Kalergi: Il cosmopolita massone alle origini dell’Unione Europea

di Mario Cecere

E’ apparso a febbraio di quest’anno, e già si prevede l’uscita di una nuova  edizione arricchita, l’interessante saggio sul “Piano Kalergi” di Matteo  Simonetti, insegnante di storia e filosofia e pianista, autore di libri di  argomento politico e filosofico.

Il testo in questione, La verità sul Piano Kalergi, (Edizioni Radio Spada,  Milano) è il primo studio a ricostruire integralmente il percorso intellettuale  e l’azione politica del conte Kalergi – eminenza grigia del lager eurocratico  al cui nome è intitolato perfino un premio recentemente attribuito ad Angela  Merkel – e ad offrire una visione d’insieme dell’ambiente in cui opera e delle  finalità perseguite da un autorevole esponente della sovversione mondialista a  partire da una lettura ragionata del famigerato Praktischer Idealismus, lo  scritto filosofico pressoché introvabile (perché fatto sparire dalla  circolazione) che racchiude il pensiero dell’attivista austro-nipponico,
fondatore di Pan-Europa nonché “profeta” dell’attuale Unione Europea.

Il libro di Simonetti è un’accurata quanto spietata documentazione sulle cause  dell’immigrazione selvaggia che sta letteralmente travolgendo e deturpando, per  inconfessabili ragioni di logge e cosche, l’identità europea ed italiana, sulla  rete di interessi che si dipana tra alta finanza, massoneria, vaticano,  imperialismo anglosassone, materialismo capitalista e bolscevico, interessi  oligarchici e settari. E’ proprio dall’analisi di quest’opera fondamentale,  della quale vengono tradotti e commentati i passaggi chiave, che comincia la  prima parte del libro.

Richard Coudenhove-Kalergi, erede di una importante famiglia di aristocratici  e diplomatici, è stato una figura politica di rilievo nella costruzione dell’attuale UE e risulta davvero oscuro il motivo della sua pressoché integrale  estraneità al grande pubblico. I motivi di questa riservatezza salteranno agli  occhi nel corso della lettura del libro di Simonetti che sottolinea  opportunamente – e in questo consiste un pregio non minore dell’opera – le  affinità rinvenibili tra la dottrina di Kalergi e le idee correnti in un’epoca  particolarmente convulsa e cruciale della storia europea – l’Occidente  nichilistico democratizzato e imbevuto di ideali progressistici e  mercantilistici, tra utopismi tecnocratici, esaltazione del cosmopolitismo,  delle “magnifiche sorti e progressive”, dello spirito “eroico” mercantile.  Singolari sono, in questo senso, le letture travisate e i rimasticamenti di  Nietzsche e Spengler di cui si nutre Kalergi e  che risaltano in quelle divagazioni eugenetiche tra il profetico ed il  prescrittivo che confermano sinistramente e crudamente l’esistenza di un  progetto, maturato negli ambienti dell’aristocrazia apolide dell’usura e del  denaro, di liquidazione dell’Europa da effettuarsi tramite incroci razziali con  popolazioni africane ed asiatiche.

Così Kalergi: “L’uomo del futuro sarà un meticcio. Le razze e le caste di oggi  saranno vittime del crescente superamento di spazio, tempo e pregiudizio. La  razza del futuro, negroide-euroasiatica, simile in aspetto a quella dell’Egitto  antico, rimpiazzerà la molteplicità dei popoli con una molteplicità di  personalità.” Il richiamo all’attualità è d’obbligo in tempi come questi, dove  una scellerata politica immigrazionista, perseguita con sintomatico accanimento  dalle istituzioni economiche e sovranazionali dell’UE e dalle autorità  religiose di massa, oltre che dalla pletora delle cooperative, mafie e papaboys  di tutte le declinazioni parlamentari, oltre a provocare inevitabili
sconvolgimenti politico-sociali, costituisce l’infausta premessa – a causa  della massiva sproporzione demografica tra autoctoni ed allogeni ed il lavaggio  del cervello buonista e auto-colpevolizzante dei media – di quello che lo  scrittore francese di  sinistra Renaud Camus ha definito il Grand Remplacement, vale a dire il  fenomeno storico di progressiva sostituzione etnica, culturale, religiosa di  cui siamo impotenti spettatori.

Quali sono i caratteri esteriori della visione del mondo che anima Kalergi e i  suoi finanziatori banchieri (Simonetti ne elencherà nel corso dell’esposizione  quelli più famigerati)? Il solito brodo massonico di scientismo, umanitarismo,  vitalismo, razionalismo, pacifismo, progressismo e materialismo pratico in cui  elementi eterocliti si sovrappongono in maniera grossolana a venature di  superomismo imprenditoriale oligarchico-calvinista, il tutto nelle immancabili  tinte messianico-tecnocratiche che da sempre impregnano i conati filantropici,  cosmopolitici e utopistici degli uomini delle logge.

Acutamente Simonetti segnala l’affinità tra queste vedute relative ad una  futura umanità eugeneticamente modificata e livellata, contraddistinta dall’efflorescente pullulare di molteplici personalità, e la Gender Theory dell’ebrea Judith Butler: “La scomparsa dei popoli (e con essi dell’anima delle  nazioni) che Kalergi prevede e auspica, è un movimento di cui i popoli sono  consapevoli? Che essi hanno approvato, hanno deliberato, sul quale hanno  riflettuto? O è una scelta che altri hanno preso per loro? Questa estrema  differenziazione degli individui, che resta comunque difficile se si ammette la  scomparsa legata alle caratteristiche etnico-culturali che oggi conosciamo e  ravvisiamo, in cosa consiste? Forse in un aumento delle varietà di genere che  oggi si intende promuovere? Mi riferisco alla Gender Theory, per la quale
saranno moltiplicati i generi umani di maschile e femminile e anche il loro  particolare modo di rapportarsi tra loro.  L’orientamento sessuale, combinato alla configurazione sessuale esterna, può  dare origine in effetti a un’ampia gamma di possibilità, tutte legate all’individualità piuttosto che a differenze relazionali”.

Dissoluzione dei popoli, centrifuga di anime, produzione di individui dalle  molteplici e cangianti personalità, flussi energetici privi di centro, forma e ‘persona’, eterodiretti dal Grande Fratello planetario e ‘coltivati’ nella  placenta dolciastra del Mercato e delle Religioni della Nuova Era, che  predicano opportunamente la rinuncia al ‘conflitto’ e al ‘mentale’, la fusione  estatica nel ‘Tutto’ di una natura deificata e a sua volta modificata  geneticamente: l’Europa figlia dei Lumi, razionalista, laica, emancipata e
liberata dall’insopportabile religione cristiana dei nonni è oggi il (non)  luogo di appartenenze multiple e a termine, religioni esotiche, fedi liquide,  orgogli effimeri: sembra sempre più di vivere in un libro di Houellebecq.

Simonetti cita autori e tendenze dell’orientamento pansessualista e ‘deviante’ affermatosi nei vari campi dello scibile occidentale e divenuto, in qualche  decennio, tracimando dalle pareti universitarie, Verità di massa sostitutiva,  Verbo indiscutibile che separa il mondo in emancipate persone moderne ed urbane  e sanguinari retrogradi ignoranti: dal magistero psicanalitico di Freud,  affiliato alla massoneria ebraica B’nai B’rith, alle speculazioni cabalistiche  di Elliot Wolfson, alle derive psicotiche della scuola “francese” esaltatrice  della schizofrenia, della devianza, dell’alienazione dei vari Lacan, Derrida e  Foucault – quest’ultimo insuperato guru della degenerazione liberal-libertaria  di matrice sessantottina, DNA ideologico della sinistra umanitaria di  dominazione.

Sarebbe interessante anche mostrare come questa nauseabonda inversione  patologica dell’Occidente giudaico-cristiano, per usare i termini cari alla  Fallaci, sia accostabile alla lettura filosofica e politica “di sinistra” di  Nietzsche, che appunto decreta la fine della metafisica e delle grandi  narrazioni per sfociare nella palude postmoderna della “fine della storia”, dove l’individuo radicale è esaltato come portatore di difference, nomadismo e  pluralità – proprio quando, neutralizzato spiritualmente ed intellettualmente  dai dogmi paralizzanti del Pensiero Unico, è ignobilmente schiacciato dalle  tecnostrutture del Big Brother e condannato alla precarietà integrale (sociale,  affettiva, esistenziale) prescritta dai Santoni in Risorse Umane e altri  aruspici del Libero Mercato.

Precursore inconsapevole del pensiero nomade e profeta dell’attuale Europa,  nonché razzista eugenetico fautore dell’avvento di una massa di meteci privi di  volontà e carattere dominati da una casta apolide di super-ricchi, il massone  Kalergi è per sovramercato un suprematista filo-ebraico figlio di diplomatico  pro-sionista e di consorte ebrea. Fedele alla dottrina della doppia verità, se  egli prescrive l’endogamia ai dominati, raccomanda invece la consanguineità  alla razza dei dominatori “Ciò che separa  rincipalmente gli ebrei dai  cittadini medi è il fatto che siano degli individui consanguinei. La forza di  carattere alleata all’acutezza spirituale, predestina l’ebreo a divenire,
attraverso i suoi esponenti di spicco, il leader dell’umanità urbana, il falso  o vero (!) aristocratico dello spirito, un protagonista del capitalismo come  della rivoluzione”. Affermazioni, certo, alquanto imbarazzanti per un “padre” della sobria  Europa delle commissioni di Bruxelles, un massone in combutta con alti prelati  vaticani attraverso importanti personalità “cattoliche” come il capo di stato  austriaco Ignaz Seipel.

Sulla vicenda Seipel, spiega Simonetti, “possiamo sottolineare come proprio in
questo periodo assistiamo ad una convergenza tra gli ideali massonici e quelli
presuntamente “cristiani”, soprattutto in senso ecumenico“. Il rilievo ci pare
particolarmente arguto e intrigante e andrebbe senz’altro sviluppato,
soprattutto alla luce delle attuali politiche degenerate del Vaticano di
Bergoglio e dei suoi livorosi vescovi fanatizzati nell’humus venefico dell’odio
levantino contro Roma e l’Italia.

Secondo il padre dell’Europa, è nel comunismo sovietico che si prepara l’avvento della nuova nobiltà di sangue e spirito:“E’ qui che si eleva al rango
di simbolo, l’unione tra Lenin, l’uomo della piccola nobiltà rurale e Trotsky,
il letterato ebreo: qui si riconcilia l’opposizione tra il carattere e lo
spirito, lo junker e il letterato, gli uomini rustici e gli uomini urbani, i
pagani e i cristiani, in una sintesi creatrice dell’aristocrazia
rivoluzionaria”. Quest’ultima è investita di un’eccezionale missione
palingenetica risolutrice di conflitti plurisecolari: “Così la spada di Damocle
del terrore bolscevico riuscirà più velocemente ad ammorbidire il cuore dei
plutocrati e a rendere le esigenze sociali accessibili più di quanto abbia
fatto in due millenni il vangelo di Cristo”. Non è del resto certo un caso se:
“Gli emissari principali della nobiltà cerebrale – che sia essa corrotta o
integra (!!!) – del
capitalismo, del giornalismo, della letteratura, sono degli ebrei. La
superiorità del loro spirito li predestina a divenire uno degli elementi più
importanti della futura nobiltà. (…) Una provvidenza piena di bontà ha dunque,
nel momento in cui la nobiltà feudale declina, offerto all’Europa, attraverso l’emancipazione degli ebrei, la grazia di una nuova nobiltà di spirito. Il
giudaismo è il nocciolo intorno al quale si riunisce una nuova nobiltà, una
razza di signori (Herrenrasse)”;un tale nocciolo è non per nulla irrigato dal
sangue del “popolo eletto”: “gli eroi e i martiri ebrei delle rivoluzioni dell’
Europa dell’Est e dell’Europa centrale non hanno nulla a che invidiare, in
termini di coraggio, di resistenza e di idealismo, agli eroi non-ebrei della
prima guerra mondiale, anzi essi li sorpassano spesso in spirito” – e via di
questo passo.

Questo connubio tra bolscevismo e capitalismo mediato dalla componente ebraica
alla testa di entrambi i partiti, trova una tipica espressione nella figura
dell’ebreo massone Leonid Krasin, ricco manager e alto dirigente bolscevico,
stretto collaboratore di Lenin nonché trafugatore dei beni dello Zar. Per lui
Kalergi ha parole elogiative: “Krasin ha riconosciuto che per il comunismo è
essenziale imparare dal capitalismo”. Che dire, non ne avevamo dubbi. Come
giustamente rileva Simonetti, “La plutocrazia quindi rimarrà viva solo in
quanto illuminata, sfolgorante della luce benefica del magnatismo filantropico,
rigenerata dal nuovo vangelo socialista. Al bando i piccoli plutocrati
“arrivisti”, rinchiusi nel loro orticello egoistico, evviva il grande magnate,
unica speranza per la salvezza messianica del mondo”.

Il capitalismo illuminato della BCE e la burocrazia social-democratica dei
kapò delle commissioni di Bruxelles salveranno il mondo. Del resto l’aristocrazia filantropica non tardò a riconoscere nel mediocre filosofo Kalergi
un fratello da aiutare. Nel 1924, il fondatore di Pan-Europa, l’organismo
politico europeista alle origini dell’Unione Europea, conobbe il barone Louis
de Rothschild e “attraverso questi entrò in contatto con il magnate della
finanza Max Warburg, che con una donazione di 60.000 marchi d’oro finanziò l’associazione paneuropea per tre anni. Il contatto con Warburg avrà lunghissima
durata e quest’ultimo curerà i viaggi di Kalergi in America, introducendolo
nella cerchia de banchieri Paul Warburg e Bernard Baruch. Lo stesso Rothschild
sarà tra i suoi finanziatori.(…) Ottenne l’appoggio di Edward Benes, Otto d’
Asburgo, Hjalmar Schacht, Konrad Adenauer, Robert Schuman, Alcide de Gasperi e
Winston Churchill. In
particolare, il messaggio di Kalergi ispirerà ad Aristide Briand il “suo”
progetto di Unione Europea presentato nel 1929 davanti alla Società delle
nazioni di Ginevra”. Tutti questi importanti attori del movimento paneuropeo,
attivi collaboratori di Kalergi erano massoni (e ferventi sionisti, come
Briand, tra i principali responsabili delle condizioni capestro imposte a
Versailles alla Germania sconfitta), De Gasperi ed Adenauer erano membri dell’
Opus Dei (“un altro filone che meriterebbe di essere esaminato a parte è quello
del pensiero e dell’operato di alcuni personaggi vicini sia ai gesuiti che alla
costruzione di quest’Europa, tra i quali spicca la figura di Joseph Retinger,
fondatore del gruppo Bilderberg”) e tutti costoro sono oggi considerati “padri
dell’Europa” – altri idoli del massone Kalergi sono invece più volgari
terroristi o assassini caduti nel dimenticatoio della storia, indicati però
come prototipi della
nobiltà ideale in virtù della loro natura prometeico-luciferica.kalergi

Il libro di Simonetti abbonda di esempi di queste frequentazioni dubbie e
simpatie per lo meno ambigue del conte. Oltre alle citazioni sulla “elezione”
degli ebrei, sul marx-capitalismo, numerosissime quelle che suffragano la tesi
del razzismo biologico di Kalergi, elemento davvero sconcertante e
compromottente per la credibilità e l’aplomb buonista eurocratico, ferocemente
filo-immigrazionista, mondialista e anti-nazionale. Se queste affermazioni di
Kalergi, sconcertanti per la sensibilità del nostro tempo, fossero state
pronunciate, mutatis mutandis, da un membro del NSDAP, verrebbero oggi
immediatamente censurate o liquidate come deliri di uno squilibrato. Sarà per
questo che le oligarchie europee si sforzano con evidente solerzia di tenere
nascosto il pensiero filosofico del fondatore di Pan-Europa?

Occorre segnalare queste singolari concordanze invertite con il biologismo
nazional-socialista anche a coloro che, ancora oggi, non vedono tutta la
nocività insita in questo genere di deviazioni moderne, già nella ragion d’
essere di questo pensiero che altro non è che il frutto della mentalità
nichilistico-scientista a cavallo tra Ottocento e Novecento, posizioni
meccanicistiche di origine positivistica – dunque materialistiche e deviate –
partorite dalla cultura protestante anglosassone del tempo e presa a prestito
dal delirio razzistico suprematista giudaico contenuto nel vecchio testamento
biblico.

In Germania esse si incrociarono con correnti di pensiero eterogenee, alcune
di orientamento neo-paganeggiante, genericamente ostili alla latinità,
associata indebitamente al papismo e visioni del mondo decadenti o levantine –
se non ottusamente ostili alla funzione imperiale-ecumenica di Roma in nome del
particolarismo etnico nordico. Tali gravi abbagli e incomprensioni (che
dovettero arrecare non poco danno alla stessa Germania), provenientidalla
confusa temperie del Romanticismo, presero forme peculiari che si manifestarono
– nelle concezioni razziste nazional-socialiste – in senso mistico e
tellurocratico, sostanziando pericolosamente una direzione ambigua e
virulentemente anti-tradizionale – e in ultima istanza integralmente
nichilistic ae democratica – per cui va riconosciuto a Julius Evola il merito
di aver smascherato simile tragica impostura con dovizia di argomenti e
profondità di visione filosofica.

Questo coacervo di elementi discordi, se non lascia dubbi sul mediocre
spessore filosofico e sull’appartenenza del massone Kalergi al campo della
sovversione mondialista, riveste invece un’eccezionale valore testimoniale sul
piano della storia – palese ed occulta – delle idee, rivelando quello che
possiamo considerare un manifesto delle nefaste tendenze sovversive e
mondialiste disseminate in ogni angolo della modernità, anche presso quei
filoni di pensiero e correnti “metapolitiche” che ostentano una presunta
immunità da simili tare. A questo proposito non si può nascondere una certa
sorpresa nello scoprire chi pubblica l’opera di Kalergi, Pan-Europa, in Italia:
si tratta della casa editrice dello psicologo Adolfo Morganti, nota nell’ambito
del neo-guelfismo nazional-popolare e che annoverava estasiati ammiratori nel
campo delle neo-destre bucolico-tolkieniane. Il console sanmarinese, estimatore
veemente della politica del rottamatore
gesuita “terçerista” (di quelli che piacerebbero tanto a Kalergi) Bergoglio,
risulta essere il responsabile di un think-tank legato al Partito Popolare
europeo che si fregia, già nel nome, Fondazione PanEuropa, del lascito
“intellettuale” del conte massone. In termini quasi apologetici è presentata l’opera del fratello “europeista” sul sito che ne pubblicizza il libro e ne viene
celebrata la figura “profetica” insieme a quella di San Colombano in una
conferenza erudita organizzata dall’associazione Identità-Europa presso l’Università di Gorizia.

Chissà cosa ne direbbe Gandalf.

Fonte: Ereticamente

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