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Ius Soli, l’ultima follia di Renzi che ci imporrà di mantenere milioni di immigrati

Segnalazione Quelsi

unnamed (1)Qualche giorno fa, Renzi è andato a fare un viaggio di piacere in Giappone con moglie e figlia al seguito. Cosa è andato a fare? Nulla, l’hanno ricevuto per pura cortesia perchè in pratica si è auto-invitato. La scusa ufficiale era di sollecitare gli imprenditori giapponesi ad investire in Italia, ora che “maremma maiala, s’è dato il fritto per fare le riforme” che secondo lui ci rendono affidabili ed appetibili al punto da potere attrarre fiumi di investimenti e capitali dall’estero, roba che neanche nella Svizzera degli anni ’70 s’è mai vista. Addirittura, in un breve ed inutile colloquio con il premier giapponese Shinzo Abe, Renzi ha segnalato al suo annoiato interlocutore che “è scoccata l’ora per cui lo sviluppo venga promosso con politiche economiche di crescita, non più con il rigore”.

Bene, il nostro premier va a raccontare queste cose al keynesiano per antonomasia Shinzo Abe che le ha già fatte tre anni fa, quando Renzi ancora scucchiava ribollite alla Leopolda e sognava di poter essere lui un giorno a poter rovinare l’Italia. Il nostro premier semi-abusivo non sa, e probabilmente non lo sa neanche la tuttologa del PD Serracchiani che altrimenti glielo avrebbe detto, che il mondo della finanza anglo-americana ha coniato un neologismo, cioè “abenomics”, crasi di Abe ed Economics, per indicare il combinato di politiche monetarie, riforme ed economia reale posto coraggiosamente in atto nel 2012 da Abe, tra lo scetticismo generale, per rianimare un Giappone pressochè esanime. Altro che sviluppo dettato dalla crescita, invece che dal rigore dei conti in ordine, come velleitariamente auspicato da Renzi.

Senza fare nè annunci, nè chiacchiere, nel 2012 Abe ha sforato il 10 % del rapporto annuale deficit/Pil che a noi l’Europa impone di tenere sotto il 3 % e di azzerare nel 2018, s’è messo a stampare yen per deprezzare la moneta del Sol Levante rispetto alle altre divise del 30 %, col che il Giappone ha rilanciato alla grande le esportazioni ed ha potuto indirizzare l’equivalente di 170 miliardi di euro tutti sulla spesa pubblica produttiva. Di questi, 85 miliardi a carico dello Stato, il rimanente derivante dal coinvolgimento di enti locali e privati su progetti credibili ed affidabili, per lo sviluppo tecnologico (in Giappone!!!), incentivi alle imprese che investono in tecnologie innovative, il sostegno sociale dei meno abbienti, lo sviluppo di fonti energetiche alternative, interventi di preservazione dell’ambiente, infrastrutture anti-sismiche. Un programma che in un anno ha alzato il Pil del 2,2% ed ha creato 600mila posti veri in un Paese che ha un tasso di disoccupazione che ci sogniamo, cioè del 4,5 %, un terzo di quello che ci affligge.

Di fronte a tutto questo, il massimo che un Renzi millantatore ha potuto trasferire ad Abe è che farà di tutto per accelerare l’iter dell’accordo di libero scambio tra Ue e Giappone. Come se dipendesse da lui e non dalla Merkel, Hollande, Juncker. Poi ha sviolinato e smandolinato che in Italia c’è tanta cultura che non deve rappresentare solo il nostro passato, ma anche il nostro futuro (Ercolano e Pompei a parte, visto che si stanno sgretolando senza che nessuno se ne curi). L’ultima raccomandazione al premier giapponese Renzi l’ha rivolta prima della partenza alla volta dell’Italia: “Mi raccomando Shinzo, se vuoi assaggiare la pizza buona devi venire che ti porto a Napoli”. Ora, se voi foste degli imprenditori giapponesi, ci verreste ad investire in Italia, dove c’è un premier così, che non dà assicurazioni sull’equità del prelievo fiscale, non garantisce sull’erogazione del credito e sulla rapidità dei pagamenti, non spiega come pensa di risolvere le complessità burocratiche e l’incertezza del diritto per i contenziosi economico-commerciali per facilitare l’avvio di “intraprese”, nè come tutelare gli imprenditori da mafiosi ed assassini, che però dà l’indirizzo delle pizzerie?

Riferiamo del viaggio di Renzi perchè avevamo coltivato la timida speranza che almeno quei due-tre giorni lontano da casa la smettesse di combinarci solo guai, che la sua gita fosse inutile, ma con il merito di darci la contropartita della sua temporanea innocuità, almeno per qualche giorno. Invece no, pure nel mettersi in viaggio è riuscito a lasciarsi alle spalle un casino che promette di essere una insostenibile devastazione del tessuto economico-sociale e culturale della nazione. Nel pacchetto dei nuovi servizi depositato dal premier alla Camera venerdì scorso, il quale raccoglie le 24 proposte di modifica della legge 91/92, con l’obbiettivo di ridefinire il concetto di cittadinanza, cioè chi sono i cittadini italiani. In questa modifica voluta da Renzi spuntano lo Ius Soli cosiddetto “temperato” e lo “Ius Culturae”.

Tutto questo accade nel momento in cui persino Cameron ed Hollande si sono finalmente spaventati e preoccupati dallo tsunami dei clandestini in Europa, tanto da richiedere l’aiuto dell’Ue per un problema che non è di questo o quel Paese, ma che coinvolge tutto il continente. L’Ungheria blinda con cavalli di frisia di filo spinato il proprio confine con la Bulgaria in funzione anti-immigrati, la Tunisia realizza un muro di 160 km per non essere coinvolta dal traffico di clandestini e terroristi che transita in Libia con destinazione Italia, gli Usa progettano un muro per rendere a tenuta stagna il confine col Messico ed il resto del Sud America, la Francia chiude i confini, in Austria non entra più nessuno e quei pochi che riescono a passare vengono rispediti indietro con tanto di accompagnamento, Cameron minaccia di sbattere tutti i clandestini in galera prima di espellerli e coperture sociali e sanitarie zero per i rifugiati che non ottengono il permesso di asilo. Renzi, invece che fa?

Invece di ripristinare il reato di immigrazione clandestina e far trainare indietro barconi e gommoni da dove sono arrivati, introduce lo Ius Soli, per il momento definito temperato, ma come al solito destinato ad essere tranquillamente aggirato in base alla consolidata tradizione tutta italiana del “fatta la legge, trovato l’inganno”. Se passerà la proposta del premier, sarà riconosciuto come cittadino italiano “chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui uno sia legalmente residente in Italia senza soluzione di continuità per almeno i 5 anni precedenti la nascita. Oppure, chi nasce in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno sia nato in Italia. Però, chi non ha questi requisiti, ma ha meno di 12 anni, non si deve preoccupare, Renzi ha pensato pure a lui con lo Ius Culturae : gli basterà frequentare la scuola elementare per ottenere la cittadinanza italiana.

Oltre al danno pure la beffa, e qui viene il bello, perchè per far scattare queste clausole per ottenere la cittadinanza basterà esibire un’autocertificazione. In un mondo dorato di privilegiati e milionari come quello del calcio professionistico, spesso per i calciatori africani è assolutamente impossibile conoscerà la vera data di nascita, perchè nei loro Paesi d’origine l’iscrizione anagrafica è volontaria ed aleatoria, per cui spesso si accettano generalità dichiarate, ma non verificabili. Pure quando ce l’hanno, gli immigrati arrivano volutamente senza documenti per non essere identificati e divenire rintracciabili, si muovono in clandestinità, non si sa mai cosa realmente facciano. A persone come queste noi andiamo a chiedere, senza pretendere valide certificazioni, se hanno i requisiti per ottenere la cittadinanza. La quale, si badi bene, non ti rende solo un italiano, ma cittadino di una comunità di 28 Paesi, tra molti dei quali c’è un accordo di libera circolazione dei cittadini comunitari. Quindi quello che accadrà è che si rilascerà la cittadinanza in pratica solo sulla base di una semplice richiesta, senza verifiche e controlli. Cioè a tutti.

Ma forse neanche serve mettere in atto tutto questo: siamo in Italia, signori. Visto con i gay? Prima erano schifati da tutti e ci dicevano che non era giusto che fossero perseguitati e discriminati. Ok, hanno ragione. Poi il gay pride, una vera miserabile ed ostentata provocazione, poi il riconoscimento delle unioni omosessuali, poi che non li puoi criticare se no vai in galera per omofobia, ma loro in galera per eterofobia non ce li mettono, poi vabbeh tutti i diritti civili, siamo tutti figli di Dio, ma le adozioni no. Son passati sei mesi, per arrivare al “ma perchè no?”, nì, so, sì. Mo addirittura la Cassazione ci dice che non sta scritto da nessuna parte che i genitori devono essere di sesso diverso, e l’Europa ci minaccia se non ci sbrighiamo ad introdurre la legislazione che renderà gli omosessuali dei privilegiati della società (in)civile. Con lo Ius Soli soft succederà la stessa cosa. Si derogherà dapprima in qualche occasione, poi la deroga si allarga, si diffonde, volete che non troveranno uno straccio di tribunale e giudici moralmente depravati e compiacenti da dare sempre ragione ai clandestini? La norma verrà giudicata discriminatoria ed anticostituzionale e la concessione a tutti della nazionalità italiana ed europea verrà deregolamentata.

Come faranno tecnicamente ad aggirare la legge noi ancora non l’abbiamo ben chiaro, ma i clandestini invece lo sanno già benissimo. Quelli che si arricchiscono sul business dell’immigrazione hanno costituito lobbies i cui tentacoli arrivano dappertutto, ed hanno già previsto tutto. Però noi sappiamo bene quello che succederà una volta che chiunque nato in Italia da chiunque sarà dichiarato cittadino italiano per default. L’Italia diverrà la più grande sala da parto del mondo. Arriveranno gestanti ad uno stadio avanzato da tutto il mondo. Al business degli immigrati verrà affiancato quello della tratta delle puerpere che partoriscono in Italia per avere figli “italiani”, con il corredo di tutta l’assistenza logistica ed ospedaliera necessaria, il tutto a spese dei contribuenti, pure dei pensionati a 600 euro al mese.

unnamed (2)Poi scatterà la legge sui ricongiungimenti. Vi pare che la Cassazione o la Consulta, od anche dei normali tribunali e rigorosi rossotogati non troveranno il modo di autorizzare il ricongiungimento automatico di figli “italiani” con i propri genitori, anche se stranieri? Sarà un fatto di umana solidarietà, un ovvio atto di tolleranza e civiltà. Tutta gente alla quale, una volta avuta la cittadinanza, dovremo assicurare quello che non si riesce ad assicurare agli indigeni autoctoni, agli italiani veri, cioè copertura sanitaria, istruzione, lavoro, casa, ordine e giustizia. Ed un assegno mensile, perchè volete che da qui ad un paio d’anni Renzi non introdurrà non il reddito minimo garantito, che sarebbe una vera e giusta conquista sociale, ma il reddito di cittadinanza.

Pensate un po’: milioni di cittadini taroccati, che non sanno chi era Garibaldi e neanche parlano l’italiano, che spesso una volta presa la cittadinanza se ne vanno all’estero sfruttando Schengen, ai quali dovremo passare assegni di mantenimento per miliardi di euro, pure a quelli che se ne saranno andati in Belgio senza dircelo, mentre la metà dei giovani italiani, quella dei disoccupati senza speranza, dovranno rassegnarsi a continuare a campare sulle spalle di genitori o nonni, senza prospettive di futuro. Quando i nostri avi si sono sacrificati, spesso a prezzo della vita, per lasciarci un Paese unito, solidale e civile, sperando che il nostro tenore di vita fosse migliore del loro, non crediamo che avessero in mente che i giovani italiani fossero discriminati rispetto ad immigrati sconosciuti e che il Paese divenisse il ricettacolo di qualsiasi etnia con il completo annientamento della nostra cultura, della nostra religione, della nostra civiltà.

Rosengarten | agosto 5, 2015 alle 3:02 pm | Categorie: Politica ed Economia | URL: http://wp.me/p3RTK9-9Ob

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