Il cosmopolitismo massonico & il subalterno delirio cattolico

hegel

Segnalazione di Federico Prati

 di Piero Vassallo

Parodia dell’autentico ecumenismo, il cosmopolitismo è generato dall’illuminato rifiuto (cartesiano, spinosiano, kantiano, hegeliano, heideggeriano, rahneriano) della verità di ragione e dalla massonica utopia intorno a una pace universale, che si potrebbe ottenere magicamente dalla festosa ma innaturale fusione di etnie guidate da pensieri religiosi e sentimenti tra di loro irriducibili.

L’armonioso progetto (o sogno o incubo) contempla – in una nuvola esoterica – etnie animate dal risentimento nutrito dalla memoria di presunti crediti storici, da riscuotere nei paesi ospitanti, ad esempio la cacciata dei mori dalla Spagna e la bruciante umiliazione dei turchi a Lepanto, Il qualunque uditore della sacra ma non santa musica cosmopolita – cioè iniziatica – potrebbe facilmente capire che il babelico trasferimento di popoli appartenenti a culture irriducibili quando non strutturalmente conflittuali, in un unico territorio può produrre soltanto due incresciosi risultati: o la tirannia del popolo migrante sul popolo ospitante, o una strisciante guerra di civiltà e/o di religione.

Purtroppo il volume della musica iniziatica è talmente alto e pio da confondere e alterare il pensiero dei comuni uditori e quello degli uditori investiti di autorità spirituale o politica.

Insieme con il popolo plagiato dal lacrimoso urlo dei tele-pifferai, la setta onusiana ha fatto retrocedere all’infanzia utopiana anche capi di governi e deboli pastori di anime. Coatto dal destino che rovescia la fedeltà alla Casa Bianca nella figura di Alberto Sordi americano a Roma, Matteo Renzi – la voce infantile/servile del padrone d’oltre Oceano – ha sferrato un attacco violento e sciocco (di una piramidale sciocchezza) contro i cittadini che diffidano degli immigrati islamici, avanzanti in masse che costituiscono un ideale rifugio per i terroristi.

La inavvertita malvagità massonica ha messo radice nella indifesa gola del primo ministro e lo ha persuaso a gridare un enorme insulto al partito del senso comune.

Imbarazzanti sono anche i continui, lacrimosi inviti di Bergoglio ai fedeli affinché si dedichino alle finte pratiche di solidarietà suggerite dalle agenzie della inimica vis.

Gli scenari proposti dall’alloggio di famiglie islamiche nelle parrocchie e nei conventi fanno pensare a una promiscuità gravida di furenti liti teologiche da ballatoio.

Si ha l’impressione che nello squillante e incontrollato buonismo di Bergoglio si agiti l’intenzione di dannare la memoria del papa di Lepanto, il preconciliare San Pio V e di attenuare se non liquidare la dottrina tradizionale che contempla il Dio fatto carne, cui fu detto “tu solo hai parole di vita”.Affermazione che esclude il riconoscimento della verità delle religioni non cattoliche a cominciare da quella di Maometto.

La squallida kermesse di Assisi non ha alterato i confini dell’ecumene propriamente detto. Il buonismo sfrenato ha probabile origine dalla irragionevole censura delle notizie intorno alla dottrina islamica e ai crimini da essa ispirati in ogni tempo e luogo.

Nell’incauto buonismo di Bergoglio appare l’effetto della cervellotica censura del magnifico discorso di Benedetto XVI a Ratisbona. Un atto di autolesionismo conciliare che (temiamo) in futuro sarà pagato a caro prezzo dai cattolici europei.

Si osa sperare che la destra apra l’ombrello dell’intelligenza cattolica e si sottragga alla alluvionale pioggia di suggestioni esoteriche e cripto massoniche.

I rumori della confusione ostacolano il cammino di una destra che tenta di uscire dalla alienazione culturale causata da Armando Plebe e dalla menomazione generale attuata da Gianfranco Fini.

Non è infatti pensabile una efficace resistenza alla rovinosa ideologia buonista che non sia confortata dalla fedeltà alla autentica filosofia politica e alla genuina tradizione italiana.

Priva della conoscenza del pensiero di San Tommaso d’Aquino, di Giambattista Vico e di Cornelio Fabro la cultura e la politica della destra non possono andare lontano.

L’ostacolo da affrontare e superare è la distorsione della scienza politica e della morale compiuta o tollerata dai progressisti cattolici. E’ impensabile che la confutazione dell’ideologia a monte della politica del ragazzo Matteo, sia attuata da politici formati dall’esercizio comiziale e dalle letture di romanzi d’area. Il comizio conforme al pensiero strutturalmente debole esclude infatti l’esistenza di un solido fondamento culturale.

Lo studio della storia della sinistra cristiana (oggi al potere con il suo ectoplasma Renzi) dimostra l’esistenza di un vasto retroterra, abitato dagli ispiratori e dai redattori delle riviste Terza generazione, Cronache sociali e Ricerche [1].

Nella destra italiana, prima della disgraziata gestione di Fini, militarono studiosi d’altro profilo, capaci di contrastare efficacemente l’errore catto- progressista [2].

Ora la credibilita’ e l’efficacia della destra, dipendono dalla capacità di andare oltre la cultura comiziale e di stabilire un corretto rapporto con i testi della cultura tradizionale.

Per abbattere il potere dei neo-comunisti e dei cattolici modernizzanti è indispensabile colpire il loro piedistallo, che è costituito dal pensiero dei Maritain, dei Dossetti e dei La Pira.

In ultima analisi occorre conoscere le fonti del progressismo cattolico e frequentare assiduamente i testi della antitetica cultura tradizionale.

L’elusione dello studio serio trascina le velleità della destra Hobbit nelle sabbie mobili nelle quali è affondata la politica almirantiana & finiana.

[1] Fra i tanti autorevoli interpreti si segnalano Jacques Maritain, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Felice Balbo, Gianni Baget Bozzo, Claudio Leonardi, Bartolo Ciccardini, Ubaldo Scassellati, Gino Giugni, Claudio Napoleoni, Franco Rodano.

[2] Balbino Giuliano, Carlo Costamagna, Marino Gentile, Carmelo Ottaviano, Vanni Teodorani, Ernesto De Marzio, Gino Sottochiesa, Giuseppe Sermonti, Giano Accame, Fausto Gianfranceschi, Fausto Belfiori, Silvio Adorni, Attilio Mordini, Giovanni Torti, Carlo Casalena, Silvio Vitale, Giuseppe Tricoli, Primo Siena, Roberto De Mattei, Gaetano Rasi, Pucci Cipriani, Lino Di Stefano, Pietro Giubilo, Marco Solfanelli, Tommaso Romano, Pino Tosca, Alberto Rosselli, Angelo Ruggiero, Piero Samperi ecc..

fonte: blog dell’Autore

5 Risposte

  • Superfluo, caro Piero, ogni commento allo scenario che hai descritto. C’è nostalgia di quegli uomini, citati in nota 2, la maggior parte dei quali ho conosciuto e frequentato in clima di amicizia: Accame, Gianfranceschi, Sermonti che abita nella mia cittadina – Santa Marinella, Casalena. Sì, tanta, tanta nostalgia anche del grande principe della Chiesa, Card. Siri che ebbi la santa ventura di conoscere durante i miei studi a Genova, anni ’54/58.
    Ma da loro, molti scomparsi, ho tratto delle ferme e durature lezioni di alta sentire. Grazie per averli ricordati.

  • Grande articolone tipico del Vassallo che copre vari aspetti ,ma nasconde (per incapacità o malizia) il problema di base consistente nella irruzione dell’apostasia conciliare nella Chiesa e nei suoi capi.
    La citazione del Ratzinger, Benedetto XVI, rende chiara l’impostazione fallace del Vassallo che ama scrivere su Riscossa Cristiana , sito che non può dare alcuna riscossa se non riempire il vuoto dottrinale e la sede vacante (negata con vigore!)con le lamentele disperate dei lettori e degli scrittori.
    Al proposito del Ratzinger e del “magnifico discorso di Ratisbona” si vuole ricordare che evidentemente il teologo del Tubinga non si rendeva ben conto di quel che diceva, infatti come bimbo pescato con le dita in marmellata, appena si alzò la voce imperiosa dell’Islam a redarguirlo, recedette e si affrettò a dare giustificazione del suo discorso che era, come la lettera ai cattolici di Cina, un girovagare citando eventi storici, senza dire il concreto che avrebbero capito tutti i cristiani, specialmente quelli sottoposti alle vessazioni islamiche.
    Ma il coraggio non è nel dna del soggetto, nè nel’impostazione dottrinale di chi si era dato da fare per demolire sistematicamente, al Concilio Vat.II, ogni resistenza dottrinale alla deriva ecumenica ed eretica…
    Tanto per chiarire !

  • E hai chiarito bene, caro Mardunolbo. Ma si sa, Vassalllo, del gruppo di Riscossa, ritiene Ratzinger grande teologo mentre, stando agli annali della storia, lo stesso fu due volte respinto all’esame di abilitazione alla docenza dal grande Einrich Schmauss. Respinto per un lavoro privo di metodologìa scientifica prima, e per puzzo di modernismo poi.

  • Ben detto Mardunolbo.
    Queste inconsolabili vedove del ratz hanno effettivamente perso il dito dietro cui nascondersi.
    Forse è questo il fatto che più mi turba della generale apostasia cattolica: il fatto che un gran numero di persone avvertite e intelligenti siano disposte a tutto pur di dipingere la realtà come vorrebbero che fosse…

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