Associazione ebraica aderisce a marcia ispirata all’enciclica di Bergoglio

CANDELABRO

Segnalazione di Federico Prati

Perché un’ Associazione ebraica aderisce a una marcia ispirata all’enciclica  ecologista di Bergoglio?

Pubblicato:  26/06/2015 13:35 CEST    Aggiornato:  26/06/2015 13:35 CEST

L’Associazione di cultura ebraica Hans Jonas, che presiedo, aderisce alla  marcia “Una Terra. Una famiglia umana” che celebra l’enciclica “Laudato si'”  pubblicata nei giorni scorsi da papa Francesco.

Perché un’associazione ebraica partecipa a un’iniziativa ispirata da un testo  papale?

1) La tutela dell’ambiente e del pianeta su cui viviamo è parte costitutiva  della tradizione ebraica. L’idea della Bibbia è che il mondo sia concesso in  prestito all’uomo che lo deve preservare e riconsegnare ai suoi discendenti.  Per questa ragione è vietato sfruttare eccessivamente le coltivazioni, bisogna  far riposare i campi ogni sette anni, non si possono mangiare i frutti  dell’albero prima del terzo anno di vita. Per le stesse considerazioni non va  sfruttato l’animale, che anzi ha diritto a riposare di Shabbat, e vanno
osservate alcune norme nel cibarsi di carne: non è consentito mangiare esseri  viventi vivi, ad esempio, e comunque occorre dissanguarli per rispetto della  loro essenza vitale. Secondo i Saggi, l’uomo era vegetariano prima della  cacciata dall’Eden, e tornerà a esserlo nel mondo messianico. In questo senso  possiamo dire che l’ebraismo è “ecologista” ante litteram.

2) La nostra associazione è intitolata ad Hans Jonas, un filosofo ebreo  tedesco del Novecento dalla vita avventurosa. Il suo libro fondamentale,  scritto nel 1979, si intitola “Il principio responsabilità”, e affronta con  coraggio e profezia il rischio della distruzione ambientale del pianeta. Jonas  declina questo argomento nel grande tema della responsabilità, sottolineando  come compito dell’Uomo sia garantire alle generazioni future la possibilità di  vivere una vita sulla Terra che abbia le caratteristiche della vita umana come  la abbiamo conosciuta. La questione della responsabilità non solo verso gli  altri esseri umani (viventi) ma anche verso le generazioni future è cruciale  nella nostra elaborazione e anche nell’atteggiamento che dobbiamo tenere quando  si parla di ambiente.

3) Alla Climate People March a NYC nel 2014 aderì la Central Conference of  American Rabbis. Le religioni sono spesso protagoniste di atteggiamenti  divisivi. Nelle loro versioni fondamentaliste producono danni giganteschi. Per  questa ragione è importante rafforzare e incentivare le occasioni di  collaborazione su grandi sfide civili di portata globale. L’ambiente in primis.  Forse è persino meglio operare in questo spirito piuttosto che puntare sul  dialogo teologico in senso stretto, fondamentale ma destinato a scontrarsi con  divergenze inconciliabili. L’anno che viviamo è decisivo per il futuro  ambientale che vogliamo immaginare per la Terra: la definizione degli Obiettivi  di sostenibilità del Millennio (Addis Abeba, NYC) da qui al 2030 e poi la  Conferenza sul clima di Parigi 2016 sono le due boe attorno a cui le  istituzioni internazionali si giocano buona parte della loro credibilità. Ogni  donna e uomo, ogni associazione, ogni gruppo, ogni comunità  religiosa deve sostenere e sospingere questo processo. È importante. Qui ci  stiamo giocando il futuro nostro e dei nostri figli.

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