Operazione Quercia: il Duce liberato

DUCE

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Sconvolgente la teoria esposta dall’autore nel libro “L’ultimo segreto di Mussolini”, edizioni Il Cerchio

Un patto segreto tra Badoglio e i tedeschi: è la tesi che Vincenzo Di Michele argomenta nel suo volume

Ma quante giravolte ha compiuto, Pietro Badoglio? È la prima considerazione che viene in mente al termine della lettura del volume “L’ultimo segreto di Mussolini – Quel patto sottobanco fra Badoglio e i tedeschi”, di Vincenzo Di Michele, appena uscito, edito da Il Cerchio.

C’è davvero da riflettere. Perché l’episodio della famosissima “Operazione Quercia” viene in queste pagine completamente rivisitato. Di Michele non si limita a teorizzare, ma porta prove e testimoni.

Pietro Badoglio, che certamente è uno dei personaggi più inquietanti della storia del Fascismo e non solo, già fino all’8 settembre 1943 ne aveva fatte, di capriole. Questa che racconta Di Michele è l’ennesima, ed è decisamente impensabile. Finché non si legge il libro “L’ultimo segreto di Mussolini”. Che poi, che sia un segreto non ci piove. Non certo di Mussolini, però, che probabilmente non ne sapeva proprio niente.

Andiamo con ordine. Vincenzo Di Michele ha al suo attivo una serie di pubblicazioni: “La famiglia di fatto”, “Io prigioniero in Russia” (in cui riferisce le peripezie di suo padre, che fu appunto prigioniero in Russia: il volume vendette oltre 50mila copie e vinse numerosi premi), “Guidare oggi”, “Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso” (in cui già mette in discussione la vicenda di Campo Imperatore per come è stata raccontata sui “giornaloni” e in molti scritti), “Pino Wilson, vero capitano d’altri tempi”, “Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota”. Il suo lavoro più recente è questo, “L’ultimo segreto di Mussolini”, che prende le mosse da un’altra vicenda familiare. Perché il cugino di suo padre si chiamava Alfonso Nisi, ed era il contadino che fu invitato dal tenente dei carabinieri Alberto Faiola, addetto alla sorveglianza del Duce, a Campo Imperatore proprio nei giorni in cui Mussolini era tenuto prigioniero lassù. Che in quei giorni vi fosse, in quel’albergo, tra gli altri, un ospite che giocava a carte con Mussolini era cosa nota, il destino ha voluto che suo nipote, decenni dopo, diventasse uno scrittore e ne potesse narrare le vicende. Insomma a Di Michele le avventure di quei giorni vengono spiegate da uno zio. Inizialmente lo scrittore non sembra dare molto peso alla cosa, ma poi sono molti gli elementi che lo inducono ad approfondire, ed ecco che quelli che sembravano solo indizi producono, cercando e scavando, delle prove.

Il libro di Vincenzo Di Michele possiede uno stile piacevole alla lettura, il linguaggio è chiaro e diretto, le vicende vengono riportate nella loro essenza e il contesto è spiegato con una certa efficienza. Il racconto si snoda tra testimonianze già note ed altre tenute in poca considerazione che, invece, sembrano rilevantissime in termini storici.

Nel corso di questi settantadue anni che ci separano da quei giorni, non è la prima volta che viene messa in discussione “l’eroica impresa tedesca dell’Operazione Quercia”, la novità sta nel fatto che Di Michele tira fuori dalle nebbie dell’oblio testimonianze importantissime e le guarda, raggruppandole e dando loro un senso logico, sotto una luce più vivida, certamente rivelatrice.

Il ridimensionamento della figura di Otto Skorzeny, un episodio storico da analizzare anche alla luce di questo lavoro

Approfondimenti su una pagina importante della nostra storia

Le ricerche e le testimonianze che l’autore propone pongono interessanti quesiti e suscitano riflessioni

Il Duce in effetti era un prigioniero, ma non un prigioniero qualsiasi: era l’uomo che aveva governato l’Italia per vent’anni e ancora di certo un personaggio di indubbia rilevanza nello scacchiere internazionale. Di Michele racconta di fonti che hanno riferito che Mussolini al Gran Sasso godeva di grande libertà, che egli fosse addirittura in condizioni di scrivere a chi voleva e quando voleva. Questo però necessita di alcune precisazioni: “Mia nonna Rachele – ci dice Edda Negri Mussolini – mi raccontò di alcune lettere che le furono recapitate da Andreotti dopo il 1945 e relative al periodo della prigionia del nonno Benito. Non vi era scritta la località, erano sottoposte a censura, da esse si evinceva che il nonno non sapeva cosa accadeva. Quindi si, di lettere lui certamente ne scriveva (e infatti alla nonna Rachele ne vennero consegnate cinque, ovviamente molto tempo dopo) ma in esse non erano dettagliati né il luogo né la data. Venivano intercettate, censurate”. Citando poi il volume di Anita Pensotti “Rachele e Benito, Biografia di Rachele Mussolini”, Di Michele riferisce che gli abiti da montagna vennero chiesti a Donna Rachele: “Si, è vero – ci conferma Edda – infatti lei glieli inviò, sapeva solo che servivano abiti pesanti, da montagna. Nessuna notizia sul luogo in cui sarebbe stato condotto il marito”.

Ma oltre queste vicende ve ne sono altre che mettono pesantemente in dubbio la versione finora accreditata dell’impresa di Skorzeny (la cui figura viene notevolmente ridimensionata da Di Michele). Complicità degli italiani, dunque: una liberazione che assomiglia sempre più ad un rilascio. E dietro le quinte, a tirare i fili, sempre lui, Pietro Badoglio, in una delle sue tante performance da trapezista. Abilissimo a manovrare le vicende a suo favore, il Maresciallo d’Italia però in quel frangente se la vide davvero brutta: la paura dei tedeschi era così grande che la sua viltà venne allo scoperto in maniera plateale con l’ultimo atto della sua carriera: la fuga al Sud.

Il libro va letto nella sua interezza, al fine di comprenderne gli straordinari risvolti storici. Risvolti che non devono essere sottovalutati, ma che vanno invece valutati attentamente insieme alle inevitabili considerazioni che essi si portano dietro. Intanto e prima di tutto questi elementi tratteggiano in maniera esatta la figura di Mussolini e stravolgono la versione trita e ritrita a cui siamo abituati da troppo tempo e che ancora oggi siamo costretti a sorbirci in ogni anniversario del 25 aprile. Nel tempo, il baratro in cui era caduta l’Italia con la guerra civile è stato ricondotto alla esclusiva responsabilità di Mussolini. Da questo volume e da queste verità storiche (ma anche da molti altri elementi inequivocabili di cui abbiamo parlato e di cui parleremo ancora) balza evidentemente agli occhi che quelle responsabilità vanno addossate ad altri: primo su tutti Pietro Badoglio, vero responsabile della tragedia italiana. Cosa avrebbe dovuto o potuto fare Mussolini? La sola via era quella di gestire la cosa cercando di contenere i danni, immensi, che avrebbero, viceversa, schiantato la penisola. Certo, che bel capolavoro, quello di Badoglio e del re Vittorio Emanuele. Far destituire Mussolini per poi rivendersi più volte ai tedeschi e infine vendersi (con baracca e burattini) agli Alleati, e nel frattempo trattare per consegnare il Duce a Hitler, una mossa da veri strateghi, non c’è che dire. Giocare su tre tavoli, tentando di truccare le carte con i nemici di ieri e di oggi. Quale governante avrebbe mai potuto concepire un piano così ingarbugliato e controproducente? Talmente controproducente che gli effetti terribili sono stati quelli che sappiamo. La liberazione di Mussolini sul Gran Sasso, dunque – dice Di Michele – faceva comodo a tutti: ai tedeschi, che così tornarono a vantare un certo prestigio. A Badoglio & co., che così riuscirono ad evitare che la mannaia tedesca finisse sul proprio collo. Di certo non fece comodo a Mussolini, che avrebbe voluto ritirarsi alle Caminate e al quale neppure questo fu concesso. Di fronte ad un bivio, il Duce scelse la via più difficile, la sola in grado di limitare i danni. Molte altre riflessioni si potrebbero fare, ragionando sul lavoro di Di Michele, che certamente apre uno scenario interessante e dai molteplici risvolti. In termini tecnici, il volume vanta un certo corredo fotografico e documentaristico ed una bibliografia essenziale ma specifica e completa.

emoriconi@ilgiornaleditalia.org

Emma Moriconi

 

 

Fonte: http://www.ilgiornaleditalia.org/news/la-nostra-storia/867324/Operazione-Quercia–il-Duce-liberato.html

Una Risposta

  • Beh, al di là di Di Michele, ormai è risaputo che Mussolini venne liberato dal Gran Sasso con poco clamore di spari, venne accolto in Germania e ritornò in Italia dove fondò la Repubblica Sociale per limitare quello strapotere germanico che avrebbe stretto in una morsa feroce gli italiani considerati traditori. Che poi vi fossero sotto manovre badogliesche o meno, ciò non toglie granchè alla triste storia e declino di quell’uomo che aveva in mente la grandezza d’Italia ed il rispetto di essa di fronte ad ogni nazione. Non questi sentimenti animavano Badoglio ed il Re; che miravano a mantenere il loro ruolo di privilegio a prescindere dalla nazione. Persero tutto ! Mentre per Musssolini, come diceva lui stesso, fu perduto tutto fuorchè l’onore. Il suo viaggio verso Nord fu per raggiungere la Valtellina che avrebbe dovuto diventare il “Ridotto Alpino Valtellinese” per aspettare l’arrivo degli Alleati e consegnarsi. Ma le vicende andarono diversamente e l’ultimo tentativo di mettersi un pastrano tedesco(suggeritogli dai subordinati in vista di una fuga solo di lui) non fu per disonore di fuga ma per portare a termine l’ultima missione decisa da tutti.
    Da allora l’Italia cadde nel baratro di eccidi, menzogne, falsità storiche e ricostruzioni volute e decise a tavolino per ricomporre lo spirito degli italiani in una dimensione di odio partitico che dura tuttora e che non potrà mai più ricostruire una nazione onorevole.

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