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Alessandria, esempio del malgoverno in stile Renzi

Segnalazione Quelsi

by Mario Bocchio

imageAlessandria è una città ridotta al lumicino. Il sindaco Rita Rossa è come il suo punto di riferimento Matteo Renzi, che oltretutto l’ha imbarcata nella direzione nazionale del Partito democratico. Vive di grandi proclami ed infime pagliacciate. Si accontenta di andare sui giornali con l’etichetta della straccivendola, ma la città meriterebbe di più. Però si adatta e si schiaccia su una politica che non trova di meglio che occupare i giornali con notizie picaresche per pubblici da divertire e, giorno dopo giorno, perde la sua identità.

Nessuno dell’Amministrazione fa. Tutti, sindaco in testa, prediligono l’affabulazione inutile e pericolosa di chi sceglie di parlare a mitraglia per coprire l’inattività quotidiana.

Le poche opere, perché per questo si vota un sindaco, sono accreditabili all’Amministrazione precedente – quella del sindaco di centrodestra Piercarlo Fabbio – che le ha pensate, finanziate e per fortuna dei successori, non terminate.
Così un ponte da 18 milioni, un programma integrato su fondi europei da 12 milioni, un parcheggio sotterraneo nella piazza centrale in finanza di progetto da 19 milioni, più ancora qualche altra cortese regalia, come il rifacimento della piazza intorno alla Chiesa di Santa Maria di Castello ove è stata fondata la città nel 1168, costituiscono l’unico patrimonio di opere che l’attuale Giunta, dopo oltre tre anni dal voto del 2012, ha messo, si fa per dire, in cantiere.

Anche il rientro dai conti dissestati, almeno a sentire i professionisti della parlata a squarciagola, costituisce una bella favola, che non viene dimenticata in alcun passaggio di comunicazione ad una città che non si sa se ignara o anche inconsapevole. Il debito di circa 50 milioni è stato finanziato con un prestito di 60 milioni arrivati da Roma. Praticamente si è preso il debito dal cassetto di destra e lo si è messo in quello di sinistra, aumentato e spostato nel tempo. La città dovrà ritornare in vent’anni i soldi allo Stato. Prima si avevano tanti piccoli creditori, ora uno solo e assai potente. Prima rispondevamo noi, oggi i nostri figli e i nostri nipoti. Comunque 207 milioni di euro di debito a medio lungo rendono impossibili per i prossimi anni investimenti e riduzione dei tributi.
Peraltro il costo del debito è esageratamente più incidente: prima si spendevano 7,8 milioni di ratei ogni anno su un fatturato di 100 milioni, oggi se ne devono spendere 12 su un fatturato di 85. Risultato? Prima il debito viaggiava intorno all’8%, oggi raggiunge il 14,1%. Praticamente è come se fosse raddoppiato. Poco conta se la parte corrente non disavanza. È così rigida da impedire qualsiasi politica di crescita. E Alessandria ha un destino mediocre e si sta abituando ad un Comune che non c’è. Altro che risanamento!
Cosa fare dunque?

“Tre cose – risponde l’ex primo cittadino Piercarlo Fabbio, tradizione democristiana e tessera di Forza Italia -: rimettere insieme una coscienza di coalizione, il modello Liguria insegna. Era stata l’alleanza tradizionale che mi ha fatto vincere nel 2007 con quasi il 63 per cento dei consensi. Poi rielaborare un nuovo programma per il Comune, che si fondi sul concetto dell’ente locale come ‘motore immobile’ dello sviluppo (la regia del territorio). Infine non dimenticarsi di ripetere che siamo stati vittime, con la città, di una grande mistificazione: il dissesto non è servito a niente, è stato un’invenzione politica e il debito è cresciuto”.

Solo una grande bugia può ancora occultare queste verità.

Mario Bocchio | luglio 16, 2015 alle 6:24 am | Categorie: Uncategorized | URL:http://wp.me/p3RTK9-9LR

 

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