Hiroshima, un crimine mai punito. Il giorno in cui morì l’umanità

Uno dei pochi edifici rimasti parzialmente in piedi a HiroshimaLa bomba atomica servì per fini politici, la guerra era ormai vinta

di FRANCO CARDINI

6 AGOSTO 1945. Settant’anni fa. Sembrano mille anni, oppure sembra ieri. L’orrore e i soliti esorcismi verbali non bastano. «Come fu possibile, in pieno XX secolo?». «Un salto nel buio, un balzo all’indietro?». Piantiamola. Hiroshima e Nagasaki sono cose nostre, ci appartengono: rappresentano appieno il Novecento con tutto il suo progresso scientifico, la sua straordinaria tecnologia, la sua spietata scintillante Volontà di Potenza.

LA GUERRA era finita. Tra il 7 e l’8 maggio i rappresentanti di quel che restava del Terzo Reich avevano firmato la resa incondizionata. Quanto al fronte estremo-orientale, il 19 febbraio le truppe statunitensi erano sbarcate in territorio giapponese, sulla spiaggia di Iwojima; l’aeronautica americana aveva da quasi due anni conquistato la superiorità aerea sui cieli nipponici e bombardava incessantemente città e installazioni industriali ormai in ginocchio.

Il 17 luglio si era riunita a Postdam la conferenza dei vincitori: erano presenti Churchill, Truman e Stalin. Il 26 gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, ai quali si era unita la Cina di Chiang Kai-shek, avevano indirizzato al governo giapponese un ultimatum esigendo la resa incondizionata e l’abdicazione dell’imperatore Hirohito. Ad esso non si era associato Stalin in quanto l’URSS non era in guerra contro il Giappone. Dal momento che da parte del governo nipponico non era giunta risposta, quello statunitense aveva preso la decisione di concludere il “progetto Manhattan”, al quale si stava lavorando dal 1942 (vale a dire da pochi mesi dopo l’ingresso degli USA in guerra).

LA RAGIONI con le quali Truman giustificò la sue decisione s’incentrarono tutte sulla necessità di abbreviare il conflitto, il che significava soprattutto, per l’opinione pubblica americana, risparmiare la vita di molti soldati statunitensi. Più serie altre ragioni: era necessario giustificare i costi esorbitanti del “progetto Manhattan”; e al tempo stesso lanciare un chiaro avvertimento all’Unione Sovietica. In realtà, la principale e meno confessabile delle ragioni fu la volontà di provare quale fosse l’effettiva potenza dell’ordigno: a tale scopo fu scelto l’obiettivo, la città di Hiroshima che fino ad allora non aveva subìto alcun attacco aereo. In questo modo, su un centro demico lasciato intenzionalmente intatto, si poté verificare la portata distruttiva della bomba.

L’ordigno nucleare, amabilmente detto Little Boy, fu sganciato sulla città alle 8,15 da una superfortezza volante B-29 al comando della quale era Paul Tibbets, che aveva battezzato il suo aereo con il nome “benaugurante” di sua madre, Enola Gay. La “tempesta di fuoco” immediatamente si sprigionò su una città che poteva allora ospitare dai 250.000 ai 350.000 abitanti.

L’8 successivo – mentre con l’accordo di Londra le potenze alleate sottoscrivevano gli statuti del Tribunale Militare che avrebbe a conflitto finito dovuto giudicare sui crimini di guerra e sotto il cui articolo 6b potrebbero ricadere i bombardamenti nucleari – Truman rinnovò l’ultimatum. Senza dare al governo imperiale il tempo di reagire, nella mattinata del 9 agosto la bomba Fat Man fu sganciata su Nagasaki.

Non conosciamo il numero esatto delle vittime: per Hiroshima si è parlato di 90.000-140.000 morti, per Nagasaki di 60.000-80.000. Ma decine di migliaia furono i feriti; e tra quei lesionati molti morirono dopo, atrocemente, per le conseguenze della “peste nucleare”, ancora presente tra i discendenti.

Hiroshima e Nagasaki non furono soltanto un orribile e premeditato crimine di guerra per il quale non c’è stata alcuna Norimberga. Esse furono anche il preludio di una serie di nuovi crimini. Nonostante la ripetuta esorcizzazione dell’uso delle armi cosiddette non convenzionali, l’Agent Orange in Vietnam o gli ordigni a uranio impoverito nei Balcani e in Iraq e il fosforo bianco a Falluja, ancora in Iraq, hanno continuato a essere usati contro le popolazioni civili. I Funghi Atomici del 1945 hanno aperto un’era che non si è ancora conclusa.

Fonte: http://www.quotidiano.net/hiroshima-70-anni-1.1194292

Una Risposta

  • i crimini contro l’umanità non si prescrivono mai. Quando vedremo i responsabili risponderne davanti ad un tribunale con le sanzioni inflitte ai criminali nazisti a Norimberga? 70 anni non bastano? I vincitori non rispondono dei loro crimini, come ben sapeva Hitler.L’impunità li incoraggia a continuare, dopo aver annientato città col napalm (Dresda 1945) e lanciato le bombe atomiche sui civili, infatti sono seguiti altri orrori degli Stati Uniti. Per la libertà, si intende e per il bene, contro il Male.

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