Ebrei

GIUDEA

Segnalazione di Federico Prati

Un ebreo che vive in Italia è un italiano di religione ebraica oppure un israeliano che abita in Italia e magari si fa passare per italiano?

Il problema è nato con la prossima nomina di Fiamma Nirenstein ad ambasciatore israeliano in Italia

di Maurizio Molinari per “la Stampa”

Ripensate la nomina di Fiamma Nirenstein ad ambasciatrice d’Israele in Italia:

a recapitare questo messaggio al presidente Reuven Rivlin è stato il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, durante un incontro privato a cui erano presenti il presidente delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, e il presidente della Comunità di Roma, Ruth Dureghello.

A rivelare i contenuti del colloquio è il quotidiano «Haaretz» con un racconto dettagliato firmato da Barak Ravid, commentatore politico, citando fonti israeliane testimoni di quanto avvenuto. Il colloquio si è svolto nella sala privata della Sinagoga di Roma, a margine del discorso pubblico rivolto da Rivlin alla comunità locale. In quella sede, a porte chiuse, Di Segni ha fatto presenti due obiezioni che «Haaretz» riassume così. Primo: «Grande preoccupazione per l’impatto negativo per la Comunità ebraica e le relazioni fra Israele e Italia» per la sovrapposizione fra le due identità di Nirenstein. Secondo: «Nirenstein è quasi del tutto identificata con la destra in Italia e ciò può avere conseguenze negative perché il governo è di sinistra».

Dietro le tesi espresse da Di Segni, affiancato da Gattegna e Dureghello, ci sono alcune recenti prese di posizioni pubbliche, molto critiche. Su «Moked», il portale dell’ebraismo italiano, l’anglista Dario Calimani ha espresso «il dubbio che una persona che ha avuto un ruolo attivo e assai visibile nella vita politica italiana, con incarichi istituzionali, ricopra in Italia un ruolo di rappresentanza di Israele». E Alberto Heimler, su «Pagine Ebraiche», si è chiesto: «È compatibile la fedeltà completa a un altro Paese da parte di qualcuno che fino a ieri rappresentava il popolo italiano in Parlamento?».

Rivlin ha declinato la richiesta di intervento diretto sulla nomina di Nirenstein, fatta dal premier e ministro degli Esteri Benjamin Netanyahu nel novero delle scelte di «ambasciatori politici», facendo presente che «non possiedo autorità né responsabilità per intervenire su tale materia».

Ma chi ha ascoltato il discorso di Rivlin nella Sinagoga di Roma ha recepito attenzione per le istanze sollevate, lì dove ha affermato che «lo Stato di Israele deve tenere conto delle opinioni delle Comunità della Diaspora» perché «è finito il tempo in cui, quando io ero bambino, Israele decideva e la Diaspora doveva limitarsi a eseguire».

Se «Haaretz» ha dato risalto alle obiezioni dei rappresentanti degli ebrei italiani è perché nel processo di selezione di un ambasciatore il ministero degli Esteri di Gerusalemme tiene, per tradizione, conto delle opinioni della Comunità locale. Non è un obbligo di legge e non sono vincolanti ma è una convenzione creatasi nel tempo che a volte è stata decisiva: per esempio nel

2004 il ministro degli Esteri Ehud Olmert voleva designare ambasciatrice a Londra, con nomina politica, Dalia Itzik, primo presidente donna della Knesset, ma le proteste della Comunità ebraica londinese spinsero il premier Ariel Sharon a preferirle il diplomatico di carriera Zvi Heifetz.

A confermare che «Haaretz», giornale progressista molto critico del premier, punti a sfruttare la nomina di Nirenstein per indebolire Netanyahu ci sono le fonti interne al ministero che descrivono la giornalista italo-israeliana come «identificata con l’ala destra del Likud» avversaria di Rivlin.

Nirenstein non replica ad accuse e polemiche, lavora nella sua casa di Gerusalemme su procedure, documenti e briefing relativi al processo di nomina, in vista dell’approvazione formale da parte del comitato ad hoc del ministero degli Esteri. Rassicurata da numerose attestazioni di solidarietà e sostegno che le giungono tanto da ebrei italiani che da esponenti politici del nostro Paese, di diverso orientamento politico: documenti che la rassicurano sull’infondatezza delle tesi sollevate contro la sua designazione.

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/fiamma-che-non-riscalda-ebrei-

italiani-chiedono-governo-israele-108275.htm

Una Risposta

  • Giuste osservazioni sul doppio ruolo e l’incompatibilità della Fiamma !
    Certo che se simili osservazioni fossero fatte, che so, da Forza Nuova, apriti cielo ! Che cagnara verrebbe fuori dal parlamento e dai giornali….
    Infatti le comunità social/religiose di un paese, in caso di guerra vengono subito isolate e pure inserite in campi di detenzione per non agevolare il nemico.
    Penso si sappia che i giapponesi residenti negli Usa, durante la guerra furono tutti internati.
    La comunità ebraica è un esempio clamoroso , come lo è attualmente la comunità islamica in Italia o in altri paesi.
    Il miscuglio razziale e religioso che vogliono le massonerie serve proprio ad impedire delle soluzioni di arginamento/contenimento dei probabili nemici interni ,in caso di guerra.
    Ma se la comunità in questione fosse troppo grande, come fa uno stato a tutelarsi ? Non può ! Ma è proprio questo che si vuole….

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