scambio. Non si tratta quindi del solito accordo pro-forma per la cooperazione economica e gli scambi culturali, ma di una vera e propria svolta epocale delle relazioni tra India ed Europa, cioè tra un Paese emergente e di grandi prospettive di crescita ed il più importante mercato del mondo, a tutto vantaggio dei consumatori e dello sviluppo dei Paesi coinvolti, il che non potrebbe che fare aumentare il rammarico nel caso di un suo fallimento. Ma esiste questa possibilità?

Nel corso di una conferenza stampa van Order non ha avuto dubbi od incertezze nel rispondere alla domanda se per caso dietro a questo fallimento di un summit che tutti non vedeva l’ora che si svolgesse, e che non ora si sa nemmeno quando si svolgerà, non ci fosse il caso dei due marines trattenuti in India. E qui l’eurodeputato britannico ha chiarito la posizione della Ue, svelando l’arcano: “E’ ovvio che noi annettiamo enorme importanza alla reclusione, qualsiasi siano le circostanze, di cittadini di Stati membri della Comunità”. Ha poi aggiunto:”Noi riteniamo che l’inchiesta giudiziaria che riguarda i due marines comunitari (si noti, comunitari, non italiani) sia andata avanti troppo a rilento e che sia durata troppo. E’ ora che subisca una decisa accelerazione”. Tra le righe, si comprende che a questo punto il negoziato per l’FTA è rinviato sine die in pendenza di una rapida e positiva conclusione della vicenda di Salvo Girone e Max Latorre. Quest’ultimo sta ancora in Italia in convalescenza e completare il decorso post operatorio per un ictus, ma dovrà rientrare in India ai primi di luglio, un paio di settimane prima del giorno dell’udienza che gli indiani “dicono” di voler tenere il 15 luglio senza che nessuno sia disposto a crederci. Per una volta l’Europa ha fatto l’Europa, mostrandosi compatta e determinata nelle sue sacrosante rivendicazioni, dimostrando di potersi far guidare nelle sue determinazioni dalla solidarietà tra i membri della Comunità, e non solo dall’egoismo individuale dei singoli Stati, ciascuno impegnato a far prevalere il proprio tornaconto.

Questa decisione della Ue di subordinare l’esito del negoziato di libero scambio alla conclusione della vicenda dei Marò è un duro colpo per le ambizioni e la credibilità di Narendra Modi. Il premier indiano in Patria è considerato una sorta di mago dell’economia. Ha governato per oltre un decennio nel Gujarat, storicamente uno degli stati più poveri dell’India, portandolo in pochi anni a divenire il più ricco e moderno tra i 38 stati dell’Unione indiana. Apostolo del liberismo e della libertà d’impresa, in campagna elettorale ha puntato tutto sulla lotta alla corruzione, alla crescita economica ed all’ammodernamento del Paese. Ha trovato masse di elettori tra la piccola e media borghesia, ma anche tra i ceti più bassi della popolazione che sperano che Modi possa replicare a livello nazionale il miracolo economico ottenuto nl Gujarat. Speriamo che Modi anche all’interno del suo Paese sia sottoposto a pressioni che lo inducano a sensibilizzarsi sui diritti umani e legali dei nostri Marò, trattenuti da 39 mesi senza neanche sia stato loro rivolta alcuna precisa imputazione.

Sul caso, in India fanno lo scaricabarile. Latorre e Girone sono inscritti in un triangolo diabolico ai vertici del quale ci sono la Corte Suprema dell’India, un tribunale speciale istruito dalla NIA, l’agenzia anti-terroristica, ed i vertici indiani della politica inclusi il premier, il General Attorney, ed i ministri degli Interni, degli Esteri e della Giustizia. In merito alla vicenda dei due fucilieri del San Marco, l’unico atto di Modi dal suo insediamento è stato quello di indebolirne il collegio di difesa, affidando la carica di General Attorney – una sorta di superconsulente per gli affari giudiziari con un ministero senza portafoglio – Mukul Rohatgi l’avvocato più famoso della nazione che prima difendeva i Marò. La Corte Suprema continua a raccomandare alla politica di fare presto e di accelerare il procedimento giudiziario contro i Marò. Ma dove si è mai visto un potere giudiziario, autonomo e separato dagli altri poteri dello Stato e che agisce in quella piena autonomia di cui dovrebbe essere giustamente geloso, rivolgersi alla politica per una vicenda giudiziaria, anzichè gestirla al proprio interno? La politica risponde che ogni decisione in merito alla sorte dei Marò spetta alla magistratura, ed il tribunale chiede alla Corte Suprema come deve regolarsi e quali sono gli inputs concordati con la politica.

Ora anche l’Europa s’è stancata di questi giochetti fatti sulla pelle di due militari innocenti ed accusati senza alcun fondamento, nonchè completamente estranei all’uccisione dei due pescatori che viene loro contestata, ma mai sinora formalizzata. Speriamo che sia la volta buona e che anche in India, a cominciare da Modi, si rendano conto che non è conveniente per nessuno, nè per i Marò, nè per le relazioni di interesse commerciale indo-europee che si erano prospettate, nè per la credibilità dell’India che si dichiara la più grande democrazia del mondo ed aspira al ruolo di grande potenza, e che a tirala troppo, poi anche la fune più robusta alla fine si rompe. Vediamo se quello che non è stato possibile invocando legalità, giustizia e rispetto dei diritti umani, si renderà realizzabile in nome del dio denaro. Per noi ed i Marò andrebbe bene lo stesso. Facciamoli tornare a casa, poi si vedrà.

Rosengarten | giugno 5, 2015 alle 11:33 am | Categorie: Giustizia e Società | URL:http://wp.me/p3RTK9-9FP

 

 

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