Il debito greco e la farsa di Tsipras

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In merito al dibattito in corso sulla possibile rinegoziazione del debito della Grecia urge sgomberare il campo da alcuni luoghi comuni che si stanno consolidando nell’immaginario collettivo, offuscando gravemente la capacità di giudizio dell’opinione pubblica e sospingendola a sua insaputa su posizioni autolesionistiche.

Innanzitutto non è affatto vero che i creditori si stiano accanendo ostinatamente e spietatamente sulla Grecia. Al contrario il debito greco è già stato ristrutturato nel 2012 per un valore superiore al 50% del PIL, come se all’Italia in proporzione venissero cancellati oggi debiti per più di € 800 Md. (!); per cui è evidente l’infondatezza delle accuse di avidità e di egoismo mosse alle istituzioni europee. Ancora più assurdo è parlare di difesa ad oltranza degli interessi degli istituti finanziari-le famigerate “banche francesi e tedesche”- a spese del popolo ellenico, viste le pesanti perdite da questi subite con la ristrutturazione a beneficio proprio del governo di Atene, che alcuni vorrebbero invece vittima dell’operazione. Se un soggetto A presta un’ingente somma a B e B non glie ne restituisce una parte consistente, è evidente che è B ad aver espropriato A e non certo il contrario.

Qualcuno obietterà che siccome la Grecia è oppressa dal pagamento di interessi esorbitanti nei confronti di istituzioni usuraie, i greci meritano ugualmente la nostra solidarietà. Ma è proprio vero che la Grecia sta pagando interessi da usura? Ebbene, a dispetto delle chiacchiere in libertà, l’incidenza del servizio del debito pubblico sul PIL della Grecia è solamente del 2,6% contro il 2,7% medio dell’Eurozona e il 4,7% dell’Italia. A conti fatti quindi, con il denaro delle nostre tasse, mediante il programma europeo di assistenza, stiamo finanziando a tassi di favore un paese che paga la metà degli interessi che paghiamo noi. Davvero non siamo solidali abbastanza? Cosa dovremmo fare in più per essere solidali?

Qualcuno replicherà che non si tratta affatto di solidarietà, bensì di realismo, visto che la Grecia trovandosi sotto strangolamento fiscale, semplicemente “non è in grado di restituire i prestiti”. Senonché -i numeri sono ostinati- la pressione fiscale effettiva in Grecia è inferiore alla media europea, attestandosi solo al 34,2%: quindi pradossalmente i greci, pur pagando in media meno tasse degli altri Europei, stanno chiedendo ora agli altri europei di pagare le tasse anche per loro perché loro ne starebbero pagando troppe e -udite, udite- “non ce la fanno”. E i contribuenti italiani che pagano ancora più tasse di loro, come fanno allora? Perché dovrebbero svenarsi per prestare ulteriore assistenza alla Grecia, quando in Grecia si pagano meno tasse che in Italia? Non potrebbero i greci provare almeno a pagare le tasse in Grecia prima di venirle a riscuotere in Italia?

Infine occorre sottolineate che anche l’idea che la Grecia sia vittima di ricette sbagliate imposte dalla cosiddetta “Troika”, è sostanzialmente falsa, visto che che l’Irlanda, sottoposta ad una terapia analoga a quella greca, è uscita rapidamente dalla crisi e quest’anno ha visto scendere il rapporto debito/PIL di 9,4 punti; il Portogallo è tornato a finanziarsi con successo sui mercati e la Spagna, sottoposta ad una forma più blanda di tutela, cresce da sei trimestri consecutivi. Non è quindi legittimo pensare che la difficile situazione dell’economia ellenica sia invece imputabile a responsabilità specifiche della classe politica locale? I compagni di sventura della Grecia sembrano essere proprio di questo avviso.

Alla luce di questi dati appare del tutto falsa la rappresentazione di un’Europa che impone egoisticamente alla Grecia il pagamento di debiti insostenibili. Ci troviamo invece di fronte ad una spregiudicata operazione politica del governo di Atene volta ad ottenere un vantaggio economico (interessi ancora inferiori sui nuovi prestiti o addirittura un’ulteriore ristrutturazione) a spese della propria controparte, cioè dei cittadini europei, inclusi noi Italiani.

In estrema sintesi, quindi, Tsipras ci sta chiedendo di finanziare di tasca nostra la velleitarie promesse della sua campagna elettorale di stampo neo-comunista, trasformando il programma europeo di assistenza finanziaria emergenziale in un meccanismo permanente di sussidi a vantaggio di Atene. E’ infatti il caso di sottolineare, ove ciò non fosse chiaro, che dopo l’haircut del 2012 i creditori della Grecia sono quasi esclusivamente soggetti pubblici, le cui eventuali perdite dovrebbero essere ripianate dai contribuenti.

Proprio quest’ultima considerazione ci porta a demolire la più becera e sciocca delle argomentazioni pro-Tsipras tra tutte quelle portare avanti dalla propaganda nazional-popolare, cioè l’assurda idea che un default della Grecia metterebbe nei guai soprattutto l’odiata Germania. Infatti, mentre la Germania con un’economia in crescita, finanze statali molto solide e costi del debito bassissimi, non avrebbe alcun problema a far fronte all’eventuale perdita, l’Italia, con un’economia comatosa e finanze pubbliche precarie, avrebbe grossi problemi a tappare un ulteriore buco di bilancio e probabilmente pagherebbe la destabilizzazione dei mercati finanziari con un incremento dei costi del debito.

Per tutte queste ragioni non solo è ingiusto, ma è persino autolesionistico assecondare l’opportunismo di Tsipras.

Dario Bortoluzzi

 

Fonte: http://www.termometropolitico.it/1179261_il-debito-greco-e-la-farsa-di-tsipras.html

 

5 Risposte

  • Ottima analisi che non terrebbe conto del fatto che le imposizioni che hanno generato debito sono “ab origine” imposizioni false poichè generate dal signoraggio bancario della BCE !
    Ovvero vanno benissimo le argomentazioni, che, stando così le cose in Europa, finisce che il debito greco lo pagano di più i paesi + deboli.
    Ma il voto greco ha il significato di un popolo che non accetta le imposizioni bancarie.Bisogna poi vedere quanto e come sarà interpretato questo voto e che uso ne farà Syriza e quali avvertimenti saranno recepiti in tutta l’area UE.
    Se non sbaglio la Grecia si è inserita nell’EU avendo falsato il suo bilancio dall’inizio, ad opera delle famigerate agenzie di rating” che avevano evidentemente ogni interesse a falsificare ciò. Non sono affatto economista, ma basta poco per capire che la manovra sporca doveva dare vantaggio a qualcuno , non certo al popolo greco, se non per qualche anno. Ora gli anni sono scaduti e si recuperano rovinosamente i debiti accumulati . Ma è giusto chiedersi, oltre alla frode iniziale, elaborata a tavolino, quali altre ragioni hanno portato a questo. Per l’Italia l’abbiamo capito e non è sufficiente dire che è colpa dell’evasione e della corruzione politica ! Ora si sa fin troppo bene, almeno dalle colonne di questo blog, che il signoraggio bancario e la schifosa vendita di banconote da parte della privata Bce è il nocciolo del problema che ha investito anche la Grecia, come l’Italia e come tutti i paesi membri.

  • Fate ridere. Quando si parla di economia, e non di teologia (per quanto la teologia è altra cosa dalle vostre schematiche semplificazioni) è bene documentarsi presso coloro che economisti, e non chiacchieroni del bar dello sport, lo sono per profesisone. Leggete di seguito (purtroppo per vedere i grafici, bisogna che andiate sul sito originale, e di sicuro vi farebbe bene istruirvi ed informarvi con i dati reali del problema).

    Goofynomics (il sito di Alberto Bagnai)
    L’economia esiste perché esiste lo scambio, ogni scambio presuppone l’esistenza di due parti, con interessi contrapposti: l’acquirente vuole spendere di meno, il venditore vuole guadagnare di più. Molte analisi dimenticano questo dato essenziale. Per contribuire a una lettura più equilibrata della realtà abbiamo aperto questo blog, ispirato al noto pensiero di Pippo: “è strano come una discesa vista dal basso somigli a una salita”. Una verità semplice, ma dalle applicazioni non banali…
    lunedì 19 gennaio 2015
    Cosa sapete della Grecia? (fact checking)
    Nei prossimi giorni si parlerà molto di Grecia. Ma voi, della Grecia, cosa sapete? Se siete qui per la prima volta, è probabile che sappiate solo quello che avete potuto apprendere dai mezzi di comunicazione italiani.
    L’associazione a/simmetrie segue da quando si è costituita (due anni or sono) la vicenda greca, e ha raccolto autorevoli testimonianze di prima mano, che trovate sul suo sito.

    Ve ne parlerò dopo, ma qui voglio occuparmi di quello che a noi è arrivato attraverso i mezzi di comunicazione. Cosa vi hanno detto, questi mezzi di comunicazione, e voi cosa avete, quindi, potuto capire?

    Vi hanno detto che la Grecia era il più gran successo dell’euro.

    Forse ve ne siete dimenticati, ma prima che la Grecia venisse ridotta a un cumulo di macerie dalle politiche della troika, qualcuno disse che essa era stata il più gran successo dell’euro proprio perché l’euro l’aveva spinta ad adottare queste politiche. Quel qualcuno era Mario Monti:

    Quando quella persona disse quelle parole (NOTA: nel video Monti da Gad Lerner dice che la Grecia è il miglior esempio dell’efficacia dell’euro o qualcosa di simle), la Grecia si trovava nella posizione evidenziata dal puntino rosso:

    Dall’inizio della crisi la sua produzione industriale aveva perso il 20%: niente male per essere un successo. Ma era solo l’inizio del successo: dopo avrebbe perso un altro 11%. Quando due mesi dopo ci dissero che quella persona avrebbe governato l’Italia, ebbi paura e scrissi il primo post di questo blog. Si intitolava “I salvataggi che non ci salveranno”, e per ottimi motivi era stato rifiutato da lavoce.info, dove normalmente mi esprimevo. Peccato per loro: avrebbero pubblicato una previsione giusta. Purtroppo i salvataggi del governo Monti non ci hanno salvato, e l’analisi svolta in quell’articolo (sostenevo che l’Italia – come la Grecia – fosse in difficoltà per problemi di debito estero, dovuti a un comportamento non cooperativo di tutti i partner europei, per cui l’austerità non avrebbe aiutato), oggi è condivisa perfino dal Sole 24 Ore (con quattro anni di ritardo, dopo essere stata condivisa, come vedremo sotto, da Fmi e Bce). La mia esperienza di ricerca, svoltasi soprattutto sulle economie in via di sviluppo, non lasciava dubbi: era un film già visto tante volte, in America Latina e in Asia. Ma in Grecia la situazione era decisamente peggiore, ed era, fra l’altro, la peggiore dell’Eurozona, come si vede se i dati della produzione industriale greca vengono confrontati con quelli degli altri paesi dell’Eurozona:

    (per inciso, notate che prima dell’arrivo del governo Monti l’Italia si stava riprendendo…)

    Ma prendetevi il tempo di vedere coi vostri occhi il più gran successo dell’euro in questo documentario al quale l’associazione a/simmetrie ha fornito supporto scientifico: lo trovate nella sua home page. È eloquente anche l’intervista che raccolsi dall’antropologo Panagiotis Grigoriou (già ricercatore al CNR francese), autore del blog Greekcrisis, che nel frattempo, a causa della crisi, ha subito un grave lutto. Quando venne in Italia, due anni fa, ci disse che per lui venire qui era come un viaggio nel tempo, in quel passato di normalità che il suo paese aveva perso per sempre.

    Ma in Italia:

    Vi hanno detto che in Grecia è in atto un “miracolo”: è arrivata la ripresa, perché le riforme hanno funzionato.

    Purtroppo è una menzogna. Intanto, è importante capire cosa è successo in Grecia, in termini di distruzione di prodotto e reddito. Lo vedete in questo grafico:

    che confronta i dati della Grecia (fonte), con quelli riferiti all’Italia durante la Seconda guerra mondiale (fonte). Per rendere i dati confrontabili li ho espressi come indice a base 100 nell’anno precedente alla crisi. Vedete che la distruzione di prodotto in Grecia nei primi tre anni della crisi è stata più rapida di quella sperimentata dall’Italia nell’ultima guerra. Certo, in Italia la distruzione fu maggiore (ci furono i bombardamenti), ma in Grecia sarà comunque molto più persistente. Le previsioni del Fmi (in verde) ci dicono che nel 2019, dieci anni dopo lo scoppio della crisi, non avrà ancora recuperato il livello di reddito pre-crisi. Un semplice calcolo mostra che se anche la Grecia tornasse a crescere al tasso medio di crescita pre-crisi (4%), le occorrerebbero sette anni da oggi per recuperare. Nel frattempo il resto del mondo è andato e sta andando avanti, e quindi la Grecia in ogni caso avrebbe perso più di un decennio. Il “miracolo” del quale i media parlano, però, è un rimbalzo tecnico di dimensioni molto inferiori, e quindi il destino della Grecia è molto peggiore.

    È importante che sappiate che la Grecia è un fallimento delle politiche di austerità, fallimento ammesso nel 2013 dallo stesso Fondo Monetario Internazionale in un rapporto (qui l’originale) che all’estero ha fatto scandalo (ecco come ne parlò il Guardian), ma del quale in Italia non si è parlato. Il Fmi ammise già due anni or sono di aver sottovalutato i costi delle politiche di austerità.

    Eppure, già nel 2012 il Fmi aveva ammesso nel suo rapporto annuale (vedete il box 1.1 a pag. 41) che il fondamento teorico di queste politiche (l’idea che in recessione i tagli alla spesa pubblica contribuiscano a far ripartire l’economia) era errato. Qualificati economisti come Roberto Perotti avevano ammonito in tal senso fin dall’inizio del 2012, chiarendo come in due dei quattro esempi generalmente portati a riprova del successo delle politiche di austerità (Finlandia e Svezia), l’austerità era stata associata a una svalutazione della valuta nazionale, che, rilanciando l’export dei paesi in questione, era stata il vero motore della ripresa. La rigidità del cambio (cioè la presenza dell’euro) era quindi un pezzo del problema, e l’ammissione di fallimento del 2013 da parte del Fmi era in qualche modo annunciata, almeno per gli addetti ai lavori.

    Ma forse dovreste sapere che la terapia era sbagliata (per ammissione del Fmi), perché la diagnosi era sbagliata (per ammissione della Bce)…

    Vi avranno detto che la Grecia è in crisi per colpa del suo debito pubblico elevato.

    Ma le cose non stanno così. È vero, il debito pubblico greco era elevato prima della crisi, ed è anche vero che i governi greci hanno truccato i conti (poi vedremo come, quanto e perché). Ma la crisi della Grecia, come quella di tutti gli altri paesi dell’Eurozona, dipende sostanzialmente dal debito privato. Attenti: non è un dettaglio, perché se il debito pubblico non è il problema principale, allora tutta la retorica dell’austerità (quella dei Monti, per intenderci), viene a cadere.

    Intanto guardiamo i dati. Qui sotto vedete il rapporto debito pubblico/Pil e debito privato/Pil in Grecia:

    (il debito pubblico viene dall’ultimo World Economic Outlook, il debito privato dalle “Long series on credit to the private non financial sector” elaborate dalla Banca dei Regolamenti Internazionali; do per scontato che capiate che il credito erogato dal settore finanziario al settore non finanziario è un debito per quest’ultimo: quando la banca vi eroga un debito, lei ha un credito e voi un debito, giusto?)

    Come vedete, nel periodo fra le due crisi (dal 1993, dopo la crisi della Sme, al 2007, prima dell’ultima crisi), il debito pubblico greco era stato sì elevato, ma assolutamente costante (peraltro, su livelli inferiori al nostro e a quello belga). Il debito privato, viceversa, si era decuplicato. Non era difficile intuire che il problema venisse da lì.

    All’inizio, a dire il vero, ero il solo a sostenere questa tesi, che sembrava molto ardita. Me ne occupai in due lunghi post di questo blog (qui il primo, qui il secondo), articolai meglio l’argomento ne Il tramonto dell’euro, e poi ne feci l’oggetto di un working paper (ripreso in questo volume internazionale), e aspettai.

    Il tempo è galantuomo.

    Un anno dopo, più esattamente il 23 maggio del 2013, il vicepresidente della Bce, Vitor Constancio, pronunciò ad Atene un discorso che avallava pienamente questa interpretazione dei fatti: la crisi dei paesi periferici è dovuta sostanzialmente a un incremento abnorme dell’esposizione debitoria privata verso creditori del Nord Europa, e questo fenomeno è particolarmente evidente nel caso greco.

    Il discorso originale è qui, e visto che sicuramente nessun giornale ve ne ha parlato (ne parlò solo il blog Vocidallestero in questo post), nel caso abbiate problemi con l’inglese qui trovate la traduzione ad opera di due alacri blogger del blog collettivo Kappadipicche.

    Se non volete trovarvi ridotti come i greci, credo che dovreste spendere due minuti a leggerlo. Sarete un po’ frastornati: il vicepresidente della Bce dice esattamente il contrario di quello che vi dicono tutti i vostri giornali…

    La principale implicazione dell’analisi di Constancio è che la colpa non era stata dei governi spendaccioni, ma della finanza privata (delle banche, per capirci), che avevano prestato in modo imprudente. Notate che Constancio fa strame di due luoghi comuni in uno: quello che il debito sia solo pubblico, e quello che se un debito è eccessivo la colpa sia solo del debitore. I creditori in questa vicenda hanno le responsabilità maggiori.

    So che non ci credete, so che ci sono ostacoli di carattere culturale, antropologico, che non vi permettono di accettare questa semplice verità, eppure, perdonatemi: voi avrete due soldi da parte, no? Li avrete depositati in una banca, magari. Vi farebbe piacere sapere che questa banca li presta così, con leggerezza, al primo venuto? Direi di no, giusto? Pensereste che quella banca sta agendo in modo criminale. Ecco. Constancio dice proprio questo: le banche del Nord si sono macchiate senz’altro di colpa (in senso penale), perché hanno agito con leggerezza, senza valutare il rischio.

    Voi mi direte: “Certo, ma anche il greco che prendeva i soldi, però…”.

    Bene: Constancio fa strame anche di questo luogo comune. Se ci fate caso, lui dice ciò che è: in un ambiente di crescita sostenuta, come era quello della Grecia (ne parliamo meglio sotto), per una famiglia o per una impresa era razionale e giustificato anticipare certe spese ricorrendo al mercato finanziario (indebitandosi), perché la famiglia o l’impresa poteva avere l’aspettativa di riuscire a ripagare i propri debiti. Perdonatemi: quando siete stati in banca a chiedere un mutuo, vi avranno chiesto la busta paga, ma non credo vi abbiano fatto sostenere un esame di macroeconomia, giusto? Le capacità tecniche, e il dovere, di verificare la sostenibilità dei mutui erogati a non residenti incombe per forza di cose più sulle banche, che hanno gli strumenti di verifica appropriati (dati, modelli), che non sui singoli. Quindi le banche hanno sbagliato.

    Le banche, però, hanno una giustificazione. L’entrata nell’euro ha regalato ai paesi deboli “credibilità”, cioè li ha fatti percepire come meno rischiosi dalle banche estere, che quindi hanno prestato. Ma questa credibilità era fasulla, e a capirlo non ci voleva poi tanto: tanti studiosi lo avevano previsto.

    Non vorrei essere irriverente, ma voi vi fidate di più del vicepresidente della Bce o del dr. Giannino? Ma questa è, ovviamente, una fallacia ad auctoritatem, di quelle che spesso vengono usate contro di me. Non cedete alla tentazione di ricorrere a questi argomenti sleali. Guardate i dati. Basta questo.

    Naturalmente che le banche hanno sbagliato non si può dire. Le banche sono ricche, controllano l’informazione, che in democrazia è un bene prezioso e soprattutto costoso, e quindi per giustificare l’interpretazione che attribuiva la colpa della crisi al governo greco, e non alla disfunzionalità del sistema finanziario privato, i giornali vi hanno dovuto dire altre menzogne. Ad esempio:

    Vi avranno detto che in Grecia il settore pubblico era pletorico, con troppi dipendenti, e che da lì derivava l’eccessivo debito pubblico.

    Ma ovviamente anche questa è una menzogna, fatta per giustificare un’altra menzogna, e anche di questo si era parlato in questo blog (che non a caso ha tanto successo). In particolare, vi avevo fatto vedere che la storia di una Grecia troppo statalista era una completa bufala. Per scrupolo, ho verificato anche sui dati dell’Eurostat.Anche rapportando gli occupati nelle amministrazioni pubbliche agli occupati totali (anziché alla forza lavoro, come avevamo fatto nel post precedente), la bufala resta tale:

    Questa è la media dal 1999 al 2007 del rapporto fra dipendenti delle amministrazioni pubbliche e occupati totali: la Grecia è appena sopra la media dell’Eurozona (noi appena sotto), e sopra la Grecia si trovano i virtuosi Lussemburgo, Belgio, Francia e Germania. Naturalmente è anche falso che il settore pubblico greco fosse sovradimensionato: il rapporto fra spesa pubblica e Pil in Grecia è inferiore a quello tedesco:

    In questa immagine è in evidenza l’Italia (la fonte, per chi desiderasse approfondire, è AMECO), che, come vedete, è vicina alla media dell’Eurozona e sotto a “virtuosi” come Francia, Austria, Belgio e Finlandia. La Grecia sta ancora meglio: fra il 1999 e il 2007 il rapporto spesa pubblica/Pil è stato in media inferiore perfino a quello di Germania e Olanda.

    Siete ancora convinti che fosse un problema di spesa pubblica?

    Ne abbiamo parlato diffusamente nel nostro blog, ma naturalmente è impossibile opporre ai mezzi di persuasione occulta dei media la lucida obiettività dei dati.

    Vi avranno detto che i politici greci erano corrotti e hanno falsificato i conti.

    E ora voi vi aspetterete che io vi dica che non è vero!

    Invece no, è vero.

    Cominciando dai conti pubblici, le statistiche sul deficit di bilancio greco sono state falsificate, lo si sa, e basta confrontare le annate passate degli annuari del Fmi per rendersene conto:

    Nel 2006 e 2007 si pensava che la Grecia fosse rientrata nella soglia del 3%, e lo si continuò a pensare fino al 2010. Poi, a fine anno, sorpresa! Non era così. La Grecia aveva pesantemente sforato: nel 2006 era al 6% di rapporto deficit/Pil, e nel 2009 aveva superato il 15%.

    Una grave slealtà nei riguardi dei partner europei, e un tradimento del mandato ricevuto dai propri elettori (quello di amministrare in modo corretto la cosa pubblica). Ma vi siete mai chiesti come e perché questo trucco è stato effettuato? Il come lo sappiamo: con l’aiuto delle grandi banche d’affari internazionali. Il perché non è poi così difficile da intuire. Ai paesi che dopo l’hanno sterminata, prima la Grecia faceva comodo dentro l’Eurozona, per tanti motivi. Volete saperne uno (fra i tanti)? Ve lo spiega questo grafico:

    In effetti, in Grecia c’è una cosa abnorme, ed è il rapporto fra spesa militare e Pil, superiore a quello della stessa Francia (che pure è una potenza nucleare e ha un atteggiamento piuttosto “proattivo” quando si tratta di andare a ledere interessi strategici dei propri partner europei).I greci, è noto, temono i turchi (un fatto che ha radici antiche)

    Formati all’esempio dell’Italia, che viene lasciata sola dall’Europa nel pur doveroso compito di accogliere tanti rifugiati controllando la frontiera meridionale dell’Unione, probabilmente i greci temono che se mai venissero aggrediti (cosa improbabile), l’Europa li lascerebbe soli (cosa certa, visto che non esiste uno stato europeo, non esiste un esercito europeo, ecc.). Per questo motivo i loro governanti hanno ritenuto fosse il caso di armarsi. Ma la Grecia non produce abbastanza armi, e non ha nemmeno sufficienti risorse per comprare armi sofisticate prodotte da altri paesi. L’ingresso nell’Eurozona garantiva al governo greco un più facile accesso al credito estero, col quale acquistare armi prodotte dall’estero.

    E qui entra il discorso della corruzione. Voi la sapete, vero, la storia della Thyssen Krupp, che ha elargito mazzette ai politici greci affinché questi acquistassero tanti bei sottomarini tedeschi? Si parla di milioni di euro in mazzette spese dagli incorrotti (ma corruttori) tedeschi per indurre i corrotti greci ad acquistare armi per una cosa come il 7% del Pil!

    D’altra parte, non si tratta di una assoluta novità: il primo grosso scandalo della Siemens, l’azienda più coinvolta al mondo in casi di corruzione, riguarda, pensate un po’, proprio la vendita di una corazzata al Giappone. I tedeschi, si sa, fanno prodotti di ottima qualità. Ma per qualche strano motivo non riescono a piazzarli senza corrompere l’acquirente. Ci sarebbe da riflettere su questa strana costante storica.

    D’altra parte, se non ci può essere corruzione (in Grecia) senza corruttore (tedesco), è pur vero che il corrotto (greco) ha sbagliato, questo è indubbio e non si intende negarlo.

    Ma, fatemi capire: voi pensate che la colpa di un governo debba essere scontata da un intero popolo? Voi pensate che per il fatto che i politici hanno accettato mazzette da una delle imprese più corruttrici al mondo, per il fatto che sono stati aiutati a fare il maquillage dei propri conti pubblici da emissari di quelle banche, come Goldman Sachs, dalle quali ora provengono i moralizzatori come Monti, è giusto che i bambini greci restino senza medicine?

    Se questa è la vostra idea di Europa, io la rispetto, ma rispettosamente vi dico che non è la mia. Un’Europa incapace di solidarietà, e capace solo di vendetta, non ha la mia solidarietà, e avrà la vendetta di qualcuno che conta più di me.

    (Nota: qui Alberto Bagnai rimanda, con il link azzurro, ad un sito di esegesi testuale della Sacra Scrittura ed esattamente alla pagina dove è riportato questo passo della Bibbia “
    mea est ultio et ego retribuam in tempore ut labatur pes eorum iuxta est dies perditionis et adesse festinant tempor
    Deuteronomy 32.35 Mia sarà la vendetta e il castigo, quando vacillerà il loro piede! Sì, vicino è il giorno della loro rovina e il loro destino si affretta a venire

    nonché questo passo della Lettera ai Romani di san Paolo “
    non vosmet ipsos defendentes carissimi sed date locum irae scriptum est enim mihi vindictam ego retribuam dicit Dominu
    Romans 12.19 Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore

    Notevole per un economista, oltretutto di sinistra!)

    Comunque la pensiate, per farvi digerire questa evidente, disumana bestialità, vi hanno propinato cumuli di menzogne razziste sul popolo greco, menzogne alle quali, senza vostra colpa, non avete avuto altra scelta che credere.

    Ad esempio:

    Vi avranno detto che i greci erano un popolo di fannulloni improduttivi.

    Ma non è vero. È una menzogna che serviva a non farvi riflettere sul fatto che la cosiddetta Europa stava condannando a morte dei cittadini greci per le colpe dei propri politici (qualcosa che nella vera Europa pensavamo di esserci lasciati dietro le spalle). Le statistiche sulla produttività media del lavoro (fonte OCSE, per i tanti S. Tommaso – che però credono ai telegiornali!) dicono che nel periodo precedente alla crisi la Grecia è stata, non solo nell’Eurozona, ma nell’intera OCSE, uno dei paesi a più forte crescita della produttività:

    Attenzione a cosa significa questo dato. Non significa che un greco fosse più produttivo di un tedesco: i livelli tecnologici delle due economie sono diversi, e quello greco è inferiore. Nel 2007 il Pil per ora lavorata era pari a circa 30 dollari in Grecia e a circa 50 in Germania. Ma nel 1999 i valori erano rispettivamente 24 e 43. Dall’inizio dell’euro (che non coincide con l’ingresso della Grecia), il lavoratore greco ha aumentato il valore prodotto in un’ora di lavoro di circa 6 dollari, pari al 25%, e quello tedesco di 7, pari al 16%. In Grecia quindi la produttività stava crescendo più rapidamente che in Germania, la Grecia stava recuperando posizioni, che poi è ciò a cui sarebbe dovuto servirle entrare nell’Eurozona.

    Vi hanno anche detto che i greci lavoravano poche ore, ma naturalmente anche questo è falso, come pure è falso che fossero un popolo di pensionati che si godeva mirabolanti pensioni d’oro, ecc. Tutte queste menzogne razziste sono state confutate dati alla mano da Vladimiro Giacché già nel 2011.

    Adesso vi dicono che la Grecia può anche andarsene, se vuole.

    E questa, qualora vi servisse, è la prova del fatto che il problema non era il debito pubblico, ma quello privato, erogato dagli spacciatori del Nord. Come siano andate le cose, ormai, dovrebbe esservi chiaro. I paesi del Nord, in particolare la Germania, non hanno certo favorito l’ingresso nell’euro di quelli del Sud per aiutarli a crescere, e quindi a diventare dei concorrenti potenzialmente temibili! Li hanno fatti entrare per due motivi:

    (1) perché l’ingresso di paesi “deboli” avrebbe contribuito a rendere l’euro più debole di quanto fosse il marco, promuovendo le esportazioni tedesche, e:

    (2) perché l’integrazione finanziaria permetteva alle banche del Nord di finanziare l’acquisto di beni del Nord da parte dei cittadini del Sud.

    Non si tratta di complottismo: questa analisi è condivisa dalla letteratura scientifica e coincide con quanto ci dicono di questa vicenda coloro i quali ne sono stati protagonisti: uno per tutti, l’onorevole Visco. Il debito privato dei greci cresceva per acquistare beni tedeschi. Quando però la crisi Lehman ha colpito la Germania (pesantemente esposta sul mercato americano), i tedeschi son dovuti “rientrare” dei soldi prestati. Dovendo fare la voce grossa, anche loro, come credo avreste fatto voi, hanno preferito farla con la Grecia, piuttosto che con gli Stati Uniti.

    Il resto è storia: le banche tedesche sono ormai riuscite a recuperare i loro crediti, come vi mostra questo grafico:

    (dal quale, peraltro, apprendete che anche i cugini francesi sono stati molto “generosi” con i fratelli greci; per i dettagli, vi rinvio a questo post). Come hanno fatto le banche tedesche a rientrare? Be’, forse voi non lo sapete, ma in parte ci sono riuscite coi soldi vostri, attraverso i fondi salva-stati. Una spiegazione documentata e dettagliata è qui. Sì, insomma, i soldi che avete versato per l’IMU, e il valore che il vostro immobile ha perso a causa di essa, che il nostro paese ha versato per salvare “gli Stati deboli”, sono andati anche a salvare le banche di quelli forti, a tappare i buchi aperti dal comportamento dissennato della finanza del Nord, che ha agito nell’esclusivo interesse delle imprese del Nord, con la complicità di alcuni governi del Sud, in particolare di quello Monti, che se ne sono anche fatti un vanto.

    Ora le loro banche sono al sicuro, e l’unica cosa che preoccupa la Germania, rispetto a una eventuale uscita greca dall’euro, non è il danno finanziario diretto (ormai esiguo), ma l’effetto di emulazione, con conseguente fuga di altri paesi nei quali è rimasto qualcosa da spolpare.

    Indovinate un po’ qual è il più importante?

    E poi, la menzogna più grande: vi hanno detto che l’euro non c’entrava nulla

    Invece l’euro c’entra. Il motivo per il quale si è costretti a tagliare i redditi di un paese per riequilibrare i suoi conti con l’estero è che non è possibile lasciare che il suo cambio si aggiusti, che il paese abbia una valuta che ne rifletta i fondamentali macroeconomici. Il motivo per il quale i paesi del Nord hanno prestato in modo imprudente a quelli del Sud è che il cambio uno a uno implicito nella moneta unica (un euro greco è per sempre uguale a un euro tedesco, almeno in teoria), ha alterato pesantemente la loro percezione del rischio, il che, in mancanza di una vera vigilanza bancaria europea, ha contribuito alla catastrofe.

    Che si creda o meno nel mercato, non è comunque mai una buona idea lasciare che un mercato, nella fattispecie quello dei cambi, dia segnali sistematicamente distorti (ad esempio suggerendo che la valuta greca è forte come quella tedesca)!

    Questo è quello che ha fatto l’euro. L’ho spiegato alla Commissione Finanze dalla Camera, quando, su cortese richiesta dell’on. Capezzone, andai a dirgli che nel semestre europeo l’Italia non avrebbe combinato nulla (come poi è stato). Questo è il video:

    e, se vi interessassero, qui ci sono i grafici che mostrai agli onorevoli deputati. È un banale fatto economico: la flessibilità del cambio è un presidio irrinunciabile per il governo di un paese. Lo dice ormai anche il Fmi, il quale ci segnala che tutti i paesi, nell’economia globalizzata, stando andando verso forme flessibili di gestione delle proprie valute, e solo l’Europa è in controtendenza. Per forza poi succede questo:

    E quindi?

    E quindi i cittadini greci sono vittime in primo luogo di una colossale menzogna, di un colossale cumulo di menzogne razziste, che contraddicono le risultanze della ricerca scientifica, non reggono alla prova dei fatti e che sono state sconfessate ai massimi livelli dalle stesse istituzioni della troika, come vi ho mostrato.

    Se i cittadini europei esistessero, e se comunque i cittadini dei singoli stati europei fossero stati correttamente informati, invece di essere bombardati da interpretazioni distorte a detta della stessa troika, la consapevolezza che quanto stava accadendo era profondamente ingiusto, o almeno quella che non ribellandosi esisteva una elevata probabilità di essere presto sottoposti allo stesso trattamento, avrebbe promosso una reazione politica che invece non c’è stata, e non c’è stata perché non esiste nulla di simile a una “cittadinanza” europea (non essendoci nulla di simile a una lingua europea) e perché i mezzi di informazione si sono resi passivamente o attivamente complici di una aggressione ideologica e razzista.

    Alle vittime di questa menzogna, nel rimorso di non aver potuto fare di più per loro, se non cercare di dare corretta visibilità alla loro tragedia attraverso il lavoro dell’associazione scientifica a/simmetrie, vorrei dedicare una parola di verità:

    Questa parola l’ho sentita dire tanto spesso da mia madre, quando ero bambino. Questa è l’Europa e la Germania che ho imparato a conoscere nel ventre di mia madre, questa è la voce con la quale la Germania mi ha parlato, quando ancora non sapevo parlare la sua lingua, quando ancora non sapevo dove fosse il do centrale, e dopo, quando non pensavo sarei mai stato in grado di suonare una cosa con così tanti bemolle! (NOTA: Alberto Bagnai è anche musicista e quindi nel video probabilmente c’è qualche pezzo di qualche sinfonia di Johann Sebastian Bach: giusto per sottolineare che nessuno nega la grandezza culturale e storica del popolo tedesco e che in discussione è solo la politica delle sue classi dirigenti!)

    Questa è la vera Europa: non il delirio di onnipotenza di élite distruttive e autodistruttive, che oggi a noi viene contrabbandato per alto ideale politico, ma la verità profonda e profondamente umana che la cultura tedesca ha proclamato per bocca dei suoi artisti e dei suoi filosofi, ed ha elargito a tutti noi, senza chiedere niente in cambio (Bach, come sapete, chiese in cambio un posto da lavoratore pubblico improduttivo – cosa sono le cantate che scrisse? “Non si mangiano”, direbbero Monti e Tremonti – e per nostra fortuna lo ottenne…). Questa eredità preziosa viene oggi trascinata nel fango dal comportamento irresponsabile di pochi incoscienti, che si fanno scudo di ideali nobili per portare a termine l’ignobile compito dello spacciatore o del cravattaro. Ricordiamoci tutti che la Germania non è Merkel: Merkel non resterà, resterà Bach.

    Questo ovviamente non significa che Merkel, o meglio chi le sta dietro, non siano un problema da gestire: lo sono, e ormai lo riconosce perfino la Confindustria. Significa però che non possiamo opporre all’egoismo e alla menzogna, odio e altra menzogna. Solo la verità dei fatti e dei dati può renderci liberi. Acquisire e diffondere questa verità necessita il nostro impegno, ma non è un compito insormontabile, perché, come vi ho fatto vedere, le stesse istituzioni preposte al “recupero dei sospesi” ci dicono apertamente che il problema non è dove i giornali ci dicono che sia. Lo fanno perché pensano che tanto non possiate capire quello che dicono, e che se anche lo capiste non potreste reagire.

    Ora sta a voi decidere se dar loro ragione, o opporre una civile e democratica resistenza.

    Quando iniziai il mio lavoro di divulgazione, la gente scuoteva il capo se dicevo che i nostri redditi erano in pericolo. Poi c’è stata l’Electrolux, ci sono state le acciaierie di Terni, ovunque si comincia a parlare di tagli ai salari. I lavoratori pubblici si sentono tutelati, ma nell’università dove insegno il personale non docente è in agitazione: le sue retribuzioni sono state, mi dicono, decurtate di non so quale indennità. Non entro nel merito: prima venivano pagati di più, oggi di meno, con la scusa di risanare uno Stato che secondo la Commissione Europea era sano!

    In questo momento, non dobbiamo nascondercelo, l’Europa è messa in crisi dall’intransigenza tedesca. Questo è ormai un dato acquisito: perfino il premier Renzi ha espresso insofferenza. Certe volte penso che ci sia un tremendo, sconcertante equilibrio fra le atrocità che quel popolo ha saputo compiere:

    e la sua capacità inarrivata di esprimere il bisogno di tutti noi (perché tutti noi ne abbiamo bisogno) di chiedere perdono:

    Anche chi sta massacrando i greci ha avuto una madre, e anche lui, un giorno, sarà al cospetto di un qualche Dio. Aiutiamo i greci a uscire dalla crisi, ma soprattutto aiutiamo i tedeschi a non rendersi complici di una nuova catastrofe.

  • Concordo con quanto detto da “Mardunolbo” e aggiungo un consiglio al sig. Bortoluzzi : prima di proclamare le “verità” proclamate dal regime bancario che governa il mondo si informi su quanto fatto e detto da defunto prof. Giacinto Auriti (Università di Teramo) e così saprà cos’è veramente il denaro e come deve essere gestito. Una semplice domanda al Bortuluzzi : se io le presto 100 euro e le chiedo un interesse sul denaro prestato ma le dò solo il capitale , lei dove trova l’interesse che le richiedo oltre al capitale ? Negli anni “90 ( non ricordo con esattezza l’anno) Giacinto Auriti denunciò la Banca d’Italia per TRUFFA . La sentenza fu ” Sì è una truffa ma è una consuetudine e va bene così” . Agli inizi di questo secolo un questore in pensione denunciò la BCE per truffa : una settimana prima del processo un ladro sconosciuto entrò nell’abitazione del questore, lo uccise e portò via tutta la documentazione e il processo fu annullato. In data odierna sul sito “Stampa Libera” compare un articolo che parla di una associazione bancaria con sede in Svizzera che comanda le diverse banche centrali mondiali, Bce Fed ecc. con riferimenti storici accertati che lasciano il fiato sospeso al lettore.

  • Alessandro non modifica assolutamente nulla di quanto ho scritto. Fa piacere quanto citato dallo stesso, poichè sono aggiunte opportune e validissime.
    Peccato però la sua polemica iniziale che svilisce quanto lui cita !

  • Caro Mardunolbo, ha ragione, la polemica iniziale è insulsa, inoltre quel commentatore PRESUME di sapere quanto sappiamo e quanto non sappiamo e conclude dicendo che chi sta massacrando i greci, un giorno, sarà al cospetto DI UN QUALCHE DIO…abbiamo a che fare con un bestemmiatore super-ecumenista!

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