GIOVANNI 23 PRIMO ISPIRATORE DELLE ATTUALI BERGOGLIATE

BergogliadeL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Tutto è iniziato con un giocondo invito a guardare la luna e la gente rimase emozionata di udire uno, vestito da papa, invitare dal suo Olimpo a carezzare i bimbi per lui; come è buono questo successore tanto umano dell’ieratico Pio XII!

Aveva così aperto i cuori a qualsiasi cambiamento e aggiornamento umanitaristico che volessi proporre, anche quello lasciato a successori indicati! Sì, perché indicò sempre Montini e ormai nel conclave era già montato lo schema di pressioni per eleggerlo, coi risultati che si sono visti nel tempo di Paolo 6º. Costui poteva andare oltre i provini di Roncalli, che al tempo dell’invito a guardare alla luna aveva il piano già ben preparato da altri in barba a quanti pensavano a un concilio da preparare sulla scia del Vaticano I.

D’allora furono aperti i giochi con l’entrata in campo di teologi come il conciliare Ratzinger, che dette lustro teologale alle ardite tesi del Vaticano 2, promosse dalle squadre del Reno, tutti ispirati dalla ventata riformista del regista Karl Rahner.

Ma in materia d’ispirazioni, niente sarebbe iniziato senza quelle – superne luci – di Roncalli, alias Giovanni 23.

L’illusione attuale per i cattolici sta nel vedere le bergogliade come novità, in contrasto con il predecessori (Vedi A. Socci: «CARO PAPA BERGOGLIO, MA PERCHE’ LEI OMAGGIA I TIRANNI E UMILIA I PERSEGUITATI ? – Lo Straniero). Ma come? I predecessori non erano già decisamente aperti a un «movimento d’animazione spirituale per la democrazia universale» (MASDU)? Certo che lo erano, e anche all’ONU, in America Latina e Cuba.

Quindi, le bergogliate non sono che la continuazione di una «praxis» progressista che porta all’inganno desolante  finale.

La menzogna del Concilio “ispirato”

Roncalli così si esprime nel suo Giornale dell’anima: “Riassunto di grandi grazie fatte a chi ha poca stima di sé stesso, ma riceve le buone ispirazioni e le applica in umiltà e fiducia (…). Seconda grazia. Farmi apparire come semplice e immediate di esecuzione alcune idee per nulla complesse, anzi semplicissime, ma di vasta portata e responsabilità in faccia all’avvenire, e con immediato successo. Che espressioni son queste: cogliere le buone ispirazioni del Signore, simpliciter et confidenter! Senza averci mai pensato prima, vennero fuori in un primo colloquio col mio Segretario di Stato, il 20 gennaio 1959, le parole di Concilio Ecumenico, di Sinodo diocesano e di ricomposizione del codice di Diritto Canonico, e contrariamente a ogni mia supposizione o immaginazione su questo punto. Il primo a essere sorpreso da questa mia proposta fui io stesso, senza che alcuno mai me ne desse indicazione. E dire che tutto mi parve così naturale nel suo immediato e continuato svolgimento”.

La decisione di indire un Concilio sarebbe stata una “celeste ispirazione” Don Ricossa di Sodalitium riassume così la storia dell’ispirazione fornita dal “papa buono”, che ebbe questa ispirazione solo cinque giorni prima di annunciare pubblicamente il Concilio, ovvero il 20 gennaio, parlando col cardinal Tardini. Mai aveva pensato prima di allora al Concilio, tanto che fu sorpreso da quello che egli stesso diceva. Mai nessuno gliene aveva parlato prima. Questa versione è quella da tutti conosciuta ed ufficialmente accreditata, al punto che Paolo 6º il 29 settembre 1963 dirà, in lode di Giovanni, che il Concilio ecumenico era stato indetto ed avviato “per divina disposizione”»,  e Giovanni Paolo 2º aggiungerà:… “egli ha legato il suo nome all’evento più grande e trasformatore del nostro secolo: l’indizione del Concilio Ecumenico Vaticano II, da lui intuito, com’ebbe a confessare, come per una misteriosa e irresistibile ispirazione dello Spirito Santo…” [discorso del 26 novembre 1981 per il centenario della nascita di Roncalli].

“La versione del protagonista, Giovanni XXIII, è dunque chiara e concordante” e diventa la “Versione ufficiale, dunque, e accreditata. Con un solo difetto: di essere FALSA. E tale versione ufficiale, pretesa come vera dalla serie dei papi conciliari, è tanto smaccatamente fasulla da dover essere rifiutata persino dagli storici filoroncalliani come Hebblethwaite o di tendenza progressista, ma seri, come il Padre Martina SJ, non disposto ad avallare acriticamente la mitologia giovannea costruita da storiografi tipo Balducci, Falconi, Zizola e simili. Prosegue Don Ricossa:  “La falsità delle affermazioni Roncallo-Montino-Wojtyliane al proposito è accertata, documentata ed accettata da tutti gli storici. I quali fanno i salti mortali per non dare a Roncalli del bugiardo. Imbarazzato, Hebblethwaite scrive: «Chiaramente papa Giovanni non può voler dire di non aver mai pronunciato la parola “Concilio” prima del 20 gennaio ‘59: sarebbe semplicemente falso. Si cerca allora da parte di Hebblethwaite e di far passare questo fatto come un episodio di smemoratezza senile, ma senza essere convincenti. Anche perché la “smemoratezza” sembra essere stata utilizzata pure in altre circostanze non senili.

Ricorda don Ricossa: “Certo, nel 1962 Giovanni XXIII era vecchio. Ma vecchio non era don Roncalli, quando nel 1914, messo “con le spalle al muro” dal card. De Lai, affermava falsamente, ma con giuramento, di non essere un seguace del Duchesne! Per quell’episodio, Hebblethwaite, non potendo ricorrere al rimbambimento senile per giustificare le bugie di un giovane di 32 anni, utilizzò la formula “cancellare i ricordi dalla memoria” ([1][1]). Diciamo che, poiché la volpe perde il pelo ma non il vizio, anche nel 1962, ricordando gli avvenimenti di tre anni prima, Roncalli “cancellò” certi ricordi dalla memoria…!”

Il gesuita padre Giacomo Martina descrive a sua volta, i fatti: “Secondo il Giornale dell’anima e il discorso dell’8 maggio 1962, Giovanni 23 avrebbe concepito il proposito (di convocare un Concilio) in seguito ad una ispirazione improvvisa, nata in lui durante un colloquio col Segretario di Stato, Card. Tardini, il 20 gennaio 1959. L’affermazione autobiografica – che apre singolari problemi sulla veridicità del Giornale dell’anima e sul carattere del papa – è però contraddetta da molte testimonianze, parecchie delle quali risalgono al papa stesso”.

Occorre tener conto del fatto che l’idea di un Concilio Ecumenico, poteva essere buona se si fosse proceduto secondo le intenzioni della Chiesa di condannare errori moderni, tra i quali il comunismo, lo stesso modernismo ecumenista, e a stabilire definizioni in attesa, come quella del dogma di Maria Mediatrice. Questa era già da tempo meditata e venne poi proposta da vari esponenti della Curia Romana, tra i quali il Card. Ottaviani, il Card. Ruffini e altri. Spiega don Ricossa: “Il Card. Ottaviani, che fu uno dei “grandi elettori” di Roncalli, ha dichiarato almeno due volte, nel 1968 e nel 1975, che si parlò di un Concilio durante il conclave, ancor prima dell’elezione del Patriarca di Venezia, quando fu chiaro che sarebbe stato lui il prescelto. I cardinali Ottaviani e Ruffini, allora, accompagnati da altri rimasti anonimi, si recarono nella notte del 27 ottobre 1958 nella cella di  Roncalli per proporgli un Concilio Ecumenico. Secondo il Card. Ottaviani, il Card. Roncalli avrebbe fatta sua l’idea del Concilio già da quel momento, ovvero prima ancora di essere eletto. Il 30 ottobre, due giorni dopo la sua elezione, Giovanni XXIII parlò al segretario Capovilla della “necessità di convocare un Concilio”. Il due novembre, prima ancora dell’incoronazione, dice allo stesso che “ci vuole un Concilio”, e questo dopo aver ricevuto in udienza proprio il Card. Ruffini ed aver parlato della questione. Ne riparla in novembre col nuovo Patriarca di Venezia, Giovanni Urbani, e col Vescovo cappuccino di Padova, Girolamo Bortignon.

“Il 28 novembre la decisione è quasi presa”. “La decisione di papa Giovanni di tenere un Concilio si cristallizza nel dicembre 1958”. Attorno a Natale ne parla con Mons. Cavagna, suo confessore, e alcune altre persone. «In gennaio, Roncalli ha preso la sua decisione. Il momento esatto è forse quello della notte dell’8 gennaio 1959. Comunque sia, il mattino dopo, egli incontra don Giovanni Rossi della Pro Civitate Christiana, che è stato il segretario del suo “eroe” il Card. Ferrari, quarant’anni prima. Giovanni gli dice: “Ti devo dire una cosa grande, che però devi promettermi di mantenere segreta. Questa notte mi è venuta una grande idea, di fare il Concilio». Il Rossi tenne l’acqua in bocca… a metà, e ne fece un’allusione nel suo bollettino, La Rocca, del 15 gennaio.

«È pertanto storicamente accertato che non solo l’idea del Concilio non venne improvvisamente alla mente di Roncalli durante il colloquio col Card. Tardini del 20 gennaio, ma che addirittura il Tardini fu uno degli ultimi a saperlo, solo 5 giorni prima dello storico annuncio! “Un fatto dei più sorprendenti e dei più significativi è questo: papa Giovanni non dice niente a Tardini, il suo Segretario di Stato”. Quando, il 20 gennaio, Giovanni XXIII rivela a Tardini che ha deciso di annunciare l’indizione del Concilio la domenica seguente, dopo aver avuto questa idea solo il giorno prima (ma quante bugie racconta!), questi capì “di trovarsi di fronte ad un fatto compiuto, a una decisione già presa”. Il Card. Tardini approvò pertanto l’idea come “bella e nuova”, anche se “il preteso entusiasmo di Tardini non era esente da riserve” come lascia capire Andreotti, messo al corrente del progetto da Giovanni XXIII il 22 gennaio, il quale non approva i sei anni di preparazione al Concilio previsti dal suo Segretario di Stato.

«Commenta padre Martina: “È singolare prova della natura dei rapporti del papa col suo segretario di Stato, cordiali ma non profondi, che questi venisse a conoscenza del proposito solo il 20 gennaio, quando il Pontefice aveva già irrevocabilmente deciso l’iniziativa ed aveva steso il primo abbozzo del discorso ai cardinali del 25 gennaio seguente”. In maniera più grossolana, il giornalista anglosassone Wilton Wynn (che ha avuto “l’onore” di cenare con Giovanni Paolo II) esprime lo stesso concetto dello storico gesuita (Martina) e dell’altro giornalista ex-gesuita (Hebblethwaite): « Papa Giovanni riusciva regolarmente ad aggirare il vecchio nemico Tardini. In qualità di segretario di Stato, Tardini sarebbe (sic) dovuto essere il collaboratore più stretto del papa. Ma Giovanni XXIII non lavorava attraverso i canali “ufficiali”, preferendo invece ricorrere a persone più consone al suo carattere e nelle quali riponeva la massima fiducia».”

«Dunque il Concilio, non fu affatto ispirato dallo Spirito Santo a Roncalli, divenuto “papa buono”, ma da ben altro spirito nel modo sopra detto, e non come lo stesso Roncalli, Montini, Wojtyla e Ratzinger hanno voluto far credere e si continuare a far credere. Quali saranno state quelle “persone più consone al suo carattere e nelle quali riponeva la massima fiducia”? Chi, se non i settari modernisti? Scrive don Ricossa: “Un indizio, e più che un indizio, si trova nella testimonianza del suo vecchio amico (fin dal 1924) Dom Lambert Beauduin, pioniere dell’ecumenismo e della riforma liturgica. Alla morte di Pio XII, disse agli intimi: «Se eleggessero Roncalli tutto sarebbe salvo: sarebbe capace di convocare un Concilio e consacrare l’ecumenismo…». È difficile pensare che il vecchio cospiratore parlasse a casaccio, e che non svelasse, piuttosto, una parte dei progetti elaborati col Roncalli in tanti anni per la riforma della Chiesa”… siamo aperti per ricevere, di tante persone attraverso le quali il Signore parla…».

Negli appunti che padre Riccardo Lombardi lasciò dell’udienza avuta con Giovanni 23 nel 1959 egli salta prontamente sul discorso appena sentito sull’«ispirazione» di costui e dice: «Forse qui c’è una quarta ispirazione per Vostra Santità!»… riunire un gruppo di apostoli… Lombardi lascia nelle sue mani un libro fresco di stampa… Concilio, per una riforma nella carità… È un libro esplosivo che per lui sarà come un boomerang.

Giovanni 23 rimase molto turbato da quel lavoro e decise di calcare una dura mano sul suo autore che osava un «aggiornamento» diverso dal «suo». E Lombardi fu sottomesso a una serie di ritrattazioni e umiliazioni, fino al completo ridimensionamento del padre e del suo Movimento.

Certamente padre Lombardi aveva toccato il tenebroso segreto di una rivoluzione già pianificata in altri centri di pensiero e già in corso. Il Padre ha preteso di giocare con qualcosa molto più grossa di lui… che ha voluto dirottare ma la sfinge della rivoluzione segreta l’ha abbattuto. Seguì per tanti preti come lui una notte assai scura… e a tutt’oggi non si vedono resistenze capaci di affrontare lo spirito menzognero che ha eretto la sua nuova chiesa, dove l’ipocrisia bugiarda di Roncalli è stata canonizzata con lui, in barba a tutte le falsità promosse con il suo (loro) Vaticano 2.

Basterebbe pensare che tutte queste false ispirazioni potevano avere una sola ragione, del resto già ben conosciuta e descritta in anticipo dal canonico apostata Roca nel lavoro «Glorieux Centennaire» (1889) per festeggiare la rivoluzione del 1789. Ecco il chierico che nei suoi scritti ha dimostrato che sin dall’Ottocento era in atto un piano massonico d’infiltrazione nella Chiesa, da completarsi attraverso un «Concilio ecumenico» per mutarla. Dire che Giovanni 23 non operava attraverso i canali “ufficiali”, per esempio informando il segretario di Stato Tardini, preferendo ricorrere a persone nelle quali riponeva fiducia, è in verità una circonlocuzione. Infatti, è sempre più chiaro che era lui la persona cui alti massoni hanno eletto per alterare la Chiesa. Scommessa vinta col Vaticano 2, con cui, però, non avrebbero potuto mutare la Chiesa immutabile, neanche in questi ultimi cinquant’anni. Hanno eretto sì un’altra chiesa, quella conciliare per compiere l’alienazione dell’uomo e dell’intelligenza occidentale!

Il professore belga Marcel de Corte esamina la questione nei suoi saggi: L’homme contre lui-même, di (N. Ed. Latines, Paris, 1962; Borla, Torino, 1967, Fenomenologia dell’autodistruzione);, L’intelligence en péril de mort (Paris, Club de la Culture française, 1969, tr. it., Roma, Volpe, 1974); La grand hérésie (Paris, 1969, tr. it., Roma, Volpe, 1970; ristampa Effedieffe, 2014). Il filosofo cattolico diagnostica in tali lavori la mentalità razionalistica modernista, che prosternata nell’adorazione dei suoi concetti di libertà, eguaglianza, democrazia, dal primo modernismo «evolve» alla seconda fase: progressista. Questa mirando a un’utopia, che è rottura con la tra realtà, è seduzione di libertà sussurrata da un grande iniziatore. E la libertà si riduce a fuga nell’immaginario, rompendo il sano rapporto con la realtà. Soggettivismo e universalismo della libertà divengono due facce della stessa posizione spirituale da definire di continuo, perché non rimanga una illusione“. Sono fasi successive del modernismo che giungono alla «nuova teologia» e con Maritain all’umanesimo integrale, che il suo discepolo e traduttore Paolo 6º ha inserito per un nuovo cristianesimo nella «chiesa del concilio»; essa non chiede al mondo altro che la libertà per la sua ‘animazione e innovazione’ (GS 56; PP e OA), ecco che l’alienazione dell’uomo moderno accade con l’inversione dell’autorità, non più da Dio, che determina il reale, ma da ideologie utopiste, che col sentimento fanno dell’immaginario la nuova realtà.

L’idea del progresso indefinito dell’uomo, “visione di un’umanità divinizzata, nel quadro di una evoluzione dalla materia allo spirito, è la fase del modernismo secondo Teilhard de Chardin”; il neo modernismo, aberrazione sia a-teologica che anti-filosofica riguardo al primo modernismo classico. A questo punto pure Jacques Maritain accusa la grave degradazione “il modernismo classico rispetto al neomodernismo è solo modesto raffreddore” (Il Contadino della Garonna, 1973), e De Corte, si dice reazionario: “se il ritorno alla salute sta nella reazione contro la malattia, solo la reazione può salvarci”.

Col neo-modernismo della «nouvelle théologie», condannata da Pio XII nella «Humani generis» (12 agosto 1950), ma ripresa con i suoi «teologi» De Lubac, Congar, Chenu, invitati come principali consulenti al Vaticano 2 da Giovanni 23, furono varate le basi per un progressismo illimitato. Il suo sbocco non sarà altro che nichilismo «in cammino»! Paolo 6º l’ha visto nel 1967 come “modernismus redivivus”, praxis della confusione desolante troppo veloce da frenare.

Con Bergoglio siamo alla nuova fase del progressismo come primato della «praxis» sulla verità. Ciò fu visto nell’articolo su uno dei suoi ispiratori, («Apostasie conciliari a iosa: da Cantebury ai Cantalamessa»), si tratta del francescano carismatico per Allah, Raniero Cantalamessa, noto compagno di merende di Jorge Bergoglio, ormai in sbragata simpatia per una “teologia della liberazione” di stampo marxista, alla Gutiérrez.

In breve, quello che si vede in Bolivia, a Cuba e in America ora, non è che la nuova fase indefinita, perché sempre evoluzionista, del modernismo riciclato dal Vaticano 2 e dai suoi «papi», per aggiornare anche i dogmi ai tempi; lavoro iniziato da Giovanni 23, come dal programmata descritto dal canonico apostata Paul Roca, autore del libro: Le Christ, le Pape et la Démocratie, per la mutazione attraverso il papato.

Ecco che la grande illusione attuale per i cattolici sarebbe vedere le bergogliade in contrasto con i predecessori del MASDU (Vedi l’ultimo di A. Socci – Lo Straniero). No, i predecessori erano animati dalla stessa praxis progressista che aliena l’uomo, reso indifferente a ogni abominazione della desolazione religiosa; il castigo per la fine dei tempi cristiani senza Papa. Penitenza! Penitenza! Penitenza! É sempre la parola d’ordine gridata da San Michele Arcangelo a Fatima per i nostri tempi.

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[1] – Cf. “Sodalitium”, n. 23, pag. 9.

 

21 Risposte

  • Non bisogna fidarsi dei Papi che hanno un’aria da agnellini ingenui. Sono proprio loro i cavalli di Troia della massoneria.

  • Analisi magistrale che traendo spunto dalle menzogne di Roncalli, indica chiaramente da dove le ispirazioni e la rivoluzione post-conciliare.
    Un contributo supportato anche dagli studi ed analisi del Centro Sodalitium che da anni ricerca le verità nascoste e scomode per illuminare i cattolici sconvolti dal degrado.
    Grazie !

  • “D’allora furono aperti i giochi con l’entrata in campo di teologi come il conciliare Ratzinger, che dette lustro teologale alle ardite tesi del Vaticano 2, promosse dalle squadre del Reno, tutti ispirati dalla ventata riformista del regista Karl Rahner”.

    Sig. Daniele, in tempi che se parla di riforma della Curia Romana, è importante osservare che il primo atto della Collegialità Episcopale è stato il riffiuto degli schemi preparatori del Concilio. Se veramente se vuole una Chiesa dove il Papa governi con i vescovi, non c’e più spazio per la Curia Romana. La prossima bergogliata potrà essere quella di fare della Curia e delle Congregazione Romane, appena la Curia delle diocese di Roma, come lui fa del Papa appena il vescovo di Roma.

    L’idea del progresso indefinito dell’uomo, come altre cose nella Chiesa Conciliare, trova radici nella dottrina del soprannaturale di Henri de Lubac. Se la grazia ê qualcosa dovuta alla natura ogni uomini riceve di Dio la grazia indipendentemente di credo o religione e anche lo Stato laico riceve di Dio la grazia. Quello che fa la dottrina di De Lubac è diventare l’uomo naturalmente buono, lei transferice per la Chiesa, la tese del buono selvaggio e il patto sociale di JJ Rousseau. Credo che i questa dottrina se trove tantissime spiegazione, perché se trova nei propi testi della Gaudium et Spes e per quanto mi ricordo della Redemptoris hominis. Nella Gaudium et Spes se può leggere:

    N° 12: «tutte le cose che esistono su questa terra sono ordinate e finalizzate all’uomo come al loro centro e fine»;
    N° 24 «L’uomo su questa terra è la sola creatura che Dio ha voluto per se stessa (propter seipsam)».
    N° 22: «per il fatto stesso che il Verbo si è incarnato ha unito a Sé ogni uomo».

    Non possiamo dubbitare che Bergoglio pensa che la grazia sia dovuta alla sua natura e degli altri. Questo è lo spirito del sinodo, dove la questione più importante è giustamente pagare ciò che è dovuto alla natura nel senso della relazione che insegnava De Lubac. Anche nel concetto di misericordia di Bergoglio questo sta i qualche modo, come in quello di Giovanni XXIII di mai confondere gli erranti con i loro errori e applicare la misericordia all’errore….

  • Sarebbe ora che il Centro Sodalitium traesse le conclusioni delle sue ricerche. Se accettano che Roncalli sia stato come qui descritto, allora inevitabilmente, assieme a tutte le altre prove sul suo inveterato modernismo, bisogna considerarlo falso papa e, come lui, falsi pure i successori. E’ tempo di abbandonare la tesi del papa “materialiter”, che non regge più alle moderne conoscenze.

  • Io credo, anzi ne sono sicuro: più che l’azione iniziale di G XXIII, la vile e studiata abdicazione di B XVI è stato il colpo maggiormente violento di questo degrado. Gli orfani di Ratzinger si dovrebbero chiedere perché mai, un pontefice già custode della santa Fede, creduto e ritenuto il pilastro dell’ortodossìa, critico verso Assisi ’86, abbia poi, organizzato Assisi 2011, emanato l’inefficace e vuoto Summorum Pontificum e si sia inventata la giustificazione dell’ingravescente aetate. Voleva riportare la liturigìa agli antici splendori, ma solo a chiacchiere lui, assertore di un papato in trono “perinde ac cadaver” – vedi GP II parkinsoniano – lui che chiese preghiere perché non fuggisse davanti ai lupi, al primo uggiolìo dei cani, se la svignò lasciando la barca di Pietro senza guida. Costui ha determinato, con consapevole e precisa volontà lo sfascio attuale. Un colpo che ha portato all’elezione di Bergoglio.

  • La presenza di Ratzinger, alias B 16º, è la dimostrazione della continuità della nuova chiesa, da G 23º al semi colpo che ha portato all’elezione di Bergoglio. Ratzinger ha scaricato Rahner; ha riconosciuto l’empietà della messa di Paolo 6º nel prefazio del libro di Gamber (se bem ricordo); non si è fatto vedere in Assisi 86. Eppure, ha promosso l’Assisi del 2011; ha sovrapposto la messa spuria sulla «straordinaria»; ha inserito la «nuova teologia del ressourcement di De Lubac» nella dottrina; ha accettato Bergoglio come pilastro della nuova ortodossia. È un conciliare, consapevole delle ragioni cattoliche di Mgr Lefebvre. Infatti, era lì dall’inizio quando, come ricorda l’amico Gederson, si parlava della riforma della Curia Romana, per sostituirla con la democrazia della Collegialità Episcopale il cui primo atto è stato il rifiuto degli schemi preparatori del Concilio. Si voleva una chiesa con un Papa che governa con una «conferenza curiale» che sia la rivoluzione nella rivoluzione continua… per la nuova misericordia. L’idea del progresso indefinito dell’uomo vi è collegata, trovando radici nella dottrina del soprannaturale di Henri de Lubac, della grazia come diritto naturale dell’uomo sempre più buono! (cf. Gaudium et Spes e la Redemptoris hominis, del diritto alla Redenzione… «per il fatto stesso che il Verbo si è incarnato ha unito a Sé ogni uomo». Bergoglio è… “perinde ac cadaver”, una scheggia della religione dell’uomo che rivendica la grazia e la misericordia come diritto, non meno della libertà di negare un Dio cattolico! Aveva ragione Chesterton a dire che questi filosofi (hegeliani) sono dei criminali, e un laico mondano come Anthony Burgess a dichiarare G 23º, papa buono, l’uomo più pericoloso del secolo. La doppiezza che occupa «formaliter» il Trono della Verità è il colmo del male… che pochi distinguono ancora.

  • Credo che il centro Sodalitium “formaliter” accetta la tesi di Cassiciacum, ma “materialiter” considera i papi attuali e precedenti, come falsi papi infatti vengono nominati col loro nome originario con con l’appellativo “papale” !

  • Se , perché mai considera pure che essi hanno avuto o Bergoglio HA diritto alla carica e non possono/ può essere sostituiti/o; cioè il conclave che li/lo ha eletto ha un potere assoluto? Ecco l’insoportabile contraddizione.

  • Se considera i papi attuali e precedenti, come falsi papi, perché mai considera pure che essi hanno avuto o Bergoglio HA diritto alla carica e non possono/ può essere sostituiti/o; cioè il conclave che li/lo ha eletto ha un potere assoluto? Ecco l’insoportabile contraddizione.

  • La tesi di Cassiciacum parte dal presupposto che il conclave che ha elettto Giovanni XXIII sia canonicamente valido e così pure quelli successivi. Tale presupposto poteva sembrare ragionevole all’epoca di Mons. De Lauriers, ma oggi, alla luce delle indagini e delle prove acquisite sulle mancanze di fede di Roncalli e successori, non è più accettabile. Bisogna arrendersi alla realtà e non continuare con elucubrazioni astratte.

  • Il Papato materialiter, anziché formaliter secondo Cassiciacum, è soltanto un abile esercizio accademico di filosofia scolastica elaborato a tavolino. Vuoto esercizio però, perché i fatti sono i fatti e le astrazioni fanno solo sorridere. Basta avere anche solo un po’ di senso cristiano della storia per accorgersi che mai e poi mai questi papi materialiter potrebbero evolversi convertendosi in Papi formaliter a tutto tondo. Diciamolo apertamente a Don Ricossa: Non faccia un dogma della sua opinione, frazionando e isolando ulteriormente il fronte tradizionalista italiano. Forse all’estero non è così. Pensi che lo stesso Mons. De Lauriers, oggi, vedendo l’ulteriore depravazione e l’apostasia quasi completa dei cosiddetti papi, sarebbe costretto, in tutta onestà, a rivedere la sua tesi. Sì, perché alla fine è solo questione di onestà intellettuale.

  • Infatti, non a caso (e lo dico con stima e rispetto di don Ricossa e dell’IMBC), la tesi è, al massimo, una trouvaille teologico-ecclesiastica, mentre la bolla di Paolo IV, che essi guarda caso si fanno in quattro per distruggere, è di natura magisteriale e quindi de fide (e cfr. n. 6 in partic.).

  • Nel nostro tempo non furono solo il chierici modernisti ad avere ispiurazioni dall’ “altro”, ma quelli che hanno eletto questi, in parte giustificati da questa e altre “tesi” antimagisteriali, del conclave assoluto. Sì, perché i cardinali sarebbero chierici che non possono ingannarsi! Del resto, quante volte si dovrà ricordare che la “tesi” in questione è già abnorme dal punto di vista filosofico: un peccato può essere materialiter o formaliter perché non è un’entità, ma un papa cos’è?

  • Sono convinto anche io che la tesi , valida allora per trovare una giustificazione dottrinale ad una devastazione altrimenti incomprensibile, sia ora superata dalla realtà dei fatti.
    Ma, fossi un religioso, prima di dichiarare tale tesi superata, ci penserei sopra per bene e la prudenza mi spingerebbe a lasciar perdere diatribe in questo senso.
    Cosa toglie alla situazione davanti agli occhi di tutti, definire un papa come -pseudo- o definirlo solo come “formaliter” ?
    Nulla! Sarebbe solo una presa di posizione che, nella sostanza, non cambia nè la visione della realtà ecclesiale , che don Ricossa vede molto bene, nè l’approccio al problema stesso.
    Accontentiamoci di quanto vediamo e denunciamo e cerchiamo di non tirare per la tonaca sacerdoti a fare dichiarazioni definitive che dovrebbero stare nella bocca di vescovi o cardinali e non nelle nostre bocche di poveri fedeli cattolici , anche se pensanti e decisi…

  • Anche la tesi di Cassiciacum viene presentata definitiva, se non erro, ma alle orecchie dei semplici fedeli si presenta sofisticata e incomprensibile. Occorre avere masticato un po’ di filosofia per addentrarvisi. Dio, che ha voluto il suo regno per i semplici e i puri di cuore, non per gli intelligenti e i sapienti di questo mondo, non può avere escluso i suoi prediletti dalla comprensione dei segni di questo tempo terribile. Forse Mons. De Lauriers, abituato a speculare le altezze intellettuali, non si rendeva conto delle difficoltà terrestri. Le diatribe, invece, sono tipiche degli intellettuali e non convincono mai definitivamente. Qui però non c’è bisogno della bocca di alcuna autorità come dice la Bolla di Paolo IV (sine ulla declaratione) perché non si tratta di dichiarare, ma di constatare la realtà che è sotto gli occhi di tutti. Anche il più modesto dei credenti lo può fare in virtù della sua fede di battezzato e cresimato. Ogni giorno che passa cresce in tutti noi la consapevolezza e l’evidenza che la professione di fede di Bergoglio, espressa in tutti i suoi gesti, non è compatibile con la dottrina cattolica. Che poi lui la ritenga ridondante, invadente ed eccessiva, non è una giustificazione, ma una conferma di autocondanna. Bisogna solo prenderne atto. Dire che lui è papa, per disobbedirgli poi sistematicamente, direi che francamente è la soluzione meno persuasiva.

  • Ci sono poi anche altri aspetti secondari della tesi di Cassiciacum che non quadrano dal punto di vista filosofico, ma non è il caso di parlarne qui ed ora. Caso mai si potrebbe invitare la Redazione a pubblicare uno studio esauriente e dettagliato di tutto il problema.

  • Purtroppo questa «tesi» era invalida dall’inizio e nonostante la sua «buona intenzione» iniziale, quanto penso fu presentata dal Padre, professore ad Ecône, per essere discussa con Mgr Lefebvre e altri del giro. Il male è che l’Arcivescovo allora nemmeno voleva considerare l’argomento del falso papa. E siamo già a due mali consecutivi perché il dotto professore partì disposto a varare comunque tale tesi. Più tardi – e qui inizia la mia diretta testimonianza – alcuni nell’ambito della FSSPX ridevano del filosafe astruso del Padre, probabilmente in seguito a qualche commento di Mgr Lefebvre. Sì perché qui posso dire che non ho mai visto l’Arcivescovo ridere di qualcuno, ma sorridere sì e lo há fatto di quel raggionamento tesista ricordato da me insieme ad altri amici brasiliani. Anzi, era un sorriso pure per giustifarsi di non avverla neanche considerato (purtroppo allora), la cui intenzione base poteva assumere un aspetto più serio, libera da quell’imbrogio filosofista. Un giorno farò i nomi di qualche prete italiano che allora, oggi non più, ci rideva sopra. Ma qui mi basta ricordare, da eterno alievo della filosofia perenne, che un’entità come sia il papa nella sua carica, è per definizione: essenza considerata nella sua realtà formale; nozione astratta di cosa sia il papa, ma realizzata formalmente. La matéria si estende alla moltitudine dei veri cattolici maschi. Voler separare la materia dalla forma in un’entità reale è assurdo. Un assurdo presentato con fiocchi accademici che ha fatto solo danni, anche se l’intenzione era bona…

  • Caro Sig. Arai Daniele,

    Bergoglio è l’incarnazione della Gaudium et Spes: in modo diverso, sembra che vuole unire a Sè ogni uomini. Basta ricordare il suo recente viaggio negli USA dove ha incontrato un amico gay e una
    funzionaria del Kentucky Kim Davis alla nunziatura a Washington, quella che è andata sotto processo per aver rifiutato licenze matrimoniali a coppie gay. Questo è il il mezzo per unire a sè ogni uomini: l’incontro! E in questo punto esiste una continuità sostanziale tra Bergoglio e Ratzinger, perchè Ratzinger ha scritto la “Lumen fidei”, dove il Vangelo è presentato come l’incontro con una persona e non come verità. Questo accade quando se incontra Bergoglio, se incontra una persona che vuole se unire in qualche modo all’uomo, non se incontra quello che doveva unire l’uomo alla verità.

    In Bergoglio ciò che è evidente è il problema della lettera del Concilio, non di un’ermeneutica della riforma nella continuità o di un’ermeneutica della rottura. Il suo “pontificato” è pienamente d’accordo con la lettera del Concilio. Infatti, se “tutte le cose che esistono su questa terra sono ordinate e finalizzate all’uomo come al loro centro e fine”, questo non include il Papato e la Chiesa, non include l’Eucaristia (gli divorziati sono uomini…)?

    Per fine se la grazia è dovuta alla natura, manca ai divorziati risposati e agli omossessuale la grazia che gli è dovuta, questa è la misericordia di Bergoglio. Non poteva finire senza ricordare l’eresia degli amalriciani, perché è una eresia troppo moderna, troppo bergogliana. Basta ricordare alcuni punti della loro “fede”:

    Credevano essere veri uomini e veri Dei;
    Seguivano uno Spirito e un’amore indefinito e indeterminato;
    Tutti gli atti fatti con amore sono buoni;
    Si facevano chiamare “fratelli del Libero Spirito”;
    Praticavano l’incesto e la omosessualità e adoravano Satana.

    Qualche somiglianza con ciò che vediamo e ascoltiamo oggi sarà solo coincidenza?

  • Complemento:

    Io voleva leggere un studio sulla relazione tra i mondi naturale e soppranaturale (come sulla natura e grazia), nel neotomismo e nella Nouvelle Theologie, come prima e doppo il Concilio. Sono problema troppo importante, perchè se la GS 22 suggerisce una relazione naturale tra Gesù e gli uomini. Questo è una propozione della grazia dovuta alla natura o sia, la fede non è più necessaria per avere questa relazione e l’uomo per lo semplice fatto di esistere è piacevole a Dio (GS 12 e 24).

  • Caro amico Gederson, se lei riesce a leggere in portoghese le indico a proposito il mio ultimo «TRAMAS TEOLOGAIS PARA FOMENTAR A RELIGIÃO + UNIVERSAL: o «personalismo»» sul blog promariana; http://wp.me/pWrdv-1Vg, dove ritorno sul «personalismo» a cui convergono tutti questi delle «nuove teologie»;Pensano a ritroso della Teologia e Filosofia Cattoliche, cioè decidono cosa deve essere vero e elaborano in sua funzione il nuovo pensiero; poiché questo non si fonda sulla realtà formale si fonderà sulle loro «ispirazioni» ricavate da prime fonti immaginarie… o gnostiche! Ecco il rapporto di Wojtyla e della GS con l’esoterismo antroposofico!

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